perìgeion

un atto di poesia

Ma dove sono le parole?

 

Ma-dove-sono-le-parole-Candiani-Cirolla-su-lEstroVerso

di Francesco Tomada

 

Per un adulto accostarsi alle poesie scritte dai bambini è sempre un atto molto stimolante ma al tempo stesso estremamente complicato.

E’ sicuramente affascinante perché, probabilmente, l’infanzia è essa stessa poesia, in quanto rende esplicito lo stupore, e suscita in chi legge una sorta di “ritorno a casa”, il ritrovare quell’immediatezza che negli anni viene irrimediabilmente persa. Invece nell’imperfezione formale dei testi dei bambini l’immediatezza viene privilegiata non per scelta ma per necessità: è tutto lì, nell’urgenza del dire senza pensare alle conseguenze, spesso con aperture improvvise, splendide e al tempo stesso devastanti.

E’ invece difficile perché un adulto vive del proprio distacco anche leggendo, la sua tenerezza spesso è congenita con il “mettere una distanza” tra il sé e l’oggetto della lettura, e porta ad assumere, anche in modo inconsapevole, un atteggiamento in qualche modo paternalistico quasi per legittima difesa. Si legge con gioia ed emozione, ma è l’emozione per quello che anche noi siamo stati, non per quello che siamo ora.

Immagino che le stesse difficoltà, o anche maggiori, si ritrovino anche in chi lavora sulla poesia con i bambini: rinunciare al proprio ruolo di adulto è una perdita di protezione, è un mettersi a disposizione per consentire di esprimere ciò che c’è e non quello che si vorrebbe venisse espresso. Servono spalle larghe e una disponibilità profonda, un forte e sincero desiderio di ascolto senza sapere a priori quello che capiterà di sentire.

Questi pensieri, forse banali, mi servono per introdurre un piccolo-grande gioiello, Ma dove sono le parole (Effigie – Il Primo Amore), un libro che raccoglie molte poesie scritte dai bambini delle periferie multietniche di Milano nei seminari di una maestra speciale: Chandra Livia Candiani. Se il valore di Chandra Livia Candiani e della sua poesia è oggi (finalmente) riconosciuto, questo volume permette di conoscere uno spaccato meraviglioso, delicatissimo e contemporaneamente drammatico di un’infanzia spesso difficile, complessa, ma anche di fare luce su un aspetto fondamentale della persona Candiani, del suo modo di porsi di fronte ai bambini, del suo modo di lavorare con loro e soprattutto per loro. Fondamentale in tutto questo è il contributo di Andrea Cirolla, che non solo ha collaborato nella scelta delle poesie, ma ha firmato l’introduzione e si è prestato per una lunga intervista con Livia Chandra Candiani, intervista i cui brani costellano il libro e fanno luce sul percorso effettuato, raccontandone le finalità, le problematiche, i successi e gli insuccessi. Completano il volume due lettere, una di Andrea a Livia Chandra e una di Livia Chandra ad Andrea, che sono esse stesse una toccante e matura dimostrazione di affetto e umiltà. E poi c’è tanto spazio lasciato alla parola, alle parole di questi bambini spesso “difficili”, quando in realtà difficile è tutto quello che li circonda e li porta a crescere in modo disordinato e frettoloso.

Le poesie sono ordinate per tematiche (Il silenzio, Le parole, L’autoritratto, Il mondo, L’addio, I grandi, Quello che conta, Che cosa è la poesia, Le poesie dei bambini rom): di seguito vengono proposti alcuni dei testi che compongono la sezione L’Autoritratto.

 

***

 

Alessia, nove anni, italiana

 

Il piccolo autoritratto.

Io sono come l’acqua,

certe volte faccio caos,

come il rumore di una cascata,

ma poi sto calma

come una conchiglia

buttata nel vuoto,

certe volte provo

molta gioia e la mia pelle

diventa dura

dura come un sasso,

il mare si muove veloce

ma più lento delle mie parole.

Questo è il mio autoritratto.

 

 

Luka, dieci anni, albanese

 

Il mio ritratto

 

Il nove luglio nacque il rumore

che faceva molta confusione

con movimento e paura,

l’incertezza eccola qua

sono io.

