perìgeion

un atto di poesia

Grecia 2015, debito incontrollabile, folle austerità, perduta sovranità, ipocrita crudeltà comunitaria

troika-party3

 

di Crescenzio Sangiglio

Premessa

La tragedia che colpisce la Grecia, in particolare in questi ultimi tempi, e comunque già da cinque anni in qua, e l’ansia che percorre molti paesi europei per il timore di un Grexit che, a medio termine e checché se ne dica, al contrario, farà saltare in aria molti degli equilibri precari nei quali si è adagiata una Comunità che ormai, nella esclusiva febbre dei “numeri economici”, ha perso la propria coscienza di integrazione e solidarietà e mostra il freddo volto degli inconfessabili interessi di prevaricazione e dominio del più forte sui più deboli – questa tragedia dunque possiede nome e cognome, possiede dei parametri di misura, procedure, premesse, conclusioni, intenzioni, politiche e volontà che, credo, non sia inopportuno far conoscere al lettore italiano in modo che egli, obiettivamente edotto, eviti di intrappolarsi dogmaticamente e demagogicamente in informazioni e “chiarimenti” devianti e antideontologici.

Troppe “voci” corrono a destra e a manca, troppe “verità” vengono sparse qua e là e troppa ignoranza pretende di essere depositaria di esatte realtà. Non saprei quanta conoscenza si abbia sulla qualità del reggimento statale greco a partire dall’entrata nell’Eurozona (2002) e poi quanta conoscenza sul suo percorso debitorio degli ultimi 10 anni, quelli cruciali. Né so, d’altra parte, cosa si conosca in Europa, e in Italia in particolare, sulla parte e responsabilità avuta dalla popolazione greca nella fallimentare gestione governativa che, sopra tutto dal 2010 al 2014, ha generato l’attuale sfascio in tutti i campi e livelli della vita sociale e lavorativa.

Certamente non è qui il luogo di dissertarne: prenderebbe troppo spazio e tempo. Credo che per ora basti dire che l’onere e l’onore del disastro finanziario-economico ellenico non può davvero essere attribuito al popolo greco, nella sua maggioranza di lavoratori dipendenti pubblici e privati, operai, agricoltori e pensionati – in tutto circa 7.000.000. È vero che dal 1980 in poi, negli anni di produzione di benessere e ricchezza, una parte della popolazione ha vissuto spendendo più di quanto guadagnasse, allettata e “corrotta” dalla smisurata “generosità” (delinquenziale) delle banche nel concedere prestiti e mutui con facilità irrisoria (ben avevano calcolato le stesse, sin da allora, i rischi che un giorno avrebbero fiaccato i clienti troppo creduloni), una generosità i cui punti neri erano troppo ben camuffati nell’euforia generale di uno sviluppo sociale che lasciava poco spazio alla riflessione e apriva larghi orizzonti di insperata felicità familiare e avanzamento personale.

L’unico, sia pure grave, torto di questa popolazione della medio-bassa borghesia (ora praticamente sparita nell’indigenza) è stato quello di essersi in buona fede troppo indebitata ed esposta nella fallace convinzione che nulla avrebbe oscurato la luminosità di una vita sempre agiata nell’abbondanza dei beni materiali e nulla avrebbe potuto travolgere le economie più fragili come era quella greca.

La popolazione (e il popolo) greca nella sua stragrande maggioranza non ha proprio nulla a che vedere con l’indebitamento statale monstre messo in atto dai propri governi. Pertanto ritengo che sia del tutto inaccettabile accusare i cittadini greci di aver provocato l’enorme debito pubblico nazionale e ugualmente stupido e fuori luogo moraleggiare con superficiali e acritiche ammonizioni/deduzioni del tipo: “Ne ha combinate di tutti i colori, non deve adesso fare il poveraccio, mettersi a piangere e fare la vittima”!

D’altronde tutti coloro, di questa popolazione, che si sono lasciati corrompere dalle sirene dell’eterno benessere, lo stanno pagando a caro prezzo privatamente dal 2009 in qua e stanno inoltre pagando aggiuntivamente, senza avervi concorso, i delitti economico-politici dei loro governanti e la loro capillare corruzione che ha disastrato tutte le strutture del paese.

Non si tratta perciò di essere né poveracci, né piagnoni, né vittime, né furbastri, né bugiardi! Il 95% della popolazione greca è assolutamente estraneo alla dilatazione di un debito pubblico che in pochissimi anni (2004-2014) è lievitato a 550 miliardi! Una vera e propria impresa a livello mondiale.

Eh sì, un’impresa davvero compiuta con la più grande facilità dai governi del sedicente socialista PASOK e della destra conservatrice Nea Dimokratìa in combutta con il 5% della popolazione costituita da un esercito di imprenditori, armatori, sindacalisti, trafficanti vari, mediatori, costruttori, grandi commercianti, golden boys, operatori di borsa, società mercantili, industriali, ecc. con tutti i loro satelliti e parassiti.

Gran parte del “materiale” debitorio si riferisce ai cospicui fondi comunitari erogati con le più svariate causali e finiti nelle tasche e nelle banche estere dei “potenti” anziché servire per le opere alle quali erano destinati. In tal modo i “buchi” finanziari del bilancio che ne risultavano – ed erano davvero grossi – non potevano altrimenti essere “coperti” se non con prestiti sempre più “corposi” ricevuti da una miriade di banche con le quali governanti e Co. intrattenevano cordiali rapporti.

Sennonché il deragliamento avviene quando la BCE acquista tutti questi crediti bancari tacitando e “salvando” le banche interessate (principalmente tedesche, francesi, olandesi e spagnole) e quindi “passa” i crediti “acquisiti” dalle banche private agli stati di appartenenza delle stesse. In tale maniera molto semplicemente i debiti privati vengono “trasformati” in debiti pubblici (statali), da una parte, e nel contempo da un giorno all’altro vengono creati degli Stati creditori verso la Grecia per importi che questi Stati non avevano certo mai concesso realmente, con i propri fondi, alla Grecia stessa!

Successivamente, a tali importi sono venuti ad aggiungersi quelli che effettivamente un certo numero di stati comunitari tramite la BCE ha concesso allo stato greco a titolo di prestito (per quello che ne sappia, si tratta di complessivi 240 miliardi erogati dal 2010 a metà 2014 con la stipula di diversi accordi) e dei quali quindi si presentano, a giusto titolo questa volta, come veri creditori.

Premesso quanto precede, che credo indispensabile per una migliore comprensione di quanto seguirà, la tragedia che ne è derivata in Grecia si estrinseca nelle componenti, nei tempi e nelle direzioni come di seguito verranno esposti.

 

 

9681

SI’+FORSE+NO = SI’!
(Bravi, ragazzi!)

 

 

(A)

Il 12 luglio 2015 è stato perpetrato uno dei più grandi e odiosi delitti nella storia dell’economia mondiale a carico di un Governo/Paese/Nazione: il c.d. “compromesso” tra la Grecia e l’Eurozona, ossia l’accordo-programma (più propriamente: il 3o Memorandum d’Intesa) tra la Grecia da una parte e il complesso di potere formato da Commissione Europea, BCE, Germania e paesi satelliti dall’altra (per ora il FMI sta fuori e per entrarvi chiede la applicazione delle sue condizioni).

