perìgeion

un atto di poesia

Alessandro Ansuini

alessandro-ansuiniA cura di Christian Tito

Ho pensato che doveva esserci una ragione che andasse al di là del semplice aspetto artistico per l’ ammirazione che ho sempre nutrito nei confronti dell’arte di Alessandro Ansuini. Mi sono chiesto come mai verso questo sotterraneo autore originario di Roma che non ho ancora avuto il piacere di incontrare, nutrivo qualcosa di simile a un affetto, una riconoscenza o , forse, più precisamente, una vicinanza. Improvvisamente un giorno ho capito: il motivo era legato al più popolare dei social network, al fatto che, le volte che mi capitava di leggere i suoi post , oltre a leggerli con piacere per ciò che erano in sè ( secondo me meritorie creazioni artistiche) , trovavo in essi quasi un sollievo per la mia perenne irritazione nel constatare quanto questi luoghi collettivi virtuali siano lo specchio dell’imbruttimento generale di ciò che siamo o siamo diventati nella realtà. In quei post vi erano condensate tutte le caratteristiche che ritrovavo nelle sue numerose espressioni artistiche ( disseminate più o meno clandestinamente e quasi sempre gratuitamente nel web ). Lucidità, visionarietà, ironia e sensibilità profondissime per me hanno sempre caratterizzato Ansuini sia che scrivesse prosa o che scrivesse poesia , sia che facesse musica o scattasse fotografie. Il tutto in un respiro dagli orizzonti ampi e non strettamente legati alla cultura, anche la migliore, circolante nella nostra piccola penisola. Ansuini, si percepisce , è una specie di spugna ipersensibile che assorbe le onde in arrivo dall’intero mondo dell’arte; da tutte le sue produzioni si avverte che ama viaggiare intendendo il viaggio come possibilità d’incontro e di trasformazione continua mediante la relazione stabilita con luoghi e persone. Ma egli sa benissimo che è possibile viaggiare anche senza spostare il proprio corpo, immergendo mente e cuore in un libro, in un film , in un brano musicale o solo in un’ immagine e , ogni volta, tornare nel mondo e portare al mondo qualcosa di nuovo. Per tutti questi motivi reputo Alessandro soprattutto una persona coraggiosa che fa di quel coraggio il prezioso punto di partenza della sua arte.

Proponiamo con gioia su Perigeion alcune sue creazioni che hanno a che fare con parole, immagini e suoni  con la consapevolezza di esporre solo piccoli frammenti di un’opera, nonostante la giovane età del suo autore, già piuttosto vasta. Questa è  una scelta che faccio con piena consapevolezza  perchè credo possa essere divertente per voi, come lo è stato  per me ,andare a caccia di tutti i multiformi aspetti della sua produzione più o meno nascosti nella rete( cioè da nessuna parte come direbbe lui, ma questa è ancora un’altra storia e magari ne riparleremo in futuro.)

A PROPOSITO DI SATANA

Video-poesia al link qui sotto

https://www.youtube.com/watch?v=ETIDEa9sw5Q

LETTERA AI RETTORI DELLE UNIVERSITA’
EUROPEE
I bambini sanno qualcosa
fino al giorno in cui li si manda a scuola.
A partire dal giorno in cui sono affidati alle mani di un professore
e dimenticano.
Le scuole sono un fascismo della coscienza,
questa vecchia dittatura fossilizzata sulla puttana
dell’innato pedagogo.
Il bambino di sei anni che per la prima volta
entra in una scuola avrebbe molto da insegnare al suo
presunto maestro, se solo questi avesse la saggezza e l’onestà
di credere che c’è qualcosa [da]
imparare dalla coscienza di un nuovo nato.
Ma qual è il maestro che avrà lo spirito
di riporre la chiave sulla porta
mettendosi lui stesso a scuola
delle future natalità?
La disgrazia, signori rettori delle Università Europee,
è che non ci sarà più alcuna nascita, perché a
forza di tirare la corda …
E non è alla scuola delle nascite che vorrei mettervi,
io,magnifici rettori, poiché per la scienza
imbecille che rappresentate non è più tempo di nascere,
è tempo di morire.

