perìgeion

un atto di poesia

Una poetica presenza (su “La sposa nera” di Ilaria Seclì)

 

 

Ilaria Seclì - La sposa nera - Copertina

 

di Marco Furia

 

Con “La sposa nera”, Ilaria Seclì offre ai lettori una raccolta in cui tra un verso e l’altro, tra un componimento e l’altro, il dire sembra mostrarsi come presenza che manca eppure c’è.
Mi spiego meglio.
Il linguaggio poetico è tendenzialmente metaforico, allusivo, evocativo, ma non pare corretto ritenerlo inafferrabile in maniera assoluta.
Una parola, per quanto originale e diversa, è pur sempre un’espressione rivolta all’esterno, a qualcuno.
L’idioma poetico, certo, non segue rigidi canoni, tuttavia è riconoscibile, esercita un evidente fascino, fa parte dello sviluppo dell’umana creatività: possiede, insomma, una sua peculiare coerenza.
Ad esempio, le pronunce

“Il mio amore ha radici d’acqua
non ditegli che è disperso o annegato”

“non sei ancora arrivato
e già mi manchi
dirai che sono cambiata
invece no, guarda”

scardinano affettivamente il comune linguaggio, dando sbocco verbale a un desiderio espressivo incurante della logica ma, senza dubbio, non privo d’intima ragion d’essere.
Si legge a pagina 36:

“Datemi la chiave che la stella sfili al groviglio, le
spine e le maschere vuote, i fili dell’ora trita, del
luogo. Il fumo attorno al vetro, la nebbia succhiata
all’insegna”.

“Datemi la chiave” scrive la poetessa con tono espressionista: quale chiave?
Quella della poesia e della vita.
Ilaria intende aprire un varco verso i territori affettivi e desideranti dell’esserci, vuole, davvero, riuscire a vedere il mondo e il genere umano come assidua, feconda, possibilità.
Una metafora?
Per scoprire occorre saper cercare.
Si legge a pagina 39:

“Ci sono occhi che osano l’inesistente
accesso”.

La presenza che manca eppure c’è di cui parlavo all’inizio appare qui in maniera esplicita: quegli “occhi” testimoniano di un “inesistente accesso” pur, in qualche modo, esistente, se non altro perché l’autrice è in condizione di evocarlo.
Siamo al cospetto di un dire periferico?
Non direi, perché l’evaporare del centro non significa, a priori, assenza di legami linguistici capaci di promuovere un’espressione integra anche se dissimile, inedita, sorprendente.
Il tutto per via di pronunce precise e contrappuntate, sapienti ma spontanee, proprie di un consapevole dire che trova nella coerente discordanza l’intima ragione del proprio essere e, dunque, la propria essenza tout court.

 

Ilaria Seclì, “La sposa nera”, I libri dell’Arca, Edizioni Joker, Novi Ligure, 2016, pp. 50, euro 8,00

 

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6 commenti su “Una poetica presenza (su “La sposa nera” di Ilaria Seclì)

  1. tramedipensieri
    16/04/2016

    Solo il titolo cattura il mio immaginario…e le poesie qui scritte lo rafforzano…
    Molto belle!

    Liked by 1 persona

  2. leragionidellacqua
    16/04/2016

    Un giorno, anziché scriverlo, viverlo, l’assente, potremmo decidere di ballarlo, occuparlo, da squatters della poesia, farne una grande sala da ballo, una festa.

    Ringrazio Marco, la sua preziosa attenzione e i padroni di casa, sempre generosi.
    Ilaria

    Liked by 2 people

  3. marco ercolani
    16/04/2016

    Marco è sempre critico attento e luminoso. Sono felice della sua lettura del libro di Ilaria, fortemente voluto da chi ama questa poesia rara, visionaria, incisiva.

    Liked by 1 persona

  4. Giorgio Galli
    13/06/2016

    Lo sto leggendo, centellinandolo, lasciandolo risuonare, lasciando che si depositi. Un libro difficile, che chiede più d’essere ascoltato che “compreso”. Ha radici piantate nell’umanità più segreta di Ilaria, va a fondo nei miti e nelle ossessioni che governano il suo modo ferito di sentire il mondo. Ho avuto pudore entrando in un terreno così profondo, anche se Ilaria lo ha rovesciato sul tavolo nel suo modo impavido.

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  5. Pingback: Giorgio Galli sulla “Sposa nera” di Ilaria Seclì | perìgeion

  6. Giorgio Galli
    25/06/2016

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatore.

    Mi piace

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