Vi è previsto un pacchetto di finanziamenti di 82-86 miliardi di euro (che si aggiungono ai 240 miliardi-ufficiali! “ricevuti” dal 2010 al 2014 e ai non meno di 180 miliardi ex privati ) che la Grecia “concorderà” con l’ESM solo però dopo aver ottemperato all’obbligo di adempimento di un ampio ventaglio di misure scaglionate nel brevissimo, assurdamente e cinicamente incombente, periodo di 10 giorni, fino al 22 luglio!

Tali misure, tutte sottoposte ad approvazione parlamentare e susseguente conferma legislativa greca, così si compendiano:

1) misure fino al 15 luglio 2015

– “razionalizzazione” delle percentuali IVA al fine dell’ampliamento della loro base impositiva per maggiori introiti (in sostanza si tratta di cospicui, estesissimi aumenti che colpiscono un po’ tutti i settori produttivi e di consumo, in specie quello alimentare, così da rendere gli acquisti della normale quotidianità vieppiù problematici!);

– misure immediate per la sostenibilità del sistema pensionistico, intese quale premessa per la definitiva riforma delle pensioni (una riforma dei trattamenti di quiescenza intesa al netto ribasso fino a giungere ad importi assolutamente da fame – 250-300 euro mensili – ove si consideri la parallela stabilità verso l’alto e la continua tendenza al rialzo dei prezzi al consumo);

– norme per l’autonomia dell’Istituto Ellenico di Statistica (!!);

– completa applicazione delle disposizioni della Convenzione di Stabilità, Coordinamento e Gestione nell’Unione Economica e Monetaria, sopra tutto mediante l’inizio di funzionamento del Consiglio Finanziario già prima della definitivizzazione del memorandum e la contemporanea introduzione della procedura di tagli semiautomatici alle spese in caso di deviazione dai prefissati obbiettivi dell’avanzo primario, previo parere del Consiglio Finanziario e con riserva di approvazione da parte delle Istituzioni (europee);

2) fino al 22 luglio 2015

– riforma del codice di procedura civile, fondamentale misura per la sedicente “ristrutturazione dei procedimenti della giustizia civile” (commento: espressione eufemistica per dire: immediato varo di misure che facilitano enormemente a favore delle banche le prassi di incanto di beni immobili appartenenti a cittadini che si trovano nell’impossibilità materiale di far fronte ai propri debiti);

– acquisizione nella legislazione nazionale (greca) della direttiva per la ripresa e il risanamento degli istituti di credito e delle società di investimenti (BRRD) con l’ausilio della Commissione Europea (commento: come nel punto precedente, anche in questo assoluta priorità hanno le risorse delle banche, enfants gâtés della BCE).

Subito dopo, e solo dopo che le predette misure saranno realizzate mediante legiferazione del Parlamento ellenico e dopo verifica da parte delle Istituzioni e dell’Eurogroup, potranno le Istituzioni (europee: v. “Troika” o “Quartetto”, visto l’ingresso nel “gioco” anche del rappresentante dell’ESM) essere autorizzate a negoziare il Memorandum d’Intesa con lo Stato greco!

Al di là però dei predetti presupposti, il governo ellenico deve impegnarsi ufficialmente a rafforzare in maniera soddisfacente e con chiaro organigramma le sue proposte attinenti a settori che le Istituzioni hanno indicato adottando la relativa legislazione, ivi compresi i criteri strutturali, i criteri delle referenze e quelli quantitativi in modo che risulti palese la direzione delle politiche a medio termine adottate” (commento: che nulla sia contrario alla mens creditizia).

Dopodiché vengono la “cose belle” dell’”accordo-programma”, riassuntivamente così articolate per linee generali (le note dolenti verranno poi, con l’entrar nei particolari):

a) attuazione di “ambiziose” riforme nel campo pensionistico in modo da equilibrare completamente le conseguenze finanziarie derivate dalla sentenza del 2012 del Consiglio di Stato avente per oggetto la riforma pensionistica (commento: con quella sentenza vennero dichiarati anticostituzionali diversi provvedimenti di riduzioni pensionistiche e ripristinati i livelli retributivi ridotti dai precedenti memoranda);

b) applicazione della clausola del “disavanzo zero” appure misure alternative concordate tra le parti (Grecia e creditori) fino all’ottobre 2015;

c) più “ambiziosa” riforma del mercato di beni ad attuazione delle raccomandazioni del pacchetto di strumenti dell’OSCE relative tra l’altro al funzionamento dei negozi la domenica, ai periodi degli sconti, al regime di proprietà delle farmacie (può aprire una farmacia anche chi non ha una laurea in Farmacia!), al latte e alle panetterie, ai prodotti farmaceutici non soggetti a prescrizione medica (che possono essere venduti anche ai supermercati), all’apertura macroeconomica di professioni chiuse (ad es. trasporti con traghetti), ai processi di trasformazione dei mercati dell’energia, alla privatizzazione dell’Ente Nazionale per l’Elettricità – tutto ciò tranne che tali misure possano essere sostituite da altre finanziariamente equivalenti, sempre previo assenso delle Istituzioni.

d) nell’ambito del mercato del lavoro, rigoroso riesame e “modernizzazione” dei negoziati collettivi, delle mobilitazioni operaie e, conformemente alla direttiva comunitaria e alle miglior pratiche dell’U.E., dei licenziamenti di gruppo sulla base di organigrammi e preintese concordati con le Istituzioni (commento: “modernizzare” il settore significa: contratti personali e non collettivi, stagnazione delle pretese operaie, normalità dei licenziamenti di gruppo);

e) realizzazione delle indispensabili iniziative al fine del rafforzamento del settore finanziario, specialmente con l’eliminazione di ogni eventualità di interventi politici specie nelle procedure di nomine (commento: in parole povere si vuole dire che le banche non devono dar conto a nessuno, devono essere fuori da ogni controllo, anche quello dello Stato – essere una specie di Stato nello Stato!).

 

assets_LARGE_t_420_54091234_type12169

[- Prendo una spremuta.
– Spremiamo un dipendente, un
disoccupato o un pensionato?
– Misto.]

 

 

Inoltre, le autorità greche devono attuare le seguenti prassi:

a) un notevolmente rafforzato programma di privatizzazioni, nel senso che notevoli elementi patrimoniali greci devono essere affidati ad una Cassa autonoma la quale, attraverso privatizzazioni e altre modalità di vendita, provvederà a liquidarli. Tale liquidazione degli elementi patrimoniali costituirà la fonte per la realizzazione del programmato saldo del nuovo debito contratto con l’ESM e dovrà ammontare alla somma di 50 miliardi, dei quali i 25 miliardi saranno utilizzati per la ricapitalizzazione delle banche e di altri elementi patrimoniali, mentre il rimanente 50% di euro (cioè 25 miliardi) verrà utilizzato la metà (12,5 miliardi) per la riduzione dell’analogia debito-PIL e l’altra metà (12,5 miliardi) per investimenti (sotto la supervisione comunitaria). La predetta Cassa sarà istituita in Grecia con gestione greca e vigilanza delle Istituzioni europee;

