perìgeion

un atto di poesia

Le scomode verità di Nicola Vacca.

di Christian Tito

 

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Tutto ciò che è vero non è mai inutile
anche se l’audacia umana
si risolve nella sconfitta:
allora conducimi alla ricerca
di un viaggio che è pellegrinaggio dell’anima,
peregrinazione del pensiero
nella consapevole abitudine del dramma.
La ragione non apre più varchi,
questo tempo nudo d’idee
massacra il linguaggio della creazione
la violenza è in tutte le cose del mondo.
La caccia continua, l’assenza di questi giorni indecisi
si annulla nei luoghi deserti di una lunga attesa,
le parole da sempre taciute
continuano ad essere mormorate in silenzio;
l’agonia del tempo dilapida
la sorte irreversibile di questo cieco cammino.
Ma l’anima non si arrende
al saccheggio della morte eterna
anche se la misura della perdita
non sarà mai colma.
Perché è proprio tra la gioia e il dolore,
tra il presente e il passato
che devo disperarmi nella speranza
sperare nella disperazione

se immane sarà la perdita
tanto più intensa sarà la speranza.

 
 

Tutto ciò che è vero non è mai inutile dicono i primi versi di questa poesia di Nicola Vacca , poeta pugliese, recente vincitore del premio Camaiore con “Luce nera”, seconda opera uscita per l’ottimo Marco Saya editore. La poesia con cui apro questo articolo (scelta non a caso nella vastissima produzione dell’autore)  appartiene invece a un libro (Incursioni nell’apparenza, Manni, 2006) che conservo con affetto perché è stato il primo attraverso il quale ho conosciuto la poesia di Nicola.
Vacca non è solo un poeta tra i più provocatori e irriverenti della scena italiana, è anche, con medesimo spirito corsaro, un infaticabile critico letterario. Sono proprio i suoi due ultimi libri scritti in questa veste che vorrei segnalare per delle ragioni ben precise strettamente connesse alla sua poesia e al suo modo di stare al mondo. La capacità comunicativa senza filtri metaforici o allusivi che da sempre lo contraddistingue, è anche il tipo di linguaggio che adopera nel parlare degli altri autori da lui amati. Non ci stupiamo dunque che, a decretare la vittoria del premio Camaiore è stata, dopo la scelta della cinquina da parte dei critici e poeti giurati, una folta giuria popolare che ha preferito, nonostante gli ottimi e importanti poeti finalisti, assegnare a Vacca la vittoria finale. Ebbene, questo tipo di “presa diretta” che Vacca ha sui suoi lettori, anche quelli non “specializzati” è esattamente la stessa che riesce a trasporre anche nella sua attività critica, ed è un bene prezioso, perché può realmente (ri)avvicinare la gente all’amore per la cultura quando questa nasce, appunto, dall’amore e dalla reale importanza delle opere letterarie per la vita di noi tutti. Sì, perché l’unico criterio applicato alla scelta di Nicola Vacca sugli autori di cui parla nei due libri Sguardi dal novecento e Vite colme di versi entrambi usciti per Galaad edizioni rispettivamente nel 2014 e nel 2015, è esclusivamente legato alla sua passione per la letteratura capace di lasciare il segno e a nessun altro condizionamento di comodo. Vacca non si stanca mai di denunciare senza mezzi termini, spesso facendo nomi e cognomi, quanto le lobby di potere, le consorterie e criteri che nulla hanno a che vedere con l’amore per l’arte, siano capaci di governare e rovinare, soprattutto in Italia, la cultura.

Gian Ruggero Manzoni a proposito del primo dei due libri afferma: “ Nicola Vacca è un “non venduto”, un imparziale, un “intellettuale anticonformista”, direi merce rara in questi tempi di lecchini editoriali, parvenu della penna, mafiosi della carta stampata… fautori del culturame imperante, poeti “per tutte le stagioni”, prêt-à-porter dell’inganno finto sapienziale, vendi fumo, corrotti, corruttori e guitti.” Detto da un altro artista e critico come Gian Ruggero Manzoni (di cui potremmo dire esattamente le stesse cose) il livello di verità (tutto ciò che è vero non è mai inutile) e affidabilità sale a livelli esponenziali.
Se Tzvetan Todorov alla fine di un percorso tra i più articolati e complessi ed alti di critico, torna ad affermare che “la letteratura è in pericolo” perché si è persa la connessione che può esistere tra il valore conoscitivo sull’esperienza umana che le opere letterarie possono veicolare e la fondamentale attività dei critici di fare da ponte tra le opere e le persone, sono libri come questi, dunque, che risultano veramente preziosi, perché possono avvicinare gli amanti della letteratura a giganti più che storicizzati, ma anche ad autori meno noti e ingiustamente emarginati.

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In Sguardi dal novecento si occupa con venti articoli sia di poeti che di narratori (spesso irregolari o ibridi tra filosofia, aforismi e poesia come Cioran) e  conclude con due autentiche invettive intitolate “ragionevoli dubbi”, dove i dubbi da lui sollevati appaiono più che convincenti nel mostrare il marciume di certi meccanismi italici sia nell’ambito della critica che risulta essere sempre di corte al potere, sia in quello dei “poeti laureati” che quello stesso potere detengono. Scrive a pag. 131: Della poesia arida, oggettiva, fredda, antiemozionale, della poesia delle cose espressa da questa corrente letteraria non resterà assolutamente nulla. Ma a questi poeti interessa il mercato e l’immagine da consolidare attraverso il potere culturale di una critica letteraria e di un mercato editoriale che divulgano il loro agire a prescindere dalla qualità dell’opera.

