perìgeion

un atto di poesia

“Un rosso regalo di Natale”, un racconto di Reynol Pérez Vázquez

 

Übersetzer_6297

a Dimitris Allos

 

Durante la mia infanzia non ho conosciuto il Natale; almeno quello che reclamizzavano con pini, neve, luci colorate, tacchino e variopinte scatole di regali. Mio fratello Raul ed io identificavamo il Natale con le ciambelle, perché era l’unico giorno dell’anno in cui mia madre si metteva a prepararle. Il maggior piacere, oltre che mangiarle, consisteva nel macinare la cannella che poi lei mescolava con lo zucchero per decorarle.
Nessun tipo di macinino di spezie, nella nostra vita frugale di allora nessuno avrebbe pensato ad un simile lusso. Mettevamo i pezzi di cannella in un tovagliolo, poi li avvolgevamo e giù colpi di martello. La ricompensa consisteva nello scoprire alla fine la polverina sottile e profumata. Solamente giocare a correre con i cavalli ci procurava una gioia simile a quella.
La fattoria dove vivevamo, proprietà di mio nonno paterno, si trovava a 50 chilometri dal confine del Texas. Era là, dall’Altra parte, che raccontavano che si viveva la vera vita. Gli amici e i conoscenti di mio padre sostenevano che vivevamo nel XIX secolo, senza una camionetta né un trattore per alleggerire i duri lavori dei campi, e non erano tanto lontani dal vero. Neanche a parlarne di un impianto di luce, lampade o frigorifero a gas butano. Pensare ad un televisore portatile equivaleva ad immaginare un volo intergalattico.
Quella situazione non si doveva a mancanza di mezzi economici. A mio nonno, che era nato nel 1882, non ispiravano fiducia alcuna le macchine che sembravano fermarsi così, proprio così, per volontà del diavolo. Per lui non c’era niente in grado di superare le bestie da soma, perché quando ne vedeva crollare qualcuna sapeva che era necessario procurarsene una nuova. Mio padre, figlio obbediente, seguiva alla lettera quella scuola, e noi ne subivamo le conseguenze.
Mia madre, incarnazione della pazienza, un giorno disse a mio padre:
«I ragazzi non possono continuare ad andare a scuola a cavallo o sul carro. Specialmente nella stagione delle piogge. Bisogna comprare una camionetta, anche se storta
«E la guideresti tu?» le contestò mio padre, per nulla contento dell’idea.
«Infatti Daniel impara a guidarla e il problema è risolto.»
Un pomeriggio di dicembre del 1968 un amico di mio padre arrivò con una camionetta Ford di color rosso. Mio fratello Raul ed io stavamo scorrazzando per il patio quando richiamò la nostra attenzione il fatto che mio padre e Daniel, mio fratello maggiore, giravano osservando con curiosità la camionetta del visitatore. Noi ci unimmo a quello strano gruppo, e allora mia madre ci comunicò a bassa voce l’incredibile notizia:
«Adesso abbiamo la camionetta!»
Raul ed io cominciammo a fare salti di gioia.
«È un modello del ’62 ma è ben conservata» annunciò l’amico di mio padre.
«Però è storta» replicò mia madre.
«A questo prezzo non ne trovi una così in Messico» intervenne mio fratello Daniel.
Era la seconda volta che sentivo quella parola e in questa occasione mi intrigò di più.
Mi piazzai nella parte anteriore e cominciai ad osservare attentamente la camionetta. La verniciatura brillava impeccabile e non vi era traccia che avesse alcun difetto.
«Storta?» esclamai a voce molto alta. «Io la vedo ben dritta.»
Gli adulti scoppiarono in una risata. L’amico di mio padre, un uomo che sembrava avere sempre la risposta adatta a tutte le domande, si piegò per guardarmi negli occhi e mi disse:
«Storta vuol dire che non ha documenti, ma non ti preoccupare, nessuno verrà fino a qui a portarsela via.»
Il mio cuore si sentì felice di sapere che effettivamente la camionetta non aveva alcun difetto. Il Natale era vicino e allora Raul ed io decidemmo che quella Ford rossa, modello 1962, era il nostro regalo. E cominciò allora una vita nuova! Come si vedeva diverso il mondo dall’alto di quella camionetta! Se qualcuno mi potesse restituire quell’allegria, ora potrei cancellare tanti episodi amari della mia vita.
Con l’aiuto dell’amico di mio padre e tra paure urti e scossoni, Daniel imparò a guidare. Poi venne il turno di mia sorella Olga che acquistò maestria molto presto. Quando la vedevo al volante, sicura, farsi strada tra i sentieri della fattoria, provavo un’enorme ammirazione per lei. Mi sembrava allora che si trasformasse in una persona diversa per lasciarsi alle spalle quella ragazza palliduccia e malaticcia che a volte piangeva per il minimo motivo.
Il Natale dura un giorno, la felicità un po’ meno. Daniel, che ogni fine settimana se ne andava a ballare con la Ford rossa nei villaggi vicini, un lunedì mattina non tornò come faceva di solito. Più tardi nella mattinata qualcuno venne ad avvisarci che la camionetta era caduta in un burrone. Il rosso regalo di Natale era diventato inutilizzabile. A mio fratello, in seguito al grande urto, è rimasta una cicatrice che fino ad oggi divide il suo sopracciglio sinistro. Poco tempo dopo se ne andò a Monterrey, stufo della vita di campagna, sempre dura e di prospettive limitati. Noi ritornammo all’esistenza precedente, accompagnati fino ad oggi da una tristezza che dopo nove anni risulta inspiegabile.
Ho imparato che la vita semina sofferenza anche se fra il suo fogliame grigio si fa strada l’allegria. E così, poco tempo dopo, come per miracolo, il Natale tornò di nuovo. Fu una sera di agosto. Come so ora che può arrivare un eroe, c’era l’amico di mio padre, con una camionetta Chevrolet, modello 1961. Era verde, e storta, naturalmente!

