perìgeion

un atto di poesia

“Trobar leu” di Simone Giorgino

 

 

trobar_leu

 

di Marco Ercolani

 

«Fra le pagine ingiallite di un quaderno
ritorni a me che spero, dopo tanto,
di seccare l’inchiostro delle lettere.
E quando soffio su quei fogli invano
il mio respiro non asciuga niente anzi disperde
le macchie dappertutto sulla parte
di sotto della mano e sparge timbri
digitali: corpi di niente corpi
di reato»

Nella breve premessa al suo Trobar leu (che in occitanico significa “cantare in modo lieve”) Simone Giorgino avverte: «Non c’è leggerezza nelle poesie che seguono, semmai volatilità (angeli, pulviscoli, celicole). Volatile è anche la scrittura, che non è un precipitato di una mia esperienza delle cose, ma un precipitare – o meglio un vorticare: non c’è alto e basso in questa ‘mappa’ – dietro alcuni indizi di senso». E aggiunge: «La poesia non è mai sufficiente alla vita. Per questo m’interessano i progetti che non pretendono di fissarle, l’una o l’altra, in una forma stabile: ai testi conclusi e definitivi preferisco la precarietà degli appunti, oppure l’incoerente volontà, finzionale o no, di cancellarli».
Giorgino, fedele all’epigrafe di Vittorio Sereni che “intona” il libro, si oppone a ogni forma di minimalismo autobiografico e osserva la sua scrittura come un processo in atto, come la “segreta grafia” di un “foglietto abraso” Il poeta vive in un mondo marchiato dalla potenza concreta della scrittura. «La gomma alcune volte non serviva/ a cancellare tutto rimanevano / dei segni più profondi di parole / che proprio non volevano saperne / di andar via di ritornare all’ombra»; «o altre cose volatili in macerie / sull’agendina nera che scortichi / sul laccio sdrucito che squaderni / tutto l’inchiostro tutte queste cose»; «lasciatelo com’è con la sua biro / a mezz’aria che non vibra e libra / fatto anche lui di fogli nella foto».

Dentro questo libro corre la libera vertigine della pagina scritta:
«come si fa la pagina brunita
come dal niente prende dimensionela lettera la cifra
la voce che prima smarrita
ora batte alla porta, invita
al vento fresco che si insinua
in casa a fare grembi delle tende
a rompere vetrate e stipiti
a rovesciare i ninnoli
a spaginare ad archi i libri»

E tutto il libro – che trascrive incontri, impressioni, riflessioni, emozioni – è il colloquio del poeta col proprio taccuino che è sempre “altro”, come un dialogo che corre «sull’esercizio di una vocalità sempre più afona, sul brio di una musica ormai rarefatta, volatile». L’io biografico è solo uno dei tanti io possibili che ci troviamo a fronteggiare e l’identità è sempre una scommessa: «individuarci» è la parte visibile di un panorama inconscio tellurico, con il quale vivere un confronto continuo. L’identità non è mai uno stato psichico definito e definitivo: si compone di tracce biografiche, sogni, rimozioni, desideri. Viviamo all’incrocio di molte vite possibili, che trasmutano e si trasformano, nonostante alcune invarianti genetiche. Qualora si coincidesse totalmente con un’identità, vorrebbe dire che o si è folli o si è morti. L’io è i pensieri che lo traversano, e il cervello un palinsesto fitto di scritture passate, presenti, felici, infelici, immaginate.
Ma esiste un’identità segreta dove non vogliamo né essere compresi né essere visti e possiamo consentirci un progetto di libertà, separando il visibile dall’invisibile. «Primo progetto di poesia d’amore: io ho sognato / di saldare l’effimero e l’eterno / e ancora espio / e ancora scrivo». Secondo le antiche tradizioni l’identità più segreta al mondo è la follia. Ma la follia non è solo i sintomi della malattia: è anche la capacità del poeta di perdere la logica del discorso ed espiare, scrivendo, la propria inappartenenza al mondo. Come scrive Ilaria Seclì: «il freddo disfaceva la retta delle vie, / così’ lo specchio cieco seppe la profezia»

 

Simone Giorgino, Trobar leu, Lecce, Spagine, 2016

 

Annunci

2 commenti su ““Trobar leu” di Simone Giorgino

  1. angela palmitesta
    22/02/2016

    Ma che strane sinergie. Poco tempo fa ripensavo a Jaufre Rudel, poeta che ha cantato l’ amor de logn. Ci sono rimaste solo sei poesie, solo sei di questo poeta.

    E’ divenuto immortale , forse perchè

    “egli visse quando uomini, sentimenti e azioni possedevano ancora i contorni favolosi e liquidi necessari alla creazione del bello” .
    Buona giornata, Perigeion

    Liked by 1 persona

  2. Giorgio Galli
    22/02/2016

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatore.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 22/02/2016 da in poesia, poesia italiana, recensioni con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: