perìgeion

un atto di poesia

Stefano Guglielmin / Blanc de ta nuque

 

 

foglio bianco

 

di Marco Ercolani

 

Il mio discorso dice di slegarci dalla facile acquisizione che Leopardi sia, tout court, il poeta del nichilismo compiuto (considerando ciò un mero dato, un solido punto di riferimento) per rimetterci invece a lui in quanto poeta che tiene il nulla nei circoli ermeneutico, etico e linguistico, i quali lo consegnano in una integrità impensabile, nella sua indefinibile presenza. Non dunque fare di Leopardi una pedana su cui piangere la morte di Dio (o scappare da questo assunto imprescindibile, rifondando improbabili bucoliche quotidiane), bensì muovere la terra con quell’aria asciutta che egli ci offre e che nel frattempo abbiamo assimilato (i 150 anni di cultura successiva) dando così al tempo denso dell’ora la mobilità del possibile, rivitalizzando anziché ridurlo a mero dato fattuale.

Con questa considerazione su Leopardi, che giunge quasi a fine volume, Guglielmin conclude il viaggio del suo libro, denso di note di lettura e di percezioni critiche che contrassegnano il suo personale pensiero sulla poesia contemporanea, vista come «crocicchio denso di relazioni, incontro di carne e pensiero, desiderio e paura, silenzio e chiacchiera, un fondo-sfondo trepidante che a un certo punto… diventa poesia, tante differenti poesie, tante presenze finite sparpagliate nell’esistenza».
Pur riconoscendo il loro valore a fuoriclasse come De Angelis e Viviani, Guglielmin, critico e poeta, sottolinea il desiderio di pensare il presente della poesia non all’ombra di qualche mostro sacro, che ne determini correnti e ideologie, e non come “buco nero che assorbe l’avvenire”, ma come attenta considerazione sul presente in quanto “terra fertile, sul quale scommettere un destino”.
La forza dell’autore, grazie a questo libro che raccoglie gli interventi del suo blog “Blanc de ta nuque”, è la costruzione di un canone personale, dove sono presenti Mesa, Rosselli, Di Ruscio, Ermini, Annino, ma anche Fantato, Toini, Daino, Pittaluga, Sannelli, etc, sul solco di quel “progetto infinito” che Porta auspicava per la poesia e il suo divenire.
Leggere oggi questa antologia critica e compulsare il blog omonimo tuttora attivo è gettare uno sguardo attento e consapevole sulle più determinanti esperienze poetiche di questi ultimi decenni. Guglielmin raccoglie, sceglie, commenta, in piena libertà, senza rispettare nessuna convenienza, praticando una scrittura critica che non condivide nessuna poetica specifica, ma crea la possibilità che un testo non sia solo frammento lirico ma oggetto di una lettura attenta, anche brusca, sempre consapevole. In tutto il libro, che mostra apertamente le sue scelte, si respira, come scrive Luisa Pianzola, un”aria fresca, mai viziata dalle dinamiche avvilenti del do ut des”.
Perfetto concertatore del suo spazio comunicativo, non asservito a nessuna ideologia, Guglielmin fa sua l’integrità senza compromessi del messaggio leopardiano, dove il nulla è attivo prodotto di una ricerca poetica e non sentimentale ripiegamento sulle proprie tristezze. E, da tutto il libro, traspare un’energica fierezza nel piegare il ruolo, spesso ambiguo, del poeta in versi al poeta che si fa critico di se stesso, che si impone di approfondire le “linee d’ombra” della sua ricerca artistica.
In tal modo l’autore si sottrae a qualsiasi ruolo di crescita e sviluppo, allineandosi qui al pensiero leopardiano per dire senza esitazione la sua idea autentica e vigorosa di scrittura, nella quale l’atto poetico «rinvia al foglio bianco dello scrittore, a quel luogo foriero d’angoscia in cui ci si semina ogni volta da capo, senza protezioni e garanzie, quel foglio il cui biancore è l’incandescenza dell’ombra, che ci riporta al primo giorno della creazione e ci espone alla massima responsabilità, senza requiem». In fondo – conclude il libro – «la vita autentica non è altro che questo: una scrittura, nello spazio-tempo con il corpo e la parola, con l’agire che lascia un segno, a partire dal riconoscimento che si muore soli, come il Drogo di Buzzati, ma si vive fianco a fianco con altri esseri in cerca di verità, di quella luce che solo l’ombra possiede».
Dentro “quella luce che solo l’ombra possiede” critico e poeta condividono il comune projectum futurum: trasformare la poesia da espressione individuale a ricchezza condivisa e condivisibile, all’interno di un orizzonte filosofico-letterario messo a servizio della scrittura altrui, di una produzione poetica disomogenea e spesso sommersa, fitta di voci diverse che rischierebbero di perdersi senza il legame di una libera attenzione critica: proprio con questa attenzione, umile ma fiera, Guglielmin si inoltra in una foresta senza sentieri tracciati, dove il semplice messaggio è non smettere di percorrerla.

 

Stefano Guglielmin, Blanc de ta nuque – Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea (2006-2011) – (Le voci della luna, 2011)

 

 

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6 commenti su “Stefano Guglielmin / Blanc de ta nuque

  1. ninoiacovella
    10/03/2016

    Può sembrare un dettaglio, eppure trovo che anche la copertina del volume sia particolarmente riuscita. Grazie.
    Nino

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  2. francescotomada
    10/03/2016

    Ho già parlato in termini entusiasti del Guglielmin poeta. Del Guglielmin critico dico semplicemente che per spessore culturale, capacità li lettura e soprattutto chiara visione del ruolo e dei doveri della critica credo che abbia davvero pochi eguali. Una persona che fa bene alla scrittura, e da cui abbiamo da imparare.

    Francesco

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  3. Carla Bariffi
    11/03/2016

    un uomo completo, in poche parole!:-)

    Confesso che io lo stimo di più come critico, come poeta solo per certi versi.
    c’è sempre un elemento che prevale sull’altro, in ogni individuo.

    la poesia oggigiorno appartiene solo ai giovani e ai defunti.

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  4. francescotomada
    12/03/2016

    Non so se sia bravo anche come idraulico o carpentiere, lo ammetto:-)
    In passato anche io ho avuto difficoltà a seguirlo come poeta, mentre apprezzo moltissimo l’ultimo libro. Del suo essere critico, oltre alla competenza, mi piace molto l’atteggiamento, diretto ma costruttivo.

    Francesco

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  5. pagale63alessandra
    12/03/2016

    La lezione di Leopardi e del suo “solido nulla” è di quelle da rivisitare continuamente. Guglielmin lo fa con grande serietà da anni, come critico e come poeta (bellissimi i versi della sua “Spoon river” moderna, “Ciao cari”).A. Paganardi

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  6. marco ercolani
    13/03/2016

    Sono felice che questo mio commento a Guglielmin abbia trovato molti consensi.

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