perìgeion

un atto di poesia

Giusi Drago, Inediti

 2

Sezione 1

SGOMBERI E TRASLOCHI

Come se amore fosse la maggiore
tra le cose da misurare per valutare questa stagione
di sgomberi e traslochi da un sentimento ad un altro.
(Paola Febbraro)

era ora di traslocare, anni
con l’assillo dell’affitto, andava fatto

(quasi l’intero stipendio via così, Kierkegaard
l’avrebbe chiamato “pungolo nella carne”)

a differenza delle rondini e degli altri volatili
a cui gli spazi vuoti gli alberi e i venti
offrono sostegno e comprensione, l’uomo
migrante e traslocante teme il vuoto
che si riempie di disordine, l’assenza di un recapito
il muro bianco o appena intonacato

a differenza di mosche farfalle e cicale
che per difendersi dal freddo e dalla scarsità di cibo
muoiono, il traslocante si indebita,
compra la cucina a rate, una caldaia a camera stagna
e sogna che gli oggetti si portino da soli
nella nuova tana, più piccola

andava fatto: rendere leggero l’inerte, far sparire
a posta inevasa, le buste mai aperte,
attivare la connessione senza cedere l’IBAN
a vodafone wind o fastweb

perché i realisti – e tutti prima o poi lo siamo –
seguono in silenzio il cammino del reale
che sempre porta altrove

***

casa, a casa adesso

la casa attuale ti separa da unità abitative dove non abiti più
ogni casa una pretesa di continuità

a casa dormi come in un vagone ferroviario, in fuga
da uno dei tanti posti imperfetti

(anche casa tua a volte figlia che ti somiglia
posto maledetto posto imperfetto)

casa non proprio silenziosa, la tua, non proprio in ordine
(metter ordine è viaggiare verso casa)

tra il momento in cui entri
e quello in cui si accorgono di te
tra il momento in cui te lo chiedono
e quello in cui li assecondi
c’è la somma dei ritardi che pure domani
pure altrove si verificheranno e il tempo
per amputarli

anche la fuga dall’insoddisfazione passa da casa
anche la libertà: non esser visti, non dare
a vedere nella propria stanza il collasso
dell’appartenenza, non dover precisare
se è con carezze o con nomi
che vieni addomesticata

sezione 2

DALL’ALTO

DALL’ALTO 1

dall’alto non sempre rivelano un volto amichevole i prati, specie di notte, quando la luce a risparmio energetico dell’abitazione sottostante, luce fredda, si allunga sull’erba uniformando gli oggetti in disordine:

assi di legno prelevate da un deposito
un cesto per la raccolta di funghi
vasetti vuoti di yogurt su una coperta
calzini
due palloni
un ghiro bocconi sulla terra umida (le circostanze della sua morte sono note solo a uno dei gatti di casa)
un trattore di plastica rovesciato (ma nel pomeriggio utile per trasportare al piano superiore una fioriera di ghisa)
solvente per smalto accanto alla sdraio a righe (qualcuno ore fa è rimasto come svenuto sotto il sole, così raro in questo cielo da dove le nuvole non si lasciano più spazzare via)

oggetti tanto dissimili che, almeno a prima vista,
non avrebbero avuto motivo di fermarsi
sulla superficie del prato, sotto una luce
netta e senza contorni che suggerisce
agli incerti riconoscimenti del tuo sguardo
le seguenti riflessioni:

  1. sole e luna messi insieme esprimono
    il naturale processo della luce
  1. viene il tempo e va, mentre continua
    a durare
  1. se non durasse, si imporrebbe l’estinzione
    una morte sezionata in tante morti successive
    o già patite
  1. dato che il mondo è sempre sul punto di crollare,
    uomini e donne si sentono vivi
    quando si abbracciano

DALL’ALTO 2

se cerchi sulla bocca dei maestri
la piega selvaggia di una certa verità

(riposa calda e viva su altre labbra la piega mancante)

se leggi una pagina e da lì ti sporgi
a contare le successive fino all’ultima

(ancora non sai come va a finire)

c’è fino all’ultimo quel che è da capire
c’è fino all’ultimo quel che è da finire
quel che resiste

