perìgeion

un atto di poesia

Un articolo di Dimitris Skuteris

 

pikionis

 

Il fenomeno della peste politica (e non solo) non conosce confini nazionali

 

Traduzione italiana di Crescenzio Sangiglio

Il fenomeno della peste politica si diffonde molto rapidamente senza conoscere confini nazionali e incontrare particolare resistenza.
Si presenta per lo più in periodi di crisi: crisi economica, sociale, politica, culturale. E non è certo un fenomeno limitato ai nostri giorni. Nel passato, tra l’altro, lo abbiamo incontrato alla vigilia della Rivoluzione Francese, lo abbiamo incontrato anche nel periodo tra le due guerre (1918-1939). Insomma, la storia politica mondiale ne è piena, se volessimo metterci a cercare.
Con l’espressione “peste politica”, di recente conio nella scienza politica, viene posto sotto esame il ruolo dell’individuo direttamente o indirettamente implicato, quale soggetto agente, in questioni relative al comportamento politico e all’esercizio del potere in genere, e non solo politico.
È comunemente ammesso che l’economia costituisce il primo movente di qualunque nostro atto o/e azione, un’economia tuttavia invariabilmente “imbevuta” di virtualità politica nel senso cioè, che è idonea a produrre effetti politici, diretti o/e indiretti.
Dato quindi quanto precede, ci interessa esaminare al di là del comportamento dei diversi gruppi sociali, sopra tutto quello dei singoli durante i periodi di crisi. Solo così si può delineare più compiutamente l’immagine della società che vive appunto una determinata crisi.
Prendiamo dunque per un attimo in prestito il pensiero di Aristotele sulla felicità, che deve essere la prima aspirazione dell’essere umano.
Ricorda dunque egli che gli uomini raggiungono la felicità solo con l’esercizio della virtù – e questa, a sua volta, si realizza attraverso il loro comportamento e le loro attività quotidiane.
Aristotele procedette allo studio delle virtù perchè riteneva che, mediante le virtù, gli uomini diventano migliori come persone, ma altresì perchè una volta quelle acquisite, il loro comportamento civile poteva diventare più corretto.
Il fine della città era la felicità (pensa egli: il più importante fra tutti i beni). Di conseguenza, il supremo bene per l’individuo s’identifica con il supremo bene per la città. Se l’individuo con le proprie azioni raggiunge la felicità, con quelle medesime azioni raggiungerà nel contempo anche il supremo bene per la città.
Quest’ultima è un “tutto” composto dai cittadini. Il loro modo di comportarsi possiede un contenuto politico, mentre è dalle azioni dei cittadini che dipenderà se la città giungerà al “fine” perseguito, ossia alla felicità. La felicità collettiva comporta inevitabilmente anche quella individuale dal momento che la “parte” (individuo) sta in diretta dipendenza con il “tutto”(città).
Se ci spostiamo all’oggi, nell’immensa, globalizzata “città”, non solo non incontreremo la felicità degli esseri umani, ma dovremo anche prendere in prestito la Lanterna di Diogene per “localizzare” qualcuna delle virtù aristoteliche e qualche uomo politico o comunque coinvolto nella politica che disponga di tali virtù.
L’ universale perdita di orientamento che vi si riscontra viene addebitata, peraltro, anche al sistema politico e ai suoi rappresentanti politici, all’establishment economico e mediatico, nonchè al mondo intellettuale.
È così quindi che ormai predomina il fenomeno della Peste Politica.
La base di sviluppo di ogni società viene determinata dalla sua struttura economica sopra la quale si sviluppa la sovrastruttura istituzionale, sociale, culturale, ecc. In periodi di crisi la sovrastruttura presenta forti tendenze di autonomia per poter resistere con successo sia alle contraddizioni del sistema che a qualsiasi nuovo fattore che immancabilmente fa la sua presenza.
Tale resistenza viene messa in pratica anche con la mobilitazione di persone che saranno poi chiamate a svolgere la parte del Capo di questa resistenza in ambito politico, economico, confessionale, culturale. In questo modo comincia a svilupparsi il tessuto della peste politica.
I candidati “Capi” che vengono eletti, posseggono un deviante comportamento sociale oppure esprimono la tendenza ad acquisirlo oppure infine vengono al riguardo opportunamente istruiti. Sono vulnerabili e vengono tenuti sotto controllo dai vari centri di potere.
Numerose pubblicazioni scientifiche in tema di psicologia, sociologia e criminologia hanno dimostrato come un numero non indifferente di questi “Capi” soffrivano o soffrono di un complesso di turbamenti psichici, anche con uso di sostanze stupefacenti. L’odierna interpretazione fa riferimento ad un comportamento manifestamente antisociale e per alcuni perfino ad una turbativa sociopatica della personalità e fors’anche addirittura una vera e propria psicopatia.
