perìgeion

un atto di poesia

Eliza Macadan, Vi aspetto lì un po’ più umani

Eliza Macadan

 

traduzione di Valeria Nicu
da Tanagre, Imblinzirea amintirilor, (Tanagre, Domare i ricordi)
Eikon, Cluj Napoca, 2014

 

Nu există despărţiri
sunt unele plecări definitive
unele absenţe mai lungi decît altele
plecări pe rînd sunt ca mantrele
trecutele şi viitoarele iubiri.

 

 

Non esistono separazioni
ci sono alcune partenze definitive
alcune assenze più lunghe delle altre
le partenze a una a una sono come i mantra
i passati amori e i venturi

 

*

Frig mi-e tot mai frig
în iubire ca în afara ei
nici în oglindă nu mă mai găsesc
resturi din mine
au rămas peste tot
priviri atingeri vise interzise paşi
prea mulţi paşi făcuţi către ceilalţi
părăsită mereu zona mea de siguranţă
pun la un loc în lumina dimineţii
cafeaua scările motorul pornit

frig mi-e tot mai frig
în pielea mea ca în afara ei
nu am avut nici măcar o boală importantă
din aceea de care nu te desparţi
trăieşti şi mori cu ea
nici vise recurente
numai sfârşitul de toamnă
mi-l amintesc mereu la fel
cu drumuri pustiite de vânt şi eu la răscruce
frig mi-e tot mai frig
în cuvinte ca în afara lor

Freddo ho sempre più freddo
nell’amore come fuori da esso
nemmeno nello specchio mi ritrovo più
avanzi di me
sono rimasti ovunque
sfioramenti sogni proibiti passi
troppi passi compiuti verso gli altri
sempre abbandonata la mia zona di sicurezza
metto insieme nella luce del mattino
il caffè le scale il motore acceso

 

freddo ho sempre più freddo
nella mia pelle e fuori da essa
non ho avuto neppure una malattia importante
di quelle da cui non ti separi
ci vivi e ci muori insieme
né sogni ricorrenti
soltanto la fine dell’autunno
me la ricordo sempre allo stesso modo
con le strade desertificate dal vento e io al bivio
freddo ho sempre più freddo
nelle parole e fuori da esse

 

*

Excavatoarele sapă
la rădăcina oraşului
se trag brazde adânci în trotuare
pietonii totuna cu asfaltul curg topiţi
pe ziduri rămase în picioare
soarele stă nemişcat într-un parbriz
rămas intact
prin el nu mai priveşte nimeni afară
câteva frunze din depărtări adulmecă-n aer
mirosuri arse ignare
se lasă prostite de vântul care suflă în foc
suflă în zi cu ultima respiraţie
ia totul cu sine
pe-aici au fost oameni fără să ştie

 

 

Le escavatrici scavano
alle radici della città
si dissodano zolle profonde nei marciapiedi
fusi colano insieme all’asfalto i pedoni
su mura rimaste in piedi
il sole sta immoto in un parabrezza
rimasto intatto
nessuno vi guarda più fuori
da molto lontano alcune foglie fiutano nell’aria
odori arsi ignari
si lasciano vezzeggiare adescate dal vento che soffia nel fuoco
soffia nel giorno con l’ultimo respiro
prende tutto con sé
da qui son passati uomini senza saperlo

 

*

 

Nu ne aduce nouă
dimineaţa decât foarte târziu
după ce vântul a luat
zmeiele copiilor ucişi de tancuri
după ce radarele spaţiale
au măsurat paşii teroriştilor
islamici până în vizuina lor
afgană sau rusă totuna
până când nu ne-am făcut somnul de ignoranţă
nu ne duce în ispita gnozei
cea fără de voie

 

 

Non ci portare
il mattino se non molto tardi
quando il vento avrà spazzato via
gli aquiloni dei bambini uccisi dai carri armati
quando i radar spaziali
avranno misurato i passi dei terroristi
islamici fino alla loro tana
afgana o russa poco importa
finché non avremo dormito il nostro sonno d’ignoranza
non ci indurre nella tentazione della gnosi
quella senza volontà

 

*

 

Cum necum scriu
pe pereţii zilei cuneiforme
am scos sarea din alimentaţie
am urcat pe cântar
oasele nu-s mai uşoare viaţa la fel
se târăşte la picioarele mele
pe mail un academician nobelizabil
mă anunţă că am intrat în epoca postpetrolieră
postalimentară
păi vă aştept acolo ceva mai umani
răspund neuronal
trimit o cuantă diurnă
nicăieri

 

 

