perìgeion

un atto di poesia

CATARTICA.

di Christian Tito

 

 

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Quando uscì Catartica, il primo album dei Marlene Kuntz, avevo 19 anni. Non sapevo tutto quello che quell’album e quella band avrebbero rappresentato per me, forse neanche loro immaginavano quanto avrebbero contato per tutti quelli che in Italia amavano visceralmente la musica rock e la buona musica in generale. Catartica é stato uno di quei rari dischi capace di incidere una linea di confine temporale, quella di un prima e di un dopo.

 

 

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Se pensiamo al prima, agli anni ’80, non possiamo certo dire che nella penisola non fossero già presenti delle autentiche perle di originalità e forza come i Diaframma, i Litfiba, i CCCP( alcuni componenti dei quali , per varie ragioni, avrebbero avuto un ruolo decisivo nella storia dei Marlene); se pensiamo al dopo, insieme all’evoluzione dei MK, ci hanno accompagnato negli anni 0 e in questi ultimi anni altri gruppi di indubbio valore ( Massimo Volume, Afterhours e poi Baustelle, Le luci della centrale elettrica, Il Teatro degli orrori ad esempio). Ma il motivo per cui Catartica è stato capace di creare quella linea, oltre che per la sua indiscutibile forza e luminosa bellezza, credo sia da attribuire al fatto che davvero nessuno in Italia, in quel momento, faceva e avrebbe fatto quello che fecero i Marlene. Non era propriamente un semplice fare, ma la naturale conseguenza d’un modo d’essere, di vivere intensamente, forse morbosamente( nella sua accezione artisticamente più utile, positiva e pervasiva) il proprio rapporto con la musica. Le coordinate primarie di Godano e soci erano bands e artisti internazionali del carisma e spessore di Sonic Youth, Nick Cave, PJ Harvey. Se dai primi impararono la forza rumorosa, dagli altri l’intensità, la sinuosità, la solidità. Quei riferimenti così importanti sono stati elementi costitutivi (insieme comunque a molti altri) nell’impasto dei Marlene in formazione, ma l’abilità della band è stata quella di renderli poi in se stessi non più riconoscibili creando un’entità tutta loro; un mondo sonoro unico, suggestivo, capace di toccare nel profondo.

 

 

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A partire da queste premesse, c’è qualcosa però che non mi spiego, ma che voglio, devo provare a spiegarmi nel momento stesso in cui ne scrivo. È qualcosa di molto personale e non posso non tenerne conto. Due anni fa, nel ventennale della sua uscita, la band di Cuneo ha deciso di portare in giro per l’Italia una tournee tributo, una specie di festa collettiva per celebrare quel disco insieme ai loro storici ammiratori e ai nuovi sostenitori.

 

 

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Tutti insieme dunque, i vecchi e i nuovi, davanti a degli artisti che, pur venendo dalla provincia, riuscirono e ancora riescono a proiettare fuori da un panorama nazionale per molti tratti asfittico, stantio e dozzinale, i sogni e le aspettative musicali di tanta gente. La furia, l’eros, la poesia, l’eleganza che andava in scena come un rito quando Cristiano Godano, Riccardo Tesio, Luca Bergia e (all’epoca) Dan Solo salivano sul palco per suonare , erano cose che non potevano lasciare indifferenti. Erano così travolgenti da rimanerne frastornati. Quelle caratteristiche ero assolutamente convinto che, anche due anni fa, se avessi deciso di partecipare a un live del tour celebrativo , me le sarei ritrovate di fronte( e sono stati in molti a confermarmi che è stato esattamente così).

Dunque perché ho scelto di non andare, di non partecipare alla festa? Non piú diciannovenne, ma quarantenne, credo che la mia scelta sia stata legata alla paura; paura di perdere o solo rivedere tutto quell’amore (perché le parole che ho usato, il racconto che sto facendo, mi sembra chiaro sia quello imperfetto e invischiato di un innamorato, vero?) che lega la mia storia a quella di Catartica e ai Marlene.

 

 

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Fu vedendo loro, fu grazie a loro, che capii cosa la musica era capace di fare nella vita di chi la scrive e di chi l’ascolta e decisi anche io di scrivere e suonare, di provare a vivere un sogno e una strada simile, ma, nonostante alcuni dei ricordi più belli ed intensi della mia vita provengano da quel periodo, un po’ di anni dopo realizzai che non era quello il mio destino. Furono una presa di coscienza e una separazione estremamente dolorose.
Dunque troppe vecchie emozioni in gioco per poter tornare ad agitarmi, felice e sudato, sotto quel palco.
Sono pentito? Non lo so. Non so cosa rispondere. So solo che, un po’ di tempo dopo il tour, è uscito un bel film-documentario: “complimenti per la festa” di Sebastiano Luca Insinga che tornava su quel disco all’epoca della sua uscita e della recente tournee celebrativa. E quello ho deciso di vederlo. Ed è stato bellissimo farlo. Abilmente strutturato su un montaggio che offre un continuo salto temporale tra immagini di repertorio del primo tour negli anni ’90 e quello della recente celebrazione è un film che riesce bene a farci calare nella vita on the road della band.
La furia, la forza di quei brani e dei loro creatori venti anni dopo: le stesse. Non avevo dubbi. Tutti gli addetti ai lavori intervistati nel film che parlano di Catartica e dei Marlene, lo fanno consci di parlare di qualcosa che non accade tutti i giorni. Ma quello che più mi ha toccato sono state le nude vite di questi non più ragazzi, ma uomini maturi ancora innamoratissimi del loro speciale lavoro. Nonostante la temibile routine, nonostante la fatica che esso comporta. La compagnia che si fanno, il legame che hanno, nella solitudine che accompagna gli artisti quando sono fuori dal palco, non esposti alle luci che invece lì sopra sembrano trasfigurarli in semidei, me li ha resi ancora più vicini ed amabili. Più umani. Ed è quando esiste e si percepisce un legame speciale tra persone che si può dar vita a un’arte collettiva così viva e longeva; e, oltre ovviamente al talento, è proprio quel legame( “forse siamo più che fratelli” dice in chiusura del film Riccardo Tesio) che rende possibile certe storie così importanti.
Alla fine, confesso, tutto questo mi ha commosso.
Grazie Marlene, per la catarsi e complimenti, sempre, per la festa.

 

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2 commenti su “CATARTICA.

  1. amara
    25/09/2016

    il film non l’ho visto, ma il tour sì.. e.. ehhhhh

    Liked by 1 persona

  2. christiantito
    25/09/2016

    Grrrrrrr….

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