b) un ammodernamento e rafforzamento della amministrazione ellenica e messa in opera di un programma, sotto l’egida della Commissione Europea, per l’incremento delle capacità e la apoliticizzazione della stessa (commento: mi chiedo, con le ristrettezze economiche della continuazione dell’austerità, questo programma a favore della pubblica amministrazione, per quanto “ben intenzionato”, come altri paralleli per altri settori, con quale danaro potrà essere realizzato? O semplicemente fingono di voler il bene della Grecia, tanto per impressionare, pur sapendo che le finanze non lo possono prefigurare!). Al riguardo, comunque, una prima proposta dovrà essere avanzata d’accordo con le Istituzioni, mentre il governo greco s’impegna a ridurre ulteriormente il costo dell’amministrazione pubblica (commento: certamente per mezzo di licenziamenti e pensionamenti coatti di personale, il che significa da un lato un corrispondente aumento della massa di pensionati extra low cost, pur in età lavorativa, e dall’altro la pressione di una ulteriore popolazione abbandonata alla miseria, ove si consideri l’attuale sfascio dei nuclei sanitari statali dovuto a precedenti “misure di funzionalità” adottate dai precedenti governi conservatori fino al 2014);

c) un totale appianamento dei metodi di lavoro da svolgere con le Istituzioni, ivi compresi i lavori da svolgere ad Atene, al fine di migliorare l’attuazione e il prosieguo del “programma”(commento: è come dire: il governo greco deve adattarsi alle esigenze di lavoro delle Istituzioni – di nuovo: la “Troika” o ”Quartetto” non solo in sede europea a Bruxelles, ma anche e sopra tutto nella stessa Atene dove “scenderà” per imporre direttive e controllare ministeri, ministri e parlamentari greci!).

Altresì il governo (greco) deve trattare e concordare con le Istituzioni, per quanto concerne i disegni di legge nei rispettivi settori, molto prima che essi siano posti in pubblica discussione o presentati al Parlamento per la conversione in leggi [commento: nessuna legge in Grecia potrà essere discussa pubblicamente o in parlamento se prima (“molto prima”) non ottiene il nullaosta delle “Istituzioni”(Troika o Quartetto) né può essere promulgata se non ottiene il consenso della Troika(o Quartetto)!, il che significa che le leggi greche verranno “pensate” e “scritte” dalle “Istituzioni” (Troika o Quartetto) e poi, tanto per “salvare le apparenze”, verranno “approvate” dal Parlamento greco e promulgate con la firma del Presidente della Repubblica greco!!].

Ugualmente il governo greco dovrà attuare, unicamente al fine della loro modifica, il riesame degli atti legislativi compiuti (dal 26.1.15 al giugno 2015) i quali non sono conformi con gli accordi del 20 febbraio (2015) e ciò farà sia per “ritrattare” (ritirare) gli impegni assunti contro i precedenti programmi (ndr: cioè i memoranda dei precedenti governi Samaràs) sia, in alternativa, per determinare precisi equivalenti che compensino i diritti acquisiti a seguito dei predetti atti legislativi(commento: si tratta, come è evidente, della totale perdita di sovranità del potere legislativo del paese, una sovranità tra le più esclusive e insostituibili, che si aggiunge alla perdita della sovranità politica e prima ancora di quella economica – e mi chiedo quale paese con le sue sovranità così calpestate potrebbe a lungo reggere e non reagire con violenza, e ben a ragione!).

Gli impegni sopra menzionati da parte ellenica costituiscono il minimo di esigenze per dare inizio alle trattative con le autorità comunitarie”. Ciò fissato, “il Vertice per l’euro ha chiarito altresì che l’inizio di trattative non significa un qualsiasi eventuale accordo di nuovo programma ESM, accordo che dovrà basarsi sopra una decisione relativa all’intero “pacchetto” (comprese le necessità finanziarie, la sostenibilità del debito e l’eventuale intermedio finanziamento)”. E ancora: “il Vertice per l’euro sottolinea che non possono aver luogo riduzioni del valore nominale del debito”.(commento: un assoluto vicolo cieco! Infatti, uno stato con un debito che le istituzioni vogliono solo far crescere, come può pagare questo debito quando i fondi ricevuti servono unicamente per pagare gli interessi, sovrinteressi e capitale di precedenti debiti e il debito stesso non può essere accorciato?!).

D’altra parte, “le autorità elleniche devono ribadire il loro impegno categorico (!) di osservare pienamente e nei limiti di tempo fissati le loro obbligazioni finanziarie verso tutti i creditori. Nel presupposto che vengano osservate tutte le necessarie premesse contenute nel presente documento, l’Eurogruppo e il consiglio di amministrazione del FMI possono dar ordine alle Istituzioni di negoziare un nuovo programma ESM.

A titolo di misura straordinaria e considerate le particolari condizioni della Grecia, la Commissione proporrà l’aumento del livello di finanziamento nella misura di un miliardo di euro per l’immediata tonificazione degli investimenti, ciò che verrà regolato dai co-legislatori dell’U.E.” (commento: un’ulteriore conferma che le leggi greche verranno fatte a Bruxelles e semplicemente “adottate” dal Parlamento e Governo greci, i quali non hanno più diritto di parola legislativa autonoma visto che devono dipendere dalle Istituzioni intese come “co-legislatori”!!)

 

 

assets_LARGE_t_420_53823989_type12169

[- Ma ogni giorno tagliate le pensioni…
Domani dove arriverete?
– Dipende! A che ora?]

 

 

(B)

A questo punto non può non venir in mente il caso parallelo del Portorico il quale, proprio negli stessi giorni in cui veniva sancita l’insolvenza della Grecia entro l’area dell’euro, dichiarava la propria insolvenza entro l’area del dollaro, un avvenimento il cui esame evidenzia lampanti diversità di ordine etico, economico e politico giustificando la fondamentale definizione dell’Unione Europea come antropofaga, ma più chiaramente cannibale e gravemente deficitaria in giustizia e solidarietà.

Così, in un’unione monetaria “normale” come negli USA, il default del Portorico non ha affatto prodotto la chiusura delle banche, né ricatti per accettare le condizioni dei “prestatori”, né tantomeno minacce di disfatta e cacciata dall’unione monetaria stessa (del dollaro).

In un’unione monetaria invece “banditesca” come nell’UE, il default della Grecia è stato “con gioia”, si direbbe, collegato con col (provocato) crollo del sistema bancario e con il dilemma per il paese di scegliere tra le condizioni leonine dei “prestatori” e l’asfissia finanziaria “corredata” con l’uscita dall’area dell’euro!!

Ovviamente, in questo modo non sussiste nessun razionale fondamento economico che giustifichi la follia di un mostruoso accordo per un debito inesigibile! E altrettanto ovviamente la costrizione politica esercitata sulla Grecia rivela purtroppo una gravissima realtà: le importanti decisioni nell’Eurozona vengono prese non con criteri economici, come è giusto che sia, ma con criteri politici e dilemmi ricattatori.

Una totale follia di prevaricazione statale e, perché no?, un delitto umanitario, a completo sfregio delle Convenzioni di Roma e di Lisbona.

 

 

ΤΡΟΙΚΑ3

[ – Ma che è ‘sto casino?
– Niente… La Commissione che
accusa la Troika!]

