perìgeion

un atto di poesia

Gianni Montieri, Turisti americani

 

 

disarmata

di Francesco Tomada

 

Gianni Montieri non è soltanto un amico di Perigeion, ma soprattutto un bravissimo poeta. Dunque ospitiamo qui con grande piacere le dieci poesie che compongono Turisti americani, che testimoniano ancora la capacità di scrittura di Montieri, e formano una serie coesa dedicata a dieci personalità di spicco della cultura delle Americhe, immaginate da Gianni di passaggio nel nostro paese.

I testi di Turisti americani vennero originariamente pubblicati in La Disarmata – cinque napolitudini, Cfr, 2014; le riproponiamo volentieri qui oggi perché quel libro non ebbe purtroppo diffusione a causa della morte improvvisa di Gianmario Lucini. Al piacere di leggerle dunque si aggiunge la volontà di ricordare con grande affetto la figura di Gianmario a due anni dalla sua scomparsa.

 

***

 

Philip Roth a piazza del Gesù

L’approssimarsi delle chiese
la religione e il suo ingombro,
il paradosso sublime del mare
a un passo, crudele e anarchico

come questa città, la piazza
ferma sul Decumano inferiore:
uno mi parla e mi domanda
se sono americano, non lo so,

non lo sono, qui sono nuovo
come il Gesù, immacolato
come l’obelisco, tutto ha senso,
pure cristo, solo quando è nuovo.

 

Cormack McCarthy a via dei Tribunali

(a Francesco Filia)

Rispondere al terzo che chiede
l’elemosina, in un giorno di sole
lo intuisco ma non lo vedo, qui
a via dei Tribunali, né Dio né luce,

gli do un euro, mastica una parola,
ci fossero delle siepi qui intorno
oppure nelle grotte, nel vuoto
sotterraneo dove si cela il sangue

seccato sulle pietre, buttato
come dicono qua, nella speranza
che un Dio fuori luogo, si manifesti
e salvi tutti quanti prima della rovina.

 

Grace Paley a Monte Calvario

Ho sempre creduto alle somiglianze
e vedo queste donne così distanti
da me, così uguali, cosa dovrebbe,
mi domando, distinguerle da me?

Stanno sull’uscio di una bottega
e discutono a voce alta, si capisce
che non è una lite, è volersi spiegare
una è grassa e ha il rossetto rosa,

mi fermo alla chiesa dello Splendore
e sono morta lo so, guardo ovunque
come ho sempre fatto. L’altra porta
gli orecchini a cerchio, a volersi spiegare.

 

David Foster Wallace a Marechiaro

È sera finalmente, qui è un posto
da poeti, il resto è da non crederci.
Dio non esiste, ma se esistesse, remota
possibilità, mi avrebbe spedito quaggiù,

in una terra che è dopo la realtà
gente ipervissuta quindi mai nata
sono troppi e troppo rapidi, eterno
rodeo dove sei tu il cavallo e il toro,

dove quando piove il mare si fa nero,
scuro come la ruggine di fuori Boston,
un personaggio di Pynchon, baciarti qui
mi farebbe piccolo come a Capri vite fa.

 

Don DeLillo al Cardarelli

Prima è stato un silenzio sordo
dopo nulla, apro gli occhi adesso:
a sinistra del letto un muro sporco
e più avanti una finestra, dietro alberi,

la flebo nel braccio, le gocce scendono
e anche fuori piove, c’è un altro uomo
ha un tubo nel naso, non lo sento
eppure credo urli, forse bestemmia

Napoli non l’ho ancora vista, o forse
è questa: soluzione distillata in vena
il lampo antico di mia madre che balla
il volto del santo sulla parete di fronte.

 

Donald Barthelme a piazza del Plebiscito

La statua di cristallo liquido, di vetro fuso
si muove verso il lato destro della piazza
Il palazzo reale prova a piegarsi sull’acqua
un lampione colorato si flette e lo tira su

l’uomo non risponde, è svenuto, perduto,
l’ambulanza viene da dietro, dal San Carlo,
il medico è tranquillo, fa segni come “ok”
uno con la divisa blu li sposta tutti quanti

come in un cerchio magico che si apre
nel cerchio della piazza, vedo lo scrittore
steso e da morto so che non è il suo tempo
poi uno scooter balza fuori dalla metropolitana.

