perìgeion

un atto di poesia

Federico Mestroni, C’erano una volta gli aforismi di un ippopotamo

A cura di Christian Tito

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C’erano perchè , di Federico Mestroni , oggi resta, da qualche parte, l’autore stesso e questo libro ormai introvabile ( se non in una rinnovata/restaurata versione e-book ) che , per sua stessa natura fortemente pendente verso l’aforisma, non poteva che uscire per le preziose edizioni Pulcino Elefante di Alberto Casiraghi nei primi anni ’90. I suoi aforismi , Federico,  non si sa per quale ragione ha deciso di non stamparli più; sembrerebbe orientato (e posso confermarlo perchè ho la fortuna di conoscerlo)  solo a dispensarli oralmente col suo brio e la sua consueta generosità ai fortunati amici di passaggio nella sua Brianza dove vive come il suo Editore. Credo francamente che questo sia un peccato poiché in lui c’è dell’indubbio talento che poteva crescere ( aveva solo venti anni quando scrisse il libro) e portarlo chissà dove, certo è che di Mestroni si accorse proprio Casiraghi, uno degli artisti più preziosi dell’arte aforistica e della poesia in Italia che , insolitamente, decise di pubblicare addirittura un libro di 53 pagine, voluminoso rispetto ai bellissimi micro libriccini che ne avrebbero decretato il successo tra appassionati e collezionisti.  Non è neanche un caso trovare la stima di un altro grande poeta che fu per lui amico e guida: David Maria Turoldo, come testimonia la lettera stampata nel libro a seguito di questa poesia:

Ad ogni banchetto

conto le sedie vuote

che rompono i sorrisi.

Non posso

riempirle di speranze.

Devo cercare

sotto i tavoli

qualcuno disposto

a parlare più forte.

Anche per chi non c’è.

foto

“Dall’ippopotamo in Su” è un libro a cui mi sento parecchio affezionato perché lo trovo fresco, ispirato e appunto unico.  Per queste non banali ragioni ogni tanto me lo rileggo come per respirare un po’d’aria buona tra quella un po’satura di odore d’inchiostro sprecato che spesso si sente in giro.

Qui  alcuni aforismi di questo giullare buono. Riescono sempre a farmi ricordare che il mondo, grazie a persone come lui ,può essere divertente e al contempo  profondo e ospitale.

Buona lettura

A Samuel Beckett,

anche se non mi conosce.

Mi sforzerò di descriverti

ciò che non esiste.

Scrivo soprattutto

per alleggerire la penna.

Entrerò nella tua camicia

ad occhi chiusi,

e non guarderò nulla

che possa farti del male.

Da tempo desidero un armadio

in cui nascondermi

con i miei segreti.

Temo spesso che qualcuno mi superi.

Per questo

mi lascio sempre per ultimo.

Il segreto della vita

è saper fare della tristezza

uno strumento a corde.

Ho ritrovato la quiete

rovistando tra i tuoi seni.

A volte ho come il dubbio

di esistere sul serio.

Mi piace immedesimarmi

in quello che non c’è.

Sogno spesso,

soprattutto

quando dormo.

Mi ucciderei senz’altro

se avessi tempo.

Sono sempre nei ricordi

di chi non mi conosce.

C’è un momento

nella vita

in cui la strada

prosegue in due direzioni.

Nel dubbio

ho imboccato la terza.

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Federico Mestroni è nato a Merate nel 1969 e vive ad Osnago ( Co ). Ha scritto questa raccolta tra il 1988 e il 1990. Disegna fumetti; suona la batteria e dice di suonare anche la cornamusa.

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Questa voce è stata pubblicata il 29/05/2015 da in poesia, poesia italiana, recensioni, scritture.
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