perìgeion

un atto di poesia

Su “Avaro nel tuo pensiero” di Lorenzo Calogero

 

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di Antonio Devicienti

 

C’è un’opera poetica in Italia (quella di Lorenzo Calogero), c’è il fondo di manoscritti dello stesso autore depositato presso il Dipartimento di Italianistica e Filologia dell’Università delle Calabrie e c’è un progetto editoriale avviato dalla medesima Università insieme con la Casa Editrice Donzelli: tutto questo tesoro (straordinario ed entusiasmante) trova però difficoltà ad essere conosciuto, diffuso e anche solo pubblicato. Dopo l’uscita del primo volume si è verificata un’interruzione nella pubblicazione dei successivi libri dovuta ad alcune difficoltà nei finanziamenti dell’originale progetto editoriale, ma da qualche tempo è finalmente e per fortuna reperibile nelle librerie il secondo volume intitolato Avaro nel tuo pensiero. Deploro il fatto che a tale pubblicazione non sia seguita la giusta eco, ma, evidentemente, ben altri autori certamente superiori a Calogero meritano in questo Paese attenzione… Comunque sia, cercherò di dire rapidamente le ragioni che mi spingono a considerare questo libro eccezionale ed irrinunciabile.
Avaro nel tuo pensiero trova e realizza altissima poesia immediatamente e senza indugi nel linguaggio e tramite il linguaggio, superando in maniera radicale (se si tiene conto degli anni in cui il libro fu composto) l’Ermetismo con i suoi cascami e il Neorealismo. Assieme a Dietro il paesaggio di Zanzotto e ai Canti barocchi di Piccolo, all’opera multiforme e realmente innovativa di Emilio Villa, a quella di Luigi Di Ruscio e di Pier Paolo Pasolini, Calogero, nella sua solitaria e disperante devozione alla poesia, approda ad una scrittura che strappa la parola all’uso comune e logorato; per accostamenti di aree semantiche abitualmente incompatibili egli costruisce testi la cui bellezza al tempo stesso stupefacente ed ardua, enigmatica e magnetica trova oggi, probabilmente, dei riscontri originali e notevoli a livello di accostamenti lessicali e scelte sintattiche nell’opera di Cristina Annino , di Giulia Niccolai, di Marina Pizzi, senza dimenticare colei che da subito colse e cercò di promuovere la grandezza della poesia calogeriana: Amelia Rosselli.
Movendo dall’abituale stato di privazione affettiva esemplata sulle linee-guida dell’amore non realizzato o non corrisposto, questo libro dice, in maniera ben più complessa e nient’affatto banale, sì l’amore sottratto o che si sottrae, ma soprattutto il dolore esistenziale, l’assenza e la solitudine. E ciò accade nel mentre Calogero si libera da ogni condizionamento della tradizione e della convenzione lessicale e grammaticale. In tal modo egli può intessere un moto poematico che dall’io si dirige verso il tu, rompendo e rinnovando la tradizione lirica di matrice petrarchesca che, in Italia, proprio sul binomio io-tu ha trovato un’adesione plurisecolare: l’io lirico coincidente con l’io autoriale, dal suo isolamento talvolta anche volontario, talaltra conseguente alla devozione totalizzante per la poesia, costruisce un vero e proprio poema il quale, verbalizzando la solitudine, l’isolamento e l’esclusione accentua la bellezza affascinante di una lingua che viene a perdere ogni coloritura sentimentale e si dispiega per robuste analogie, per inediti accostamenti, per giri sintattici ardui ed eleganti.
