perìgeion

un atto di poesia

Vladimir Levchev, Amore in piazza

 

 

Amore-in-piazza-lato-A-220x320

 

di Francesco Tomada

 

Vladimir Levchev (Sofia, 1957) è uno degli autori più importanti del panorama bulgaro contemporaneo. Autore di sedici raccolte di poesia (di cui quattro pubblicate negli Stati Uniti, dove ha vissuto per tredici anni), tre romanzi e numerose ulteriori pubblicazioni, traduttore fra gli altri di Allen Ginsberg e T.S. Eliot, è oggi docente di letteratura e scrittura creativa presso l’American University di Blagoevgrad, dopo avere insegnato anche presso diverse sedi universitarie negli States.

L’occasione per soffermarci oggi sulla sua poesia è data dalla pubblicazione di Amore in piazza, selezione antologica dei testi di Levchev per conto di Terra d’Ulivi, nella traduzione di Emilia Mirazchiyska e Fabio Izzo, con una approfondita e attenta postfazione di Fabrizio Dall’Aglio. Per quanto, essendo appunto una scelta di una cinquantina di poesie, Amore in piazza non possa definirsi un quadro esaustivo della vasta produzione di Levchev, il libro fornisce una valida prospettiva della sua scrittura, in quanto comprende lavori scritti e pubblicati nell’arco di oltre un trentennio. Si presenta sostanzialmente suddiviso in tre sezioni: la prima, Amore, concentra lo sguardo su tematiche prevalentemente private, anche se non manca di allargare lo sguardo verso il panorama circostante; la seconda, In piazza, è quella più spiccatamente civile e sociale; la terza, Dio, numericamente più esigua delle precedenti, si apre invece ad una riflessione filosofica sul significato dell’esistenza umana.

I motivi di interesse per questo volume sono indubbiamente molti, prima di tutto perché permette un approccio verso una scena poetica, quella bulgara, che ha grande tradizione ma di cui ad oggi la diffusione in traduzione italiana è estremamente limitata, e lo fa attraverso i lavori di uno dei maggiori poeti bulgari contemporanei. Il fatto di abbracciare un arco temporale così esteso, inoltre, permette di cogliere l’evoluzione della poesia di Levchev: se all’inizio degli anni Ottanta essa ci appare a volte costruita su una forma che richiama stilemi classici, nel corso del tempo essa si apre a svariate influenze, fra le quali sembra evidente quella di un certo tipo di scrittura creativa di impronta americana; nell’ultima fase, invece, la poesia di Levchev raggiunge un personalissimo equilibrio fra le diverse tensioni, raggiungendo una espressività evocativa e matura. Il fatto che i testi non siano disposti in ordine cronologico, se all’inizio può apparire spiazzante, dimostra invece come in ogni caso la produzione di Levchev, al di là dei cambiamenti che ha subito nel tempo, possa nel suo insieme contribuire alla costruzione di una poetica unica e consolidata, che raccoglie e soprattutto metabolizza influssi balcanici ed anglosassoni ed una frammentarietà talora visionaria che forse eredita dal postmodernismo centroeuropeo di fine secolo.

Come valore aggiunto, è di particolare interesse per il lettore italiano la sezione In piazza, cioè quella più esplicitamente politica e sociale. Va sottolineato come il padre di Vladimir, Liubomir Levchev, sia stato a sua volta un importantissimo poeta, figura di spicco fra gli scrittori “allineati” all’epoca del regime comunista, al punto tale da essere nominato Presidente dell’Unione Bulgara degli Scrittori. Vladimir, al contrario, ancora prima della caduta del regime fu fondatore ed animatore della rivista indipendente e clandestina Glas (Voce): è evidente che questo impegno diretto nella vita sociale del proprio paese, insieme a dei rapporti familiari che non è difficile immaginare come complessi, forniscono un illuminante spaccato dall’interno della vita culturale nella fase di dissoluzione storica del comunismo. Anche in quest’ambito, però, la poesia di Vladimir Levchev non si ferma qui: dopo il lungo soggiorno negli Stati Uniti, una volta tornato in patria egli non si sottrae all’assumere un ruolo di primo piano nel proprio paese, come testimoniato dai diversi testi che si occupano della contemporaneità nella Bulgaria odierna.

Amore in piazza, dunque, è un’ottima occasione per ampliare gli orizzonti verso un’area geografica e culturale che in Italia non è tra le più conosciute, e la poesia complessa ed originale di Vladimir Levchev è indubbiamente uno dei migliori accompagnatori possibili in questo percorso. Una nota di merito va, infine, ad Emilia Mirazchiyska e Fabio Izzo, che nel non facile lavoro di traduzione hanno saputo rispettare le diverse inflessioni della versione bulgara, ottenendo però una resa in italiano di grande spessore linguistico e di notevole impatto.