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Riprendo per un attimo la parola per, diciamo così, una sorta di colpo di scena  quasi in diretta che mi porta a una doverosa modifica all’articolo.  Alessandro, in privato, mi ha appena comunicato che la poesia “Lettera ai rettori delle Università Europee” che avete appena letto non è sua, ma di Antonin Artaud. L’inconveniente, oltre che dalla mia ignoranza in merito, nasce dal fatto che ho estrapolato la poesia da una pubblicazione di Voice la Bombe , che è un altro interessantissimo progetto ideato  per diffondere la poesia e che, a questo punto vi invito a conoscere qui:

https://voicilabombe.wordpress.com/

Bene, avevo attribuito ad Alessandro tutti i testi di uno dei suoi  libri  e non mi ero accorto che invece ospitava anche il testo di Artaud.

A questo punto, chiarito l’autore, direi che la poesia  la ospitiamo volentieri anche qui , ma per farmi perdonare la svista introduco quest’altro lungo testo scelto da Alessandro che non poteva essere di altri se non suo. Ecco, grazie, scusate l’errore e perdonate l’ intrusione. Christian

PERDERE I GUANTI

“Boncompagni è pazzo per davvero”
Carmelo Bene – Macao

E all’improvviso dopo qualcosa di lunghissimo
Tipo un tubo tipo 634 ore
Esce fuori il sole e mi viene a stanare dal mio
Bouquet marcio mentre mi rotolo
Dentro a lenzuola verdi o in lenzuola rosse
Piene di macchie bianche a forma di merlo
O cinepresa – sono le 15 e zero zero dell’alba,
I vermi hanno già cominciato le loro operazioni
Il ragno in confronto è un architetto io
Mi immedesimo negli animaletti entro
Nella pelle di una lampada riesco a empatizzare
Con un rubinetto che goccia, con un
Pacchetto di sigarette riverso su un fianco
Lungo una strada polverosa con un giornale da bar
Letto e riletto e gonfio –
Quasi sveglio strisciando i piedi come lenti cingolati
Nella combustione della luce, la mente
Un petalo insonnolito che galleggia
In una pozza d’acqua dipinta
In una stampa cinese e questa cosa
Enorme e pesante su di me-
Dove sono le chele, le tue sottili chele,
Dove sono i pomeriggi di gambe accavallate perché
Vedo tutto in astratto tutto come fosse
Deragliato fuori e rosicchiato –
Lo zucchero nel caffé freddo non si scioglie
E gli altri si mimetizzano meglio di te, comunque
Alla cosa e enorme e pesante che ti segue attraverso
I cucchiaini dei giorni non ti aiuta
La musica messa su come potresti
Tirare giù il finestrino di una macchina in corsa
In aperta montagna per liberare l’abitacolo
Dal fumo, non ti aiuta nonostante
I due passi di danza accennati fra le piastrelle
Degli anni 60, anni d’oro e piastrelle che hanno visto piedi
Nudi calpestarle prima di salire su un furgoncino con un
Acido sotto la lingua, ma quella credo fosse
L’america anche se tutti i professori con i baffetti
Con le gambe stese sotto alle cattedre dicono
Che loro c’erano che “Il 68 in Italia altro
Che adesso” il 68 in Italia quello sì che
Ha lastricato strade, puoi ancora vederle
Finire tutte
Inevitabilmente
Davanti a qualche sedia.

Ma ho davvero bisogno
Di fare polemica?

O l’idea di rivolta permanente
Si perde in ogni caso come i guanti in inverno?

Questa cosa enorme su di me
I morti che canticchiano fra sé e se
Non questi desolati apocalittici industriali
Né le file di cravatte a Roma
Fermissimo come un sasso non posso
Sfuggire questa cosa enorme su di me che mi segue
Avvocati in completo marrone cravatta blu e camicia
A quadretti con un angolo del collo
Incastrato male oppure avvocati che dormono
Cose terribili, piogge, mani che frugano
Piedi sporchi, ambulanze, allarmi,
Il vento che di notte fa sbattere la porta
Era scritto sotto le piante dei miei piedi che
La profondità non si misura in spazio
Ridendo nel mattino spedendo un telegramma
Fissando le nuvole sulle antenne delle lumache
La sera può andare bene e può andare bene il pomeriggio
Una volta ero felice, felice
Come può essere un assioma, rinchiuso
Fra le fredde sbarre della verità.