Avaro nel tuo pensiero è approdo di sconvolgente originalità di un movimento doppio e concomitante: l’espressione dell’amore non realizzato e l’elaborazione di un linguaggio poetico nuovo, radicalmente più avanzato rispetto alla maggioranza delle proposte contemporanee. Calogero mette in atto nello stile e nel linguaggio la sua riflessione esistenziale: proprio il linguaggio viene forzato e costretto a dire in un modo ancora inaudito e che troverà soltanto decenni dopo dei riscontri. Se, apparentemente, la raccolta fu composta in pochissimo tempo a Campiglia d’Orcia nell’ottobre del 1955 come risulta dalle date d’autore apposte sull’ordinatissimo, lindo manoscritto, penso si possa ipotizzare la gestazione lunga di uno stile capace di costruire compatti testi attraversati da un’energia espressiva trascinante e inesausta la quale suscita l’impressione precisa di essere scaturita in un moto spontaneo e inarrestabile: anni e anni di scrittura, di accumulo interiore, di desiderio ardente d’essere riconosciuto poeta, di monacale solitudine e di sofferto attrito con le esigenze di una realtà per definizione impoetica, un tempo lunghissimo colmo di studio e di letture, deluso dai rapporti umani ed affettivi costituiscono, in un nodo inestricabile del piano psichico con quello intellettuale, il terreno che prepara l’esplosione di Avaro nel tuo pensiero. Il fatto è che, mentre Calogero si dedicava alla scrittura, rimaneva per lo più un isolato, sconosciuto alla maggior parte del mondo poetico italiano.
L’avanguardia degli anni Sessanta ignora (anche nel senso che non conosce) la poesia calogeriana, al di là del breve interesse suscitato dall’edizione Lerici e fatta salva Amelia Rosselli, appunto, che al gruppo palermitano aveva partecipato, ma che, a sua volta, aveva intrapreso un itinerario esistenziale e poetico peculiare e che più volte aveva provato ad attrarre l’attenzione editoriale e non soltanto sull’opera del poeta di Melicuccà. E oggi, al di là delle discussioni sull’isolamento di Calogero e sulla reale consistenza della sua cultura poetica, credo sia finalmente giunta l’ora di leggerlo, liberi da pregiudizi e da polemiche più o meno di parte. Avaro nel tuo pensiero costringe a prendere coscienza del fatto che tutta la storia della poesia italiana del secondo dopoguerra vada riscritta e rimeditata, credo, muovendosi lungo due direttive: l’una, storicistica, dovrebbe chiarire l’importanza e l’influenza dei vari libri di poesia pubblicati (loro ricezione, dunque e loro capacità di determinare nuove direzioni per la poesia) e l’altra dovrebbe rivelare quali, di quei libri, possano esercitare ancora oggi un magistero, scoprendo, magari, che Avaro nel tuo pensiero, composto negli anni Cinquanta e mai pubblicato, sa essere a noi molto più contemporaneo di libri ancora oggi celebrati, ma che hanno esaurito la loro energia o di titoli degli ultimi anni che rimangono più arretrati rispetto all’universo originalissimo del libro calogeriano in questione.

L’edizione Donzelli, un bel volume (rilegato e corredato dalla riproduzione di alcune parti del manoscritto) pubblicato nel 2014, è curata con sapienza e passione da Mario Sechi e Caterina Verbaro.

 

 

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5 commenti su “Su “Avaro nel tuo pensiero” di Lorenzo Calogero

  1. marco ercolani
    26/04/2016

    Una nota eccellente. Un libro che so già necessario. Il solo che mi manca, di Calogero. Per me centrale, nella poesia contemporanea italiana. Come ho scritto in “Fuoricanto” e “Vertigine e misura”. Grazie, Antonio.

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  2. Natale Pace
    29/04/2016

    bella scheda utilissima per noi che studiamo Calogero http://www.natalepace.it grazie!

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  3. vengodalsud
    02/05/2016

    La “stagionatura” dei versi dello sfortunato poeta di Melicuccà durò più di un cinquantennio durante il quale i manoscritti (più di ottocento quaderni), dopo tormentate vicende familiari, prima che la Magistratura li affidasse all’Università della Calabria, furono internati nei depositi della Casa della Cultura di Palmi, 
inaccessibili al pubblico e oggetto di un interesse distratto da parte del mondo accademico. Eppure furono ugualmente pubblicati volumi di critica sul poeta di Melicuccà e fatti nuovi tentativi di bilancio: da citare almeno i saggi di Antonio Piromalli (1970), Stefano Lanuzza (1987), Caterina Verbaro (1988), fino alla biografia scritta da Giuseppe Tedeschi per la collana “Calabresi nel tempo” della casa editrice “Parallelo 38” di Reggio Calabria.
    Forse proprio grazie all’impegno di pochi ostinati studiosi, l’oblio di Calogero non è stato totale. Sono state assegnate tesi di laurea in varie Università e brevi cenni compaiono in Storie della Letteratura italiana contemporanea. Non più disponibili, perché esauriti, i due volumi di Opere Poetiche editi dalla Lerici, l’accesso all’opera di Calogero sarebbe stata preclusa al pubblico e alla critica se durante il cinquantennale limbo non fossero state pubblicate alcune poesie già edite, in un volume dei Meridiani Mondadori, a cura di Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi, e quattro piccole antologie, frutto dell’impegno individuale dei loro curatori: Perpendicolarmente a vuoto, per i tipi delle edizioni Parallelo 38 di Reggio Calabria, a cura di Giuseppe Bova, Rodolfo Chirico e Angela Stilo, nel 1982; Poesie, curato da Luigi Tasssoni e pubblicato da Rubbettino di Soveria Mannelli, nel 1986; Antologia “con proposte di lettura”, a cura di Renato Meliadò e stampata dall’editore Falzea di Reggio Calabria, nel 1996; Itinerario poetico di Lorenzo Calogero, curata da chi scrive e pubblicato dalla casa editrice Qualecultura/Jaca Book, di Vibo Valentia nel 2003, per dare seguito alla forte richiesta emersa nel corso di una giornata di studi svoltasi a Melicuccà, per volere dell’Amministrazione Comunale, nell’anno precedente.
    Finalmente nel febbraio 2010, il convegno internazionale “Lorenzo Calogero, 1910-2010. L’ombra assidua della poesia”, organizzato ad Arcavacata di Rende, dall’Università della Calabria, sembrava dover porre fine al lungo ostracismo a cui era stato condannato Lorenzo Calogero per tanto tempo e si ebbe l’impressione che da quel momento in poi le sue carte, scannerizzate, trasferite su supporto informatico e custodite nel Centro ArchiLet dell’Università, assieme a quelle di Pierro, di Flora e di altri autori, sarebbero state poste a disposizione degli studiosi per dare via alla riedizione delle opere già edite e alla pubblicazione degli inediti.
    Il lavoro sembrava avviato quando la casa editrice Donzelli presentò la nuova edizione di Parole del tempo (2010) a cura di Mario Sechi, con introduzione di Vito Teti, ma qualche mese dopo (novembre 2011) invece dell’annuncio di altre edizioni di opere inedite, come si sarebbe sperato e come era stato promesso, sul Corriere della Calabria, un articolo a firma di Eugenio Furia, rivelava che si era aperto inaspettatamente uno scontro tra Unical e Regione Calabria sui Quaderni di Calogero. La facoltà di lettere dell’Università 
si sentiva offesa dall’“atteggiamento provinciale” della Giunta regionale che, ignorando quanto fatto fino a quel momento dall’Università, assegnava il compito di realizzare un convegno e uno spettacolo a Roma, per le celebrazioni del centenario della nascita di Calogero, al Comune di Melicuccà che, avanzando, tra l’altro, pretese sui manoscritti del “suo” poeta, delegava l’organizzazione delle celebrazioni all’associazione culturale “Villanuccia” di Firenze, consegnando così l’autore, che in punto di morte aveva scritto “Vi prego di non essere sotterrato vivo”, “a una dimensione strapaesana”.