 

 

(C)

Sin qui, per sommi tratti, le imposizioni comunitarie (di ispirazione schaeubliana) da osservare in cambio della trattativa per un nuovo prestito, che andrà a sommarsi ai vecchi rendendoli ancor più inesigibili! In sostanza, una fatica di Sisifo senza fine. Ne deriva la conseguenza per cui solo la soddisfazione degli obblighi finanziari del debito permettono o meno l’ulteriore continuazione delle trattative (che non finiscono mai), così che se la Grecia vuole che dette trattative abbiano utilità, deve provvedere a tutti i pagamenti dovuti (al FMI, alla BCE, all’ESM, alla Commissione, ecc.), i quali però possono essere effettuati unicamente utilizzando i fondi che appositamente le vengono assegnati a titolo di prestito. Pertanto i prestiti ricevuti si esauriscono subito assorbiti dalle “dosi” che la Grecia deve rimborsare ai suoi creditori/aguzzini. Un truce vicolo cieco! Il debito aumenta, e aumenterà sempre, senza produrre alcun beneficio, visto che non viene utilizzato per lo sviluppo, ma per soddisfare le gigantesche, autocrescenti esigenze creditorie degli…”amici, alleati, associati creditori”!

E tutto questo le benemerite Istituzioni europee chiamano “programma di salvataggio” della Grecia! D’altronde erano “programmi di salvataggio” anche i due precedenti e s’è visto come hanno condotto il paese all’attuale scompiglio e rovina.

Stando quindi così le cose il futuro della situazione che è venuta a porsi si presenta a tinte oltremodo fosche per la Grecia se acriticamente viene rifiutata l’idea di una sensibile riduzione secca della massa debitoria. Con le coordinate micro e macro economiche adottate nel 3o memorandum dalle Istituzioni europee/tedesche, tutt’altro che favorevole si prospetta l’evoluzione del problema ellenico.

A questo proposito i pareri espressi in sede competente danno l’esatta immagine non solo dell’errato atteggiamento teorico dei promotori di questa “spedizione punitiva” nei confronti della Grecia, ma anche del disastroso concreto impatto a medio e a lungo termine sia sulla stessa entità nazionale sia sulla qualità della vita del 95% della popolazione ellenica.

Trattandosi di pareri non certamente di giornalisti inesperti di scienza economica, ma di economisti di riconosciuta fama e spazio dottrinale, vale la pena, credo, riportarne alcuni esempi.

Per Gabriel Sterne, docente all’Oxford Economics ed ex funzionario del FMI, il nuovo accordo è lungi dal poter produrre il necessario slancio verso un qualsiasi sviluppo: “Alcuni elementi sono incoraggianti, ma sono molto pessimista in merito al vero contraccolpo che avrà sull’economia greca” – un giudizio, questo, che tra le righe tradisce la quasi certezza di un ulteriore pesante aggravio della bilancia debitoria senza alcuna visuale di miglioramento in qualche settore dell’economia.

Secondo la disanima di Le Monde, le misure previste nel programma avranno esiti negativi a breve termine sull’attività lavorativa. Infatti, i notevoli gravami e i tagli alle spese pubbliche non possono che produrre una durissima contrazione budgetaria: più di 6 miliardi di euro nel 2015 e nel 2016, il che si tradurrà in un oneroso 3,4% del PIL, praticamente di disperata gestione.

Tutto ciò proprio quando non possiamo dimenticare che dopo 6 anni di dolorosi sacrifici, la sopportazione e la tolleranza della popolazione greca in vista di nuovi disagi si è di molto indebolita, rileva l’economista G. Stern.

Su una diversa lunghezza d’onda si pone l’economista Diego Iscaro dell’IHS Global, secondo cui nell’accordo potrebbero individuarsi due elementi positivi, e cioè che, da una parte, sembrerebbe essersi allontanata la minaccia di un Grexit, mentre in secondo luogo vi sarebbero molte riforme strutturali che potrebbero positivamente rafforzare l’economia greca, come ad es. la lotta alla corruzione e l’apertura delle professioni chiuse.

Certo, devo dire, parenteticamente, che non vi è stato nessuno che non abbia manifestato perplessità e grossi timori di devastanti conseguenze che un Grexit potrebbe sortire per l’UE. Ed è perciò veramente incomprensibile come se ne possa avere tanta paura e nel contempo si continui a “punire” la Grecia rafforzando la prospettiva di un Grexit! Forse però per la Germania un Grexit è un ottimo precedente per intimorire gli altri paesi UE e farli “stare buoni” o addirittura, ancor più cinicamente, indicar loro la strada da intraprendere in modo da “scaricare” tutti i “pesi” dei paesi mediterranei e consolidare in un ubbidiente e non contestatario nord-est europeo una supremazia ora qua e là messa in dubbio dai “sudisti”! Tutto è possibile, anche il più assurdo. Μωραίνει κύριος ον βούλεται απολέσαι, dicevano gli antichi greci.

A parte comunque queste illazioni o elucubrazioni che facilmente potrebbero risolversi in un bluff, se si consideri lo stato nel quale si trovano adesso le economie europee per cui basterebbe una piccola “spinta” per provocarne la parziale, ma non meno pericolosa, o totale demolizione, l’eventuale decisione da parte greca di un Grexit e l’inizio dell’adozione di misure a tale fine non è da escludere che possa produrre in tutta l’Europa comunitaria non solo dei semplici scricchiolii, ma ben sensibili scosse telluriche le cui prime vittime sembra altre non siano che l’Italia e la Francia, come tutti pertinentemente sanno. Un Grexit quindi non in direzione Grecia, ma in direzione EU non saprei dove potrebbe condurre. E non si consideri come un ingenuo atteggiamento di “amicizia” e “solidarietà” il gesto di Hollande, nella micidiale riunione dei Capi di Governo del 12 luglio scorso di correre dietro a Tsipras per riportarlo al tavolo delle discussioni quando egli, “uscito fuori dai panni” sotto gli indegni attacchi e accuse della “mafia dell’Eurozona”, si avviò verso l’uscita per abbandonare quella vera e propria tana di lupi. Sapeva benissimo Hollande (e Renzi, in sottordine) l’uscita di Tsipras cosa avrebbe comportato per il proprio paese, indipendentemente dal fatto che poi il premier greco si sia lasciato “convincere”(non che per lui le cose sarebbero state migliori, nell’immediato e a medio termine).

In ogni caso, lasciando da parte le “stranezze” comportamentali tedesche e la X del Grexit che continua tuttora a planare, lo stesso D.Iscaro non può esimersi dall’affermare che due predette iniziative che porta ad esempio(per le quali comunque ritengo che non c’era bisogno addirittura di un memorandum con gli stranieri per attuarle, ma che la Grecia stessa avrebbe dovuto da tempo avervi provveduto!) possono ben creare condizioni di sviluppo, se non fosse che ci vorranno alcuni anni affinché i loro risultati si facciano sentire sia a livello statale che nel più ampio contesto sociale. Quindi, ha da venì’!…

Assolutamente “delirante” considera invece l’intento del programma scaricato sulla Grecia l’economista Eric Dor dell’IESEG, ove si voglia tener conto dell’esistenza incontroversa di un paese già alla fine del 2014 in preda ad una profondissima depressione, mentre è indubitabile che ad un ulteriore contrazione del PIL condurranno le nuove misure di austerità, sottolinea ancora Le Monde.

