perìgeion

un atto di poesia

Etta Scollo, Tempo al tempo

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a cura di Giampaolo De Pietro

Tempo al tempo è un disco sul tempo, nel tempo – il tempo di una geografia e quello di un disegno provenienti dall’ensemble di due musiciste “a tempo”, perfettamente coniugate, accordate, a metà tra un “chissà quando” e “chissà dove” – di certo, in un sogno che può farsi dove e quando si vuole – e se è vero che bellezza è senza tempo e sta in uno spazio sospeso – esistente e pure no – questo disco è (e ha) un tempo perfettibile, nel suo disegno così imprevedibile, caloroso di grazia ed effettiva luminosità compositive e riflettenti: ecco, che viene offerto il “come” del sogno, dal suono che ne accende l’ascolto.
Forse che si tratta di una corsa, anzi di una rincorsa del tempo contro il tempo – che s’intende in-contro al tempo? La voce e la chitarra, e anche la sega, di Etta Scollo, musicista siciliana di casa a Berlino, CON il violoncello di Susanne Paul, musicista tedesca, compongono un’opera tesa verso un libero andare – andare verso un tempo comprensivo di un passato, aggiungiamoci “classico”; di un presente-presente a se medesimo (come può esso non farsi cumulo di ogni inevitabile tradizione?) ed un futuro che “non urge”, perché, anch’esso inevitabilmente presente e “sperimentale”, sperimentabile. Le due musiciste rendono questo sodalizio onnicomprensivo e, in qualche misterioso modo, corale: portano a un tempo collettivo, ciascuna con il proprio strumento, in consonanza e meraviglia, fino al tempo che si inventano, e co-incidono. “Ti cammino sul cuore, ti cammino sul cuore”: qui viene portato alto, nel suo valore “felicemente” cantabile, nel suo stesso dolore, l’amore – sentimento di ogni tempo. In Ciatu si riconosce il fiato generoso dell’amore in lingua siciliano. Le canzoni in lingua tedesca hanno la vocazione dei lieder. L’anima delle due musiciste che di certo è sorella e che si fa famiglia in questo disco che allora riesce nel suo spazio “cortese” a scaldare il cuore, a riempire, ricercando e trovando strade di boschi e cantate, appunto, fino a farsi strada verso il tempo di un ascolto davvero prezioso e sì, avventuroso come un’opera sul tema più imprendibile che ci sia, non potrebbe che essere! “Attenzione! Questo CD è da maneggiare con cura”, come ci suggerisce Sebastiano Scollo nel caloroso testo che accompagna il disco, dalla veste imprescindibilmente elegante.

Tempo_Cover

Ho chiesto ad Etta Scollo, per iscritto, di “dirmi” qualcosa che non dovesse “ufficialmente” aggiungere niente all’ascolto del disco, o al discorso intorno ad esso. Dato che il tema (anche se poi, chiamarlo così, non prova semplicemente a ridurlo?) è proprio il tempo, la direzione presa dal suo scritto è, e non a priori, quella del suo, personalissimo tempo. Necessariamente, si è trovato uno spazio, lo spazio di Etta, aperto all’ascolto, e inevitabilmente questo ci ha portati fin dentro la sua infanzia. La ringrazio davvero tanto, perché mi sembra, nell’apertura, proprio un bellissimo “spavento” (lei intendeva, con “parto dalle cose strambe”, seguire il filo della non-intervista, con la richiesta di scrivere, se ne aveva voglia, qualcosa di altro, volendo anche di imprevedibile e inatteso)!

