perìgeion

un atto di poesia

Alberto Rizzi, Inediti

LuigiGhirri_Argine-Agosta-Comacchio_1989

dalla raccolta inedita  Immanenze e persistenze

PERCHÉ

 

Non c’è “perché” a ciascheduna cosa

Questo chiaroscuro

                               spesso chiave di tutto

n’esiste

perché n’esiste risposta

qualunque sia l’uscita alla domanda

                                                     la porta è sempre un’altra

E la risposta ha millenómi

                                       perché “perché” nome non è

e nemmeno “Nome”

                                 ma solo spalanco estremo

E tu stai lì

                 a morsa parola quella dèntiserràta

e tu forsennato

        forse nato

ma più spesso spento alla risposta

     quasisèmpre, sì

      fulgorato su nessuna strada

      apèrtochiùso nell’indeciso

a un’interrogazione vana

e piegata infine

 

solo a contener se stessa

 

 

*

 

Abbandona tutto

cioè

     portati dietro ogni cosa

Il punto difficile da accettare

è questo

 

che déntrodinói

trovino posto il bacio in giovinezza

                                                     come i cinquemila libri

nel tempo viaraccòlti

per fede e per saggezza

 

e c’è spavento in questo

 

E c’è spavento anche

                                che per avere il tutto

una parte almeno dev’essere gettata

 

gettata ad Ovest dove il sole nasce

             a Nord dove che il sole vive

             a Est dove il sole esita

avendo visto le nebbie del mattino

             a Sud dove il sole tace e si consuma

un po’ come tutti noi

                                del resto

 

Devi offrirvìa un po’ di peso dentro

fra le braccia degli Dei

                                  per conservare tutto

 

Pedalava in bicicletta lungo il fiume

                                                          circonfuso di luce

e in un terrore immenso

 

non gli era rimasto nulla

*

Il cuore si defila

non dal mio petto

                          ma dalle aspettative altrui

Non farsi mai trovare

nel punto stabilito

                          mercuriale

essere sempre già altrove

Misurare lo stacco

                            fra chi è renitente ai moti del sentire

e tuocuòre

                appunto

rivolto al ricercare

*

Per quanto amico dei minuti

                           capace a volte di tenerli in pugno

come sedimenti per l’anima

                                         non so davvero capire il tempo

Ha sguardo sfuggente

                                che viadamé s’incista

membra inscindibili dal loro movimento

e anche se di me si chiede al tempo

                                                    del resto

egli risponderà “non lo so”

*

Un momento di passaggio

                                       di certo

un periodo nel quale ogni cosa si mischia

e non ci da molta possibilità di riflettere

le cose sono quel che sembrano

con un autunno non ancora inverno

e un inverno rimasto autunno

Poi ti accorgi

di quanto il tempo sia relativo

                                             nella bocca spalancata del vecchio

che altro non fa che respirare

      altro non gli resta

che contare il tempo dentro se stesso

Come tutti noi

                      del resto

che il tempo ci tessiamo attorno

come il più ovvio dei sudari

*

Puoi dargli quanti nomi vuoi

                                         perché è parte di te

E ti attende dovunque

     ti mostra tagliole

o la morbidezza del gatto

che ti fissa da pari

È solo per tuo certo metro proprio

                                                   che non sai chi sia

*

Note a “Immanenze e persistenze”

Questa raccolta si inserisce in quel filone, che io definisco “filosofico”. Nel 1996 uscì (come quasi sempre in autoproduzione) una raccolta dal titolo “Intuizioni aliene”, nella quale appunto per la prima volta trattavo di temi astratti; ogni tanto mi capita ancora di farne, pur non essendo questo il mio campo d’intervento principale e preferito.

Mi rendo conto che la Poesia non fornisce risposte: fornisce solo strade, lungo le quali chi ha sufficiente sensibilità e interesse, può coglierle ai loro bordi, o trovarle alla loro fine. Mi piace, però, partendo come logico dalle mie esperienze e dalle mie convinzioni più profonde, provare ad offrire – di tanto in tanto a chi mi legge – qualcuno di questi sentieri.

