perìgeion

un atto di poesia

Ho tante albe da nascere, Poemetto inedito di Lucetta Frisa

 

genova-antica-cartografia

 

I bambini si portano dentro una magia naturale.
Giordano Bruno

Gli esseri umani, anche se devono morire, non sono fatti per morire, ma per ricominciare.
Hanna Arendt

Bello, bello, bello mondo, bello ridere di
mondo in luce mattutina…
Mariangela Gualtieri

 

Un po’ di luce fioccava qua e là
da dove veniva se non si conosceva la parola alba
nessuna parola per dare forma
alla forma che rimaneva liscia e dorata
come il futuro mare a quell’ora.
Non si sapeva di toccare pelle
sabbia erba o cielo che da sé si nomina
come aria alta e appare
di colore azzurro a volte anche rosa.
Ancora non si era alzato il sipario:
Shakespeare e Molière attesero
mille e mille anni prima di scrivere
la loro Scena Prima.

 

*

 

Cosa provò la prima volpe che pose una zampa sulla neve
la prima rondine che si levò in volo l’occhio che si dischiuse
piano come una vagina dopo il buio freddo del sigillo,
il taglio, il singhiozzo al buio e quel bambino
che vide per la prima volta il mare! Nella schiuma
mise tremando il suo alluce e rise.
E colui che con un colpo di tamburo
spalancò l’universo!

Io muoio per quello che non mi sorprende più
che inerte si ripete senza emozionarmi.

(Qualcuno parlava e parlava
senza ascoltarmi anche se gli urlavo taci
chiudendogli la bocca con le mani e lui
continuava a parlarmi, senza viso
ma parlava,
un altro passando scosse la testa
e scappò via.
Guardandomi in giro
mura altissime senza insegna di strada
mura fitte nessuna fessura
e parole parole ansimanti.
Forse un cane abbaiava da lontano.
Cominciai a battermi la fronte con le nocche delle dita
sentii quella dura parete d’osso.
Mi svegliai).

 

*

 

Le consonanti i mattoni,
le vocali aria e saliva:
insieme impastano le belle sillabe
le architravi sonore del discorso
le lingue i linguaggi.
Se ci parliamo
i muri diventeranno porte.

All’alba
canta l’uccello note
ancora smemorate
all’aria consegna la sua luce
tenuta stretta in gola nella notte.

L’alba delle parole
è la A dello stupore
che balbetta e canta
nella gola
aperta
dei bambini
accoglie
come aria e latte
ogni cosa del mondo.

 

*

La volpe posò l’altra zampa un’altra volta e inaugurò una strada nella neve
altre volpi posero le loro sulle sue impronte, l’uccello proseguì
il suo disegno nell’aria, il bambino si tuffò in acqua e scoppiò ancora a ridere
e tu, se scura è la notte, fissa il punto chiaro là in fondo che non è più casa
ma dovrai andare andare chiuso nella tua paura
il cuore rivoltato il sandalo slacciato il ginocchio tagliato
e poi sarai stanco affaticato di tutta quella lunga lunga notte
verso un qualcosa, forse un’alba piccola e stordita
senza brezza né rugiada e imparerai
che tutto quanto precipita dal cielo
si schianta o devìa
che tutto quanto dalla terra nasce e si leva
deve inaridirsi
mutare pelle.
Anche le tue parole devi tenerle ferme
che subito non volino via.

 

*

La notte è l’attesa di una nascita
di tutte le nascite del tempo
dove si rigenera la pazienza
e il respiro futuro.
Germina dentro di te un altro te
che si stacca dal grembo per vedere
senza ciglia il sole e i fantasmi della luce
e ansiosamente li interroga.

 

*

Né vaporosa né fossile
cellula aliena nello spazio
chiamata paradiso e noi
i suoi atomi, come in certi affreschi
i santini intorno al trono del creatore
immobili in perfetto incantamento.
Un tempo che non si muove, morto
prima e dopo.
Che lingua si parlerebbe lassù? o il tacere
della lontananza sa raccontare l’indicibile? oppure
mai lo dirà per preservarlo intatto dentro la notte?
(Nell’universo ci sono tante porte).

Se esistono mondi a specchio
ci terremo stretti i sogni e i pugni
tutte le care ignoranze che non scivolino
dalle mani come quei pesci che vogliono tornare in acqua.

 

*

Pensa alla magia naturale dei bambini.
e agli animali
al loro grande mondo nelle pupille.
Davvero l’alba ha un segreto
che si perderà sulla strada allontanandolo
con le parole
Ma ovunque resta il suo seme
dolente e silenzioso
-invisibile.
Pensa a Giordano Bruno
incenerito per la visione di un mondo
al di là
visto solo da lui che l’ha toccato
con occhi carnali.
Chi apre troppo in fretta i nascondigli
brucia di febbre inumana
e in giro va appiccando roghi
di follia e meraviglie.