A stento scrivo
sui muri cuneiformi del giorno
ho eliminato il sale dall’alimentazione
sono salita sulla bilancia
le ossa non son più leggere la vita idem
si trascina ai miei piedi
via email un accademico da Nobel
mi annuncia che siamo entrati nell’epoca post-petrolifera
post-alimentare
be’ allora vi aspetto lì un po’ più umani
rispondo in modo neuronale
invio un quanto diurno
da nessuna parte

 

*

 

Mereu vine cineva
şi mereu pleacă
singurătatea mi-e constant fidelă
ne privim în ochi
uneori foarte rar
ne auzim ţipătul
şiroind pe pereţi
cu cît ne îndepărtăm una de cealaltă
cu atît păşim mai sigure
spre camere burduşite cu vise
din azilul de nebuni
unde mereu vine cineva
şi mereu pleacă la braţul meu
sau al ei.

 

 

Arriva sempre qualcuno
e sempre parte
la solitudine mi è costantemente fedele
ci guardiamo negli occhi
qualche volta molto di rado
sentiamo il nostro grido
colare sui muri
quanto più ci allontaniamo una dall’altra
tanto più incediamo sicure
verso stanze stipate di sogni
della casa dei pazzi
dove sempre arriva qualcuno
e sempre riparte a braccetto con me
o con lei.

 

*

 

Eu trag aici firele
din cuvînt
gîfîi sub apăsarea umbrelor
mă retrag pe alei puţin circulate
unde pot să-mi număr paşii
după o formulă predefinită
atent calculată
pentru îndeplinirea exactă a dorinţelor
rămase tabu pentru mine
singurele pe care le mai am
împletesc lumina în jurul balustradelor
metalice
care coboară pînă în lac văd filigranul unei
nopţi
de sex alcool şi viteză
rămasă în trecutul meu alături
de kilogarmul de bijuterii arabe de aur
lucrat cu sudoare şi sînge amestecate cu petrol
sufăr şi acum trauma simboliştilor
de la care am învăţat să-mi privesc propria
viaţă
ca pe o ghicitoare
împletesc firele cuvintelor într-un exerciţiu
de abstinenţă de aur sex şi alcool
viteza rămîne constantă.

 

 

Io tiro qui i fili
dalla parola
soffoco sotto la pressione delle ombre
mi ritiro su sentieri meno frequentati
ove posso contare i miei passi
secondo una formula predefinita
accuratamente calcolata
per l’esatto compimento dei desideri
rimasti tabù per me
i soli che ho ancora
intreccio la luce attorno alle balaustre
metalliche
che scendono fino al lago vedo la filigrana
di una notte
di sesso alcol e velocità
rimasta nel mio passato accanto
al chilo di gioielli arabi d’oro
lavorati con sudore e sangue mescolati al petrolio
soffro ancora il trauma dei simbolisti
dai quale ho imparato a guardare la mia
vita
come un indovinello
intreccio i fili delle parole in un esercizio
di astinenza dall’oro sesso e alcol
la velocità rimane costante

 

*

 

Eliza Macadan è nata in Romania nel 1967, risiede tra Bucarest e Roma. Poetessa, membro dell’USR (Unione Scrittori della Romania), giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia e in Francia per varie testate romene. Il nomadismo dettato dalla professione l’ha portata a scrivere e pubblicare, scindendo sempre vocazione poetica e impegno giornalistico, in romeno, in italiano e in francese. La silloge in romeno Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau, 1994) ha avuto una riscrittura italiana in Frammenti di spazio austero (Libro Italiano, Ragusa, 2001) ottenendo il premio romano “Le rosse pergamene” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009), La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest, 2010), transcripturi din constient (trascrizioni del cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2011), Stagione sospesa (Ed. Eikon, Cluj Napoca, 2013), Il cane borghese (Edizioni La Vita Felice, Milano, 2013).

Sono in corso di pubblicazione in Italia la silloge Anestesia delle nevi presso La Vita Felice, in Francia Au Nord de la parole (silloge insignita del premio Léon-Gabriel Gros 2014) e in Romania il volume di prose brevi Piata Licurg (Piazza Licurgo) presso Ed. Eikon, Cluj Napoca. Ha tradotto e pubblicato, nelle riviste letterarie romene, versi di poeti italiani contemporanei molti dei quali sono confluiti nell’antologia di poesia italiana contemporanea Mâina scrie sunetul (La mano scrive il suono Ed. Eikon, Cluj Napoca, 2014), a cura dell’autrice. In Romania ha ottenuto il premio “Vasile Voiculescu” (Buzau 2014) per la poesia e il premio “Tudor Arghezi” (Tg. Jiu, 2014) per la traduzione. In Francia ha ricevuto i riconoscimenti “Mitteleuropa” (Strasbourg, 1993) e Léon-Gabriel Gros (Marseille 2014), mentre in Italia è stata premiata con “Etnie Poesie” ( Trieste, 1999), “Marguerite Yourcenar”( Milano, 1999) e ha ottenuto il riconoscimento per la poesia dell’Accademia della Cultura Europea (Roma, 1999). Per il volume Il cane borghese ha ricevuto la segnalazione della giuria del Premio “Citta’ di Moncalieri” (2014).