*       *        *

GHIRRI 002

dalla raccolta inedita Mappe polesane

CAMPAGNA TRA SAN PIETRO POLESINE E SANTA MARIA IN VALLE

Come sempre e in altri altrove

case punteggiano i campi

                                      posandosi con casualità

sopra un suolo indifferente

a loro e ai confini nostri

Non trovi spessore di nebbia diverso

di qua e di là dai canali

Questa stagione grigiocièlo accentua immobilità

                                          imprigiona le idee

di chiunque si sforzi d’averne

in questo lembo pigro di terra

Ogni tanto una casa appare

                 un qualch’altro manufatto

alle volte ridotti quasi a scheletro

                                               alcune finestre dure e chiuse

Il sole porterà colori all’orizzontalità dei campi

ma per ora

                 nonvìsto in quest’umore denso

solo odi il frullo d’un volo vicino

*

INGRESSO ALLA PROVINCIA DA SUD (Ponte sul Po fra Pontelagoscuro e Santa Maria Maddalena)

Quando che t’arrivi al sommo

                        (all’incipit del ponte)

comprendi

che non v’è soluzione di continuità

medesimo colore all’erba

                            agli alberi

di qui e di là

e medesimi i viventi

   medesime le nuvole

dall’una e l’altra parte

convince l’imperturbabilità dell’acqua

                                                         poi

anche verso i tuoi pensieri adesso

E così all’interno

                         fra questo fiume e l’altro

un ottundimento dell’animo

     appiattirsi di qualsiasi sensazione

che ti fan dire di guardare e passare

                          toccare e superare il prossimo confine

dagli uomini nonsàiperché segnato

                                        percepito come tale

l’esistenza di ciò che è in mezzo qui

punto conta ad ogni vivo cuore

*

PERCEZIONE RELATIVA (Campagna lungo l’A13 presso Villamarzana)

Eccetto che per la direzione

                                          relativa

dell’auto

             ogni punto cardinale sarebbe relativo

contorni sfocati degli oggetti al limite dell’occhio

indeciso dunque lo sguardo fomenta fantasie

                                          rende soggettiva

la percezione di questi frammenti di pianura

uniti a recitare un luogo

Ma il colore soprattutto

                                   un colore che è ovunque

fino a farsi volume di se stesso

e qualc’altro segno

                            l’uno slegato all’altro

Nell’orizzontalità di questo mondo

l’albero spoglio non celebra alcun punto

una scheggia di luce si sporge dal sole

                               accarezza

*

PONTI SULL’ADIGE (fra Granzette e Boara Polesine)

Incroci e parallele

                            il fiume in mezzo

che non pone domande

                                    alberi a intervalli regolari

graffiano argine e cielo da questo lato

dall’altro un formicolar di cespugli

                                                    ma ancórtìmidi

senz’ancór lo scarto a scrutar cosa

                                                    che oltre quella linea di lor’àrgine vi sia

Incroci e parallele d’auto

                                     obbligate

su questa strada e queste sponde

                                                  poi il rumor di ferro

neanche lontano se il vento sia a favore

ed i pensieri corrono con esso

                                             scordata l’acqua a qualunque sguardo

                    (o raramente vi si volgono, almeno)

neppure la corrente vede o sente

Ha solo freddo

              freddo sottopelle

come chi al vento oppone

il bavero a difesa

*

QUASI IL VUOTO (Casa disabitata presso l’Ospedale Civile di Rovigo)

Solo i colori

                   a parte qualche spazio vuoto

dove ci fu finestra

così matura il rapporto cromatico

tra edera e mattone

un confronto civile

                           anche se soggetto a capricci

per vento, calore, stagioni

Ovvio che nessuno

                            dall’ampio traffico d’attorno

la noti

                       (“Non sarebbe il caso che ti tagliassi i capelli, caro?”)

ovvio che resista

                         la malapiànta che predica bellezza

sul grigiore esibito delle menti

che lastricano questo stagno-città

*

SUI RUDERI DELL’ORATORIO DI SAN GAETANO (Ponzilovo di Polesella)