 Da allora, con l’eccezione di una ristampa anastatica del volumetto Poco Suono – pubblicato da Calogero, a sue spese, presso l’editore Centauro di Milano, nel 1936 – realizzata dalle Nuove Edizioni Barbaro di Delianuova, sembrava si fosse posto fine, per l’ennesima volta, a ogni tentativo di valorizzazione dell’opera del poeta di Melicuccà.
    Nel mese di giugno del 2014, quasi un fulmine a ciel sereno, l’editore Donzelli ha pubblicato l’inedito Avaro del tuo pensiero, a cura di Mario Sechi, dell’Università degli studi di Bari, e da una delle più tenaci estimatrici dell’opera di Lorenzo Calogero, Caterina Verbaro, allora della seconda Università di Napoli, ora docente all’Università LUMSA di Roma. La pubblicazione è stata possibile grazie al contributo di UBI Banca Carime e alla cooperazione scientifica fra l’Università della Calabria, che custodisce, come si è detto, i manoscritti di Calogero, e l’Università Aldo Moro di Bari.
    La raccolta Avaro del tuo pensiero è stata scritta a Campiglia d’Orcia, frazione di Castiglione d’Orcia. In quel paesino a 810 metri di altitudine, ricoperto di neve, alle pendici del monte Amiata, che oggi conta appena quattrocento abitanti, Calogero era giunto il 22 gennaio 1954 come titolare della condotta medica, anche se in prova, dopo aver rinunciato alla possibilità di stabilizzarsi come ufficiale sanitario del suo paese natale.
    La vita in quel luogo non dovette apparire entusiasmante sin dall’inizio al medico-poeta, ma vi rimase fino al 23 gennaio 1956, quando, alla fine del biennio di prova, l’incarico non gli fu più rinnovato «perché la popolazione non gli ha dimostrato fiducia tanto che nella quasi totalità si astiene dal ricorrere alle sue prestazioni» e il poeta stesso, in una lettera di qualche giorno prima, 17 gennaio, indirizzata al fratello Paolo, aveva ammesso: «come medico non godo alcuna simpatia da parte della popolazione».
    Nonostante le disastrose condizioni esistenziali e professionali, durante la permanenza in quella condotta, l’amore mai sopito per la poesia riprese vigore in maniera inaspettata: lo dimostrano il volume Come in dittici, pubblicato più tardi, con prefazione di Leonardo Sinisgalli, le cui liriche appartengono al periodo di Campiglia, e le 197 poesie della raccolta Avaro del tuo pensiero, ora finalmente a disposizione dei lettori, scritte in un periodo brevissimo, dal 16 al 27 ottobre 1955. Molto probabilmente era un tormentato periodo in cui Calogero non si curava più della sua professione, ma era alla ricerca di mezzi espressivi per gridare al mondo la sua sofferenza e la sua rassegnazione.
    Due mesi dopo lasciava Campiglia per rientrare a Melicuccà. In quel freddo mese di gennaio, si concludeva amaramente la professione di un medico la cui vita era anch’essa volta al declino, ma cominciava a farsi autorevolmente sentire una delle voci poetiche più autentiche della nostra letteratura contemporanea: ne sono testimonianza i versi di Avaro del tuo pensiero che oggi sembrano proporre una ennesima ripresa del dibattito sul poeta di Melicuccà . È un’occasione buona, come afferma Caterina Verbaro nell’introduzione al volume appena pubblicato, per “riannodare il filo interrotto tra la poesia di Calogero e i suoi lettori, con l’augurio di riaprire così uno spazio di ricezione critica a un’esperienza poetica tra le più audaci e affascinanti”.
    Ora due pubblicazioni sembrano autorevolmente riproporre la poesia del poeta di Melicuccà: un’antologia di poesie tradotte in inglese da Jhon Taylor, Chelsea editions, New York, An Orchid Shining in the Hand e, in Italia, per i tipi di Calabria Letteraria Editrice, un nuovo volume, Lorenzo Calogero e la Critica, nel quale Teresa Martino, la sua autrice, ripercorre tutta la vicenda calogeriana, offrendo uno strumento indispensabile a chi volesse accostarsi ad un autore riconosciuto tra i più autorevoli della letteratura contemporanea e sicuramente un valido strumento per inserire Calogero nei programmi scolastici che fino ad ora, salvo rare eccezioni, lo hanno ignorato. Una domanda, però sorge spontanea: la “stagionatura” dei versi dello sfortunato poeta di Melicuccà è veramente finita o interessi economici e clientelari riescono ancora ad offuscare quella che è stata unanimemente riconosciuta come una della voce più autentiche della poesia europea del Novecento?

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  4. Giorgio Galli
    18/06/2016

    A Calogero, Marco Ercolani ha dedicato un bell’apocrifo in “Atti di giustizia postuma”. Grazie Antonio per questo articolo.

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