perìgeion

un atto di poesia

Alessandro Silva, L’adatto vocabolario di ogni specie

 

Copertina

 

di Francesco Tomada

 

Ci sono sicuramente diversi motivi per dedicate tempo e attenzione a L’adatto vocabolario di ogni specie, un piccolo-grande libro di Alessandro Silva recentemente pubblicato da Edizioni Pietre Vive.

Il primo fra questi motivi è già evidente dalla copertina: non vi compare, infatti, il nome dell’autore, ed in questi tempi in cui l’autoaffermazione del sé pare essere uno degli scopi fondamentali della scrittura poetica, l’omissione è già una dichiarazione di intenti. Il libro, inoltre, presenta una veste grafica particolarissima grazie ai bellissimi disegni di Giovanni Munari, che compenetrano il testo e lo contrappuntano lungo tutto il suo dipanarsi, contribuendo a costruire un’atmosfera densa e in alcuni passaggi claustrofobica. Ed è giusto che sia così, perché la raccolta è dura ed aspra, in quanto il tema è la vita di un operaio dell’ILVA di Taranto: se ne percorrono le lotte sindacali, la fatica del lavoro, la convivenza con le malattie, ma soprattutto quello che impressiona è la capacità di Alessandro Silva di coniugare l’aspetto pubblico, politico e sociale con quello privato, nel momento in cui diventa evidente quanto la realtà lavorativa distorca la quotidianità degli affetti.

Diversi anche i registri utilizzati nel libro: la prima parte – una sorta di prologo – infatti utilizza uno stile giornalistico e soltanto in seguito la poesia prende spazio e corpo. E’ però una poesia in alcuni casi irregolare che riprende sentenze e indagini sanitarie, assumendo così l’asprezza necessaria per diventare credibilmente civile. Altrove, invece, in particolare nei passaggi che addentrano lo sguardo nel privato, i versi diventano più canonici ma non meno incisivi, e Alessandro Silva dimostra di essere anche un profondo conoscitore dell’animo umano e delle sue reazioni.

L’adatto vocabolario di ogni specie è dunque un libro di grande spessore, sia per i suoi condivisibili intenti, sia per il modo in cui riesce a concretizzarli sulla carta. E c’è da augurarsi, per il bene della poesia, che possa contribuire all’attività di Edizioni Pietre Vive, piccola casa editrice dedita con passione e consapevolezza alla stampa di lavori di notevole dignità e valore.

 

 

Prologo1 

 

 

DESTINO DI UN OPERAIO BUTTATO IN GINOCCHIO

 

Lo stesso minuto batte nel cuore

in caduta del contenitore di fusione.

Non so altrove ma qui è gloria

immutabile del tempo e prodigio

immobile che fa lo spazio. C’è

un solco di buio in quel micròmetro

di curva d’orologio

 

[è palpebra di carne rintanata

sopra un occhio allucinato e pallido.

Sceglie l’uomo e lo scruta fin sotto

le ossa a caccia di una falsa fiamma

d’eternità che non c’è ma viene tolta].

 

Doveva accadere, è accaduto

a lui. Moglie e figlio attendevano.

Un gelo negli occhi li ha colti

il pranzo anche e il rasoio sulla

porcellana del bagno.

 

 

DestinoOperaio

 

 

SCHERZARE CON IL FUOCO

 

Lampioni, bruciatori e arredi tombali

 

la ghisa che può̀ questo non si fabbrica

a caso. Gocciola, sprizza e sgronda

cola ovunque educata nei corridoi

del forno e nessuno dovrebbe ferire

se, in voli agili senza piume, getti

solidi e fiammate più veloci

del loro peso o di un’assenza

a costringerli freddi, cadono senza

divenire fuochi spenti ma luce da ustione.

 

C’è chi [fortunato] emerge con la testa

dal passeggio sotto i fuochi, posa sul letto

l’uniforme da lavoro e trema, erba esile

sotto un buio di fiori. E preferisce

rimanere un gradevole ingenuo

che continua il suo gioco con il fuoco.

Anche oggi tutto si è messo a marciare.