Solo un guscio vuoto

ed aria tutt’attorno

e la terra che sempre cambia

                                            pur senza mai cambiar colore

   ciò che resta del canale

che se lo cerchi t’offre specchio

forse così si rimarrà pur noi

                                         all’affrontar di nuòvevìte

da occhi d’altri visti

Così

        sempre noi pensando di cambiare

sempre saremo al centro delle cose

ed i ricordi

                 stanchi degli specchi

li lasceremo andare

Ma il sole

       il sole di qualsiasi stagione

? vedi come offre ombra a quei muri

altrimenti inutili

                       grazie ad edera che affastella

spira dopo spira

                  ? offre occasioni

Il sole, il sole

                     fra il vento di quei muri

anche centro di ogni noi

         ombra che ci cresce dentro

nuova come vetro

                           finalmente

*

Note a “Mappe polesane”

Fra le varie definizioni che mi capita di dare alla Poesia, c’è quella nella quale la vedo come un sistema esplorativo, un “radar” irrazionale che ci permette di conoscere meglio l’intorno in cui viviamo.

Ne nacque fin dall’inizio del mio scrivere un progetto, che andò mano a mano perfezionandosi nel corso degli anni, partendo da una dozzina di poesie scritte fin dal 1976: appunto fra le prime che formulai.

Appartenenti in origine alla mia prima raccolta, questa venne smembrata prima di qualsiasi edizione ufficiale in due parti: una divenne “Opera Prima – Non voglio morire a Rovigo”, uscita per le Edizioni Calusca di Padova nel 1994; l’altra divenne il nucleo attorno al quale scrissi “Luoghi accettati”, autoprodotta a sua volta in forma definitiva nel 2001 e che ruotava attorno all’esplorazione della città.

Questa esplorazione del territorio è intesa su quattro scale diverse: oltre che la città, la casa (per la quale scrissi “Moto in luogo”, autopubblicata nel 2007); poi le faccende domestiche (la cui raccolta “De rerum domesticarum” dev’essere ancora iniziata) e questa “Mappe polesane”: al momento quasi completata, e che riguarda, com’è facilmente comprensibile, il territorio attorno al luogo di residenza.

In essa ho inserito alcune liriche, che appunto trattavano occasionalmente questo tema in altre raccolte, ma in maniera che mi sembrava consona anche a questa. Le sei che vi ho inviato, però, sono tutte inedite.

Il sito di Alberto Rizzi: www.seautos.it

Le due foto che illustrano quest’articolo sono di Luigi Ghirri (Argine Agosta Comacchio, 1989; Valli grandi veronesi, 1989)

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3 commenti su “Alberto Rizzi, Inediti

  1. tramedipensieri
    20/04/2015

    Bella pagina da ri.leggere con attenzione.
    grazie

    Liked by 2 people

  2. almerighi
    20/04/2015

    ogni ambiente conserva qualcosa di chi lo ha vissuto, attraversato, coltivato. Tra l’altro luoghi che in parte anch’io conosco e tengo nel cuore. la poesia di Rizzi è questo cercare tracce sottotraccia

    forse così si rimarrà pur noi

    all’affrontar di nuòvevìte

    da occhi d’altri visti

    una poesia ben scritta, ben delineata. Ottima

    Liked by 2 people

  3. Alberto Rizzi
    20/04/2015

    Un grazie per i “like” e uno a chi ha commentato.

    Non so chi siate (non seguo per scelta i social network e mai avevo sentito parlare, per esempio, di Gravatar…) e non so se 7 siano tanti o pochi, in questo sito: ma compito di uno scrittore è farsi leggere, non divenire un vincitore seriale di premi (peraltro di dubbia qualità), o qualcuno sempre alla spasmodica ricerca di visibilità attraverso i cocktail con gli assessori. Così che attrarre lettori stando fuori dal mercato, non è per nulla facile; anche se, quando ci si riesce, la soddisfazione è doppia.

    All’interno del mio sito si trova anche il mio indirizzo e-m, se qualcuno desidererà approfondire quanto ho scritto qui.

    E – sperando di non apparire di cattivo gusto, nei confronti di chi cura questo sito – approfitto per ricordare che ho appena autopubblicato, via Youcanprint e sia in cartaceo che come e-book, “Poesie dell’uccidere in volo”: raccolta sulla I Guerra Mondiale, della quale sono già iniziate le sciagurate celebrazioni.

    Cerchiamo di coltivare in tutti i modi la bellezza che abbiamo dentro e che è il tesoro più grande che abbiamo; specie in un Paese come l’Italia e in tempi come questi.

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Questa voce è stata pubblicata il 20/04/2015 da in ospiti, poesia, poesia italiana con tag , , .
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