La risacca porta menti debolissime infiacchite
Come braccia distese su un fianco vicino
A un corpo rinsecchito in una notte qualsiasi
Non ci stiamo chiedendo la cosa giusta
La pagina non è mai stata scritta, qualcuno
Annota presagi in piccoli libretti rossi
Dove poi tutti ci ritroveremo a danzare
Questa cosa enorme e pesante che mi segue
Più di un ombra che non scompare col buio
17 giorni di pioggia – penicillina –
Accorgersi di piccole particelle che galleggiano
Nell’aria come minuscole indifferenti galassie
E l’acqua nella ciotola del cane che esiste ugualmente
E così questa vena e i tuoi piedi freddi,
Una falsa calma ci coinvolge come un occhio
Che fissa una roccia, assecondati al tempo che passa
(non è vero)
Ho visto una fiaccola nella notte un uomo che urlava
Da una finestra usciva un gran fumo e altri uomini
Si rincorrevano ce n’era uno più magro, scalzo, io
Ero lì e fissavo la scena da un primo piano e questo
Lo dico adesso affatto sicuro di non averlo sognato –
Così stanco
La mia testa che si fissa in uno specchio oppure passa
Di mano in mano la mia testa che accarezza
Le altre teste gli sosta silenziosa vicino una gruccia
Attaccata alla base del collo e corde sulle spalle
Dondolando come un altalena appeso
Come un aquilone alle estremità di questa
Cosa enorme e pesante che non bagna
Kurt cobain morto sepolto da 14 anni giovane
Per sempre, come un quadro come una piramide
La morte infila spilli dove pensavamo di non avere carne
Stiamo sorridendo al ladro siamo così tristi
Da così tanto tempo trascinando buste della
Spesa verso un frigorifero avanti e indietro
La televisione ci sosta dentro come un organo
Che non si ammala mai ma non sorride
A nessuno degli altri organi e Fellini non può fare
Niente non può fare niente la fotografia e nemmeno
Una ragazza giapponese che registra 25 video
Intitolati “senza fare niente” e li posta su youtube
(http://it.youtube.com/watch?v=uDMCnpuZjEQ&feature=related)
Gesù sta per finire sulle magliette e comunque
Non aveva lasciato nessuna istruzione per liberarsi
Da questa cosa enorme e pesante che non mi vuole
Lasciare andare e mi sorprende mentre con la schiena
Spezzata in una macchina alle undici del mattino
Infastidito dal sole piego il collo sul sedile maledicendo
La luce e tutto quanto viene illuminato soprattutto
I miei occhi – che non pensano ai tuoi, non lo
Hanno mai fatto, (qualcuno dice)
Non lo possono fare

Caffettiera che si atteggia a Neruda di primo mattino (14 e zero zero)
Canottiera sporca divenuta una seconda pelle i maestri
Sono più presuntuosi d’un poeta con la voce roca
Alla fine del fatto restano fredde ossa quasi sempre
In numero dispari, ma cosa ci si poteva aspettare
Da una sequenza di cattive abitudini che qualcuno
Chiama la sua vita o la tua vita i manichini ci fissano
Sprezzanti dalle vetrine i cani sono i padroni dei padroni
Il futuro sarà dividere l’umido dal secco la carta dal vetro
Accorgersi che in un’altra galassia a una distanza onesta
Come quella in cui si trova la terra sia assolutamente
Plausibile che dei pesci stiano nuotando (meno che si
Emozionino per cose come i quadri astratti o un paio di piedi)
E tutto questo potrebbe apparire serenamente vero e osceno
Ma i carrarmati sono in viaggio da qualche parte trascinando
Rumori metallici e pensieri e mani di bambini certe strade
Sono piene di nebbia e senti passare
Le macchine senza vederle l’america è una lucertola
Caduta dentro a una piscina vuota –
Salomé, Ofelia, Desdemona, smettete di baciarvi
Dentro alle darkroom dove avvocati fanno tirare
Fuori il cazzo ai panettieri scambiandosi numeri
Di cellulare a cui non risponderanno mai più
Io c’ero ero seduto su una poltrona rossa
Fumando una sigaretta pensando a Massimo Sannelli ma
Ho promesso di non raccontarlo a nessuno nemmeno ai
Morti che continuano a chiacchierare tra sé e se
Vorrei solo liberarmi da questa cosa enorme e pesante
Sopra di me vorrei solo essere lasciato andare
Come un sentimento
Come un’idea
Come una cosa verde che scompare in mezzo
Ad un enorme prato
In un mattino di campi gelati visto da un’autostrada.