Lo studioso psicologo inglese docente presso l’Università di Oxford, Kevin Drotton nel suo libro Wisdom of Psychopats, esponendo i risultati della propria indagine, procede a diverse correlazioni tra psicopatici e uomini politici o managers di successo, constatando nel carattere di questi lati quasi del tutto identici tra di loro.
Le persone con turbative di personalità, anche psicopatiche, si trovano quasi dappertutto.
Nelle risultanze poi della crisi mondiale, che in quest’ultimo decennio sta travagliando la società, la questione diventa sempre più importante tant’è che, conformemente a recenti valutazioni, uno su dieci personaggi annoverati in un modo o nell’altro tra i “potenti” presenta i segni di un deviante comportamento sociale che in determinate condizioni diventa perfino psicopatico.
Entro tale quadro, i dieci indici caratterizzanti lo stato di psicopatico dei “potenti” appaiono essere i seguenti:
1. Sono camaleontici. Mutano in un batter d’occhio le loro caratteristiche psicologiche, naturalmente per trarne profitto. Fanno giochi di simpatia, sono sicuri di sè, estroversi e psichicamente resistenti. Parimenti sanno “maneggiare” qualsiasi situazione possa verificarsi e non esitano minimamente a sfruttare ogni remora/incertezza sentimentale degli altri, fino a quando questo funziona a loro profitto. Non compatiscono nessuno, sono però eccezionalmente esperti nell’ispirare compassione e rincrescimento.
2. Vogliono controllare gli altri. Gli altri sono visti semplicemente come pedine “usa e getta” sopra una invisibile scacchiera psicologica: sono considerati o disponibili o superflui.
3. Esercitano fascino. Emanano eccellenti prime impressioni utilizzando il loro fascino. Sono ottimi psicologi e posseggono il dono innato di far sentire gli altri come unici, mentre essi stessi li ritengono indegni.
4. Agiscono come parassiti. Posseggono la capacità di ispirare fiducia per poi appropriarsi delle preziose idee degli altri.
5. Ingannano sfacciatamente. Hanno un personale codice etico e non sentono la pur minima colpa o ansia quando mentono sia per approfittarne a proprio vantaggio sia per trasferire la colpa sugli altri. Sono del tutto privi di rimorsi mentre il travisamento dei reali eventi rappresenta la massima prerogativa del loro smisurato egoismo. Le loro argomentazioni sembrano ragionevoli e logiche giacchè l’inganno contiene anche limature di verità, come una specie di rete di sicurezza in caso di eventuali riscontri.
6. Sono narcisisti. Si occupano solo del proprio assoluto interesse. Fingono di interessarsi degli altri con passione, ma non è vero; sembrano discreti, persino utili, ma è un modo di comportarsi superficiale e serve solo per quanto possa essere sfruttato nel futuro; sono arroganti, maestosi ed egocentrici; si considerano irripetibili.
7. Non appoggiano mai gli altri. Sanno lavorare come esperti avvocati della difesa, con una eccezionale specializzazione nell’allontanare da se stessi qualsiasi rilievo di incapacità o responsabilità.
Non solo non accetterebbero mai la loro colpevolezza, ma sono pure straordinariamente capaci di utilizzare elementi tali da “passare” la responsabilità sugli altri. Non esitano ad approfittare dei propri subalterni rendendoli “scudi di colpabilità” al fine di proteggere la propria posizione.
8. Teatranti pronti per un Oscar. Fanno finta di aver paura o chiedono scusa allo scopo di manipolare gli altri e imporsi. Fanno sfoggio di teatrinismi emotivi come ad es. falsi scoppi di collera a causa, a loro parere, di un insulto personale ricevuto oppure di un supposto tradimento della loro fiducia o una insufficiente prova di rispetto verso il loro stato di essere.
Sono tutti fuochi d’artificio di sentimenti la cui unica ragione è quella di scioccare e intimorire, mentre essi stessi con la massima calma calcolano il grado di guadagno della propria efficienza psicologica.
9. Ignorano del tutto il pericolo. L’implicazione neurovegetativa del codice della paura nei loro cervelli funziona nel senso che tutto quello che avrebbe provocato paura negli altri, lascia indifferenti questi antropoidi sentimentalmente gelidi. Non intendono e non evitano quasi nessun rischio. Certo, questo modo di essere produce in loro un invidiabile sangue freddo e spiega il perchè spesso li rende perfettamente idonei a professioni di elevato pericolo come ad es. corrispondenti nei mezzi di comunicazione di massa, attività in Borsa, occupazione in determinati livelli dell’esercito. D’altra parte non esitano ad esporre sè e gli altri a superflui pericoli: proprio quello che si riscontra oggi con particolare incisività negli sviluppi della crisi economica mondiale.
10. Sono affamati di potere. Cercano con insistenza posti di potere e di influenza nei quali possono soddisfare il loro bisogno di controllo e manipolazione degli altri.