DALL’ALTO 3

da uno spiazzo percosso da un pallone
se lo spiazzo è circondato da scarpate
il pallone può precipitare
e dietro al pallone anche il figlio
che resta ore a rabbrividire su foglie umide,
mentre dall’alto due compagni lo chiamano
per non farlo sentire solo, e lui risponde,
non ha perso conoscenza,
i due adulti, caposquadra e cambusiere,
scendono nella scarpata per raggiungerlo,
la pendenza del bosco e la pioggia fanno scivolare,
ma alla fine lo trovano e c’è spavento
perché lui non si muove e ha sangue
sulla faccia: rotolando fra alberi e pietre
se n’è trascinate dietro alcune, e una l’ha colpito
sulla fronte che si è aperta

il figlio dice che sentiva freddo, che il vento
vertigine del bosco martellava quei burroni
che cadendo voleva tenere gli occhi aperti
ma per la vertigine li ha chiusi
che più la voce diventava rauca più gli alberi
erano bui, che poi è arrivato l’elicottero
e uno dei soccorritori aveva orgoglio: fischia,
il ragazzo ha fatto un volo di settanta metri,
questo sì che è un salvataggio coi fiocchi

Giusi Drago, nata a Trento, vive a Milano. Nel 1995 ha vinto il Premio internazionale Eugenio Montale per la sezione inediti pubblicati da Scheiwiller. È stata per cinque anni direttrice della  rivista «Dialogica. Semestrale di ricerca e culture letterarie». Ha tradotto, insieme a Dora Sassi, L’angelo della finestra d’Occidente di Gustav Meyrink (Adelphi, 2005) e È morto Tito di Marica Bodrožic (Zandonai, 2009), per il quale nel 2011 ha ricevuto il Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria. Ha pubblicato La pazienza della mano (Nicolodi, 2005), la plaquette Delta Dunării per i tipi de Il ragazzo innocuo (2011) e Tempo negoziato (La Camera verde, 2014). Insegna filosofia e storia nelle scuole secondarie superiori.

11 commenti su “Giusi Drago, Inediti

  1. gianni montieri
    15/07/2015

    bellissime, tutte

    "Mi piace"

  2. iole
    15/07/2015

    Un linguaggio essenziale che sfiora il corpo ironico e a volte stridente della vita – che a volte ce la fa cara, a volte no.

    Notevole!

    "Mi piace"

  3. sparz
    15/07/2015

    grande, Giusi! Ancora così!

    "Mi piace"

  4. francescotomada
    16/07/2015

    Poesie belle perchè incisive, secche. Nulla di più nè di meno del necessario, una lingua asciutta che ho molto apprezzato.

    Francesco t.

    "Mi piace"

  5. giusi
    17/07/2015

    Ringrazio perìgeion dell’ospitalità e tutti i lettori per la loro attenzione… auguro a tutti un’estate lunga e luminosa
    Giusi Drago

    "Mi piace"

  6. ninoiacovella
    17/07/2015

    È bello leggerti qui, nei tuoi versi aggraziati.
    Buona estate anche da parte nostra.
    Nino

    "Mi piace"

  7. Carla Bariffi
    22/07/2015

    Ottima davvero questa scelta (anche stilistica) di poesie.
    i miei complimenti!
    c.

    Piace a 1 persona

  8. eugeniolucrezi
    23/07/2015

    Che distanza c’è tra avvenimenti e letteratura ce lo dicono queste scritture di Giusi Drago,che la misurano e la sanciscono per forza di cadenze del discorso ritmico. Già a leggerle tacitamente, queste scritture, restituiscono voce e ricorrenza di figure, portano la raffigurazione dell’irrappresentabile all’emissione del fiato, la percezione e il rapprendersi del sentire dal senzioso percorso attraverso i sensori e i nervi e fino alla mente alla litania del verso, puro racconto, racconto spogliato e crudo come creatura che nasce. Distanza tra il batticuore, la stanchezza, l’abbraccio e la messa in forma: distanza che chiude il cerchio nel lascito, quando la voce di poesia ci porta al punto di partenza, per forza di echi.

    "Mi piace"

  9. eugenio lucrezi
    24/07/2015

    Il mio commento alla poeta Drago tarda a venir moderato. Colpo di sonno? Tempi di decifrazione? Vacanze? Censura, non credo. Il commento è innocuo.

    "Mi piace"

  10. anna
    29/07/2015

    Non conoscevo questa autrice e trovo queste poesie molto belle per scelte tematiche e registri linguistici. Questo sito offre sempre autori che mi sorprendono.
    Grazie

    Piace a 1 persona

  11. francescotomada
    30/07/2015

    Sorprendono anche noi, ti assicuro.
    Per fortuna.

    Francesco

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 15/07/2015 da in poesia, poesia italiana con tag .
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