perìgeion

un atto di poesia

Donatella D’Angelo, Memento vivere

 

memento

di Nino Iacovella

Un libro di poesia, se davvero autentico e profondo, è un lascito. La spoliazione di un’esperienza totalizzante che occupa cuore e memoria sino a divenire insostenibile. La scrittura, in questo caso, è il luogo dove pacificarsi.

I buoni libri devono avere un’intensità che sa di vita, e di verità. Per questo Donatella D’Angelo sceglie nel suo esordio poetico l’unica strada possibile: raccontare poeticamente la drammatica storia di Josè Lasheras, amico e coautore della splendida serie fotografica Los respiros del alma.

Per l’autrice si tratta di una spoliazione, appunto, di un dolore che le è rimasto a lungo dentro. Sul piano prettamente artistico, la poesia qui rappresenta una naturale evoluzione della sua arte: dall’immagine fotografica all’immagine poetica. Dagli autoscatti cinetici, dove il nudo sfocato dai movimenti richiama la purezza di corpi che rimangono indistinti dall’anima, alla poesia per riempire il vuoto del silenzio. È un esordio coerente, di completamento all’espressività di una fotografa molto attenta alla risposta evocativa delle proprie immagini. Sul piano umano, invece, rappresenta un indimenticabile tributo alla sua memoria.

È un libro dall’andatura poematica diviso in tre sezioni, di cui una centrale composta proprio dalle fotografie di Los respiros de l’alma, una serie di foto scattata all’interno di una casa dove prevale uno sfondo di colori caldi che ben si armonizzano con la nudità dei corpi; corpi che vengono mostrati nelle sequenze ordinarie della vita quotidiana: corpi-anima che si incrociano al passaggio sulle scalinate, nelle stanze, che dormono sul letto voltandosi le spalle. Figure che lasciano il senso di una vicinanza che non porta ad alcun contatto. Trasmettono un senso di incomunicabilità e distanza.

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Si potrebbe pensare che i testi poetici siano un completamento delle immagini, un’intensa didascalia, ma non è così. Poesia ed immagini corrono su due binari paralleli. Los respiros de l’alma è un progetto artistico tra Donatella D’Angelo e Lasheras; l’opera poetica di Memento vivere è la ricostruzione di una perdita: “Ti raggiungo dove è sempre estate / tenersi per mano è tossire sangue / e le madonne piangono sassi // quando il tempo è senza spessore / la notte si scambia col giorno / e il giorno non ci riconosce più // ti raggiungo dove l’elefante muore solo / l’amore è un cancro nel petto / che divora ragni e farfalle”

Lasheras, già consapevole della sua malattia durante la realizzazione della serie fotografica, pur nella drammaticità della sua condizione saprà mantenere il suo segreto. Solo in una foto, la più evocativa della serie, sembra voler comunicare qualcosa che esca fuori dalla narrazione sequenziale degli scatti. È la foto (scelta come copertina del libro) dove appare la figura femminile (la D’Angelo) sdraiata sul divano mentre osserva la figura maschile (Lasheras), posta in alto dell’inquadratura, con le sole gambe visibili dalla pianta dei piedi sino ginocchia, come se l’uomo avesse spiccato il volo.

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Sarà il suo testamento consegnato nelle mani dell’inconsapevole amica, il messaggio cifrato dell’imminenza della sua fine. Un modo per ribadire che la sensibilità umana, l’arte, pur nella gravità del dolore, può dare una risposta, delicata e intensa, all’indicibile.

Vedo l’uomo morire / sommesso, sotto voce / all’ombra dell’ora più calda / il corpo si svuota / la carne appassisce // la dignità di un pettirosso / che non torna al nido / lasciando bocche scoperte / e ali imperite nell’arte del volo // vedo l’uomo morire / sommesso, sottovoce / incapace di riportare alla luce / il dolore necessario / a riscattare la vita.

Per l’armonia del verso, l’uso consapevole e ben modulato della parola piana, questo libro delle edizioni del Foglio Clandestino di Gilberto Gavioli, editore appassionato e molto attento nella selezione dei suoi autori, rappresenta davvero un esordio importante che merita di essere letto.

 