Scarpe da anni radicate e unghie

sul viso tra sudori di nausee da caffè.

Uomini in un sonno nato a malapena.

 

Stupitevi per cosa ancora riuscite a tenere

tra le dita.

 

 

SONO STANCO DELL’ESTATE

 

La pigrizia nel vestire mi ricorda

l’innocente impudicizia dei bambini

che si fanno bozzolo di caldo a piedi

scalzi e torace liscio di sudore.

 

I calci al pallone, il rosso e gli spari

urlati nei giochi di cortile sporcano

in morsi di passi il cemento quando

rientro e sto più in alto delle loro vite.

Mi snidano un piacere, ridente e breve

 

ma porto un duro bagaglio di freddo

e chiuso rimane [su tutto] il mio occhio.

Stanotte dormirò̀ aggrommato e nudo

al caldo, sulle stesse domande posate

dal catrame delle ultime sigarette.

 

 

PROVVEDIMENTO DI SPEGNIMENTO II

 

Quante voci affrettate in corridoio.

 

[Qualcuno pensa a Natale, alla busta

sugli aghi d’abete per il nipote.

Ai piatti e bicchieri in case rapite

da luce artificiale dove a tavola

si parla, e dallo sciame dei ricordi

sale il nome di un cugino in comune].

 

 

SONO LA DONNA CHE DORME E TI GUARDA IV

 

Sento il mare, e lui. Bisbigliano entrambi.

Ci sono ragazzi a due passi da noi.

Hanno pelle da latte i maschi,

le giovani stanno vivaci e sgraziate

fumano meglio e già sono donne

[hanno offeso l’innocenza degli occhi].

 

Lui sonnecchia. Si direbbe sommerso

da troppe voci morte, da stanchezze su

più parti del corpo. Smorfia di viso

così stupita in un’aria che di respiro

non vive, abitata da gente assuefatta

a millenni di porpora dell’acqua.

 

È un sogno buono se conosce il risveglio

e non piega ad angoscia le labbra di

qualche figlio, quando dovrò morire.

Lui mi basta. La sua tristezza. Il suo

passo che stupisce e fa calde le pietre.

Si rendesse conto di quanta ricchezza

 

sparpaglia su questa terra che è azzurra e colma.

 

  ImmOrfana

 

 

NOI SIAMO MORTI, NON SAPEVAMO NULLA II

 

Nel lago grigio del cielo l’aria è ruvida

si lecca, la si inghiotte e fa segni in gola.

L’operaio perse il cuore e il posto di lavoro

[125 mila tra sfaccendati e i cassintegrati].

Gli toccò di rubare quanto gli avevano sottratto.

 

In città tutti sono morsi da speranze diverse

quando ci si ritira dal balcone con cautela

per i fumi. Fumi che rubano il nero alla notte

e gettano inesauste cantilene. Pioviggina

 

polvere, l’operaio scivola nella confusione

e nemmeno gli è concesso di ricordare

dove si apriva la ferita. Cosa vuoi che si dica,

la malattia è solo una sera di solitudine smarrita

nella memoria. Lui vorrebbe morire lavorando.

 

***

 

 

 

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4 commenti su “Alessandro Silva, L’adatto vocabolario di ogni specie

  1. Massimiliano
    26/10/2016

    Davvero complimenti, Alessandro.

    Liked by 2 people

  2. iole
    26/10/2016

    “Stupitevi per cosa ancora riuscite a tenere
    tra le dita.”

    la poesia fa solco quando a raccontarla è chi la vive sulla propria pelle.
    poiché ogni vita è poesia.di più ancora quando sedimenta e fa fiore nei luoghi faticosi, dove lo sguardo è a volte sofferenza, difficoltà.

    grazie.
    e un caro saluto a Francesco, al suo sguardo attento e limpido.

    Liked by 2 people

  3. vengodalmare
    26/10/2016

    Mi sono commossa.

    Liked by 1 persona

  4. ninoiacovella
    26/10/2016

    Grande libro. Grande poesia. Grande autore.
    Nino

    Mi piace

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