Peraltro, il citato D. Iscaro non può che ripetere l’evidenza: il programma, escogitato dai tedeschi, altro non fa che riprodurre gli stessi errori dei precedenti memoranda, ciò che significa una sola cosa: gli autori dimostrano, per loro e sopra tutto per sfortuna dei greci, di non aver imparato nulla da quell’insuccesso che solo disgrazie ad un intero popolo ha provocato precisando, aggiungerei, che fino a prova del contrario – un contrario senza data d’inizio – la medesima “formula” adesso prescelta appare chiaro che non una ripresa economica e sociale preconizza, ma bensì il cammino verso maggiori, gravose e dolorose difficoltà di sopravvivenza popolare e politica, una specie di interminabile via crucis a punizione (meglio forse: a dissolvimento) sia del reggimento di sinistra (che non può essere “digerito” da una mentalità di tipo nazista) che dell’elettorato popolare che lo ha sostenuto.

Le misure che Atene è stata costretta “con la pistola alla nuca” ad adottare sotto la minaccia di un immediato fallimento economico, con le banche chiuse e vuote, non solo hanno condotto a gravissimi impegni amministrativo-finanziari per lo Stato e per il popolo, ma ancor più all’instaurazione di una “insopportabile tutela” , come viene caratterizzato l’intervento reso ora possibile alla Troika (o Quartetto) nell’ambito legislativo greco: una deminutio capitis di enormi dimensioni, come più sopra ricordato, che si concreta in una considerevole contrazione della sovranità nazionale in un ambito (quello della produzione normativa) di delicata e incombente sensibilità, che – siamo sinceri! – pochissimi stati sono propensi ad accettare.

Infine, non mancano gli economisti di segnalare un particolare sul quale poco ci si è soffermati, ovvero il poco realistico progetto di privatizzazioni dal quale ricavare ben 50 miliardi di euro senza considerare che, nel generale marasma del mercato immobiliare (e mobiliare) greco la somma predetta rappresenta un bilancio forse troppo ottimista, quasi irraggiungibile e comunque estremamente problematico.

E allora il pensiero va altrove, perché non è ipotizzabile che i “signori dell’euro”, esperti come pochi di valori finanziari riferiti non solamente a precisi parametri commerciali di incasso, ma altresì a non meno impellenti e determinanti impulsi di strategia politica, non abbiano ben calcolato la consistenza degli elementi patrimoniali della Grecia da porre all’asta. E quindi, se i “classici” beni patrimoniali sappiamo che molto difficilmente e con gran fatica potrebbero considerarsi sfruttabili per un buon ricavo, non così invece sono altri “beni” che non si vedono (!) ma che esistono in considerevole copia, a quanto affermano già dal 1980 fonti competenti.

La Germania è un paese intensamente industrializzato, il che comporta la “suprema necessità” – una questione di vita o di morte – di disporre con sicurezza di enormi quantitativi di materiale combustibile per far funzionare giorno e notte tutto il sistema che dà vita all’esistenza germanica. Gli attuali rifornimenti di provenienza russa, nel contesto di un clima di nuova guerra fredda instaurato in Europa dagli interessi militari guerrafondai USA (dal 1945 in poi l’unico paese al mondo che ha fatto e fa la guerra dappertutto sono proprio gli USA!!), nulla può escludere che vengano un giorno non solo a limitarsi drasticamente, ma addirittura ad interrompersi, se saltasse in mente a qualcuno a Washington di condurre gli eventi agli estremi (tanto si sa: come al solito e come è sinora successo, saranno solo gli europei satelliti degli USA a subir danno, non certamente la “madre” USA, 8000 chilometri lontana! Già l’esempio degli islamici jihadisti può far riflettere).

Ecco pertanto che vengono sin da ora “preparati” i primi 50 miliardi di euro pro-EU, in realtà per l’80% pro-Germania. Il gas naturale e il petrolio che ormai sembra accertato esistano lungo le coste greche dello Ionio e del Mediterraneo possono fare gran comodo e rientrano perfettamente nella “gestione” dei 50 miliardi “accaparrati”! E visto che il debito greco più viene gonfiato con altri prestiti “offerti” con il ricatto e le minacce, ormai per nulla celate, e più diventa inesigibile e più ci si rifiuta di ridurlo e più affossa la Grecia in un budello senza ritorno, se gli iniziali 50 miliardi di “caparra” non dovessero bastare, altri 50 e ancora altri 50 o 100 miliardi di euro di gas naturale e petrolio sono la cosa più facile da ottenere in un programma a lunghissimo respiro e raggio d’azione inventato dal nemico n. 1 dell’Unione Europea, Herr Wolfgang Schaeuble e dal suo mentore “angelico” (!) Merkel!

 

 

untitled11

[Vuoi fare l’attore?
Studia insieme ai migliori]

 

 

(D)

Il programma che questi due personaggi usciti dall’apocalisse europea hanno posto in esecuzione rimane, nei loro progetti, intoccabile, anche se al riguardo personalità di ragguardevole caratura politica pur espressa nello stesso ambito comunitario, come l’ex ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, l’ex ministro dell’economia belga e presidente onorario della Banca Europea degli Investimenti Philippe Maystadt, ma specialmente l’ex primo ministro francese Michel Rocard non hanno mancato di definire “schizofrenica” l’ipocrisia ideologica riscontrata nella mente e nella mentalità di queste Istituzioni che non si peritano di dichiarare la loro “solidarietà” alla Grecia, da una parte, e rifiutare, dall’altra, i finanziamenti a dimostrazione appunto di tale solidarietà! E quand’anche acconsentano di disporre dei fondi, ferali condizioni dettano che con la solidarietà fanno a pugni!

E “Fatale per la Grecia, ma anche per la Germania e l’Europa, è la politica della Cancelliera e del suo ministro dell’economia”, ammonisce l’ex ministro degli esteri tedesco Joska Fischer in un articolo nel quotidiano Sueddeutsche Zeitung e prosegue ancor più critico: “ hanno fatto un passo verso la trasformazione dell’Europa in una zona d’influenza germanica”, mentre d’altro lato perfino il pure tedesco filosofo Jungen Habermas non ha peli sulla lingua: “È stata vituperevole la fredda e scostante reazione del governo tedesco” (alle proposte greche).

E non dimentichiamo che la stessa rivista tedesca Der Spiegel, nel riferirsi a tale programma, lo paragona senza mezzi termini ad un “catalogo di atrocità” o “catalogo di crudeltà”!

E ancora i medesimi tre ex politici or ora citati, nel loro articolo pubblicato da Le Monde(20.7.2015) non possono esimersi dal ricordare l’esempio – ormai classico – della Germania del 1953, distrutta da una guerra che essa stessa aveva provocato, ma favorita dalla benevolente “concessione” dei paesi europei vincitori, tra i quali anche la Grecia(vale la pena di ricordare), di radiare il 62% del suo immenso debito e permettere alla stessa di saldarne la rimanenza in ben 30 anni!

Certo, all’epoca, a seguito di quella “sistemazione”, “nessun cittadino francese o italiano ha visto aumentare le imposte nel proprio paese e farsi carico dell’importo “graziato” alla Germania per cui, se ciò fu possibile nel 1953 per la Germania”, segnalano gli autori dell’articolo, “non si vede perché non possa essere possibile nel 2015 per la Grecia!!” E concludono ponendo il dito sulla vera piaga: “Vediamo che il problema non è solo finanziario, ma principalmente politico”, di nuovo ponendo la cruciale domanda: “È forse ancora possibile per un popolo in Europa scegliere una politica che contrasti con le politiche liberaliste?”