LA LINGUA MORTA DELLE FOTOGRAFIE

E così hai viaggiato molto, e dov’è che sei stato?
Qui mani come lacci continuano ad affrettarsi
A comporre nodi invisibili sugli orologi –
Dovremmo sbrigarci, prendere tutte le cose
Che possono servirci, controllare i bambini –
Cadono rane dal cielo – algebra
Nei sotterranei della città infinite possibilità
rincorrono correnti d’aria –
Ragazze docilmente tristi alitano
Contro i vetri – il formicaio
Protegge le sue gallerie
Gli operai non sfiorino la regina –
L’inverno è alle porte, l’inverno è alle porte
Una stagione tremenda, chi ha osservato
I marciapiedi ricoprirsi di petali?
Chi li ha portati? Semini freddi freddi
Si portano le ginocchia al mento sotto
Un centimetro di terra gelata
Illuminata dagli anabbaglianti sfiniti
Di una macchina nel punto dove la notte
Si gira nel sonno e comincia
ad essere inquieta.
L’ordine delle cose simulato dalle
Canottiere piegate nei cassetti
Ma l’ordine delle cose non si indossa
Né si sporca capisci in che modo

Mi esprimo?

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I DADI
Ed eccoci nella metà del pomeriggio eccoci fra i mari
Mediamente mossi, ancora una volta le nostre due dorsali
Principali saranno ammassate su qualche treno o in un altro
Abitacolo, m’infilerò le saponette negli occhi e penetrerò
I miei vicini impazzendo per un improvviso e pungente
Odore di salviettina umidificata, e penserò a proust, e
Penserò ai miei sensi e immaginerò una figura reticolata, una
sorta
Di albero con rami come ragnatele e
Scuoterò la testa e la mia mano cercherà
La tua e ti dirò che le parole mi fanno schifo e tu sorriderai perché
Sai come disinnescarmi e l’esatta idea che ho di un prima e un dopo.
Giallina e claudicante, te ne andrai di spalle dopo aver pianto
Tutte le piogge d’occidente, quello che farai è trovare
Un altro col quale incazzarti per le tue occhiaie e la parola
amore
Gonfierà le pance delle tende e mia madre e tua madre
Che ci hanno lanciato come dadi
Non hanno ancora smesso e le loro mani
Adesso
Sono soltanto divenute le nostre.

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DANNI LUCE

Le successe questo. Le successe di odorare
Di imparare e disimparare, le successe di credere
Le successe di riuscire a filtrare, e più filtrava più
Diceva “io interpreto” e così successe che interpretava
Luminosissima e raccolta, successe che durò un attimo
Come un bambino che morde una farfalla
Divenne questo e quello e non era ne uno né l’altro
Finché smise di riflettere
Per essere riflettuta.
*
Al suo piccolo cuoricino venne fatta un’anestesia
Così che le suore poterono entrarle dentro una ad una
E cambiare i fiori
E pulire l’altare
E recitare quattro parole stringendo fra le mani un rosario
Finché la svegliarono ma lei rimase
Sognante e azzurrina che se colta
In una luce particolare, in una certa diagonale
Pareva scomparire
*
Dio ha sette sessi e sette diverse mani
con cui intrattenersi.
*
Tu li chiami giorni.
*
Guardavamo battere i denti
Ai frutti capovolti.
*
Io siete voi.
*
Dal mare luccica
Il suo cadavere immenso.

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CORSO DI SCRITTURA CREATIVA IN DIECI PUNTI
1 Se hai qualsiasi cosa da fare piuttosto che scrivere,
falla. Non hai la casa in disordine? Non devi mettere le
ruote invernali alla macchina? Ecco.
2 Fra una donna e la descrizione poetica di una donna
non c’è mai stato paragone. Quindi renditi conto che
invece di stare lì a scrivere ti conviene alzarti che tanto
è una battaglia persa.
3 La scrittura non è arte, è una nefrite del cervello.
4 Tutto ciò che si vende non è arte.
5 Quando si scrive bisogna vergognarsi perché non si
è trovato niente di meglio da fare.
6 Il talento non si coltiva, meglio passare direttamente
ai fiori.
7 Scrivere è cancellare. Quindi la pagina bianca è la
pagina perfetta.
8 Nessuna cosa ti allontana maggiormente dalla scrittura
che le parole.
9 La scrittura non ha bisogno di te, è il contrario.
10 50,00 euro grazie.

