perìgeion

un atto di poesia

Sul più recente libro di Luciano Nota

 

 

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di Roberto Taioli

 

In questa raccolta Luciano Nota dà prova della maturità raggiunta dalla sua poesia. Poeta a tutto campo, l’autore vive la poesia come una dimensione esistenziale ineludibile senza la quale il mondo appare caotico, confuso, assurdo. Filtrata da una ricca frequentazioni dei classici antichi e moderni, la scrittura poetica si insinua negli impatti, nelle venature, negli interstizi dell’essere che non è mai piatto, liscio, levigato, ma corrugato e sinuoso. Ma questa dimensione non appare evidente a chi adottasse un atteggiamento sorvolante; bisogna invece discendere nell’inferno delle cose per coglierne l’esistenza. Ciò che prima non c’era, ora appare. Sono le crepe allora che ci aprono l’occhio sul mondo: “Le cose viste dalle crepe / sono enormemente più belle. / Le scorgo diverse, libere da impegni. /Non hanno peso, ma riposo. / Stanno sopra il capomastro. / Mai voltarsi, mai centrarle. / Sono stive e per questo assai più vive.” ( 26) . Questa è a tutti gli effetti una sorta di dichiarazione di poetica ed un impegno etico cui Nota si sottopone. Non il poeta gigante onnisciente, ma l’umile abitante delle cose che ha con esse un legame, un nesso di naturalità e connaturalità. Luciano Nota sente e ama la sua splendida terra di Lucania (“Fummo ciuffi . / Uno dopo l’altro / in alcun punto potè posarsi il polline”, p. 57) ma si percepisce entro un circolo virtuoso ove tutto si riflette in noi.
Siamo specchi che rifrangiamo le spigolosità, le asprezze del mondo. Siamo nell’infinitamente piccolo di cui esploriamo a tentoni la consistenza senza una fiaccola protettrice “L’acqua gonfiava le vertebre / quando si andava al torrente / e ad esso sgorgavano nodi affascinanti di mani. / Qualcuno toccava la terra / altri inseguivano serpi. / Il più bello si assopiva sul drappo / ad un palmo dall’album che gli avevo donato. / Lo svegliavo dopo pochi minuti / alato nella scatola dei colori “ (p. 59). Capacità sensitiva e percettiva di sondare la crosta delle cose, di affondare nel de rerum natura, ordiscono la tramatura della poesia, che è ricca di cose e di oggetti, quasi come quella pascoliana. Densa ma non dispersiva, questa congerie di materiali ci richiama, ma non ci imprigiona. Non è realismo quello di Luciano Nota ma un simbolismo ascendente, ove gli oggetti nudi e crudi nella loro materialità, nella loro carne, avviluppandosi e contorcendosi in un agone senza fine, svelano l’altro che è nascosto e sotteso. Ma per far questo bisogna essere ben radicati alle cose, amarle e conoscerle, palparle, carezzarle come in un rapporto erotico, solleticarle. Complementare alla discesa agli inferi è l’ascesa, la scoperta meravigliosa di altre vie di senso che erano inesplorate e precluse. Ci ritroviamo allora e ritroviamo le cose che credevamo perdute, ma su un’altra sponda, su un altro versante. Ciò ci inquieta e al contempo ci placa in un paradosso, in un misterioso silenzio di interrogazione:

PILA D’ACQUA

Dietro la porta oserò poggiarti
parte di me, un’unghia, un capello,
o, se preferisci, la perdizione
del nostro tempo, dentro un ciocco.
Vedi, è troppo il mare, la sua grandezza
fa male, bisogna ridurre.
Il detrito è un corpo stabile,
nessun colpo potrà dividerlo.
Vieni, osiamo farci oltre la porta.
Muoviamoci in quella pila d’acqua. (p. 14).

Ridurre è trovare. Rinvenire i detriti del mondo è l’esperienza trasfigurante della poesia.

 

Luciano Nota, La luce delle crepe, EdiLet – 2016

 

 

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Un commento su “Sul più recente libro di Luciano Nota

  1. Luciano Nota
    01/11/2016

    Grazie di cuore per l’ospitalità.

    Liked by 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 01/11/2016 da in ospiti, poesia, poesia italiana, recensioni con tag , , , .
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