 

*

Non si sapeva
che al taglio seguiva altro taglio
al congedo altro congedo
se tutto
è un rosso fiotto di sangue una catena
ininterrotta
poi sciolta in grigia pena orizzontale
nebbiosa neve sporca mentre il tempo
adesso sta passando fermo
e ha nevicato nevica nevicherà
da un momento all’altro.
Il presente
è dunque questo sangue rosso
impastato di neve
che né si tocca né si vede
fino al punto estremo in cui le cose
si rovesciano di colpo e il fangoso confuso sangue
latte si farà
si dice
succhieremo felici quel cibo dolce e capovolto.

Sento il tempo come un’emorragia.

 

*

Che il latte dell’alba adesso non sia nero
per tutti gli oppressi dell’universo
che aprono gli occhi alla mattina
per tornare presto a morire
senza nutrimento di futuro
schiacciati a terra dentro le proprie ossa.

La morte non esiste all’alba.

I morti si trattengono nello spazio della notte
e lì soltanto respirano si moltiplicano.

Per loro non c’è posto dentro la luce.

 

*

Con una lama
si potesse di notte
recidere il destino
la sua spirale aguzza
che l’inerzia
svolge e riavvolge
nel mistero.
Ma dove come
ebbe inizio
quel suo ossessivo rotolarsi?
Una testa di drago si moltiplica
da lontano
ci guarda fisso.

 

*

Oggi non mi parlo mi dico solo
è l’alba:
è quando non si parla né si pensa.
L’alba, si, l’alba.
C’è un bambino che mi chiede l’alba
che cos’è?
Io gli dico guarda adesso e respira adesso
ti piace?
saprai l’alba cos’è
domani
quando sarai nel buio.

 

*

Palpitava il sipario e l’aria
sacra divenne, un brusìo di musica, e parlottando
si ingannò l’attesa e il cuore si scuoteva e si scuoteva
il mondo. Poi, lento, quel velluto rosso
lento tra i colpi di tamburo
sulla Prima Scena.

 

*

L’albero molto antico ha radici così fonde che le foglie
non le ricordano: nascono muoiono lontane da lui.
Patria e padre così lo chiama
chi non segue il soffio dello spirito e vuole
fermarsi all’infanzia e non andare oltre.
E quando più non ci saranno le stagioni?
Nessuna patria né inizio o fine
nessuna preghiera. Perché accadrà.
Quando, perduto il nome, un altro spirito
ci agiterà l’involucro svuotato di radici
pronto a colmarsi d’altro
o a non colmarsi più.
La grande Alba dell’albero si allarga allunga
cammina sottoterra cancellando il vuoto.
Per lui mai ci sarà tramonto.

Fu Jacopo da Lentini il primo
a scrivere poesie in italiano?
mentre io parlo o scrivo non ricordo
i suoi versi ma non cammino cieca
sono nella luce delle parole
che di ogni cosa prendono il posto
del tempo e del respiro,
se certe cose certe scritture
lasciano scie lucenti e solide dietro di noi
porte spalancate
come sogni
grandi
da ereditare
se si vuole.

 

*

Alle prime ore dell’alba
terra e corpo
ancora senza pelle
nulla li assale
turba
fa male.
Il mondo è petalo di fiore.
Dopo questa tenerezza
corazze artigli aculei
zanne cortecce squame
e scudi di guerriero.
Nelle parole
sinuose alte metafore
attorti verbi avverbi
allocuzioni metalliche
gelide
plastificate.
Fantasmi.
Tra chi viene
e chi è andato
la terra muta
la sua interna ossatura.
Sempre più incomprensibile
più dura.

 

*

Fili di luce sulla coperta
di nuovo giù le lenzuola i piedi
nelle pantofole e l’ultimo sogno
ha il peso di un sasso.
Caffè, poi si ragiona:
per far finta di esserci in questa casa insonora.

Comincio a mordermi le mani.

(Io non ridevo mai e mia madre
un giorno afferrò due coperchi
passò e ripassò sotto i miei occhi
battendoli con furia
cantando a squarciagola.
E risi finalmente risi
aprii qualcosa in me
divenni umana.
Dicono che se non si parla
non si sorride ai neonati
loro pian piano rimpiccioliscono
ingrigiscono
spariscono).

 

*

E le parole corrono per tutto il giorno
da gola a orecchio
da cellulare a cellulare
sorde balbettano
nelle infinite oscure reti digitali.
Che cosa si diranno?

Sotto le ciglia e le imposte
si è insinuato il presente
e intorno a me le cose
sono quelle di ieri: eterne.

Io muoio se nulla mi sorprende più
e inerte si ripete senza emozionarmi.

Insieme abbiamo sognato lo stesso sogno
il buio non ci ha disfatti
né la luce ricreati.
Se mi svegliassi in un’altra stanza
spezzerei questo legame e io
sarei chi?

