perìgeion

un atto di poesia

Sarah Tardino: l’ombrello rosso

 

 

tardino

 

di Marco Ercolani

 

 

«Sono il tuo testo a fronte –
è stato il sospiro, mentre aprivi gli occhi,
baciandomi la mano,
dopo il mondo salvato
dal frastuono della folle estate,
Per i tuoi battiti spaiati di strano cavaliere
combaciamo nelle pagine chiuse,
bocca sulla bocca, bocca sulla bocca,
siamo segreti dei lunghi inverni
che svaniscono col fiato,
poco prima delle neve».

Il linguaggio di Sarah Tardino in questo suo libro conquista toni di una sensualità acuta, morbida, struggente, che trova riparo in una logica formale severa ma elastica, con la quale non smette mai di comunicare al lettore la solennità del gesto, l’intensità della presenza, la sicurezza della voce. «L’immagine non è pura: non fa che andare» (Char).
Questa poesia guerriera, raggiante, traboccante, non conosce pause. «Divento un alfabeto di vocali felici / se tu sei il dono delle sillabe / che inarcano il centro e lo fanno scoppiare». Evoca una presenza misteriosa ma solare: «Benvenuto, Amico, / che di te / plachi e alimenti la sete, / che deridi il demone meridiano con / l’acutezza del tuo essere smarrito / nei covoni delle mie messi». Non alludere: con metafore che evocano dèi, profeti, figure mitiche, esprime la sua concitazione fantastica, il suo traboccamento. «Ho il tempo che batte sopra le corde saltate / e le matite, con le punte accecate di luce nelle mappe sigillate». Emerge dalla lettura del libro un gioioso stato maniacale, amoroso: «anche se stai a spiare il precipizio fra le dita»; la bellezza di un amore reale: «la poesia non è la cosa più importante / se non stai distante dalla mia bocca».
S. Teresa d’Avila scrive:
«Vedo un bianco e un rosso come non se ne vedono da nessuna parte nella natura – un lampo, un irraggiamento superiore a tutto quello che l’uomo può vedere, immagini come nessuno ne ha mai dipinte».
Tardino cerca questi lampi, questi irraggiamenti.

«Sono qui, cos’è Licata se non l’Itaca
dalla quale non mi sono mai mossa?»

L’anagramma del paese di origine, Licata, con l’Itaca di Ulisse, consente a Sarah l’identificazione con la potenza trasfigurante del viaggio odisseico – visto come magia e trance, estasi e ardore. Viva “nella fierezza di alberi eterni”, Sarah “parla” la magia della parola; dipana un libro composto con enfasi felice, quasi in assenza di pensiero, dove ogni dettaglio reale è investito da una luce lirica eccezionale. Scrive Paul Celan: «Non vorrei qui in alcun caso difendere le qualità oniriche della poesia; le poesie sono senz’altro il risultato di vigilie». Ecco: le vigilie di Tardino sono questi agguati della voce, che irrompe sulla scena del foglio.

«Mi sono scelta il mestiere di chi tiene il morso
della vita fino all’ultimo salto
e ti dico che sei l’assioma di queste carte,
che hai il principio di esistenza
come infiniti punti e rette che gettano le sorti dello spazio,
come la bellezza, che non nasce né muore
ma sta nei cerchi d’acqua di tutto il bene
che abbiamo lasciato cadere nelle nostre
esili ore quando non era che contemplarci
in puro scendere dei cieli per abitarci».

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Sarah Tardino, nata a Licata nel 1980, vive a Bologna. Ha studiato filosofia. Ha pubblicato versi e prose su riviste ed è presente in diverse antologie. Si occupa di critica letteraria e storia del pensiero. Ha collaborato per dieci anni con la rivista “in forma di parole” diretta da Gianni Scalia ed è stata redattrice della rivista Clandestino per la quale si è occupata in special modo di poesia contemporanea in lingua ebraica. È autrice di testi teatrali, alcuni dei quali rappresentati alla rassegna di teatro contemporaneo “Trame d’autore” di Milano. Fra le sue principali raccolte di poesia nel 2008 è apparso per l’editore Manni Il Custode, nel 2011 per l’editore Lietocolle il poemetto I giorni della Merla, nel 2015 L’ombrello rosso per l’editore Raffaelli, oltre a diverse plaquettes e libri d’artista. Ha partecipato a svariate manifestazioni poetiche italiane ed internazionali.

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