perìgeion

un atto di poesia

Laura Turci, Tre inediti

laura turci immagine

di Francesco Tomada

“Di solito diffido dei poeti che scrivono poco o pochissimo. Ne conosco diversi, e li trovo o avari, o troppo prudenti, o presuntuosi. Così ho letto le poesie con pregiudizio. Sbagliando. Sono bellissime, sono preziose, sono davvero dei distillati di poesia. “

Copio e incollo queste tre righe tratte da un commento di Alda Cicognani su La Dimora del Tempo Sospeso, quando pubblicai sul sito alcune poesie di Laura Turci. Autrice appartata, parsimoniosa, schiva, Laura ha la dote rarissima di cogliere nel suo dialetto le pagine fondamentali del tempo e di restituirle chiarificate per tutti, fissate in parole nette ed indelebili. Laura stessa mi raccontava di doversi in qualche modo forzare alla scrittura, di essersi imposta di comporre una poesia al mese: di seguito potete trovare Gennaio, Maggio e Agosto, così da immaginare la profondità di tutto il resto dell’anno.

*

Znèr

L’ha da l’ ès quèsta

la rotta par la lus:

la tu vôsa

ch’ la m’ ariva

sânza la tu bocca,

cum’ e’ vênt

ch’u t’ abràza

sânza mân.

La tëra giaza

la guana

i nid dal radisi

int e’ scur,

sânza traza.

La da l’ ès quèst

ch’ la da vnì,

mo an n’ho ancora

la fiduzia di sânt

che quant i arvés al mân

l’ è par fèsli rimpì.

Gennaio

Deve essere questo

il passaggio per la luce:

la tua voce

che mi arriva

senza la tua bocca,

come il vento

che ti abbraccia

senza mani.

La terra gelida

dipana

i nidi delle radici

nel buio,

senza traccia.

Deve essere questo

che deve venire,

ma non ho ancora

la fiducia dei santi

che quando aprono le mani

è per farsele riempire.

*

Maz

I scapa fura

insên a i fiùr

i vécc

ch’ i bèda i lavùr

pr’ al strèdi.

Cun al mân

incrusèdi drì la schina

i guèrda, e ogni tânt

i dis.

I vö insgnè,

mo u gn’ i da mênt inciôn.

Un vëc pr’ ogni cantìr

cum’ un anzul pr’ ogni s-ciên,

che magari u fa pracis,

u scor sânza rugiè

e dal völti u guèrda in sò

cun un pinsìr:

“Signor, aiùtum te, i-n n’ha remisiôn.”

Maggio

Escono fuori

insieme ai fiori

i vecchi

che badano ai lavori

sulle strade.

Con le mani

incrociate dietro la schiena

guardano, e ogni tanto

parlano.

Vogliono insegnare,

ma nessuno gli dà retta.

Un vecchio per ogni cantiere

come un angelo per ogni uomo,

che magari fa lo stesso,

parla senza gridare,

e a volte guarda il alto

con un pensiero:

“Signore aiutami tu,

non hanno remissione.”

*

Agòst

Int la cisina dl’ uratöri

insdé int la pânca a d’la dla mia

u j è dò söri,

cun la curòna de rusèri int al mân,

la pëla léssa,

i cavél binch pitné bên.

U pè ch’u gl’ épa druvèdi sol e’ têmp.

Al ciacàra a basa vôsa ad robi alziri,

a pêns me,

cumpagna babini

prêma ch’ l’ invéja la leziôn.

La maestra incù

l’ è la Madona dl’ Asunziôn

ch’ la guèrda dretta, sânza sparziôn,

cun e’ cör avert purtè sora e’ stì bôn,

ch’ la dis, u pè ch’ la m’ degga:

“L’ amor ch’ un cambia

e ch’ un fa cambiè,

l’ è cumpagna e’ sol ad znèr

ch’ l’ arlus,

mo un n’ arschèlda.”

Agosto

Nella chiesina dell’ Oratorio

sedute sulla panca di là della mia

ci sono due suore,

con la corona del rosario nelle mani,

la pelle liscia,

i capelli bianchi ben pettinati.

