perìgeion

un atto di poesia

Lucetta Frisa, Cagna

giacometti_cane

                                                      

                       di Lucetta Frisa

La cagna aveva tristezza

la mia gonna una piega malfatta che ne sapevo

dimmi che ne sapevo di essere una vecchia finestra coi vetri rotti

i muri screpolati la pelle quasi grigia

come la mia vita quasi vita,

allungando la mano non toccavo nulla

solo il mio palmo umido.

Le cagne tirano fuori la lingua senza senso sdraiate in terra

sonnecchiano. Il mondo non c’è.

Il sogno si faceva più largo man mano che il treno correva

perché si cadeva fuori dal finestrino che si apriva di colpo,

si cadeva fuori dal treno su un campo di papaveri.

I colori erano quelli di Renoir.

Non so come guardano gli animali. Se a colori o no,

loro sono i re di un mondo attiguo

e qualcosa di quel luogo ritorna quando si dorme

ma solo quando si dorme.

Una vecchia stava alla finestra

chissà il senso di quello stare lì alla finestra, in silenzio, e vecchi.

Forse stava bene non pensava a nulla stava

come la cagna addormentata che non chiede niente

dentro la sua eternità. E noi

si guardava il treno andarsene, si restava su quel prato

tra l’erba e i papaveri, fermi, con un sospiro di sollievo.

Quante volte mi hai detto perché non bevi un po’ se ti fa sentire bene,

perché non scrivi tutto quello che ti passa in mente

senza rispettare nessi e sintassi, senza rispettare niente e nessuno?

Vai fuori di te. C’è un altro lessico.

Vorrei scrivere ora solo dello sguardo dei cani,

vorrei chiedere scusa agli animali, scusa alla vita.

La piega della gonna non c’è più, c’è un grosso strappo,

la pelle delle gambe, c’è l’osso, le ossa, la durezza.

Ma di quello sguardo non si sa dire niente,

niente di niente, e quando non si ha più nulla da dire

si può solo essere. È la cosa più difficile. Ci si arriva da morti.

Gli animali hanno visioni? Che ne sapevo

di diventare una pupilla di cagna.

E forse è lì che voglio arrivare, arrivare al mio presente

papavero osso mano che non tocca nulla,

arrivare a quella vecchia muta che ha già visto tutto

e ha oltrepassato la tristezza.

Voglio entrare nello sguardo degli animali

voglio la tana e il monastero

e stare tutta dentro il mio corpo e non sentirlo più. E da lì

aderire alla galassia come quando accarezzo una cosa estranea,

appena più turbata perché sono

un occhio d’animale che sa di morire e guarda tutto

come fosse l’ultima

o la prima volta.

da L’altra, Manni Editore, 2001

L’opera che illustra questo “post” è di Alberto Giacometti, “Cane”, bronzo, 1960.

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11 commenti su “Lucetta Frisa, Cagna

  1. massimobotturi
    14/03/2015

    meraviglia

    Mi piace

  2. fiammetta giugni
    14/03/2015

    Lucetta mi ha commosso

    Liked by 1 persona

  3. Uno sguardo pànico, da poeta extrasensibile, che viaggia su dimensioni sublimi (sub limina,cioè al di là dei limiti della scrittura). Leggete i libri di Lucetta, sereni e apocalittici!
    Grazie per questa centratissima scelta, Antonio,
    annamaria ferramosca

    Liked by 2 people

  4. lucetta frisa
    15/03/2015

    più che ringraziarvi, piuttosto emozionata, non posso proprio. A cominciare da Annamaria Ferramosca e altre creature poeticamente extrasensibili com’è lei e Fiammetta Giugni….

    Liked by 1 persona

  5. falconieredelbosco
    15/03/2015

    “tra l’erba e i papaveri, fermi, con un sospiro di sollievo”
    Sempre.

    Mi piace

  6. Antonio Devicienti
    15/03/2015

    Per amore di verità devo dire che è stata Lucetta a proporci con la generosità che la contraddistingue questo bellissimo testo, io mi sono limitato ad impaginarlo e a programmarlo; posso aggiungere che è in cantiere un intervento sul libro cui “Cagna” appartiene e che noi di Perìgeion aspettiamo i contributi di tutti gli amici che ci leggono e, spesso, commentano. Grazie per il vostro affetto e per la vostra stima che ci incoraggiano a continuare.

    Liked by 1 persona

  7. Lucetta Frisa
    15/03/2015

    straordinariamente gentile e caro,Antonio. Spero di continuare a meritarmi sempre il tuo apprezzamento e la tua amicizia. Una curiosità: sei tu che haI scelto l’immagine della cagna di Giacometti?

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    • Antonio Devicienti
      15/03/2015

      Sì, Lucetta carissima; e l’ho scelta per grato ricordo del nostro incontro a Genova e perché, per me, è una delle opere più alte di ogni tempo. Sul mio apprezzamento e la mia amicizia non devi avere dubbi.

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  8. Anna Maria Curci
    15/03/2015

    Leggere, soffermarsi, ascoltare, ritornare – “fuori di te… altro lessico” – su pieghe e sguardi, ultimi e primi. Grazie a Lucetta per i suoi versi che si imprimono nella mia mente, grazie ad Antonio per averli proposti qui.

    Liked by 2 people

  9. Carla Bariffi
    16/03/2015

    favoloso il disegno di Giacometti …l’essenzialità nell’arte la trovo irresistibile!

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  10. Monica Martinelli
    16/03/2015

    Avevo già letto e apprezzato le poesie di Lucetta Frisa, e questa me ne ha dato solida conferma. “Non so come guardano gli animali. Se a colori o no..” E di immagini, a colori e non, ce ne sono davvero tante in questa splendida poesia, non solo per gli amanti degli animali, dove ci sono versi che mozzano il fiato e trasportano in una dimensione fuori da spazio, tempo e corpo, nello sguardo interiore del mondo che solo pochi sanno cogliere.
    Complimenti
    Monica Martinelli

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Questa voce è stata pubblicata il 14/03/2015 da in ospiti, poesia con tag , , , .
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