perìgeion

un atto di poesia

Gabriele Gabbia, Versi dell’assenza

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Nota di lettura di Marco Furia su Mancata figura di Gabriele Gabbia

Già con i primi due versi, Gabriele Gabbia pone esplicitamente il tema della sua poesia intitolata Mancata figura: per lui “l’assenza” “si manifesta tardiva”.
Il manifestarsi di un’assenza appare evento ambivalente, poiché una mancanza potrebbe sembrare qualcosa di non mostrabile.
Tuttavia, nella vita di tutti i giorni, spesso pronunciamo la parola “assenza”.
Poco soddisfatto dell’uso idiomatico quotidiano, il poeta pare concentrarsi su una circostanza che assume l’aspetto di un esserci per cancellazione la cui presenza appare soltanto nel linguaggio.
Così, “Di quel che non è / potuto essere / non può dire”, è sequenza che nell’illuminare un tratto enigmatico, si chiude, almeno in apparenza, sull’enigma stesso.
Pare quasi mancare il respiro in simile asserzione attorno alla quale ruota l’intero componimento.
Quella chiusura verbale, nondimeno, è, a ben vedere, in grado di aprirsi in maniera anche ampia per via di un’insistenza esistenziale che la accompagna.
Accanto a quei versi avvertiamo una personalità poetica assidua, partecipe, forse non disperata ma, di certo, preoccupata.
Ciò che non fu e non è in qualche modo c’è?
Dire qualcosa che non esiste può far venire alla luce tale qualcosa?
La negazione e l’assenza, che indubbiamente sono presenti nel linguaggio, lo sono anche nel mondo reale?
Ecco l’immensa apertura, poetica quanto filosofica, che Gabriele offre al lettore mostrando come una breve versificazione possa contenere un intero universo.
E mostrando, anche, di fronte all’enigma, una fiducia espressiva davvero coinvolgente.

*****

MANCATA FIGURA

Ambedue poi – e la presenza e l’assenza – sono cause motrici.

Aristotele

I.
Si manifesta tardiva
l’assenza, rispetto alla
madre – presente – che
ne attesta l’arsura; «La
resa la incanaglisce».

II.

Di quel che non è
potuto essere
non può dire; può
dire dell’afflato
– del tormento –
del soprassalto
angusto l’andirivieni:
l’eloquenza indòmita
d’un calco.

III.

Dal suo tentativo, l’equilibrio
non perde l’abisso
cui è attratto; rattratto
eccede – aggetta, si muove
alla luce dell’ombra, ove
precipuamente si centra – librato –.

NOTA DELL’AUTORE

«La resa la incanaglisce» è un lacerto ‘ghermito’ dal pamphlet Manuale di sopravvivenza (Dedalo, Bari, 1974 | Bollati Boringhieri, Torino, 2000), di Giorgio Cesarano, qui lievemente rivisto ed inserito nel primo ‘lembo’ del testo; il frammento originale era il seguente: «La resa lo incanaglisce?».

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2 commenti su “Gabriele Gabbia, Versi dell’assenza

  1. almerighi
    20/07/2015

    E’ un autore che mi incuriosisce, sicuramente bravo, dov’è possibile trovare altri suoi testi?

    Mi piace

    • Antonio Devicienti
      03/08/2015

      Chiedo scusa se rispondo così in ritardo; sul web è possibile leggere i testi di Gabriele Gabbia (e anche introduzioni critiche agli stessi) su Carteggi letterari, su Blanc de ta nuque di Stefano Guglielmin, sulla Dimora del Tempo sospeso, sul blog di Luigia Sorrentino, su Imperfetta Ellisse di Giacomo Cerrai; la sua opera prima, “La terra franata dei nomi”, è stata pubblicata dall’Arcolaio di Gianfranco Fabbri.
      Grazie per l’attenzione e la curiosità.

      Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 12/07/2015 da in ospiti, poesia, poesia italiana con tag , , , , .
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