Memento vivere

parevano stanche le mani

così deboli al tocco

timidi prolungamenti del giorno

non avvertivi ancora

il senso del distacco

sponda del tempo

accanto a un altro cielo

***

siamo linee che s’intersecano

e un giorno muoiono

in quel tempo di nulla

fatto di pelle e mani

giunte in preghiera

siamo catene legate

a ossa in crescita

e passioni che sgorgano

tra vulcani spenti e umori mattutini

sillabe in viaggio senza futuro

***

se fossi Dio

custode della memoria

navigherei la piega del labbro

per un sorriso

da qui

tutto rallenta

***

non è ancora tempo di fiori

né di variazioni rapide

osservo l’ascesa delle acque

difficile distinguere

il mondo dal suo sangue

se con l’inverno si aprono squarci

e visioni di altri mari

***

se tu sapessi

da dove viene questo grano

la fatica della semina

e del raccolto

se tu sapessi

capire la direzione del vento

tra le spighe

se tu sapessi tutte le risposte

dove vanno le anatre d’inverno

coglieresti il sale dal mare

con la punta delle dita

Dalle note del libro

“Il viaggio iniziatico, il rituale che si compie in Memento vivere scen­de in profondità, viene esposto con semplicità e sobrietà in un linguag­gio comune, ma si sviluppa anche con tagli, immagini e accostamenti imprevisti. La tecnica della sottrazione, l’assenza delle maiuscole e della punteggiatura riducono il testo ai suoi termini essenziali, e con questo anche il processo che ne è fondamento, dalla morte annunciata al dolore alla elaborazione del lutto. La raccolta è distante sia dal minimalismo più riduttivo, sia dalle forme elegiache tradizionali, ma proprio per que­sto ci tocca, appare convincente e originale e, soprattutto, grazie anche alle scelte di stile, rappresenta efficacemente l’esperienza vissuta, la rende condivisibile.” Luigi Cannillo

 

“Cosa succede quando l’essere umano si spoglia del proprio invo­lucro superficiale? Si rivela Los respiros del Alma definizione che sug­gerisce il passaggio, il percorso da un punto a un altro. Si rivela quel fiato che finalmente mette in comunicazione il mondo della superficie con quello della profondità, la vita con la morte. Tale passaggio avviene in uno spazio fisico (una villa) e temporale (pochi giorni) ben defini­to, metaforicamente lo spazio dell’esistenza, nel quale tutto accade, con un principio e una fine. Ogni azione che i due amanti/autori compio­no riempie di senso quello spazio/esistenza colmando gli interstizi che fungono da collegamento tra la vita reale e quella ideale, permettendo all’uomo di rivelarsi e al contempo di mettersi nella condizione di com­prendere che la sofferenza per la mancanza (del vivere ciò che manca), ciò che ce la rende accettabile, non può evolvere in altro modo se non mediante l’attraversamento del dolore (l’esistenza): dall’inizio alla fine. Ed è qui che sta, in questo lavoro di Donatella D’Angelo, il significato ultimo del vedere oltre il visibile.” Giovanna Gammarota

 

“Memento vivere” è un corpus totalmente unitario di poesie da un lato prive di qualsiasi forma retorica e di qual­siasi eccesso o gioco linguistico e dall’altro libere da quelle esitazioni, incertezze, cadute, ripetizioni che spesso condizionano un esordio. Po­esie prive anche di finzioni, di nascondimenti, ove la parola si presenta nuda, esattamente come la nudità è essenza dell’immagine fotografica, volendo entrambe mostrarsi nella loro definita precisione. Ma si trat­ta, nella fotografia e nella poesia, non di una nudità esibita, seducente, «pornografica», si tratta invece di una nudità originaria, primitiva, che vorrebbe essere indicazione e aspirazione di liliale purezza. Piuttosto il corpo poetico di D’Angelo si svolge, si dipana in una condizione di effi­cace equilibrio, proprio come i suoi corpi fotografici sembrano fluttuare negli spazi domestici in pose fisicamente improbabili ma poeticamente necessarie a collocare e a segnare una presenza.” Lorenzo Gattoni

 

Donatella D’Angelo (Milano 1966) lavora dagli anni ‘80 nel campo delle arti visive. É tra gli artisti selezionati per il secondo volume dell’antologia sull’autoscatto curata da Giorgio Bonomi in uscita nel 2016. Ha esposto in collettive e personali in Italia, America e Francia; è apparsa su varie pubblicazioni di settore. Sue opere sono parte dell’Archivio Nazionale dell’Autoritratto Fotografico del MUSINF di Senigallia e ha vinto il Primo Premio del “II Concorso Nazionale LABirintiFOTOgrafia 2015” con la serie Los respiros del Alma in collaborazione con Josè Lasheras. Alcuni dei suoi racconti e poesie sono apparsi su riviste e blog letterari e pubblicati in antologie.

Josè Lasheras (Madrid 1962 – Lanzarote 2014) studia fotografia al CEI (Centro de Estudios de la Imagen) di Madrid. Nel 1986 si trasferisce a Milano, dove inizia la sua attività come fotografo still life collaborando con alcune riviste di Conde Nast Italia e diverse agenzie di pubblicità. Nel 1989 volge il suo interesse anche al disegno e alla pittura. Nel 1996 si trasferisce a Londra. Sono usciti alcuni libri con le sue fotografie, tra cui Coiture Chocolate che vince numerosi premi. I suoi lavori di ricerca individuale sono stati esposti in mostre personali e collettive, pubblicati in volume e su riviste oltre che in Italia e UK, anche in altri Paesi.

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8 commenti su “Donatella D’Angelo, Memento vivere

  1. donatelladangelo
    03/11/2016

    Grazie di cuore Nino. Felice! 🙂

    Liked by 1 persona

  2. francescotomada
    05/11/2016

    Un libro molto vitale, anche urticante, diretto, di quelli di cui si percepisce la necessità.

    Francesco

    Liked by 2 people

  3. Pingback: Visioni 4: Donatella D’Angelo | Via Lepsius

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