Sta qui il nocciolo della questione greca! A buon intenditor poche parole. Ed è questo che i popoli devono vedere quando vanno a votare.

Quanto, infine, a questo terzo mortale memorandum le conseguenze del quale cominceranno a farsi sentire per tutti i greci – al Governo, al Parlamento e nella popolazione – dal 3 agosto in poi quando, dopo l’arrivo del “Quartetto” o “Quadriga”(!), come s’è affrettato di definirlo Jean Claude Juncker (Declαn Costello, rappresentante della Comissione Europea, Rasmus Rüffer, della BCE, Delia Velculescu, inviata del FMI e Nicola Giammarioli, rappresentante dell’ESM), inizieranno gli incontri, le discussioni, le imposizioni e gli scontri con le parti greche, sono pienamente convinto che dal punto di vista giuridico in nessun modo possa ritenersi valido: di fatto, essendo stato firmato palesemente e incontrovertibilmente in condizioni di asfittici ricatti e terroristiche minacce, l’annullamento è manifestamente previsto dalla Convenzione di Vienna.

 

 

unnamed53937

[ – Col terzo memorandum ci metteranno in ginocchio…
– Ho sentito che ci daranno una carrozzina gratis…]

 

 

(E)

Con tutta questa “storia greca” davanti agli occhi, è evidente che ci troviamo di fronte ad una vera e propria politica espansionistica tedesca e non è da escludere che vi sia un accordo segreto tra USA e Germania in posizione di alter ego statunitense in Europa, un accordo nel quale viene affidato alla Germania il dominio su tutta l’Europa occidentale, centrale ed orientale (i paesi dell’ex blocco sovietico ora sfegatati occidentalisti!) ed il compito di essere la punta di ariete verso e contro la confinante Russia attraverso la “volenterosa” Ucraina.

Ricordiamoci a questo proposito due circostanze che la dicono lunga sull’esistenza, a malapena celata, di un vero progetto “Europa germanica”. È recente la proposta di Schaeuble per una revisione (=ridimensionamento=riduzione) dei poteri della Commissione Europea e ancor più recente, ma ancor più indicativo, l’intervento al quotidiano Rheinische Post di Christian Linder, presidente dei Liberali(FDP) il quale scrive che “bisogna continuare l’elaborazione di un “Piano B”” (cioè: vuol dire che è già in atto una simile procedura in Germania) e sollecita addirittura Schaeuble a proporre subito un (nuovo) “diritto dell’insolvenza” valido per tutti gli Stati (quindi, norme internazionali!) che preveda altresì “l’uscita dello Stato dall’Eurozona”. Più progetto di dominio tedesco di questo!…

A tutt’oggi le risultanze della politica germanica danno ragione a questa ipotesi (dico ipotesi, per ora, anche se in realtà deve essere piuttosto una certezza). L’influenza e il “potere” tedesco nei paesi del Benelux, scandinavi, baltici e sopra tutto ex comunisti(Polonia, Cechia, Croazia, Slovacchia, Romania, Bulgaria e, in minor misura, Ungheria) è di fatto non solo assicurata, ma piuttosto imposta con la forza(o allettamento, se si preferisce) dell’economia e delle finanze. Ed è ormai indubitabile che l’asse centrale della politica tedesca, e ovviamente anche quello americano, sono rivolti verso questi ex satelliti sovietici dimostratisi più che idonei mezzi di pressione anti-russa.

Dall’altra parte del continente, la parte estrema sud-occidentale, Spagna e Portogallo con i governi attuali risultano fortemente attaccati al carro tedesco, anche se ancora non si è ben capito cosa sperino di guadagnarvi. Quanto alla Francia, l’imbelle pseudo-socialista Hollande finché sarà al potere non sembra che possa far nulla di diverso da ciò che fa di solito un governo conservatore, al pari degli altri governi conservatori neo-liberali in Europa. Infine, l’Italia, con il suo debito di trilioni di euro(sembra 6 trilioni di euro insieme a quello della Francia) è già col cappio al collo, in bilico sul filo del rasoio checché ne dica Renzi, un altro pseudo-di sinistra, sì che ogni suo movimento è attentamente vagliato sotto il vigile (per ora silenzioso) controllo tedesco per il caso in cui lo stato di cose “penda” verso la “soluzione Grecia”.

Già, appunto, la Grecia! E diciamo allora le cose col loro vero nome: non nascondiamoci dietro la stupida ipocrisia benpensante! La Grecia: la prima cavia dell’esperimento germanico nell’Unione (Unione: un altro eufemismo idiota per idioti!) Europea, il primo paese destinato a costituire esempio, e spauracchio per gli altri paesi “disobbedienti”, della nuova egemonia tedesca, non più militare, ma – molto meglio! – economica, ugualmente se non più mortifera e ugualmente impietosa.

Dubbio alcuno non v’è che la “penetrazione” tedesca per espugnare il “fortino” (modo di dire!) Grecia era cominciata sin dal 1996 con al governo il primo ministro Kostas Simitis del PASOK, in piena forza in quei tempi, un uomo nutrito fino al midollo di Germania, tanto da identificarsi pienamente con le intenzioni e le mire tedesche e costituire l’ideale “cavallo di Troia”, ma meglio si dovrebbe dire “Efialte”, a completo danno della propria patria.

Non poca parte in questo incessante processo di espugnazione e asservimento ebbe anche il fratello, Spiros Simitis, una specie di eminenza grigia, tedescofilo fino all’osso, con apposita e fissa residenza in Germania per un perfetto tramite fra i progetti e i personaggi tedeschi e il “disponibile” capo di governo greco.

E tanta parte altresì alla “pacifica” occupazione germanica della Grecia mediante la gigantesca leva finanziaria delle maggiori imprese industriali, e non solo, tedesche ebbe l’adesione ellenica all’euro – un’adesione entusiasticamente caldeggiata e sostenuta da Simitis e “opportunamente” appoggiata (of course!) dalla Germania ma anche un’adesione la cui attuazione tecnica, pratica e teorica era assolutamente priva di qualsiasi valido elemento di appoggio e mai, e poi mai avrebbe dovuto aver luogo nella situazione economico-monetaria in cui versava allora la Grecia, ma che costituì invece la ideale formalizzazione dello stato di satellite della Grecia nei confronti della Germania e il trionfale tradimento di Simitis (alto tradimento?).

Da allora la “grande abbuffata” della nomenclatura partitica e governativa del PASOK iniziata dieci anni prima e nel contempo il progressivo smantellamento della industria(interminabili i fallimenti provocati a ditte e società pur fiorenti e indispensabili nell’economia greca!) e dell’agricoltura(interminabili i divieti, le limitazioni e i cambi di colture, come pure interminabili le distruzioni di colture “non ammesse” dall’UE!) lungo un percorso che vide successivamente alternarsi i “socialisti” del PASOK con i conservatori della Nuova Democrazia (Nea Dimokratìa) fino al 25 gennaio 2015, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti anche se, come al solito, i colpevoli anziché trovarsi in galera per i loro “quatre cents coups”, stanno ancora liberi a strillare imperterriti, impenitenti e ipocriti.