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MESSAGGIO SOCIALE
Tutto è inservibile e per questo necessario.
Le tue mani
Gli occhi dei tuoi figli
I cosi nelle cose
Questa poesia e le tue
I voti e le diete
E quando sei vecchio
Lei che ti viene verso
Lungo una strada piena di foglie
Per incrociarti e sparire.
La morte ci rende forbici,
dove prima eravamo solo carta
ad assorbire.

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ROSSO ROSSO ROSSO

https://www.youtube.com/watch?v=JX4GLBHFDik

Ballerine gambe di cacciavite affondano nella terra
Durante le loro piroette e restano inchiodate –
Spirito rasato – sedute a tavola con le posate verticali
Dietro teste divise da righe che le attraversano.

La dattilografia, quest’arabo aziendale, non ci avrebbe
Salvato e seguire una pista o un’altra non avrebbe chiarito
Come ci saremmo dovuti comportare di fronte a questa
Moltitudine di cavità.

Un uomo sistema le unghie di un defunto nel silenzio
Di una camera mortuaria. Quando finisce spegne la luce
Aggiungendo buio al buio degli occhi del morto.
Questa addizione pareva una formula che poteva condurre,
Con una strana spirale,
Alla sagoma di dio.

Oceani, pieghette, scritte in sovraimpressione, i numeri
Dei cellulari non conducevano a nessuna persona
In particolare, una linea adsl con cui interpretare preghiere
E ancora nessuno, neanche le nostre mani: la visione
Di uno scarabeo capovolto che sforbiciava
Le zampette per l’aria
Poteva riassumerci per due millenni.

Mediocri sicurezze si sommavano a dettagli di abbigliamento
Sogno e televisione stavano sopra e sotto la realtà
Dove un tempo, soprattutto da giovani, si potevano
Sentire i corpi, mentre oggi tutto era solo un movimento
Di gambe con gli stivali, all star, un formicaio illuminato
Di neon coperto da risatine idiote, dove le teste formavano
Nuove scienze, le personalità erano cartelle disordinate
Piene di file introvabili, e la linea andava e veniva
Andava e veniva a singhiozzo mettendo a dura prova
La nostra fede nella pazienza.

La voce di persone anziane che usano parole desuete
La falsa accondiscendenza dei bancari
Durante le pubblicità, le improvvise pause
Di silenzio in stanze affollate ci conducevano in zone
Remote della nostra presenza, regni sottilissimi
In cui eravamo vetro e la persona riflessa nel vetro
Coccolati da superstizioni in cui dicevamo di non credere
Le fronti sporche di cenere, la consolazione che nessuna
Paura poteva essere più tremenda di questa, nessuna
Plastica più simile alla nostra pelle.

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7 commenti su “Alessandro Ansuini

  1. iole
    05/05/2015

    Finalmente *vedo* Ansuini. perché è indubbio che quando si ama la scrittura – il fare artistico – di qualcuno, si ha desiderio anche di vederne i tratti del volto, identificare le tracce della scrittura nei lineamenti ecc.
    E così, ora che da qui si intuisce la sua bellezza esteriore oltre che del cuor, applaudo a tutto, anche alla sua ultima pubblicazione Sognando Maria Callas a cui auguro il giro del mondo e più.

    Liked by 2 people

    • christiantito
      05/05/2015

      Concordo in pieno su tutto Iole, grazie della tua preziosa presenza da queste parti.

      Mi piace

  2. Carla Bariffi
    05/05/2015

    Danni luce è bellissima …e poi mi piace il ritmo lungo, la fluidità del verso, la creazione mentale e figurativa che traspare e vibra tutta
    molto apprezzato, Grazie Tito!

    Liked by 1 persona

    • christiantito
      05/05/2015

      Grazie a te e… ad Alessandro, Carla. Un caro saluto

      Mi piace

  3. almerighi
    05/05/2015

    Alla buon’ora! Sono uno di quelli che ha comprato un paio dei suoi libri

    Liked by 1 persona

  4. Alessandro Ansuini
    05/05/2015

    Ciao a tutti e grazie infinite e Christian che mi commuove, non sono abituato. Un saluto particolare a Iole e Flavio, finalmente ci si ribecca!

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  5. martinacampi
    05/05/2015

    L’ha ribloggato su Il proteo e la balena.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 05/05/2015 da in cinema, poesia, poesia italiana.
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