La “Ricerca di Psicopatie in Gran Bretagna”, prima indagine del genere che mira alla protezione di tutto il potenziale lavorativo nazionale (inglese) da nefaste influenze di carattere psicopatico, ritiene che le professioni con il maggior numero di psicopatici sono quelle dei politici, giornalisti, avvocati, chirurghi, poliziotti, nonchè il clero. Qualsiasi rapporto di lavoro entro una determinata struttura gerarchica tale da offrire una situazione di potere in relazione ad altre specializzazioni e assicurare una relativa impunità, è ideale per una personalità psicopatica.
Ricordiamo qui alcuni “esemplari” del genere, tratti esclusivamente nell’ambiente della politica: Hitler, Mussolini, Nasr, Assad, Homeini, Stalin, Kemal Ataturk, Jorgos Papadòpulos, Ioannidis, Annan, Berlusconi, Erdogan, Schauble, Juncker, D. Strauss-Kan, Lagarde.
Ora, tutti questi personaggi a cosa li abbiamo collegati? Chiaramente solo a pensieri negativi, a guerre, morte, torture, omicidi, dittature, ingiustizie, infelicità, povertà, dolori, rabbia, sottomissione, imperialismo, ricatti, disgusto, distruzione economica, miseria, menzogna, errori, favoritismi, malattie, pestilenze, sovversioni, tradimenti, macchinazioni, persecuzioni e immunità.
Certamente non s’incontrano solo nell’ambiente dei politici, ma è in particolare quell’ambito che definisce più compiutamente il fenomeno della Peste Politica. Accanto a questi un posto assicurato hanno anche giornalisti, imprenditori e tutti coloro che in qualche modo s’inseriscono in una qualsiasi attività che preveda una determinata struttura gerarchica, e ciò allo scopo precipuo di acquisire l’ agognato potere.
Con l’arma poi di tale potere e forza, diffondono la rete della Peste Politica alienando coscienze ed esseri umani. Il fine che perseguono è quello di passivizzare l’uomo comune trasformandolo in un essere abulico, inattivo, in balìa delle contingenze (che essi stessi provocano e impongono), disidratato nei sentimenti, nello spirito e nei valori, privo di identità, insomma una “personalità” a tal punto manipolata da diventare totalmente soggiogata.
Solo così questi personaggi possono assicurarsi sia la generale apatia che le tiepide e insufficienti reazioni di fronte alle loro malefatte.
Ricordiamoci, tanto per fare qualche esempio, quanti governanti non hanno avuto il benchè minimo timore di fronte ai pericoli che vedevano avvicinarsi, rifiutando ostinatamente di allontanarsi dal loro diletto potere, andando così incontro ad una orribile fine. E quanti non hanno esitato a mentire al loro stesso popolo in merito ad inesistenti armamenti chimici o atomici pur di coinvolgere il proprio paese in guerre che hanno provocato la morte di centinaia di migliaia di esseri umani, conterranei e stranieri.
E ancora quanti di questi “Capi” non hanno esitato a far uccidere con armi chimiche donne e bambini e gente inerme. Ricordiamoci di Hitler e dell’olocausto. Nel nome di effimeri interessi e della politica del potere centinaia di migliaia di esseri umani sono morti in maniera selvaggia nelle giungle e dei deserti dell’Asia, senza minimamente far commuovere i managers e i loro amici politici.
E in quanti paesi per il semplice fatto di aver chiesto alcuni elementari diritti, donne vengono frustate a morte o lapidate a seguito di ordini emessi da “Capi” gelidi di sentimenti, devotamente però fedeli alla religione, assicurandosi in tal modo la permanenza al potere, nello stesso tempo però lasciando i loro popoli analfabeti e ignoranti.
Con l’occasione diamo un’occhiata anche ai nostri “Capi”1, politici, grandi giornalisti e grossi imprenditori. Osserviamo il loro modo di parlare che non ammette repliche, sentiamo il tono della loro voce: ci renderemo conto con quanto puntiglio rifiutano qualunque sospetto di errore possa gravare su di loro e nel contempo quante menzogne ci raccontano ogni giorno senza alcun ritegno.
Constateremo altresì che non temono nè l’indignazione degli altri nè la punizione che potrebbe essere loro inflitta. Psichicamente resistenti, non sentono nessuna compassione per i tanti suicidi,2 per le decine di migliaia di senza tetto tra i loro concittadini o per tutti quelli che sono rimasti senza danaro a causa degli artifizi con i quali hanno “giocato” in Borsa; nè per la diffusa condizione di povertà alla quale hanno immerso il popolo greco, la disoccupazione, la costrittiva emigrazione dei nostri giovani.
Davanti alle telecamere poi si appropriano, spudorati, delle idee altrui, non sentono il minimo senso di colpa o ansia mentre continuano imperterriti a mentire. Guardiamo in TV quanti sono quelli che considerano se stessi unici nel mondo, ma anche quanti si dimostrano straordinariamente esperti nel dare la colpa di tutto agli altri!

