perìgeion

un atto di poesia

Fabiano Alborghetti, Complicanze e altre forme

 

 

Alborghetti

 

di Francesco Tomada

 

Ancora una uscita delle plaquettes numerate di Culturaglobale: questa volta è il turno di Fabiano Alborghetti.

 

Fabiano Alborghetti, con un dettato così teso da non lasciare spazio al respiro, racconta in prima persona l’esperienza di un ricovero ospedaliero dovuto al sospetto di una grave malattia. Lungo un percorso scandito da analisi specialistiche, il cui scopo dovrebbe essere quello di fornire diagnosi e dunque risposte, quello che emerge con prepotenza sono la solitudine dell’uomo-paziente e l’incertezza di un attimo interminabile che potrebbe cambiare per sempre la vita, l’attimo in cui nel guardare la propria casa oltre al lago accade di sentirla improvvisamente lontanissima.

 

***

 

Movimenti, visioni, mancanze

 

Sembra quasi un telefilm ma ci manca un qualchecosa
una febbre da emergenza, la tensione del minuto
ma agli occhi è tutto uguale

quello scorrere il soffitto mentre vengo trasportato
quel passaggio in prospettiva tra gli ambienti in ospedale
quel passaggio tra gli sguardi della gente che si ferma

perché ho la precedenza, sono io il protagonista
ma ci manca un qualchecosa, un vedere dal di fuori
la figura che in barella viene spinta in emergenza

poi l’arrivo sull’ingresso dove attende l’ambulanza
e mi issano immediati e si parte nel silenzio
e capisco cosa manca perché tutto sia completo:

non c’è un suono di sirena che dimostri la paura…

 

***

 

Rachicentesi, nudità, vuoti

 

Coricato come un feto
con la schiena bene esposta
sento l’ago come entra

come immette un suo dolore e propaga fino ai piedi
poi l’opposto: una cosa che risucchia, una sabbia trascinata
lungo l’arco della spina

e il tedesco che mi dice ne facciamo quattro fiale.
Cerco ancora le parole per spiegare quanto accade
ma non trovo il senso esatto o la pena né il coraggio.

Sono lunghi i minuti e l’estrazione
sono lunghi i minuti
sono lunghi.

Devo chiamare casa ancora, estrarre le parole
                                               come fossero indolori…

 

***

 

Complicanze, attese, forme

 

Ogni tanto mi risveglio, ogni tanto guardo attorno
guardo bene la struttura di quel letto d’ospedale
coi pulsanti d’emergenza e le cose ben studiate

come a terra il pavimento con gli spigoli ricurvi
per lavare bene a terra e rimuovere le cose.
Qui nessuno dice niente ma mi cambiano la flebo

mi controllano la testa per capire quel dolore.
Qui nessuno dice niente mentre aspetto un risultato.
Non so bene cosa fare se si trova un qualchecosa

e aspetto nel silenzio con lo sguardo alla finestra
con la casa che intravedo aldilà del panorama.
Complicanze ha un suono tondo ma rivela un altro stato

altre forme d’ospedale cui non sono preparato…

 

***

 

 

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Un commento su “Fabiano Alborghetti, Complicanze e altre forme

  1. Carla Bariffi
    01/10/2015

    sedici sillabe, una musicalità sorprendente, un ritmo che scandisce il disagio ma anche la consapevolezza
    di essere quasi prigionieri di un sistema… (quello sanitario in questo caso).
    Alborghetti è maestro nella scelta dei temi, lui si immedesima, e sa ben gestire
    l’ago, quando si tratta di spinali …

    i miei complimenti!

    Mi piace

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