 

 

Lucia, dieci anni, italiana

 

Io incompleta

 

Io,

come un risveglio senza fine

come paura senza urlo.

Io,

uragano senza pioggia

come natura senza fiori.

Io,

come un bambino che non sa cadere

come fata senza ali.

Io,

col tempo ho capito

che non tutti hanno tutto

ed è sbagliato

ho pensato.

 

 

Giovanni, dieci anni, ucraino

 

Io sono una povera coperta triste

che fascio povere persone

tristi

che mi spezzano il cuore.

Quando li riscaldo

provo un sentimento

molto bello

come la felicità

ma la cosa

più bella

è quando la gente

non è triste.

 

 

Joan, dieci anni, filippina

 

La vita di Joan

 

Tante persone

parlano,

altri

leggono e

altri

giocano,

sono proprio

viva.

 

 

Julian, dieci anni

 

Scalando rocce

lavorando sempre,

le mani si consumano

a una certa età.

 

 

Bryan, dieci anni, italiano

 

Io da bambino?

 

Le foglie si nascondono

dietro di esse c’è il sole

con i raggi oscuri ma io esco

da un incubo e mi ritrovo

nella terra e mi sento personale

io sono come sono

le mie mani, i miei occhi

io mi sento come sono.

 

***

 

 

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10 commenti su “Ma dove sono le parole?

  1. giadep
    05/04/2016

    Questo è uno dei libri di poesia tra i più belli letti negli ultimi tempi – di poesie così, così vere.

    Liked by 1 persona

  2. Pingback: Ma dove sono le parole? — perìgeion | inni in vani

  3. Massimiliano
    05/04/2016

    Molti bambini, spesso, scrivono delle cose fenomenali. Ricordo che nel volume “Poesie dei marginali”, curato da Bordini, venivano presentate (anche) poesie di bambini di metà/fine anni ’70: una meraviglia. Ecco, se proprio devo comprare un libro di poesia, compro “Ma dove sono le parole”. Grazie ai bambini, alla signora Candiani e a Francesco.

    Liked by 1 persona

    • ninoiacovella
      06/04/2016

      Caro Massimiliano, che coincidenza, il libro che hai menzionato l’ho ordinato proprio due giorni fa.

      Mi piace

  4. francesco sassetto
    05/04/2016

    Splendide, emozionanti come sa esserlo la vera poesia. Grazie Livia (un lavoro eccezionale), grazie Francesco per aver dato risalto a un libro assolutamente da leggere

    Mi piace

  5. ninoiacovella
    05/04/2016

    Viene voglia di abbracciare poesie e bambini.
    Penso a mio figlio di sei anni. Spero che questo possa essere il suo primo libro di poesia. Grazie.
    Nino

    Mi piace

  6. amara
    06/04/2016

    “Scalando rocce

    lavorando sempre,

    le mani si consumano

    a una certa età.”

    che bella..

    Liked by 1 persona

  7. redmaltese
    06/04/2016

    e’ da anni che sono membro di giuria in un concorso di poesie in dialetto per scuole elementari e medie di un paese vicino a me ( o a me, per origini, molto vucino). assolutamente nulla di banale Francesco. quello che hai descritto sull’approccio che va tenuto nel leggere poesie di bambini è assolutamente un testamento etico che va coscientemente applicato. grazie.un abbraccio.roberto.

    Liked by 1 persona

  8. francescotomada
    06/04/2016

    Che piacere i vostri commenti.
    Ma permettetemi un saluto speciale a Roberto, che non sento da tantissimo.
    Francesco

    Liked by 1 persona

  9. Carla Bariffi
    08/04/2016

    Ammiro le persone così sensibili soprattutto nei confronti dei bambini, anche il caro Sebastiano Aglieco possiede questo dono, l’ascolto e la presenza in poesia…
    abituiamo i bambini, leggiamogli le nostre poesie, anche quelle che ci sembrano difficili
    avranno sempre qualche acuta osservazione da rivolgerci.
    (lo dico perché l’ho sperimentato).

    un saluto!

    Mi piace

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