 

Traduzione dallo spagnolo di Gloriana Orlando

 

***

Reynold Pérez Vázquez (Agualeguas, Messico, 1959) ha studiato giornalismo presso l’Università Autonoma di Nuevo Leon. Dal 1987 al 1990 ha vissuto in Bulgaria, specializzandosi in lingua bulgara persso il liceo Gamal Abdel Nassar e la facoltà di filologia slava dell’Università di Sofia “Kliment Ohridski”.

Il suo lavoro si è concentrato sulla traduzione della poesia, la creazione di drammi e la ricerca cinematografica. Si è occupato anche di narrativa, come nel volume di racconti Memorias del tedio (2006). E’ autore di oltre venti opere teatrali, messe poi in scena nelle principali città del Messico. Le Edizioni El Milagro hanno pubblicato due volumi delle sue opere teatrali: Por debajo de la noche (2009) e Por encima de la vida (2015). E’ autore della biografia filmata dell’attrice messicana Pina Pellicer (Pina Pellicer, luz de tristeza, 2006).

Il suo lavoro come traduttore di autori bulgari ha ricevuto diversi riconoscimenti. Uno dei suoi testi è stato incluso nell’antologia di racconti di Natale Greetings to Dickens, (Scalino Books, Sofia 2012).

E’ stato sceneggiatore del documentario México, final de dos amores (Rosa Teixidor) sulla permanenza in Messico del poeta spagnolo Luis Cernuda (Messico-Spagna-Germania, 2012) prodotto da UNAM TV.

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Un commento su ““Un rosso regalo di Natale”, un racconto di Reynol Pérez Vázquez

  1. angela palmitesta
    30/03/2016

    Non conosco questo scrittore e quindi ringrazio Perìgeion che pubblicandolo mi offre la possibilità di sapere che esiste .
    Se ho capito bene ha scritto un volume di racconti nel 2006.
    Non ho capito però se questo racconto fa parte di quel volume. Se esiste una traduzione di Memorias del tedio, la vorrei leggere. Soprattutto per capire se gli altri racconti sono di questa qualità o migliori.
    Sollevare la paletta col voto inferiore alla sufficienza é un gesto triste e non si fa.

    Accade a volte che la barca non parta, non per mal tempo, ma per mancanza di vento e quindi si resta in porto.
    Il viaggio é rimandato. Mica prendere l’aereo: si aspetta e aspettando si fuma tranquilli una sigaretta.

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Questa voce è stata pubblicata il 30/03/2016 da in ospiti, prosa, scritture, traduzioni con tag , , .
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