 

*

 

Valeria Nicu è nata in Moldavia nel 1986. Adolescente si è trasferita con la famiglia in Italia. Diplomata in lingue straniere, si è laureata in Lettere con il massimo dei voti presso l’Università di Macerata con una tesi su Margaret Mazzantini. In procinto di laurearsi in Filologia classica e moderna con una tesi sugli scrittori rumeni italofoni, è docente di italiano per stranieri e traduttrice presso il centro linguistico Accademia Internazionale di Ascoli Piceno oltreché interprete e traduttrice per il tribunale. Nel 2012 partecipa al convegno internazionale Discorso, identità e cultura nella lingua e nella letteratura italiana (Craiova, Romania, 21-22 settembre) con una comunicazione dal titolo Sguardi sull’Italia: Irina Turcanu tra elementi pop e filosofia, intervento pubblicato negli Atti del Convegno a cura di E. Pirvu, Editura Universitaria, 2013. Nel luglio del 2013 collabora alla rivista culturale letteraria online Sagarana con un saggio su disagio e letteratura della migrazione dal titolo Percorsi di instabilità nella letteratura della migrazione italofona (n.52). Il 20-21 settembre del 2013 partecipa per la seconda volta al convegno internazionale di Craiova (Romania) Discorso e cultura nella lingua e nella letteratura italiana con una comunicazione dal titolo Scrittura, trauma e instabilità esistenziale nella letteratura della migrazione: i rumeni italofoni ed altri in corso di pubblicazione negli Atti del Convegno. Nel febbraio del 2014 partecipa come relatrice alla conferenza e reading poetico Disagio e Letteratura (Firenze, 15 Febbraio) con una comunicazione dal titolo Il simbolo come terapia: scrittura autobiografia nella letteratura della migrazione italofona incentrata sulle valenze terapeutiche della scrittura e della’autobiografia nella letteratura della migrazione, intervento edito nell’antologia AA.VV., Disagio e letteratura. Raccolta tematica. Reading poetico, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014 e poi riedito nel nella rivista El Ghibli n. 43. In veste di traduttrice letteraria ha collaborato al n. 5/2014 della rivista Orizzonti culturali italo-romeni con “Vagando cautamente dentro me stessa” Versi di Ofelia Prodan.

Annunci

3 commenti su “Eliza Macadan, Vi aspetto lì un po’ più umani

  1. angela palmitesta
    02/04/2015

    ” Di questi tempi, mi riferisco agli ultimi trent’anni, la poesia ha voluto ad ogni costo andare in un’altra direzione. Ed è riuscita a farlo. Ma senza che se ne accorgesse, il pubblico è rimasto da un’altra parte, per scelta degli autori oppure per la comune incapacità di proseguire insieme. Le tante e varie teorie sulla poetica rimangono nelle aule delle università, nei laboratori, e negli archivi. Quello che la critica propone e convalida in un determinato momento temporale – e qui mi riferisco anche alla critica di servizio – si dimostra valido e circoscritto in un ambiente quasi artificiale, dove il pubblico manca, a cui si affianca un secondo ambiente, per lo più frequentato da snob di molteplici, e numericamente rilevanti, nature. Quasi sempre mi rifiuto di parlarne perché so che questi temi e pensieri sono mal visti dalla stragrande maggioranza. Ho esitato anche questa volta. Credo di essere venuta al mondo inquieta, strillando e protestando. Credo che questo stato d’animo e di mente non sia passato mai. In qualche modo, quello che scrivo è una sorta di protesta. Contro tutto.” ( Eliza Macadan)

    Liked by 2 people

  2. ninoiacovella
    05/04/2015

    Poesia che sicuramente si è fatta e si fa sentire.
    Parlano i numeri delle condivisioni.
    Nino

    Mi piace

  3. Pingback: Eliza Macadan, Passi Passati | perìgeion

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 02/04/2015 da in poesia, poesia rumena, traduzioni con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: