perìgeion

un atto di poesia

Chacal, Nella parola del corpo della parola, I marginali brasiliani 4

Chacal

 

[leggi anche I marginali brasiliani, Intro]
[scarica il pdf di Chacal, Nella parola del corpo della parola]

 

“La parola ‘ludico’ è la chiave per la poesia di Chacal”, dice Leminski, che vedeva anche, nella poesia di Ricardo, la presenza “della poesia Concreta, dei testi della musica popolare, del mondo industriale e urbano che si è abbattutto, irrimediabilmente, su di noi”.

Ricardo de Carvalho Duarte giocava a pallavolo. Dopo una partita, si attardò sotto la doccia. Raggiungendo i compagni nello spogliatoio, qualcuno gli gridò scherzando: “Che onda, Chacal!”, un modo di dire dell’epoca che Ricardo non ricorda cosa significasse. Per quanto “sciacallo” fosse un soprannome inquietante, a Ricardo piacque, e se lo tenne.

È curioso, pensavo, come questo soprannome non abbia niente a che vedere con il personaggio. Invece di nutrirsi di morte, questo sciacallo ha passato la vita a creare, per sé e per gli altri, a dare vita e sostanza a un’infinità di progetti culturali. È stato il primo, ad esempio, ad autoprodursi con il ciclostilato. È stato fra i primi a sviluppare la poesia “parlata”, fin dal 1975, cioè quello che oggi da noi sembra tanto una novità ed è chiamato “slam poetry”. (Il movimento slam americano prende forma e coscienza di sé più o meno verso la metà degli anni ’80, e adotta il verbo to slam, che per quanto ci riguarda potremmo tradurre con sbattere (in faccia la poesia), prelevandolo direttamente da Ginsberg, Corso, dai beat ma anche rifacendosi alla tradizione orale poetica dei neri d’America.)

Nel 1973, Chacal è a Londra. Il viaggio se l’è pagato vendendo ad amici e conoscenti il suo secondo libro ciclostilato che, guarda caso, ha per titolo Prezzo del passaggio.

Così, vidi Ginsberg a un festival internazionale di poesia. Be’, c’erano poeti diversi e di varie parti del mondo, tutti in giacca e cravatta, che leggevano. Quando entrò Ginsberg, in tuta, con la stampella e la gamba ingessata, la barba incolta e ispida, be’, ne diventai matto. Prima cosa, non aveva fogli in mano da leggere! Credo recitò un estratto da Urlo. Rideva e gridava. Poi tirò fuori un organetto dal borsone e disse: “Ora canterò un blues”. Per me, era la prima volta che vedevo una poesia “parlata”, oltre che cantata.

Così, di ritorno in Brasile, Chacal, già segnato dalla controcultura “americana” di fresca importazione in Brasile (che tanta fatica aveva fatto il Tropicalismo a introdurre e a sincretizzare con la musica locale), inizia ad elaborare in chiave brasiliana ciò che Ginsberg aveva fatto in chiave americana. Il brasiliano (e il carioca in particolare, come sostiene lo stesso Chacal) è naturalmente portato a utilizzare il corpo per comunicare, a esporsi, a far seguire al gesto la parola. In Brasile esistevano (e ancora oggi, anche se più rare, esistono) diverse forme di poesia orale, dalla più conosciuta literatura de cordel (di origine portoghese) fino alla meno conosciuta poesia orale nella Capoeira (e quindi africana) – che unisce poesia orale e performance. È questa, per Chacal, una delle chiavi della sua poesia marginale che, nata per essere quotidiana, colloquiale, antiaccademica, lui sviluppa con forza in direzione di una nuova poesia orale e, quindi, popolare.

