perìgeion

un atto di poesia

Maria Grazia Di Biagio, inediti

 

MG Di Biagio foto

 

 

CON L’OCCHIALE IN PUNTA DI NASO

 

Quando si rivoltano le zolle al campo

è un luccicare di pepite brune

Vero è che le ombre a ridosso

del solstizio si allungano più in fretta.

L’età dell’oro ha vita breve.

Pure vero che un autunno così estivo

non lo si vedeva da decenni

Ho le carte in regola per dirlo

– quasi un vezzo –

con l’occhiale in punta di naso.

 

*

 

Nell’incavo deserto di un nido, si avverte

il vuoto reso da una galassia in fuga

Lo smarrimento che assale l’astronomo

all’ipotesi di un oltre che non vede.

Il vuoto sta ancorato all’y del ramo

per altre cove e schiuse, altre partenze

Verso il limite che acceca il telescopio

l’universo è più stellato – intero.

 

*

 

Le mancanze si addensano

sui fili delle rondini

come per un’attesa –

fumano il narghilè col tempo

discorrendo del meno che pesa

nella fissità del posto

Un assolo di nebbia tace

il rossore esausto dei filari

la gloria diroccata del castello

circonfusa di voli rapaci

ripensa eterna l’ultima battaglia –

La resa fu un atto di coraggio.

 

*

 

Non so se vanno in letargo le chiocciole

– ignare miniature d’infinito –

o muoiono attaccate ai pilastri del patio

Se addito il vertice non altero il principio –

non so intonare in assolo

“eadem mutata resurgo”

Rudimentale – formulo teoremi provvisori –

Torneranno in Aprile a bere pioggia –

io con altro nome – a non capire tutto

 

*

 

A volte provvede la nebbia

a mettere in chiaro le cose

Assorbe vuoti abitati da sempre

ne incolla i suoni alle ringhiere

L’iride è impotente – brancola nel bianco

annaspa – annusa assenze –

Hai forse smarrito qualcosa

in corsa – può essere

Bruciano vedute d’interni alberati

pitture a fresco di memoria

Tralci di avventate elisioni

omissioni innocenti e colpe.

 

*

 

Impone la mitezza, questo inverno

nel bianco taciturno del perdono

verrà come sempre al galoppo

gelando i resti putrefatti dei distacchi

Qualche offesa sparuta

– caparbia a non cadere –

permane immedicata sulle istanze

abbozza la rivalsa in un cartoccio

prima che l’indulgenza di stagione

muti ogni rancore in gemma

avvolta nella luce di un ghiacciolo.

 

*

 

Neve tardiva e briciole di pane

per il resistere dei pettirossi –

un’era glaciale a tradimento

sui nervi scoperti degli ulivi

non un gemito o un’ombra contrasta

la sublime immanenza della fine –

arranca vago uno scalpiccio convulso

i cani erranti fanno branco –

sbuffando rabbia e fame

risalgono primordiali l’abitato

– à la guerre comme à la guerre –

accendo un fuoco per sentire il sole –

bestiola illusa – non lo vedi

come siamo marginali alla vicenda

 

*

 

Il risveglio collinare è distonia di suoni

come da un golfo mistico gli accordi

o quando nasci il primo spasmo d’aria

Prendo di petto un dente di leone

mentre spiuma – la luce

che consegna al seme il suo destino

Il diapason è un passero

che becca l’erba nuova –

Che suono fa il dolore delle foglie?

Sul colle estremo – di spalle

il camposanto assorto in altre cose

 

*

 

Sembra felice il grano che germoglia

vergine e volitivo – in divenire.

Sta nel sonno la cura – essenziale

al riverbero della nudità.

Consegnarsi alla notte del seme

convessa sulle gemme degli arti

per germinare minima – com’era Ishà

dalla terra alla pelle – e nient’altro.

Se solo i sogni avessero rispetto.

 

*

 

Sono volati i panni

non c’è appiglio che tenga

Decapitati – i gambi

si flettono in memoria

Un vuoto di plastica

staziona sovrastante.

Dove vanno a finire

le fiandre, i fiori

quello che c’era dentro

Chi resta è fermo

su granuli di adesso.

 

*

 

In sintesi – un guizzo in un lago.

Appena il tempo di scorgersi riflessi.

A pelo d’acqua un cerchio –

scrive il suono che ci prova – e ci disperde.

 

 

Maria Grazia Di Biagio è laureata in lingue e letterature straniere all’Università G. D’Annunzio di Pescara, dove attualmente vive e lavora, ha contribuito, con una Tesi sul “Dialetto Vallese di Rimella”, alla stesura di un vocabolario a salvaguardia dei dialetti Walser in Piemonte. Nel 2012 vince la II edizione del Dieci Lune festival dell’Autore 2012 a Napoli con la silloge poetica “Nella disarmonia dell’inatteso”, in seguito pubblicata dalla Casa Editrice Bel-Ami organizzatrice del Premio, con prefazione di Dante Maffia. Collabora con il Blog Letterario “La Presenza di Erato” a cura di Luciano Nota. Suoi testi poetici sono presenti in diversi Blog, antologie e riviste letterarie.

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9 commenti su “Maria Grazia Di Biagio, inediti

  1. chris
    26/11/2016

    Mi piacciono molto queste poesie, perché la lingua è piana e quotidiana, ma le osservazioni a cui si riferisce sono acute e intelligenti. L’insieme del mondo ricreato è in movimento, e sono proprio le direttrici, le angolature, le distanze, il vuoto e il pieno a tracciare il paesaggio, mentale, naturalmente, oltre che percettivo.

    Liked by 3 people

    • vengodalmare
      26/11/2016

      Sì, vero: come “un guizzo sul lago” e un cerchio che ci disperde.
      Il poeta perdonerà la mia parafrasi dei versi e voglia accettare i miei complimenti.

      Liked by 3 people

  2. Ringrazio l’amico Nino Iacovella per aver proposto i miei testi e la redazione di Perigeion per averli accolti così, ancora “grezzi”. I commenti ricevuti mi lusingano e mi incoraggiano ad affinare il tiro.

    Liked by 1 persona

  3. Giorgio Galli
    28/11/2016

    Combinazioni improvvise di parole e idee che fulminano un paesaggio -verbale e mentale- di dimessa orizzontalità. Una bella sorpresa questa mia conterranea abruzzese. Grazie Nino.

    Liked by 2 people

  4. Giorgio Galli
    13/12/2016

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:
    Condivido dagli amici di Perìgeion queste poesie da scoiattolo, di una giovane poetessa non enfatica, non egotica, non ostrogota -un fiore raro nella nostra generzione- che intreccia parole consuete come intrecciasse braccialetti, ma che è tutt’altro che priva di aperture metafisiche.

    Liked by 1 persona

  5. chris
    13/12/2016

    enfatico, egotico, ostrogoto, ma cosa dice il giorgiogalli? a chi si riferisce?

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