perìgeion

un atto di poesia

I “destini minori” secondo Marco Ercolani

 

ercolani_cop

 

di Antonio Devicienti

 

Vite minime e invisibili: Marco Ercolani prosegue la sua ricerca artistica ed esistenziale affidandosi a una scrittura che, nella propria tendenza apparentemente collezionistica, ambisce a esaurire tutte le possibilità del reale; c’è davvero una consapevole e creatrice follia in questo continuare a scrivere libri interi ora di apocrifi, ora, come nel  caso presente, di biografie brevi e inventate le quali hanno tutte lo stigma della verosimiglianza e dell’ossessione. La “tendenza collezionistica” cui accennavo non è però fine a sé stessa, ma è il risultato di questo permettere alla scrittura di diventare (o di continuare a essere) potente strumento immaginifico, labirintico andamento di specchi, scandaglio di ogni possibilità esistenziale e intellettuale, ché l’autore stesso, fedele al suo lucido (e liberamente scelto) delirio, prende a vivere le decine e decine di vite che racconta, pur conservando la necessaria distanza dalla materia narrata. Non mi si fraintenda: non vado in maniera banale sostenendo che questo nuovo libro di Marco sia il risultato di una “malattia psichica”, bensì (e basta aver sentito Marco stesso parlarne) la risultanza della follia di cui egli è sempre consapevole e intende come volontà di andare oltre i limiti dell’esperienza individuale, di aggirarsi al di qua e al di là e lungo l’apparente, illusorio, menzognero limite tra sanità mentale e pazzia (rileggasi, pubblicato dalla medesima Casa editrice, vale a dire Il Canneto di Genova, il magnifico Turno di guardia) – la follia quale metodo conoscitivo e feconda facitrice di testi, questi ultimi essendo esperimenti di scrittura e, prima di ogni cosa, smascheramento delle ipocrisie, radicale catabasi nel magma dell’esistere e del vivere in comune. Infatti, anche in quanto psichiatra, Marco sa bene che “follia” è un recinto all’interno del quale rinchiudere o etichettare chi “devia” dalla norma e che essa, in quanto recinto, è qualcosa di artificioso e imposto, di escludente a partire da un atto che nega la libertà e l’umanità delle persone.
Collezionare  (cioè mettere insieme, raggruppare) “destini minori” è, così, un ennesimo tentativo di scrivere un libro-mondo e un libro-mondo, una scrittura-mondo non possono non presupporre (non è un paradosso, a ben riflettere) da un lato un totale senso della realtà e, dall’altro, l’opzione in favore di un coscientissimo delirio, di una follia che spingono a gettarsi nell’impresa: D’Arrigo e Horcynus Orca, Perec e La vie: mode d’emploi, Cortázar e Rayuela, Schmidt e Zettels Traum, Musil e L’uomo senza qualità, Wallace e Infinite Jest e potrei continuare.
Ercolani ricorre, anche in questo libro, a uno stile sobrio e nitido, capace di dominare perfettamente ogni aspetto della sintassi e dell’architettura narrativa: sospetto un fertile retroterra kafkiano, anche perché ora l’indagine e la questione esistenziale si fanno più stringenti e ineludibili, come se lo scrittore volesse riflettere sulla propria vita e sulla propria morte evitando accuratamente il rischio dell’autobiografismo e del patetico, del narcisismo e del solipsismo.
E c’è un aspetto nient’affatto secondario: queste vite fanno sempre i conti con la storia, il loro accadere è determinato dalla storia, spesso violenta, spesso orrida; in questo senso la riflessione di Marco Ercolani si dipana anche lungo i declivi della memoria, entra dentro la storia ed eliminando così l’equivoco accademico che l’anestetizza e l’allontana ci rammenta che la storia stessa, invece, penetra sempre nella carne umana, spesso l’offende e la ferisce.
Che la biografia sia la narrazione fatta a noi stessi e ai nostri prossimi della nostra vita è ormai luogo comune; Marco Ercolani compone questo libro per rammentarci che uno scrittore, al contrario, è colui che nell’inventio e nella fictio ci offre gli specchi che riflettono le nostre singole vite, che nel suo scartafaccio-laboratorio immagina e manipola vite possibili, forse ama anche giocare dosando le più diverse possibilità, aggiungendo e togliendo, smontando e rimontando, variando e modulando; e mi piace immaginare Ercolani muoversi a suo agio nei laboratori del dottor Mabuse e di Rabbi Löw come li ha pensati il cinema espressionista tedesco, non perché egli sia attratto o sedotto dalle tenebre, dal male e dall’irrazionale, ma perché la sua arte ambisce alla chiarificazione proprio mentre sceglie di fare i conti con quelle tenebre, con quel male, con quell’irrazionale. La follia s’incontra, allora, forse qui: una follia che è distruzione della ragione e sua negazione e una follia che è ridefinizione della ragione, necessario polo o contrappeso per la ragione, suo riposizionamento su altre basi possibili solo se si è scesi fino al fondo dell’abisso – evidentemente l’esperienza di scrittura (ma anche di vita) di Marco Ercolani è ascrivibile al secondo tipo di follia e altrettanto evidentemente la scrittura non è esercizio di raffinata letteratura se nella sua eleganza kafkiana, ribadisco, essa conduce il proprio autore e noi lettori a misurarci con l’inferno (etimologicamente: i territori più bassi, nascosti, bui) che ci portiamo dentro, ma anche con quello che è la storia nelle cui viscere siamo immersi e che, spesso, ci divora facendo scempio di noi, dei nostri sentimenti, dei nostri affetti.
Molte di queste storie sono, di conseguenza, anche la storia di un’ossessione o di una monomania, di una frattura radicale tra l’individuo protagonista e la comunità all’interno della quale vive o di un suo talvolta cosciente, talaltra inconsapevole isolamento all’interno di quella stessa comunità. La scrittura cristallizza le vite narrate, le offre concentrate sulla pagina, ne evidenzia la parabola e i legami con le vite degli altri, con gli accadimenti della cronaca o della storia, coniuga, appunto, la follia di voler rappresentare un universo con la necessaria razionalità del trascegliere, presentare, rappresentare.
Destini minori contenendo testi scritti tra il 1995 e il 2016 si configura quale opera che, nell’ombra, ha accompagnato tutte le pubblicazioni in versi, in prosa e saggistiche di Marco Ercolani, del quale non si dimentichi l’infaticabile attività di organizzatore di convegni e generoso promotore di volumi collettanei su autori attorno ai quali Marco sa raccogliere una comunità di studiosi-e-amici, cosa per la quale mi permetto qui di esprimergli la mia commossa gratitudine.

 

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Su Perìgeion sono già apparse delle anticipazioni di questo libro:

Destini minori, Prima parte

Destini minori, Seconda parte

Destini minori: gli esseri silenziosi

 

 

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10 commenti su “I “destini minori” secondo Marco Ercolani

  1. Pingback: Destini minori | La dimora del tempo sospeso

  2. francescotomada
    14/06/2016

    Lettura profonda e attenta. Del resto non poteva essere altrimenti…
    Grazie.
    Francesco

    Liked by 1 persona

  3. marco ercolani
    14/06/2016

    Difficile poter leggere un commento così penetrante e preciso: sono fortunato per questa lettura. Grazie, Antonio, come sempre.

    Liked by 2 people

  4. natàlia castaldi
    15/06/2016

    Marcuccio mi fai sapere come ordinarlo? e non vedo l’ora che esca – tra davvero poco – quel nostro progetto così bello-
    aspetto mail per l’ordine
    buonanotte

    Liked by 1 persona

  5. Giorgio Galli
    16/06/2016

    Lucido e affascinante l’accostamento alla prosa di Kafka.

    Mi piace

  6. Giorgio Galli
    16/06/2016

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatore.

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  7. ninoiacovella
    16/06/2016

    “e mi piace immaginare Ercolani muoversi a suo agio nei laboratori del dottor Mabuse e di Rabbi Löw come li ha pensati il cinema espressionista tedesco, non perché egli sia attratto o sedotto dalle tenebre, dal male e dall’irrazionale, ma perché la sua arte ambisce alla chiarificazione proprio mentre sceglie di fare i conti con quelle tenebre, con quel male, con quell’irrazionale.”
    È un passaggio che apprezzo molto. L’indagine poetica della parte oscura dell’uomo mi ha sempre interessato.
    Grazie a Marco per la profondità della sua scrittura e ad Antonio per la sua splendida nota.
    Nino

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  8. marco ercolani
    16/06/2016

    Natalia, te ne invio copia con dedica, ci mancherebbe…. Per chiunque voglia acquistarlo, comunque, trova informazioni presso la casa editrice Il Canneto in: http://www.cannetoeditore.it

    Grazie per tutti i vostri commenti.

    M

    Liked by 1 persona

  9. vengodalmare
    17/06/2016

    L’ha ribloggato su vengodalmare.

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  10. Pingback: I “Destini minori” di Marco Ercolani – La lanterna del pescatore

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