Così inadatto, insomma, ma affascinante questo soprannome, per un uomo che ha creato e fatto di tutto per diffondere in modo contemporaneo una maniera di intendere la poesia, come poesia in se stessa, e come comunicazione. Oggi, all’età di 65 anni, ancora dice:

Voglio sentirmi sempre come se stessi cominciando. L’altro giorno sentivo Carlito Azevedo che diceva: “Quando un tipo di poesia mi rende felice, vorrei essere infelice per cominciare a fare un’altra cosa”. Io sto arrivando a un’ottima forma di poesia parlata. La presentazione orale della poesia è una forma, ed è questo che più m’interessa.

Uno sciacallo che nel 1990 s’inventa il Centro di sperimentazione poetica 20.000 dove, oramai da 25 anni, crescono nella parola “parlata” migliaia di giovani.

Questo mi dà sempre felicità. Sapere che ci sono sempre nuove generazioni con la mia stessa malattia: la parola scritta, parlata… Credo che scrivi solo se hai questa malattia. Se non ce l’hai, puoi dimenticare. Hai bisogno di curarti in continuazione, prendere medicine, scrivere una pagina ogni notte. Il CEP 20.000 è stato il primo palco per molti artisti. Le nuove generazioni salgono a occupare il proprio posto sul palco. Credo siamo già alla quarta generazione. Ricordare il mio cammino fino a qui è più allegria che dolore. Quando alla mia età si fa il punto della situazione, e si vedono tante cose prodotte, anche in situazioni difficili, come è stato quasi sempre… Tutto il periodo della dittatura, delle molte difficoltà sconomiche… Tutto questo è un motivo di orgoglio. Non solo di orgoglio ma di sapere che ne è valsa la pena. Che ho costruito qualcosa. Non solo un’opera letteraria ma un’opera più ampia.

Quest’opera più ampia è aver lavorato per dare parola al corpo e, in qualche modo, un corpo di carne alla parola.

 

 

 

 

Uma palavra

uma
palavra
escrita é uma
palavra não dita é uma
palavra maldita é uma palavra
gravada como gravata que é uma palavra
gaiata como goiaba que é uma palavra gostosa

 

Una parola

una
parola
scritta è una
parola non detta è una
parola maledetta è una parola
gravata come cravatta che è una parola
gioiosa come goiaba che è una parola gustosa

 

*

Esse animal

o poeta é de carne e osso
tem olhos, boca, nariz, pescoço
tem pressa, humor, desejo e calma
o poeta é de corpo e alma

o poeta é de osso e carne
sendo a vida vivida o osso
a carne o que lhe dá a palavra
o poeta é alguém que se lavra

tem poeta mais carne que osso
tem o tecido adiposo de quem
entre livros ditados
vê a vida passar ao largo

tem poeta carne de pescoço
traz o esqueleto no rosto
não sabe dar carne ao poema
preso no fundo de poço

o poeta é um animal que fuma

 

Quest’animale

il poeta è di carne e di osso
ha gli occhi, la bocca, il naso, il collo
ha fretta, humor, la voglia e la calma
il poeta è di anima e corpo

il poeta è di osso e di carne
perché è osso la vita vissuta
la carne è ciò che gli dà la parola
il poeta, è uno che s lavora

il poeta ha più carne che osso
ha il tessuto adiposo di chi
fra libri dettati
vede la vita passare al largo

il poeta ha la carne di collo
porta lo scheletro sul volto
non sa dare carne alla poesia
caduto nel fondo del pozzo

il poeta è un animale che fuma

*

Entre

entre a coisa e o nome, a coisa
entre o vinho e a taça, o vinho
entre a boca e o baton, a boca
entre a mão e a luva, a mão
entre o pé e o salto, o pé
entre a pele e o pano, a pele
entre nós, nada.

 

Fra

fra la cosa e il nome, il nome
fra il vino e la tazza, il vino
fra la bocca e il rossetto, la bocca
fra la mano ed il guanto, la mano
fra il piede e il salto, il piede
fra la pelle e il vestito, la pelle
fra noi, niente

*

Palavra corpo

a palavra vive no papel
com vírgulas hífens crases reticências
leva uma vida reclusa de carmelita decalça

corpo palavra

o corpo aprendeu a ler na rua
com manchetes de jornais
jogadas na cara pelo vento
com gírias palavrões
zoando no ouvido
com gritos sussurros
impressos na pele

palavra corpo

a palavra quer sair de si
a palavra quer cair no mundo
a palavra quer soar por aí
a palavra quer ir mais fundo
a palavra funda
a palavra quer
a palavra fala:
– eu quero um corpo!

corpo palavra

o corpo sabe letras com gosto
de carne osso unha e gente
o corpo lê nas entrelinhas
o corpo conhece os sinais
o corpo não mente
o corpo quer dizer o que sabe
o corpo sabe
o corpo quer
o corpo diz:
– fala palavra!!!

palavracorpo corpopalavra

 

Parola corpo

la parola vive sulla carta
fra virgole trattini crasi reticenze
una vita reclusa, carmelitana scalza

corpo parola

il corpo ha imparato a leggere per strada
i titoli dei giornali
buttati in faccia dal vento
il dialetto le parolacce
zarrano nelle orecchie
con gridi sussurri
marchiati sulla pelle

parola corpo

la parola vuole uscire da sé
la parola vuole cadere nel mondo
la parola vuole suonare
la parola vuole andare più a fondo
la parola profonda
la parola vuole
la parola parla:
– io voglio un corpo!

corpo parola

il corpo sa di lettere gustose
di carne di ossa di unghie e di gente
il corpo legge fra le linee
il corpo conosce i segnali
il corpo non mente
il corpo vuole dire ciò che sa
il corpo sa
il corpo vuole
il corpo dice:
– parla parola!!!

parolacorpo corpoparola

*

Rápido e rasteiro

vai ter uma festa
que eu vou dançar
até o sapato pedir pra parar.

aí eu paro
tiro o sapato
e danço o resto da vida.

 

Rapido e terra terra

ci sta una festa
e vado a ballare
finché le scarpe mi dicono basta.

lì mi fermo
mi tolgo le scarpe
e ballo per tutta la vita.

*

20 anos recolhidos

chegou a hora de amar desesperadamente
apaixonadamente
descontroladamente
chegou a hora de mudar o estilo
de mudar o vestido
chegou atrasada como um trem atrasado
mas que chega

 

20 anni tutt’insieme

è arrivata l’ora di amare disperatamente
passionalmente
selvaggiamente
è arrivata l’ora di cambiare lo stile
e cambiare il vestito
è arrivata in ritardo come un treno in ritardo
ma che arriva

*

Como era bom

o tempo em que marx explicava o mundo
tudo era luta de classes
como era simples
o tempo em que freud explicava
que édipo tudo explicava
tudo era clarinho limpinho explicadinho
tudo era muito mais asséptico
do que quando eu nasci
hoje rodado sambado pirado
descobri que é preciso
aprender a nascer todo dia

 

Com’era bello

il tempo in cui marx spiegava il mondo
tutto era lotta di classe
com’era semplice
il tempo in cui freud spiegava
che edipo tutto spiegava
tutto era chiaro netto e pulito
tutto era molto più asettico
che non quando sono nato io
oggi girato sambato sballato
ho scoperto che bisogna
imparare a nascere ogni giorno

*

Impossível

só o impossível acontece
o possível apenas
se repete

 

 

Impossibile

solo l’impossibile succede
il possibile soltanto
si ripete

*

O beijo

todo mundo precisa de beijo
o ascensorista a vitrinista
o judoca o playboy
o zagueiro o bombeiro o hidrante

o hidrante precisa também
de cuidados água farta
analgésicos e dinheiro

todo mundo precisa de dinheiro
o maracanã o pavilhão de são cristovão
o cristo a pedra da gávea o dois irmãos

quem não precisa de dinheiro?
todo mundo precisa de beijo

 