Sembra che le abbia usate solo il tempo.

Parlano sottovoce di cose leggere,

penso io,

come bambine prima che inizi la lezione.

La maestra oggi è la Madonna Assunta,

che guarda dritta, senza disperazione,

con il cuore aperto portato sopra il vestito buono,

che dice, sembra che mi dica:

“L’ amore che non cambia

e che non fa cambiare

è come il sole di gennaio

che riluce,

ma non riscalda.”

laura-turci-carvaj

 

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6 commenti su “Laura Turci, Tre inediti

  1. Antonella
    26/04/2015

    L’ha ribloggato su Antoscarperossee ha commentato:
    perché l’Italia è un giardino di dialetti e perché queste sono bellissime!

    Mi piace

  2. Pingback: Tre inediti di Laura Turci | maurizioalbertomolinari

  3. angela palmitesta
    26/04/2015

    E la curena
    l’ha j a purtè
    l’udor ad fiur guest
    e l’armor
    dal foi secchi de nos,
    ch’a l’sona
    cumè lègna
    spachèda int un znoc.

    Ho letto con piacere anche l’articolo su La Dimora.
    Grazie per questa lettura , versi molto belli.

    I dialetti non sono briciole cadute dal banchetto dell’italiano, bensì un patrimonio culturale da custodire. Partendo infatti dalla cura e dall’attenzione verso il dialetto, potremo cercare di salvare l’italiano, strattonato fra l’isterismo dell’anglofilia e la pigrizia dell’appiattimento lessicale.
    Sembrerebbe che oggi l’atteggiamento generale verso i dialetti non sia più un sentimento negativo verso uno strumento linguistico considerato invalidante e scolasticamente scorretto, ma, cosa assai più grave, una opportunistica volontà di eliminazione di lingue minori, troppo minori, che vengono irrimediabilmente catalogate come strumenti inutili. Inutili per viaggiare, inutili per lavorare , inutili per avere opportunità. Diciamolo pure: il dialetto, oggi, non serve.
    Eppure i dialetti sono le radici dalle quali salgono preziosi sali minerali verso il tronco e, nutrendo con umiltà, arricchiscono l’immaginario linguistico della lingua illustre.
    Indubbiamente il martoriamento dello stesso italiano pone non poche preoccupazioni . Dunque capiamo bene, se guardiamo bene, che, in definitiva, sono tutti gli strumenti linguistici che abbiamo a disposizione per comunicare che stanno subendo gravi attentati.
    Proprio mentre sto scrivendo la parola ” martoriamento” mi compare una sospettosa bisciolina rossa. Forse che la parola non si usa più? Forse che non ha un suono congruo ? Forse che non è abbastanza pulita? Magari ha le maniche sbrodolate di sugo e i polsini logori? Se la parola è sbagliata chiedo venia, ho saltato molte lezioni di grammatica a scuola: preferivo leggere libri.

    Concludendo: è quando il dialetto si fa poesia che, in virtù della bellezza ulteriore che diffonderà dal suo interno e disconoscendo di essere solo strumento di comunicazione per una stretta area geografica, si trasforma in lingua, illustre.
    Sarei felice però di ricevere considerazioni meno banali che approfondiscano questi temi complessi.

    Liked by 1 persona

  4. almerighi
    27/04/2015

    è bellissimo leggere poesie nel mio dialetto e capirne ogni sfumatura, la Turci è bravissima a delineare atmosfere perfette e recepibili con pochi colpi nel nostro dialetto secco

    Mi piace

  5. angela palmitesta
    28/04/2015

    Sul “tubo” ho potuto ascoltare sia in vernacolo ( in effetti diverso anche dal mio cervese) sia in italiano, fra le altre, la poesia “Il temporale”, magnifica.

    ( noi inchiodati nella luce torbida di un lampo a bocca aperta ci guardiamo senza parlare e ci teniamo tutto dentro come il latte nel seno che duole)

    Non ho il testo, qualcuno può trascriverla per mostrarmi il movimento dei versi?

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Questa voce è stata pubblicata il 26/04/2015 da in ospiti, poesia, poesia dialettale con tag , , .
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