 

Dorothy Parker a via Toledo

Per prima la ragazza in tacchi a spillo
quella la voglio nel racconto, ecco,
dunque chi altri? Il camiciaio, il sarto,
naturalmente quello delle cravatte,

lo scugnizzo scalzo mi dicono non esista
ma almeno un parcheggiatore, una riccia,
alla mia amica però piace frolla, sì, sì, sì
questa è la città perfetta, è un party

di inizio Novecento lanciato nel duemila
con me ancora viva mentre passeggio
da finta sciantosa lungo la via Toledo
che è un’isola in un mare pedonale.

 

Raymond Carver a San Martino

Scattare una fotografia da quassù
con i capelli di Tess nell’inquadratura
l’obliquo perpetuo dove crollano
le mura. Una chiave, un foglio, un incipit

con la parola mare e un altro di rinuncia
per commozione, per sottrazione, trovare,
intanto che accavalli le gambe sul muretto,
l’aggettivo unico, il tempo e la ragione

poi passa un cane uscito da un ricordo
scoppia un tramonto irreversibile
fermo come il rosso di certi nostri laghi
o il mio orologio dall’agosto dell’ottantotto.

 

Silvina Ocampo a Via Duomo

Soltanto qui dopo Buenos Aires
ho visto i bambini volare, slanciarsi
dalle ginocchia, slacciarsi il peso
bimbi luminosi, bimbi senza gravità,

anche questa via centrale scende
Jorge mi direbbe: oppure sale
e avrebbe ragione, ognuno vede
a suo modo e io cerco la direzione

del mare, il porto m’avvicina
all’odore di casa, alle croste
secche sui ginocchi, alle storie
che avrei imparato a scrivere.

 

Roberto Bolaño a piazza Garibaldi

I treni che vanno e vengono sono uguali
qui come in Cile, a Parigi come in Spagna,
le stazioni no, le persone ancora meno,
i binari sono già letteratura, credo

che avrei rubato libri come in Cile
se fossi nato qua, avrei rubato comunque
mi sarei arrangiato, avrei perso
avrei dimenticato ma non tutto

questa è una frontiera in diagonale
ogni vicolo, ogni incrocio è una linea
e tutto marca una differenza, un’assenza
avrei tenuto a mente il tufo, l’ignoto.

***

 

 

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9 commenti su “Gianni Montieri, Turisti americani

  1. Marilena
    21/10/2016

    Caro Gianni, che gran lavoro hai fatto! Era da un po’ che non ti leggevo e ti trovo in splendida forma 🙂

    Liked by 3 people

  2. Massimiliano
    21/10/2016

    Bravo, guagliò

    Liked by 4 people

  3. Carla Bariffi
    21/10/2016

    mi è piaciuta molto quella di Raymond Carver a San Martino
    ma anche l’idea di creare fotogrammi geografici del cuore, piccoli frammenti di vissuto che rispecchiano le proprie letture, le affinità …la sensazione
    complimenti!

    Liked by 3 people

  4. Antonio Devicienti
    21/10/2016

    Ho riletto questi testi (che già, in parte, conoscevo) ricevendo una conferma della prima idea che mi era germogliata nella mente: di fatto è vero che gli autori che più amiamo (o, anche, detestiamo) attraversano la città che più sentiamo nostra – questo è uno dei privilegi della letteratura, dato che è la nostra mente di lettori che conduce quegli stessi autori in giro per i luoghi che noi frequentiamo.

    Liked by 3 people

  5. marco ercolani
    22/10/2016

    Non conoscevo la poesia di Gianni. I miei più vivi complimenti questi “ritratti” di artisti nei luoghi. Intensi, struggenti e graffianti.

    Liked by 2 people

  6. gianni montieri
    24/10/2016

    Grazie davvero a tutti voi e in particolare a Francesco Tomada, che ho riabbracciato sabato sera. La bella notizia (e quindi Perigeion porta bene) è che “La Disarmata”, quasi certamente, verrà ristampato da Fabrizio Bianchi per Dot com press.

    Gianni

    Liked by 2 people

  7. francescotomada
    24/10/2016

    Decisamente una bella notizia.
    Grazie a te, ritrovarsi è sempre un piacere.
    Francesco

    Liked by 2 people

  8. gianni montieri
    25/10/2016

    L’ha ribloggato su gianni montieri.

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