Il bacio

tutti quanti han bisogno del bacio
l’ascensorista il vetrinista
lo judoka il playboy
il terzino il pompiere l’idrante

anche l’idrante ha bisogno
di attenzioni e tanta acqua
di analgesici e del soldo

tutti quanti han bisogno del soldo
il maracanã la fiera di são cristovão
il cristo la pedra da gávea e dois irmãos

chi non ha bisogno del soldo?
tutti quanti han bisogno del bacio

*

Meio assim
 

tava atrasado.
o metrô ia sair.
corri.
a porta se fechou.
metade de mim foi.
outra ficou.

uma que já era,
ficou mais ensimesmada.
olhando o relógio
falando no celular.

a outra, tagarela,
levantava leviana
a saia das moças,
uivando intempestiva.

se alguém
encontrar uma delas,
avise a outra.
eu vou ver
se estou na esquina.

 

Così e così

ero in ritardo.
la metro partiva.
correvo.
la porta si chiude.
metà di me entrò.
l’altra restò.

una che già era,
se ne stava concentrata.
guardava l’orologio.
parlava al cellulare.

l’altra, parlapipa,
alzava piano piano
la gonna alle ragazze,
fischiando molesta.

se qualcuno
trova una delle due,
avvisi l’altra.
io vado a vedere
se sto all’angolo.

*

Aquilo que sobra

gosto daquilo que sobra.
daquilo que as pessoas desprezam.
na feira, recolho entre os dejetos
a semente da abóbora, a folha da mandioca.
no empório, compro o farelo do trigo, do arroz.
gosto de me alimentar de coisas nutritivas.
pessoas principalmente.
mas nossa cultura, assim como os grãos, refina
as pessoas.
tira delas o mais nutritivo e deixa apenas o miolo
sem sustância.
por isso gosto do que sobra.
das pessoas desprezadas como eu.

 

Quello che resta

mi piace quello che resta.
ciò che la gente disprezza.
al mercato raccolgo fra gli scarti
un seme di zucca, la foglia di mandioca.
al negozio, compro la crusca di frumento, il riso.
mi piace nutrirmi di cose nutrienti.
persone principalmente.
ma la nostra cultura, così come per il grano, raffina
le persone.
toglie loro il nutritivo e lascia il midollo soltanto
senza sostanza.
per questo mi piace ciò che resta.
della gente disprezzata come io.

*

Rio

o rio é basicamente o mar
o mar e o amor
amor e mar
atlânticamente amar

o rio é basicamente o riso
humor amor
amor humor
para rolar de rir

água na boca é a guanabara
e o arpoador é jóia rara

pelas curvas desse rio
ninguém vai morrer de frio
porque é só se espreguiçar
no sol que sai detrás do mar

 

Rio

rio è essenzialmente il mare
il mare e l’amore
amore e mare
atlanticamente amare

rio è essenzialmente il riso
humor amor
amor humor
rotolarsi dal ridere

acqua in bocca è guanabara
e arpoador è gioia rara

fra le curve di questo fiume
di freddo non muore nessuno
perché è tutto uno stirarsi
nel sole che nasce dal mare

*

Coisa

coisa
coisinha
coisaça
coisa nonada
coisa nenhuma
coisa à beça
e de montão
coisa
coisinha
coisão

 

 

Cosa

cosa
cosina
cosissima
cosa da niente
cosa nessuna
cosa a iosa
e a secchiate
cosa
cosina
cosona

*

Delírio puro

quanto mais louco
lúcido estou

no fundo do poço
que me banho
tem uma claridade
que me namora
toda vez que
eu vou ao fundo

me confundo quando bóio
me conformo quando nado
me convenço quando afundo

no fim do fundo
eu te amo

 

Delirio puro

quanto più pazzo
lucido sono

nel fondo del pozzo
lì dove mi bagno
c’è come un chiarore
che m’innamora
ogni volta
che vado a fondo

mi confondo se sto a galla
mi conformo quando nuoto
mi convinco quando affondo

in fine in fondo
io ti amo

*

SOS

tem gente morrendo de medo
tem gente morrendo de esquitossomose
tem gente morrendo de hepatite meningite sifilite
tem gente morrendo de fome

nós, que não somos médicos, psiquiatras,
nem ao menos bons cristãos,
nos dedicamos a salvar pessoas
que, como nós,
sofrem de um mal misterioso:
o sufoco.