Parto dalle cose strambe.
Da bambina facevo questo gioco: camminavo per casa reggendo una guantiera per dolci (che consisteva in uno specchio con supporto in argento) all’altezza della vita. Camminavo guardandovi dentro. Camminavo dunque, senza vedere il pavimento, né le mie gambe, ma semplicemente il soffitto su di me che “si capovolgeva” continuamente in stipiti di porte, applique appesi ai muri in alto, lampadari e quant’altro. Ciò mi creava un senso di “straniamento”, ma anche di rigorosa “fiducia” nel percorso che il mio cervello aveva memorizzato, negli occhi che lo avevano visto migliaia di volte ma che – nel momento – si imbattevano in una visione “virtuale”.
Andando indietro nel tempo: molto piccola, stavo al centro del “letto grande” dei miei, in piedi. Vedevo il lenzuolo intorno a me teso e provavo una sensazione di vertigine, di disorientamento. A volte giocavo a “nuotare nel mare” di quel letto e mi inoltravo a pesce al suo interno (ché negli anni ’50 quei letti erano grandi e imponenti come altari); arrivata in fondo ai piedi del letto (dentro le lenzuola) mi sentivo perduta.
Avrei tanti di questi strani giochi da raccontarti. Ma mi fermo qui. Credo che sin da piccola io abbia percepito la vita, le cose, il tempo, come un bazar surreale in cui le poltrone parlavano, gli arlecchini mi parlavano da un armadio… tutte cose strane (e sicuramente tutte riconducibili e paragonabili a qualsiasi infanzia di qualsiasi bambino) che nel mio caso sono rimaste sempre presenti. E ancor più le sensazioni che provavo allora.
Il sognare poi musiche, opere complete (sezioni orchestrali ecc.) o il “sentire” interiormente un “punto” indefinibilmente piccolo e ugualmente compatto e pesantissimo. Il volare (da bambina quasi sempre e in tutti i modi e in tanti luoghi notturni e diurni, a varie altezze, latitudini). O lo svegliarsi improvvisamente per un rumore improvviso e fortissimo.
Tutte queste cose hanno fatto di me, nel corso del tempo, una persona che non ha cognizione del tempo. O meglio: non è il tempo che “passa” o che “gira”, bensì il vivere perenne in un “liquido amniotico” che chiamiamo aria, luce, acqua ecc. in cui tutto si dilata e restringe a seconda dell’istante. Come se la vita fosse un essere piccolo, grande, anziano, lattante, mammifero, pesce volatile, pietra, a seconda del momento. Certo che in questo istante in cui scrivo non ho tre mesi e non sono una mucca, ma un’infinitesima parte di quel bebè muggente è presente, sempre. Così come la ottuagenaria, che (spero) diventerò un giorno, si fa viva già adesso.
Ecco: cosa mai è il tempo?
E allora, cosa mai è lo spazio?
Se io canto una melodia a squarciagola, in una piazza, anche in condizioni di acustica buona e vento favorevole, questa voce arriverà, ma arriverà sempre in ritardo. Ma ritardo rispetto a che cosa? Chi la ascolterà la dimenticherà. Poi se la ricorderà un giorno e penserà che sia stato un sogno e allora scriverà una canzone o associerà “la voce” ad una casa che ha visto, agli occhi di un amico…
Il cd “tempo al tempo” è un modo di evocare qualcosa di inafferrabile, ma di vissuto (o di vivente). Un mosaico di momenti (in parte non ancora vissuti!) che si sono fatti musica e canzoni. Di casualità continue, che poi, alla fine, diventano “percorso logico”. E la cosa strana (o consequenzialmente logica) è che in questo “dopo” avviene il futuro in un presente. Qualcosa che doveva stare a monte ma stava già a valle. Qualcosa che doveva darmi lo spunto e la necessità di approfondire quest’enigma, quest’ impellenza, questa “sofferenza” del tempo che fa, sì, anche paura. Invece è solo adesso che ciò accade. Dunque non sono io, ma è l’intorno, l’altro o gli altri a dare “tempo al tempo”. Ad alimentarlo e a farne una cosa reale.
Spero non ti sia “spaventato”.

Qui si può raggiungere il sito di Etta Scollo e per chi desiderasse un “assaggio” sia musicale che visivo del lavoro ecco di seguito tre link:

Sendersuchlauf

Il metronomo

L’ala del tempo

Buon ascolto!

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Un commento su “Etta Scollo, Tempo al tempo

  1. Pingback: Etta Scollo: tempo al tempo | inni in vani

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