 

*

Care cose vi prego,
sparite.
Voglio svegliarmi all’alba
vuota e lontana come l’orizzonte
che segna in larga conca
il mio mai nato futuro.
Insieme alle parole nuvolose
quando non si avverte
che un piccolo vento
tra di noi,
voglio andarmene da qui

dove non si parla non si scrive non si sogna
e si festeggia il nulla
con inumana
gioia.

Era perfetto il mondo nei suoi dettagli
ma restava al buio acquattato in pena
non c’erano gli occhi
poi la luce d’un tratto rivelò la scena:
e qualcuno che non la voleva
sognava ancora la notte.

 

*

Davanti all’alba io m’inginocchio
e prego:
tu non guardarmi,
ancora non ci sono
ho tante albe
da nascere
infinita luce
mi attende
corpi
da sentire
appena scendo giù da questo letto
già sono verticale
come tutti gli umani che si alzano
e subito eretti, legati alla catena.
Stare sdraiata è per me più naturale.

Dovrei curarmi la malinconia
svegliandomi all’alba
correre a vederla nascere
in tutti i luoghi del mondo
spalmarmi i suoi raggi sulla pelle
e attenderla
fino al giorno dopo
con gli occhi socchiusi.

 

*

(Una cucina immersa nella luce
io vado dritta verso la credenza e apro
l’anta dov’è giusto il posto per me
rannicchiata. Buio. Torno nel grembo e sono
felice non ho paura forse sono un gatto
ma il sogno non lo dice. Piano
apro l’anta eccomi dico mi abbaglia
quella luce e la voce
di mia madre che ride).

Spiaggia mattutina
alba di scena prima
a chi nasce il vento
va bisbigliando:
tu ed io
siamo
un solo soffio.

 

*

All’alba
l’uccello canta
note ancora smemorate
all’aria consegna la sua luce
tenuta stretta in gola nella notte.
All’alba
comincia a interrogare
dal chiaroscuro dei rami.
Lo spio e non lo vedo.
Sarà sempre il solo
a trovare le risposte.

 

*

Oggi
io là nel vuoto
sempre più taciturna
e le parole qui
separate
che sembrano le stesse
anch’io sembro la stessa
disegno
i loro contorni con le labbra
faccio finta di udirle
ma da un pezzo
siamo volate via
stese nel piatto letto digitale
senza più fare all’amore.

(Cielo bianco
piccole case calcinate senza porta
un albero secco forse un melo
un sentiero fermato in lontananza

e un lungo cane:
bianco con occhi bianchi
che non abbaia.)

____________________________________________

Note

Il verso Stare sdraiata è per me più naturale è di Sylvia Plath.

La frase Sento il tempo come un’emorragia è di Anna Maria Ortese.

Che il latte dell’alba adesso non sia nero fa riferimento al verso Nero latte dell’alba in Todesfuge di Paul Celan.

 

 

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8 commenti su “Ho tante albe da nascere, Poemetto inedito di Lucetta Frisa

  1. tramedipensieri
    30/11/2015

    La magia dei bambini … ma anche di certe poete e poeti non è per niente male :))
    Lucetta Frisa mi piace come scrive, mi piace molto.
    Complimenti per questa bella pagina di poe.sie.metto

    Mi piace

  2. fiammetta giugni
    30/11/2015

    Lucetta è veramente “nella luce delle parole”. Leggerla è stato un modo splendido di concludere la mia giornata, in attesa di un’alba nuova…

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  3. Pingback: Albe e magie naturali: su di un poemetto inedito di Lucetta Frisa | perìgeion

  4. Lucetta Frisa
    01/12/2015

    A Tramedipensieri e a Fiammetta Giugni un grandissimo GRAZIE per il loro intervento generoso e gentilissimo.

    Liked by 1 persona

  5. francescotomada
    03/12/2015

    Lucetta ha uno spessore che è indiscutibile e dunque quello che scrive credo sia valido a prescindere. Ma questo poemetto, compatto, un po’ un concept album, mi sembra riuscitissmo nella sua tensione, anche perchè è unitario ma non troppo omogeneo. E contiene alcuni versi fulminanti che brillano in un insieme già di per sè davvero pieno.
    Grazie della proposta, davvero.

    Francesco

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  6. Lucetta Frisa
    04/12/2015

    Molto colpita dal tuo bel commento, caro Francesco T. ma soprattutto dalla parola…”spessore”.GRAZIE!

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  7. Pingback: Lucetta Frisa. Ho tante albe da nascere (selezione di testi). | La poesia e lo spirito

  8. Lucetta, non solo spessore. luce interna su ogni buio. l’incanto di rivelare che siamo in quel cane con occhi bianchi, che non abbaia.
    ti abbraccio nel tuo cerchio sciamanico,
    Annamaria

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Questa voce è stata pubblicata il 30/11/2015 da in ospiti, poesia con tag , , , .
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