 

SOS

c’è gente che muore di paura
c’è gente che muore di schistosomiasi
c’è gente che muore di sifilide epatite meningite
c’è gente che muore di fame

noi, che non siamo medici, psichiatri,
né tantomeno buoni cristiani,
ci dedichiamo a salvare la gente
che, come noi,
soffre d’un male misterioso:
il soffocamento.

*

Feliz 2008

narrar um assassinato é quase tão
difícil como dizer que te amo
como falar do sangue que se esvai ou
vc cantarolando numa aléia do horto de vestido florido
como descrever o terror dos olhos e o grito sequelado ou
vc vendo tv de calcinha de algodão
ou como dizer da arma ainda quente ou
seu corpo mole na cama
essas coisas do amor e do ódio
são impossíveis de narrar.

 

Felice 2008

narrare un omicidio è quasi
difficile come dire io ti amo
come parlare del sangue che cola o
tu che canticchi in un vicolo del parco con la camicia a fiori
come descrivere il terrore degli occhi e il grido traumatizzato o
tu che guardi la tv con le calzette di cotone
o come dire un’arma ancora calda o
il tuo corpo molle sopra il letto
queste cose di odio e di amore
sono impossibili da narrare.

*

Ricardo Duarte de Carvalho, Chacal (Rio de Janeiro, 1951), fu tra i primi ad autoprodursi in ciclostilato, nel 1971, con il libro Molto piacere, Ricardo. L’anno dopo, comincia a collaborare con la rivista Navilouca e pubblica il libro Prezzo del passaggio – che distribuisce fra amici e conoscenti, e si fa pagare, e quindi così intitolato perché gli occorrono i soldi per andare a Londra. Nel ’72/’73 è a Londra dove, oltre al meglio del rock di quel periodo, rimane folgorato da Allen Ginsberg, del quale assiste a una performance. Nel ’75, pubblica, per le “auto” edizioni Vida de Artista il libro America, mescolando il suo nome con quelli di Cacaso, Alvim e altri. Dal ’76 al ’77 fa parte del gruppo Nuvem cigana. Nello stesso periodo, si laurea in Comunicazione presso l’Università Federale di Rio. Fra il ’78 e l’83 scrive per i gruppi teatrali Asdrubale ha portato il trombone e Manhas & Manias. Lungo gli anni ’80, collabora come cronista con Correio Brasiliense e con Folha de S. Paulo, oltre che con la televisione Globo. Instancabile agitatore della scienza culturale carioca, e nazionale, nel 1990 fonda, e poi dirige fino ad oggi, il CEP 20000 (Centro di Sperimentazione Poetica).

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4 commenti su “Chacal, Nella parola del corpo della parola, I marginali brasiliani 4

  1. iole
    03/11/2015

    mi viene agli occhi un colore: il giallo. gioioso leggero che canta salta sorride ti prende per mano ti gira intorno ti lascia volare

    belle di semplicità e leggerezza che presuppongono attenzione

    Mi piace

  2. Carla Bariffi
    04/11/2015

    che ritmo!
    parola CORPO e parola CARNE che si fondono
    l’ossatura è lo scheletro invisibile – il fra – che palpita nel nulla …

    Mi piace

  3. ninoiacovella
    05/11/2015

    Impossibile

    solo l’impossibile succede
    il possibile soltanto
    si ripete

    Liked by 1 persona

  4. Pingback: I marginali brasiliani, Intro | perìgeion

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