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In Vite colme di versi, invece, dedica la sua penna esclusivamente a poeti. Quello che sempre colpisce però, nelle sue personali celebrazioni è la coerenza con cui individua e omaggia figure indubbiamente animate da una ricerca personale originale e veritiera, talenti ampiamente riconosciuti e ormai entrati di diritto nella storia della letteratura, ma anche figure che ancora non hanno avuto adeguato riconoscimento per l’importanza della loro opera.  Con schede snelle ( quelle di sguardi dal novecento erano articoli pensati e apparsi originariamente su quotidiano cartaceo), ma dense e acute nell’analisi, Vacca ci porta con la sua passione tra l’operosità di artisti della parola che, come l’autore, sono stati scrittori e pensatori spesso controcorrente, scomodi, a volte prossimi alla follia. Ecco allora le venti incursioni agevoli, ma mai banali di Sguardi dal 900  nel mondo di Alda Merini, Ignazio Silone, Ennio Flaiano, Leonardo Sciascia, Giorgio Bassani, Carlo Cassola, Rocco Scotellaro, Italo Calvino, Edgardo Marani, Mario Luzi, Karl Kraus, Fernando Pessoa, Emil Cioran, Wislawa Szymborska, Roland Barthes, Jorge Luis Borges, Nicolás Gómez Dávila, Ezra Pound, Ernst Jünger, Albert Camus ; in Vite colme di versi, seguendo lo stesso format, brevità e intensità ci calano nell’opera e nella vita di Giorgio Caproni, Piero Bigongiari, Dario Bellezza, Beppe Salvia, Lorenzo Calogero, Edoardo Cacciatore, Giuseppe Ungaretti, Dino campana, Luciano Erba, Piero Ciampi, Roberto Sanesi, Alfonso Gatto, Leonard Cohen, Les Murray, Ingeborg Bachmann, Nika Turbina, Michael Krüger, Yves Bonnefoy, Ante Zemljar, Adam Zagajewski, Paul Celan, Jacques Prévert.

Ecco che, dunque,  Vacca tra mostri sacri come Ungaretti e Caproni è capace di farci incontrare (almeno a me è capitato questo e mi sento molto grato per le scoperte fatte)  di scoprire dei “casi” poco noti come, ad esempio, l’incredibile vicenda di Nika Turbina la “poetessa bambina” di Yalta morta a soli ventisette anni a Mosca, autrice capace di scrivere, tra i sette e nove anni di età, testi come questo:

 

Vi ho teso l’inganno,
che solo un momento
potesse racchiudere l’eternità,
che migrando gli uccelli
finisse il caldo.
Da tempo li ho dimenticati
gli incanti della notte,
la gioia così vicina
che, solo a sfiorarla,
la vostra mano solleverebbe la Terra.
Vi ho forse ingannati?
No.
A voi piuttosto ho dato il segreto
di ciò che io sola conosco.

 

E mi piacerebbe concludere, dato che questo blog resta prevalentemente finalizzato a celebrare il potere magico della poesia, con un’altro bellissimo  testo di Les Murray che non conoscevo:

 

Le religioni sono poemi. Concertano
la nostra mente, onirica e diurna, le nostre
emozioni, istinti, respiro e identità
nell’unico modo totale di pensare: la poesia.
Niente è detto finché non è tutto sognato in parole
e niente è vero che solo in parole consista.

 

Grazie Nicola Vacca, hai ragione:  Tutto ciò che è vero non è mai inutile. Dobbiamo tenerlo molto bene a mente, soprattutto  in questi tempi dove il falso è la più grande forza d’azione violenta che viene esercitata sulle nostre vite. Non è vero?

 
 

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista «Satisfiction». Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena 1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani 2002), Serena musica segreta (Manni 2003), Civiltà delle anime (Book editore 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti Manni 2007) Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008) Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio 2011), Mattanza dell’incanto (prefazione di Gian Ruggiero Manzoni, Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (prefazione di Simone Gambacorta, Galaad Edizioni 2014), Luce nera (Marco Saya edizioni 2015).

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4 commenti su “Le scomode verità di Nicola Vacca.

  1. vengodalmare
    01/12/2016

    Vero. Oltraggi, abusi e sfacciati mercanteggiamenti non uccideranno mai la “parola sognata”, quella scavata dal mondo oscuro e luminoso della Bellezza. Nessun verso è inutile se accolto, curato e comunicato con passione e verità, e anelito di arte.
    Stupefacenti la parole della bambina russa; a quel l’età capire che ciò che viene narrato in quanto sognato non è mai un inganno!! E come lo dice!
    Gran bell’articolo. Leggerò con piacere i libri da te proposti; conoscerò un nuovo poeta. Grazie.

    Liked by 1 persona

  2. Giorgio Galli
    01/12/2016

    Boccate d’ossigeno. Grazie Christian.

    Liked by 1 persona

  3. Giorgio Galli
    01/12/2016

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:
    Ciò che accomuna Nicola Vacca e Christian Tito è il coraggio. Il coraggio di Christian Tito nel suo documentareio sull’Ilva; il coraggio di coltivare e omaggiare l’amicizia di un poeta trascurato come Luigi Di Ruscio. E il coraggio, in Nicola Vacca, di tracciare profili critici disallineati, non pacificati, senza peli sulla lingua. L’incontro fra i due è un bell’incontro. E questa ne è la testimonianza.

    Liked by 2 people

  4. christiantito
    03/12/2016

    Grazie a voi, sempre, carissima Marina e carissimo Giorgio. Chris

    Liked by 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 30/11/2016 da in Senza categoria.
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