Per concludere, vale la pena ricordarci di un’intervista rilasciata nel 1994 da un famoso giornalista, oggi editore e “persona televisiva” e più volte oggetto di pubbliche discussioni. Leggiamo:
D. Qual è la cosa più pazzoide che lei ha fatto?
R. È quella che continuo a dire le stesse bugie, con la stessa convinzione e che ci sono ancora molti disposti ad accettarle. E questo mi commuove in modo particolare.
D. Quale virtù considera più sopravalutata?
R. L’amore per la verità. Di solito provoca molti più problemi di quanti ne provocano le bugie.
D. Qual è la sua caratteristica più evidente?
R. Io credo nella mia intelligenza e nella propensione al successo. Gli altri dicono che sono semplicemente egoista, bestialmente egoista.
D. Scelga cinque parole per descrivere se stesso.
R. Infinito, ininterrotto, incalcolabile, insubordinato, infondato.
D. Qual è il suo più prezioso elemento patrimoniale?
R. Il mio cervello col quale commercio sistematicamente e spero ad un ottimo prezzo. E per tutto il tempo che sarà possibile.
Dopodichè ognuno può trarre le proprie conclusioni sulle affermazioni del predetto giornalista, il quale oggi si vanta di essere uno dei principali ispiratori dell’opinione pubblica greca.
In ultima analisi, la peste politica è un’epidemia sempre ben nascosta. Il bacillo della peste può stare per anni intanato nei mobili, nei vestiti, nel subcosciente. Ad un certo momento si sveglia e porta con sè l’infelicità.
Ciò significa che gli uomini devono stare sempre all’erta di fronte alla minaccia di una “peste” politica che d’un tratto può irrompere nella loro vita. E naturalmente essere pronti a riconoscerla ed affrontarla.
A questo riguardo la cosa migliore che possono e devono fare è quella di volgersi con costanza verso un’informazione/aggiornamento obbiettivi, una giusta educazione ed una corretta utilizzazione della conoscenza.

Dimitris Skuteris
Analista politico
skouterisd@gmail.com

NOTE DEL TRADUTTORE
1) Si riferisce ai diversi “capi” politici greci o meno greci.
2) Dal 2010 al 2015 più di 7.000 suicidi si sono verificati in Grecia, conseguenza diretta delle tragiche condizioni economico-finanziarie provocate dai due memorandum d’intesa firmati dai governi di allora allo scopo di “salvare”(!) l’economia greca.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 15/11/2016 da in quale Europa? con tag , .
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