perìgeion

un atto di poesia

Sebastiano Adernò, La mer est pleine de corps

Anche dalla redazione di Perigeion, un momento di riflessione sull’escalation del dolore al quale stiamo assistendo in questi giorni.

Sul continuo dramma, un cortometraggio di Sebastiano Adernò (illustrato da Rosa Cerruto e Nadia Formentini, soundtrack: freesound.org)

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5 commenti su “Sebastiano Adernò, La mer est pleine de corps

  1. Giorgio Galli
    21/04/2015

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:
    Non possiamo restare in eterno impotenti e indifferenti di fronte alle stragi marine -che sono stragi che avvengono in mare, ma non sono fatte dal mare, sono fatte dalle nostre leggi sciagurate. Ho scritto molte volte sul tema della migrazione; questa volta affido la riflessione a Sebastiano Adernò, e al suo cortometraggio condiviso da Perìgeion.

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  2. almerighi
    23/04/2015

    Quando si dice o si scrive “purtroppo” è già colpevolmente troppo tardi.

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  3. angela palmitesta
    23/04/2015

    Purtroppo, Almerighi, condivido quanto afferma .
    Poi ci sono gradi diversi di colpevolezza : chi manda alla deriva, volontariamente, anche il sentimento di compassione, trasformando un dramma umano in un rinnovato rigurgito di volgarità razziste, si mette sul gradino più infimo.
    Mentre leggo e ascolto parole rancide e brutali , anti-umane, sento aumentare la colpevolezza, da spartire in parti uguali, se preferiamo, dei nostri “purtroppo” .

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  4. almerighi
    23/04/2015

    Il 25 aprile, festa della Liberazione, sia al di là di ogni retorica una ripartenza contro i rigurgiti di una mentalità becera che assimila questi poveri a invasori, è chiaro che là in mezzo ci sono anche persone turpi. I visigoti per fuggire gli unni entrarono nell’impero romano, questa situazione è diversa e va gestita con la globalizzazione della giustizia e non con gli zero virgola.

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  5. Alberto Rizzi
    23/04/2015

    Un bel lavoro, da un po’ scopro siti e blog dove si vedono (o leggono, o ascoltano) lavori fatti col cuore.

    Poi, tanta amarezza.

    Primo, perché vedo la difficoltà per trovare risorse che finanzino lavori come questo corto, aumentandone qualità, diffusione, incisività. Magari rischio di cadere nella trappola per cui l’erba del vicino, ecc. ecc.. Ma ho anche l’esperienza diretta dei muri contro cui vado a sbattere, quando tento di coinvolgere altre persone in progetti “fuori dal coro”.

    Poi perché vedo l’inutilità di chiedere ai governi di cambiar rotta; e non solo a quello italiano, sia ben chiaro. Da appassionato (anche) di geopolitica e geostrategia, so benissimo che la situazione che si è creata nell’Africa mediterranea e nel Medio Oriente, è stata fortemente e coscientemente voluta da chi ci governa. A voler ben studiare la cosa, la situazione attuale ha origine addirittura un secolo fa, è la prosecuzione di quella messa in atto da Francia e Inghilterra dopo la Prima Guerra Mondiale.

    Una fascia di Stati così destabilizzata alle porte dell’Europa fa comodo a chi ci governa, per mantenere la gente in una condizione di paura continua; per sfruttare sempre quelle regioni, mettendone le popolazioni una contro l’altra; per far nascere e mantenere una guerra fra poveri: loro che vengono qui disposti a lavorare per 3 Euro all’ora; e noi, i cui figli e nipoti saranno costretti a fare altrettanto, per permettere un sempre continuo guadagno si sa bene a chi.

    Dovremmo ricordarci sempre che loro vengono qui, perché noi siamo andati là a sfruttarli fino all’osso. E cambiare stile di vita.

    Anche se sono sempre più convinto che la situazione, a livello di grandi numeri, sia ormai compromessa e che si sia già passato il punto di non ritorno: quello dopo il quale non resta che pensare a se stessi e a quanti sono in sintonia con noi.

    Ma scusate; forse sto andando “fuori tema”, rispetto a ciò che vuole essere questo sito e a quello per cui vuole servire.

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Questa voce è stata pubblicata il 20/04/2015 da in all'incrocio tra le arti.
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