L’ultima fase del processo di svendita della grossa proprietà chiamata “Grecia” e sottomissione al padrone tedesco e collateralmente comunitario europea si sta svolgendo in questi ultimi 15 giorni di luglio 2015, un mese di luglio che nella moderna storia ellenica ha visto verificarsi una lunga serie di eventi funesti che profondamente e a lungo hanno poi inciso nella vita pubblica e privata del paese.

 

 

2015.02.26 Θα λέμε την τρόικα, θεσμούς

[Chiameremo la Troika Istituzioni, l’estensione ponte,
il memorandum contratto, e Samaràs Tsipras]

 

 

(F)

Per concludere la presente trattazione giova, credo, esporre alcune osservazioni e in particolare qualche dato numerico che tradiscono uno stato di cose a dir poco disperato.

Di certo il nuovo memorandum verso il quale ci si avvia, nei suoi elementi fondamentali procede sulla medesima via d’insuccesso dei due precedenti, accentuando vieppiù la negatività della politica contributiva a carico di una popolazione il 40% della quale sta già vivendo sotto la soglia della povertà. Altro, diverso scopo non ha l’imposizione da parte dell’Eurozona di misure preliminari pari a 3,1 miliardi di euro in mancanza delle quali non può essere accolta la richiesta greca di prestito all’ESM, violando in tal modo anche l’art. 13 dello Statuto dello stesso ESM.

Nel contempo il debito pubblico greco dall’attuale 183% del Pil andrà proiettandosi molto presto al 200% del Pil, se al riguardo le previsioni del FMI sono attendibili: un debito quindi del tutto ingestibile e per il quale l’unica soluzione, che lo stesso FMI richiede, si trova in una sua decisa riduzione del 30-40%.

In merito ai due precedenti paragrafi avremo modo di sentire in chiusura le osservazioni e i pareri dei maggiori economisti a livello mondiale.

Anche questa volta dunque attraverso il super indebitamento della Grecia la nuova Troika (ora: Quartetto) riesce a realizzare tre importantissimi risultati, e cioè:

1) salva, o comunque fortemente favorisce, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale secondo le seguenti modalità: sull’importo di 53,5 miliardi di euro che la Grecia chiede quale prestito all’ESM, i 27 miliardi sono destinati al pagamento delle obbligazioni della BCE, obbligazioni depennate dal FSI del 2012 e obbligazioni che la BCE aveva acquistato al settore secondario con lo sconto del 40% mentre adesso esige di essere pagati al loro valore nominale, ossia al 100%! La rimanenza dell’importo è destinata ai vecchi e nuovi pagamenti al FMI, per una parte, e per l’altra ai vari recuperi a favore di enti pubblici, casse assicurative e organismi dell’amministrazione locale;

2) mette le mani sul patrimonio pubblico della Grecia per un importo (iniziale) di 50 miliardi di euro (a proposito: v. supra) il cui incasso andrà per 25 miliardi alla ricapitalizzazione delle banche(un altro guadagno della BCE) e 12,5 miliardi per saldare parte del debito pubblico;

3) raggiunge lo scopo di perpetuare lo stato di tutela della Grecia chiaramente trasformata in un vero e proprio protettorato(altri dicono: colonia) dell’alleanza dei creditori. Entro questa cornice il memorandum prevede: a) l’obbligo di privatizzazione di ben 14 aeroporti periferici(tra cui quello di Salonicco, seconda città greca dopo Atene), già da ora destinati ad essere “acquistati” a prezzi stracciati(!!) dalla società tedesca Fraport, che praticamente controllerà il traffico aereo di tutta la Grecia!!; b) la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato; c) la privatizzazione dei porti del Pireo e di Salonicco (i due maggiori porti greci e del Mediterraneo centro-orientale); d) la privatizzazione dell’autostrada Egnatia (672 chilometri da Igumenitsa sullo Ionio ad Alessandropoli, al confine greco-turco); e) la privatizzazione della Società greca di elettricità, un ente di primaria, strategica importanza; f) la privatizzazione dell’intera zona del vecchio aeroporto di Atene “Ellinikòn”.

Una Troika (Quartetto) guidata essenzialmente dalla Germania significa che tutte queste “privatizzazioni” altro non saranno che possessi diretti o indiretti germanici con le conseguenze che ognuno può immaginarsi!

Naturalmente tutti possono chiedersi se un paese indipendente e sovrano potrebbe acconsentire a simile disastro economico! Un disastro, come s’è visto, imposto alla Grecia sotto la minaccia, ben organizzata e orchestrata, bisogna convenire, dalla Commissione Europea(proprio dal filelleno Jean Claude Juncker!), dalla BCE, dall’Eurogruppo, dalla Germania e i suoi satelliti, di fallimento bancario e nazionale o/e uscita dall’euro.

E siccome molti “benpensanti” verranno fuori a dire: sì, però la Commissione e il suo Presidente concedono pure alla Grecia (pacchetto Juncker) ben 35 miliardi di euro – non si può a questo riguardo non ricordare che a tale importo la Grecia ha comunque diritto, facendo parte dei fondi del bilancio comunitario quali finanziamenti del periodo 2014-2020 e riguardano: i 20 miliardi dell’NSRF e i 15 miliardi dalle casse agricole che sovvenzionano gli agricoltori. Sono quindi importi che non riguardano i prestiti e sono comunque da assegnare alla Grecia quale membro dell’U.E.

Tutto quanto precede conduce ad una sola, complessiva e incontrovertibile constatazione: le decisioni assunte nella Conferenza dei Capi di Stato membri dell’Eurozona confermano e ratificano il regime di colonia di debito di cui è stato fatto carico alla Grecia: colonia in quanto ormai giuridicamente dipendente dagli stati creditori; debito in quanto economicamente sottomessa alle volontà finanziarie dei medesimi stati creditori.

 

 

10-2-skitso-4-thumb-large

[ – Ma come ti sei ridotto?
– Oggi, per non farti licenziare, devi prendere
uno stipendio da cinese, lavorare in condizioni
tipo Congo belga, e devi avere un’assicurazione
sul lavoro come un indiano emigrato in
Guineas Bissau]

 

 

(G)

Nessuno sa, ora come ora, se si tratti di una situazione di non ritorno o meno. Ed è a tutti palese che, a questo punto, il pallino è passato al popolo greco e alla sua reazione a breve, medio termine e prossimo futuro.

Il notissimo esperto politico americano, ex segretario di stato agli affari economici del governo P. Reagan, Paul Craig Roberts esclama: “La sorte dell’umanità è appesa alla reazione dei Greci all’endgame della nera élite mondiale”, descrivendo ciò che attende i Greci nella realizzazione del vergognoso “accordo” che li costringerà ad “essere cacciati via dalla propria terra da un’economia che sarà crollata”.

Ma leggiamo come si esprime l’ex editore del Wall Street Journal nella parte centrale del suo articolo-folgore stigmatizzando il tradimento del sistema economico ellenico: “Non so se i Greci si sono resi conto cosa significhi l’accordo con il quale il loro primo ministro ha consegnato il paese all’Europa dei banditi! Molto presto capiranno che non gli sarà più permesso di vivere in un paese indipendente, e che ormai li hanno resi una colonia di negri sottoposti ai gruppi bancari stranieri, e che il loro paese è un’ipoteca per un debito che non potrà mai essere saldato(.). La Grecia però è solo l’inizio. I Greci saranno scacciati dalla loro patria (n.d.r :la vera e propria invasione di emigranti di ogni genere che ne sia forse la prima fase?) da un’economia che verrà distrutta, un sistema di previdenza sociale disfatta, una disoccupazione balzata a livelli altissimi, mentre le imposte privatizzazioni offriranno agli stranieri le grandi unità economiche del paese. A questo “esempio greco” seguirà una serie di altri paesi in Europa, che aspettano pazienti la loro distruzione.

L’olocausto del XXI secolo è cominciato con il calcio d’inizio in Grecia e con il tradimento compiuto dal sistema politico greco a carico del proprio paese e dello stesso popolo.

La partita però non è finita, ora appena comincia. Il mortale accordo che grava sulla Grecia è impossibile che venga accettato dagli Greci e ciò che più impressiona è che l’umanità intera è appesa alla loro reazione all’endgame della nera élite mondiale.

Oggi il destino di tutta l’umanità dipende dai Greci!”

Belle parole, quanto si voglia, ma sterili se l’umanità sta fare lo spettatore apatico e abulico e “tifare” semplicemente per la Grecia. Se però l’esempio greco ha valore anche per tutti gli altri paesi del mondo, come è incontrovertibile che lo abbia, allora questa stessa umanità, che “dipende dai Greci”, ha pure a sua volta l’obbligo morale e materiale di “muoversi” per contrastare e annullare la “nera élite” che divora il mondo!

E se il testo di Paul Craig Roberts è vero che contiene elementi di verità che possono accendere la più ampia reazione patriottica del popolo (e del governo) greco, allora i competenti pareri di illustri economisti hanno sicuramente il potere di rafforzarne lo stato d’animo, il coraggio e la volontà di affrontare un ricatto colossale e criminale che ogni paese europeo, cui preme la giustizia e l’onore nazionale, ha il diritto e l’obbligo di condannare senza mezzi termini.

Joseph Stiglitz (Conferenza TV al Web Tv della Agenzia di Stampa Ateniese e Agenzia Stampa Macedone) ritiene che si tratta di un “programma incoerente che rappresenta assolutamente solo miserabili parametri economici” e prosegue: “mi è molto difficile capire gran parte della posizione tedesca perché non se ne può trarre qualche significato dal punto di vista economico”, e poi ancora: “il FMI ha detto che deve esserci un alleggerimento del debito…potrebbe farsi un nuovo delineamento del debito, come proposto dal FMI”.

E appunto parlando di FMI da Washington Jerry Rice, direttore del dipartimento comunicazioni del Fondo ribadisce che “l’alleggerimento del debito è indispensabile per un programma efficiente”, un concetto confermato dal 71% dei 34 economisti che partecipano ad un sondaggio dell’Agenzia Bloomberg: “Senza un certo tipo di alleggerimento del debito, il ‘pacchetto’ non sarà mai sufficiente”, commenta Peter Dixon della Commerzbank giacché “caricare di ulteriori prestiti un paese che non può saldarli, corrisponde alla definizione della follia data da Einstein: Provare ripetutamente la stessa cosa aspettando un risultato diverso!”.

Certo, il FMI non è un istituto di beneficenza e non finanzia per i begli occhi di nessuno, ma nel caso specifico la sua idea della totale necessità di una generosa riduzione del debito per renderlo gestibile e quindi più facilmente redimibile appare del tutto funzionale e realistica. Se poi in cambio chiede altri “favori”, tutto è da discutere.

Quanto a Alan McQuaid della Merrion Capital Group, è chiaro che “se non avrà luogo questa riduzione, sarà difficile vedere questo paese sopravvivere a lungo dentro l’Eurozona”, mentre secondo Paul Robin Krugman “ad uno stato superindebitato non puoi imporre draconiani provvedimenti di austerità” per cui “in ogni caso dovrà esservi un generoso ‘taglio’ del debito greco”.

Naturalmente, a parte questi giudizi dei massimi economisti statunitensi, che in pratica rispondono alla più corretta logica economica e sono certamente condivisibili(ricordo, ad ogni buon fine: già gli antichi greci dicevano: ου λάβεις εκ του μη έχοντος, ovvero: non puoi ricevere da chi non ha), l’atteggiamento ufficiale americano nei confronti della crisi ellenica è stato sinora pesantemente pilatesco, in un preciso bilico fra intenzione di anodino confronto e contrasto con la Germania e astratte assicurazioni di comprensione/appoggio alla Grecia! Il che, tradotto in parole povere, rispecchia la vecchia, costante politica americana di dare poco e chiedere/avere molto(tutto) nei confronti della “storica amica e alleata” Grecia, in questa politica continuando a vigere ancora, sia pure unilateralmente pro USA, i criteri geopolitici stabiliti a Yalta nel 1945, anche se ormai, settanta anni dopo, tutti gli allora equilibri sono regolarmente “saltati” e i virtuali e reali rapporti del tutto alterati nei più disparati sommovimenti territoriali e politici.

La unilateralità come intesa dal fattore americano è apertamente riscontrabile nella più recente storia politica dei paesi balcanici dove alla “conversione” degli ex satelliti sovietici Bulgaria, Romania, Albania, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia al mondo e modo capitalista/liberale della Destra ideologica occidentale europea e oltreatlantica, mai propriamente osteggiata o impedita dalla confinante Russia non corrisponde un analogo opposto atteggiamento degli USA di accettazione degli sviluppi di una “conversione” della Grecia ad un sia pure teoricamente modo e mondo della ideologica Sinistra e inoltre senza connessione alcuna con inesistenti riferimenti europeo-orientali.

La guerra totale scatenata dal 25.01.2015 dalla Destra comunitaria, con non pochi addentellati con le pratiche di sopraffazione nazista, contro la Sinistra greca al governo pur corroborata dalla larga maggioranza espressa dalla volontà del popolo greco, e l’analogo atteggiamento politicamente critico delle istituzioni americane ancora indebitamente, a mio parere, legate a senso unico alle tragiche “spartizioni” di Yalta, rispecchiano davvero un pericoloso ritorno a intolleranze da “guerra fredda” che, allo stato attuale estremamente critico delle cose, troppo si sta avvicinando a premesse di una apocalittica “guerra calda”.

Staremo a vedere il “seguito del caso” quando la “logica” troikana comincerà ad aver effetti nel tessuto governativo e parlamentare greco e, di riflesso, nella vita quotidiana della popolazione, sopra tutto dei ceti meno o per nulla abbienti, visto che nel memorandum è stato “casualmente dimenticato” di riferirsi alla primordiale necessità di far pagare il dovuto proporzionale agli “aventi e possidenti” sinora rimasti indenni! Anzi, con la giustificazione che la misura provocherebbe il rischio di evasione fiscale, il FMI chiede l’abolizione della tassa di solidarietà dell’8% per i redditi superiori alle 500.000 Euro!

Le prossime elezioni politiche preannunciate per il 13 settembre 2015 ma ancora non definitivizzate (indispensabili a Tsipras, a parer mio, per chiarificare un panorama partitico interno alquanto nebuloso), forse condurranno a soluzioni che in questo momento non appaiono all’orizzonte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 09/11/2015 da in ospiti, saggi, scritture con tag , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: