perìgeion

un atto di poesia

Luljeta Lleshanaku, Un’ospite del mondo

Luljeta Lleshanaku

a cura di Anila Resuli

La poesia di Luljeta Lleshanaku è un nido di ricordi d’infanzia: il dispiacere dell’assenza e il ricamo dei dettagli nella sua poesia si intrecciano in modo fitto. Leggendo i versi sembra che la poetessa disegni l’uomo, lei stessa, come un’ospite della vita che spesso accetta quello che “deve” essere: vi è una resa nei suoi versi, una resa dovuta. Intorno a questa resa nulla si costruisce se non una solitudine che diviene sempre maggiore con gli anni. Il centro della riflessione rimane sempre la famiglia e i momenti famigliari con riferimenti semplici come “le campane della domenica”, “il cuscinetto di aghi”, “ il pane” e altri piccoli dettagli che la rendono parte viva quanto assente. Forti le immagini: “fermagli mi tolgono attentamente dalla testa”, per esempio, sembra incarnare il gesto di “sottomissione” che più volte sembra emergere nei suoi versi. O forse si tratta di un semplice gesto di cortesia?

*

Flashback 1

Është Gusht. 1972. Zagushi.
Jeshilojnë vetëm zverqet e hamenjve
që ngarkojnë mobiljet në një kamion.
“Kujdes, mos të shkelni lulet !”- këshillon ime më
lulet që do të thahen vetëm pas tri ditësh.
Shtëpia zbrazet si me rreze Rëntgen
Dhe keqardhja e fqinjve
Që shkrin si kompresë më akull
Në cilëndo pjesë të trupit që ta vësh.
Do të shpërngulemi diku tjetër
Ku mirënjohja do të ngrijë ballkon në fytyrë
me aventurën e zgjimit të mbërthyer mbi një shkop
si gjelat prej sheqeri .
Jam vetëm tri vjeç. Nuk e di se ç‘janë premtimet.
Dhe nuk më kanë treguar akoma
se fëmijëria pa premtime është si bukë e zënë pa majâ
mjerisht e ëmbël, e forte dhe pa vrima.
Kurse im atë nuk duket gjëkundi.
Im atë ende nuk ka lindur.
Ai do të lindë në një kapitull tjetër,
Shumë kohë më vonë
Atëherë kur unë të ndjej nevojën të bëhem mbrojtëse e dikujt,
duke u grumbulluar më vështirësi pak hije midis këmbëve të mia
si trup mikrofoni.

Flashback 1

È agosto. 1972. C’è afa.
Verdeggia solo il collo degli uomini
che caricano i mobili su un camion.
“ Attenti, non calpestate i fiori!” – consiglia mia madre
per i fiori che seccheranno in tre giorni.
La casa si svuota come un raggio
e il dispiacere dei vicini
si fonde come un cubetto di ghiaccio
in ogni parte del corpo da vestire.
Andremo altrove
dove la gratitudine ghiaccerà sui volti
con l’avvento del risveglio abbottonato ad un bastone
come una liquirizia.
Ho solo tre anni. Non so cosa siano le promesse.
E ancora non mi hanno raccontato
che l’infanzia senza promesse è come un pane senza lievito
miseramente dolce, duro e senza buchi.
Invece mio padre non si vede proprio.
Mio padre ancora non è nato.
Lui nascerà in un altro capitolo,
molto tempo dopo
quando io sentirò il bisogno di proteggere qualcuno,
raccogliendo con difficoltà poca ombra tra le mie gambe
come il gambo di un microfono.

*

Flashback 2

E djelë. Nga tabanet e këpucëve
në korridor
tretet plazma e dëbores dhe amnezia e rrugëve e shkurtra.
Llamba 150W në mes të dhomës,
si një copë e verdhë djathi, në një çark mërzie.
Ime më punon me shtiza, duke numëruar nën zë
ajo e di gjithmonë sa duhet, dhe kur ndërrohen radhët
e ngjitur si një copë stuko në qoshe të asaj dritareje
që sa vjen e bëhet më e qartë.
Ajo është një jaskëk i vogël gjilpërash
që e njeh mrekullisht artin e nënshtrimit.
përpiqet të ma mësojë edhe mua,
edhe sime motre
Tri kukulla Matrioshka, të renditura sipas madhësisë
ajo e fundit-unë
e pashpërbëshmja.

Flashback 2

Domenica. Dalla pianta delle scarpe
in corridoio
si scioglie la neve e l’amnesia delle brevi strade.
La lampada 150W in mezzo alla stanza,
come una gialla fetta di formaggio, con un alone di tristezza.
Mia madre sferruzza, contando a bassa voce,
lei sa quanto serve sempre, e quando c’è da cambiare la fila
attaccata come un pezzo di stucco nell’angolo della finestra
che diviene sempre più chiara.
È un piccolo cuscinetto per aghi
che conosce alla perfezione l’arte della sottomissione.
Tenta di insegnarlo pure a me,
anche mia sorella.
Tre bambole matriosche, in fila per grandezza
quell’ultima-io
non scomponibile.

*

Flashback 3

Zemër nëntori. Era fryn si ndërrim epokash,
Dëbora dhe fytyra e sime mëje
presin në prapavijë
të vërtetojnë filozofinë e tyre
të të pashmangmes.
Dritat, si një varg milingonash të çojnë
në dhomën e bukës.Unë jam nusja.
Fundi i ceremonies. E ndërsa bëhem gati për gjumë
njezet e një karfica m‘i heqin me kujdes nga koka.
aq sa vitet e mia.
Nuk di pothuajse asgjë mbi jetën.
Di vetëm se në kthesa të forta
përvoja vlen më pak se dy drita të ndezura në gjoks
Përpiqem ta fsheh lumturinë time nën pushin e bardhë
si një portokalle e qëruar me kujdes
Kam dalë dinakërisht prej profecisë sime gjenetike
si prej një shpelle të gërryer nga vetmia
e kapur fort pas barkut të dashit
Po të mundohem të shtyj pak perden
me dy gishtat e ngjyrosur në majë,
dy hije shkojnw në harmoni mbi asfaltin e zi
instumentisti dhe violinçeli, pas koncertit
njeriu edhe antiprofecia.

Flashback 3

Cuore di novembre. Il vento soffia come a muovere le epoche,
la neve e il volto di mia madre
attendono
di verificare la proprio filosofia
della verità.
Le luci, come una fila di formiche t’accompagnano
nella stanza del pane. Io sono la sposa.
La fine della cerimonia. E mentre mi preparo per la notte
ventuno fermagli mi tolgono attentamente dalla testa.
Quanto i miei anni.
Non conosco pressoché nulla della vita.
So solo che alle curve più brutte
l’esperienza vale meno di due luci accese sul seno.
Tento di nascondere la mia felicità sotto il biancore
come un’arancia sbucciata attentamente.
Sono uscita astutamente dalla mia profezia genetica
come da una grotta scavata dalla solitudine
tenuta forte allo stomaco.
Se provo a muovere un po’ la tenda
con le due dita tinte sulla punta,
due ombre vanno in armonia sul nero asfalto
il musicista e il violoncello, dopo il concerto
l’uomo e l’anti-profezia.
Il mistero dei fiori
Nella mia famiglia
i fiori fiorivano di nascosto
con voce bassa, con il naso arrossato sotto le coperte,
quasi bisbigliavano,
con un bisbiglio all’inizio e alla fine
snello, e pulito come una garza.
Intorno alla casa,
c’erano solo un paio di scale da salire
quelle di legno, appoggiate tutto l’anno al muro,
per il riparo delle tegole d’agosto prima delle piogge.
Al posto degli angeli
salivano e scendevano uomini
che soffrivano al nervo sciatico.
Pregavano guardando faccia a faccia Lui,
come in un colloquio tra dei
chiedendo un altro rinvio.
“Dio, dammi forza…!” e nulla più,
perché erano i discendenti di Isacco,
beati, con l’unica cosa che è rimasta di Giacobbe,
la beatitudine della spada.
Nella mia casa
pregare era da deboli,
da non parlarne mai,
come fare l’amore
e ugualmente
come fare l’amore
il corpo passava un’orrenda notte.

*

Luljeta Lleshanaku è nata il 2 aprile 1968 ad Elbasan, in Albania. E’ autrice di diversi volumi di poesia. Laureata all’Università di Tirana, inizia a lavorare per la rivista settimanale Zëri i rinisë – La voce della gioventù. Più tardi lavora al giornale Drita – La luce. Nel 1996 vince il premio per il miglior libro pubblicato per la Casa Editrice Eurilindja. Tra le sue opere di poesia si elencano: “Gli occhi dei sonnambuli” 1994; “Le campane della domenica” 1995; “Mezzocubismo” 1997; “Antipastorale” 1999; “Il midollo verde” 2000; “Fresco” (USA 2002).

*

Anila Resuli, nata in Albania nel 1981, pubblicata su numerose riviste nazionali e internazionali, è presente in raccolte collettive quali: Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste a cura di Chiara De Luca, 2009; nell’antologia di poesia ceca ed italiana Dammi la mano, gioia mia. Podej mi ruku, radosti moje Praha, Vicenza 2010; Sempre ai confini del verso. Dispatri poetici in italiano, Éditions Chemins de tr@verse, Francia 2011. È stata tradotta in portoghese per la rivista di San Paolo “Celuzlose N°5”, dalla poetessa Prisca Agustoni. Collabora a progetti di poesia con diversi poeti contemporanei ed è traduttrice di poesia albanese contemporanea. Nel 2009 fonda la prima editrice di ebook online Clepsydra Edizioni. Nel 2010 scrive la prefazione al libro Sulla via del labirinto di Alessio Vailati, edito da L’Arcolaio. Nel 2012 vince la sezione “Letteratura in fasce” al Premio Ulteriora Mirari di Smasher Edizioni, pubblicando il suo primo libro Volti dell’acqua. Dal 2010 fa parte della giuria del Premio annuale Daniela Cairoli.

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5 commenti su “Luljeta Lleshanaku, Un’ospite del mondo

  1. guidoq
    06/03/2015

    Grazie di questa traduzione. A quando una raccolta in italiano?

    Mi piace

  2. anila resuli
    06/03/2015

    Avevo cercato anni fa di contattare l’autrice ma era impossibile. Chissà che un giorno non riesca a mettermi in contatto 🙂

    Grazie per la condivisione alla redazione 🙂

    Mi piace

  3. iole
    06/03/2015

    una poesia “forte” per quel senso intimo di nascosto e quasi ferocemente svelato, un bisogno incandescente di liberarsi di archetipi e fughe, di trovare una propria forma che passando attraverso la crudezza e la purezza della verità offrano il nuovo mondo.
    Grazie Anila. un bacio!

    Liked by 1 persona

  4. francescotomada
    06/03/2015

    Grazie Anila di questa traduzione.
    Una poesia che ho molto apprezzato.

    Francesco t.

    Liked by 1 persona

  5. Gaia
    09/03/2015

    Meraviglioso afflato poetico. Sono immagini che scorrono vivide e chiare, come l’ovvietà nascosta che prende luce ad ogni parola.

    Grazie della condivisione.

    Liked by 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 06/03/2015 da in poesia, poesia albanese, traduzioni con tag , , .
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