perìgeion

un atto di poesia

Giulio Maffii, Il ballo delle riluttanti

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di Roberto R. Corsi

“Debuttanti”, “riluttanti”, ma anche “ributtanti” (p. 36). Su questo agevole calembour Giulio Maffii ha costruito il titolo di un libro di poesie, Il ballo delle riluttanti, confezionato non convenzionalmente (formato a5, pagine in carta da zucchero) e in sole cento copie da Lamantica Edizioni. Giovanni Peli, compositore e poeta qui in veste di editore, sottolinea nell’introduzione l’attenzione per l’elemento musicale; attenzione a più livelli e, per quel che mi riguarda, comprovata nel momento performativo, durante un recente e affollato reading cui ho assistito il mese scorso. Mi limito qui ad accennare alla “stereofonia” del libro. Esso vede protagonisti da un lato il re d’Inghilterra Giovanni Plantageneto “Senzaterra” nell’atto di recarsi (1206?) nella città di Angers onde rivendicare i propri possedimenti francesi (carattere corsivo, pagine dispari: dunque “canale destro”, se volete); dall’altro un non meglio precisato nostro contemporaneo, invitato a un ballo di debuttanti che avverte come un guscio vuoto rispetto al “regno degli esclusi” cui la sua condizione sociale lo inchioda (carattere tondo, pagine pari: “canale sinistro”).
Quanto alle mie sensazioni di ascolto e poi di lettura, non è stata tanto l’assonanza Auge/Angers, ma piuttosto la struttura del libro, a rimandarmi subito a I fiori blu di Queneau, proprio per queste due figure così lontane tra loro che a un certo punto s’incrociano (lo insinuano i molteplici riferimenti testuali invertiti) in un salto spaziotemporale che forse implica un sogno reciproco, come nel romanzo dello scrittore di Le Havre. La componente poematica, comunque, è studiatamente leggera, appena accennata, non più di una cornice che lascia campo libero alle riflessioni dei due protagonisti; personaggi, per restare sul musicale, “in quinta giusta” per il loro dovere comune d’inscenare fino alla fine un copione che sentono inutile e caduco; del resto di lì a poco (1214) Giovanni perderà definitivamente ogni tenimento francese a favore di Filippo II Capeto, condendo gli ultimi due anni della propria vita di un senso d’inettitudine* che qui già traspare; mentre l’invitato al gran ballo tornerà entro giusto qualche ora alla sua vita insoddisfacente, alienante. Potremmo dunque vedere il titolo come un piccolo mascheramento e i veri “riluttanti in ballo” (un pas de deux o due assolo, scegliete voi) nei due protagonisti!
Lungo questo Schicksalslied, il verso libero di Maffii procede con passo disteso, lessico pianeggiante e alto potenziale d’immedesimazione del lettore (pp. 16-17; 26; 29-31):

 

La scelta della musica è importante
un corpo metronomo
la vita sulle punte
è un’occasione di rischio
lo sapevate senza saperlo
– l’inconscio mastica i gesti –
le prove talamiche
per la perfezione sincrona
Quanti gradini percorsi
in quattro quarti
senza variazioni
punti cardinali immobili
attraversati da sottili nervature

***

La distanza delle cose
è ferma tra noi
e le memorie altrui
Ognuno prepara la sua bara
raccogliendo legno riciclato
la nostra offerta trova spazio
e rifiuti nello stesso istante
Qui tutto è un brandello
qui tutti si lamentano
le polveri depositate sulle case
nelle parole non esplose

***

In tutto questa attesa
la dedizione nei tacchi di alluminio
Essere stati qui e sempre altrove
nella luce cruda degli accenti storpiati
Le debuttanti volgevano lo sguardo
sui volti migliori
sull’apparenza delle ciglia
e tu già secondario
imbottigliato nella perfezione superficiale
collocata nel fondo delle sale

***

Provate a stare dentro un’altra vita
e la vostra terra di non appartenenza
raccogliere bottoni e pergamene
in assenza
– mi spegnerai di nuovo gli occhi?
I re legittimi chi sono? –
exeunt exeunt exeunt
in sella cavalieri alle armi!
Non angosciarti non pensarmi
scorre solo il riflesso (è questo il mio regno)
siamo meccanismo
tra nascita e morte
raggio e rifrazione

***

Nelle gemme degli inverni
il parallelo affonda
nel contratto quotidiano
– un lavoro che avrebbero fatto tutti
un amore che avrebbe disamato tutti
Sei rimasto un feto
attaccato a una vetrina
dietro cui passavano le cose
Ti hanno stretto sotto assedio

***

Mi spezzo ad ogni soffio
di vento mi ricompongo
Cosa è scrosciato addosso
alla mia vita tiepida?
una copia di eventi estranei
nel regno degli esclusi
siamo tutti re
senza terra e perdono
senza eredità e fatti uomo

 

Giulio MAFFII, Il ballo delle riluttanti, Brescia: Lamantica Edizioni, 2015, pp.45
La foto dell’Autore è di Franco Renzi

*senso d’inettitudine che non dovette essere lenito neppure dalla epocale Magna Charta del 15 maggio 1215: se noi, a posteriori, la vediamo come una grande conquista nella storia del diritto e dei diritti, in realtà fu di fatto imposta al sovrano dalla necessità riconquistare la fedeltà dei baroni in rivolta da dieci giorni.

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Informazioni su Roberto R. Corsi

Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Scrivo per lo più [di] poesia e di musica classica, arte, cultura. I mostly write [about] poetry and about classical music, art, culture.

9 commenti su “Giulio Maffii, Il ballo delle riluttanti

  1. Roberto R. Corsi
    29/02/2016

    L’ha ribloggato su Roberto R. Corsie ha commentato:

    il mio primo articolo per Perigeion…

    Liked by 2 people

  2. francescotomada
    29/02/2016

    Siamo contenti di averti qui.
    Francesco

    Liked by 3 people

  3. Carla Bariffi
    29/02/2016

    continua così …;-)

    Liked by 3 people

  4. ninoiacovella
    01/03/2016

    Grazie per essere qui. Bell’esordio.
    Nino

    Liked by 1 persona

  5. Giulia Santoro
    01/03/2016

    Mi spezzo ad ogni soffio
    di vento mi ricompongo!

    Estremamente coinvolgente! Molto bello il tuo lavoro!

    Liked by 3 people

    • Roberto R. Corsi
      01/03/2016

      grazie Giulia! Come direbbe Adriana Lecouvreur “Io son l’umida ascella”… scherzo! “Io son l’umile ancella del genio creator”, cioè il Maffii!

      Liked by 3 people

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