perìgeion

un atto di poesia

Pilar Barceló Maíz, tre inediti

 

 

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di Francesco Tomada

 

Pilar Barceló Maíz, nata a Madrid, ha svolto studi di Giornalismo presso l’Università Complutense di Madrid e in seguito di Linguistica e Storia Presso l’Università Libre di Berlino. Ha vissuto per quattro anni in Italia, tre dei quali a Roma dove ha studiato Teatro ed Arti Sceniche presso la Scuola Sperimentale di Teatro di Trastevere. Dal 1984 risiede a Berlino, dove lavora come insegnante di spagnolo e traduttrice.

Come autrice ha partecipato a numerosi incontri di lettura, e a performances di poesia e musica. Ha pubblicato una antologia di haiku biligue spagnolo-tedesco La hora del haiku / Haiku Zeit.

Come traduttrice vanta le pubblicazioni Himmelscherben / Cielo a pedazos e Nahe-Ferne / Cercana Distancia.

Le poesie che proponiamo sono tratte dalla silloge inedita En horas de otro tiempo / Ore di un altro tempo, nella traduzione di Francesca Marcozzi. Indubbiamente distanti dall’haiku nella loro forma in versi liberi, vi sono tuttavia apparentate per l’attenzione ai particolari e la delicatezza delle immagini, che qui però non si limitano ad un singolo flash illuminante, ma si compongono l’una con l’altra in un quadro che ha il ritmo del trascorrere del tempo. E’ un tempo terreno e fisico ma è anche un tempo trascendente, che si apre allo sguardo verso il destino e a tutti gli interrogativi insiti nel nostro vivere da esseri umani, dunque finiti, all’interno di un flusso che anche dopo di noi, senza di noi, proseguirà la propria danza.

 

***

 

La mano del destino

 

Horas exiguas

que protegen el cristal de mi dicha

 

Levísimas horas

soportando el peso de un mundo

condenado a hacerse añicos

 

Horas tenues

bailando de puntillas sobre una felicidad

aún intacta

 

Quebradizas horas vestidas de lentejuelas

antes del Juicio Final

 

Horas ingenuas que no saben del ángel del drama

afinando la trompeta que desgarra el sosiego

 

Ni de implacables Parcas

afilando ya las tijeras que cercenan los sueños

 

Horas silentes e inermes

agonizando al pie de esa puerta que tú cerrarás

de golpe.

 

La mano del destino

 

Ore sottili

che proteggono il cristallo della mia felicità

 

Lievissime ore

che sostengono il peso di un mondo

condannato a frantumarsi

 

Ore tenui

che ballano in punte dei piedi sopra una felicità

ancora intatta

 

Fragili ore vestite di lustrini

prima del Giudizio Finale

 

Ore ingenue che nulla sanno dell’angelo del dramma

mentre accorda la tromba che lacera la quiete

 

Né di implacabili Parche

che già affilano le forbici distruttrici di sogni

 

Ore silenti e inermi

agonizzano accanto a questa porta che tu chiuderai

di colpo.

 

***

 

Discreta amistad de horas y gotas

 

Las siete de la mañana

y lloviendo

con una lluvia suave

despaciosa

una tenue lluvia

que acaricia el tejado de las casas.

 

Desde alguna que otra chimenea

una muda plegaria blanca

se alza hasta un cielo

plácidamente gris.

 

Duerme la hiedra granate

sobre la inmovilidad del muro,

y sin ruido

y sin prisas

se dejan caer, secas, las hojas

sobre el patio mojado.

Lenta

y discreta

despierta la mañana

sobre una ciudad

con tendencia al espasmo.

 

Siete de la mañana en los relojes humanos,

gotas de lluvia sobre los mansos tejados.

 

Intima amicizia fra ore e gocce

 

Le sette di mattina

e piove

una pioggia soave

lenta

una tenue pioggia

che accarezza i tetti delle case.

 

Da un camino all’altro

una muta preghiera bianca

si alza fino un cielo

placidamente grigio.

 

Dorme l’edera granata

sull’immobilità del muro

e senza rumore

e senza fretta

si lasciano cadere, secche, le foglie

sul patio bagnato.

Lenta

e discreta

si sveglia la mattina

su una città

che tende allo spasmo.

 

Sette di mattina negli orologi umani

gocce di pioggia sui miti tetti.

 

***

 

El llanto de la tarde

 

Un gris repleto de silencios

se estrella contra la ventana.

El tiempo desgrana su rosario

de minutos

oscureciendo el cristal

de horas turbias.

Un murmullo de ruedas

reza sobre el asfalto

la oración del progreso.

Lentas son las horas

que por la ventana resbalan.

Lentas son las lágrimas

que sobre el cristal se posan.

De tanto en tanto

una sirena estridente

quiebra el discreto duelo de la tarde.

Tarde gris, sembrada de gotas

que por los vidrios de la ventana,

blandamente se deslizan.

Ni siquiera el teléfono

se atreve a romper

la quietud de la tarde…

Donde más allá de sus cables

las voces amigas

velan su apacible sueño.

Y las horas, de puntillas

prosiguen su danza

en el cristal

mojado y gris

de la ventana.

 

Il pianto della sera

 

Un grigio carico di silenzi

si schianta contro la finestra.

Il tempo sgrana il suo rosario

di minuti

scurendo il vetro

con torbide ore

Un mormorio di ruote

recita sull’asfalto

la preghiera del progresso.

Lente sono le ore

che sulla finestra scivolano.

Lente sono le lacrime

che sul vetro si posano.

Di tanto in tanto

una sirena lacerante

spezza il discreto dolore della sera

Sera grigia, disseminata di gocce

che sui vetri della finestra

morbidamente scivolano.

Nemmeno il telefono

osa rompere

la quiete della sera…

Dove più in là dei cavi

le voci amiche

velano il suo placido sonno.

E le ore, in punta di piedi

proseguono la loro danza

sul vetro

bagnato e grigio

della finestra.

 

***

 

 

 

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