 

***

 

Ci incontriamo prima

 

A Milena

 

Tu ami il fuoco del deserto

sulla strada per Zabriskie Point.

Tu ami la tua solitudine.

Ami il secco deserto del sogno

perché lo sai riempire con un oceano di pazzia.

Un delfino salta oltre il sole

nello specchio.

 

Nevi azzurre nevicano attraverso la tua mente rovente.

          Nevi nere si ammassano sulla tua strada bianca.

 

Rannicchiata sul sedile posteriore

guardi attraverso il lunotto

come la strada si stringe

                      e si allontana

                                dal pacifico

                                            oceano del tramonto.

Lo spirito di un indiano taciturno guida la macchina.

 

Ci incontreremo

in un bar

a sud di Sosopol

35 anni fa.

2012

 

***

 

Lo stagno azzurro vicino a Berkovitsa

In memoria di Tsvetana (Atinula) Panizidu

 

Riaffiorammo dallo stagno azzurro nudi

e quell’azzurro ci sorprese i sensi

salimmo la collina sotto le nubi

nel freddo il tramonto ci risvegliò i corpi.

 

Lontano, per strada, lo vedo che andiamo.

Ma è una strada che mi arriva dentro.

Quel fuoco in cortile non era solo fumo.

Un bruciore di stelle quando mi addormento.

 

Su lenzuola umide in un vecchio letto

così entrai teso nel tuo sogno allora.

Ora è quel sogno che vibra nel mio petto

a fecondare la mia anima nuda.

 

Scrivania e lampada – un cerchio di luce

in un torrente schiumoso, sul monte…

L’aria sa di pino e di neve, seduce…

E sopra la terra è azzurro il tramonto…

 

L’erba profuma d’estate appassita –

appena tagliata più dolce è il profumo

Più caldo, vicino è oggi l’azzurro.

sotto questo universo vuoto e buio.

 

La luna è muta. Rossa accesa. È come

una ferita che cresce stasera.

La vita – infetta – sanguina, scorre.

La morte del mondo è eterna.

1987

 

***

 

Il sogno dell’albero marcio

 

Dentro di me brulica uno Stato

          insano, avvelenato, saccheggiato.

Parole ignote nelle taverne si distinguono

          e le mie ai tavoli d’essere ignote fingono.

La sacra fabbrica della cattedrale “Speranza”

          produce una specie di rito giallo con costanza.

L’astio al tramonto in me si mette a cantare

          con vapori rugginosi tanto per non mancare

arriva tutto un gruppo di bambini turbati

          dai sogni di sangue negli occhi allargati.

Nel cervello-fortino blindato il sovrano

          getta i dadi ghignando con un sorriso strano

in un labirinto di uffici lui al sicuro

          mette la dea bendata con la bilancia al muro…

Non ha più foglie, fuori, la quercia,

vive dentro una combustione interna.

1988

 

***

 

Il 3 novembre

 

Un gruppo di cittadini

è arrivato dall’Est –

centauri asiatici

con i capelli a coda

e si è mischiato

con un altro gruppo di cittadini

arrivato dal Nord –

eroi biondi

con focacce di miele invece di scudi

con falci come spade.

Un gruppo di cittadini possedeva le terre

dei Balcani

dall’Occidente oscuro dei Franchi

fino alla Costantinopoli dorata.

Un gruppo di cittadini ha accettato la cristianità

e ha arato la terra

dal Danubio al mar di Tracia

e ha arato con la croce le anime degli slavi

da Ocrida fino al Mar Baltico.

Un gruppo di cittadini

è sopravvissuto

all’Impero Ottomano

con nomi bulgari

con case loggionate

e grasse greggi.

Un gruppo di cittadini ha votato

la più democratica costituzione alla prima Assemblea Nazionale.

Un gruppo di cittadini

è sopravvissuto a due catastrofi nazionali

una prima e una dopo la Prima Guerra Mondiale

e a un’altra catastrofe nazionale

dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Un gruppo di cittadini stava zitto di giorno

e piangeva nel sonno.

Era soffocato da fumo e demagogia

e diminuiva

e i suoi figli morivano di cancro

e disperazione

veniva picchiato e ascoltava bugie

e gli si batteva amichevolmente la mano sulla spalla.

Un gruppo di cittadini

il 3 di novembre

ha allagato la piazza

dalla chiesa di Santa Sofia fino al Parlamento

e le campane della cattedrale Aleksander Nevski suonavano

e il gruppo di migliaia di cittadini

gridava:

“Aria pulita!

Acqua pulita!

Libertà,

Glasnost,

Referendum!”

E un altro gruppo di

ex contadini

sordi e ciechi per la vecchiaia

sporgeva le teste

da due finestre del Parlamento

circondato dalla milizia…

E il giorno dopo

nel giornale “Rabotnicesko delo” hanno annunciato

che un gruppo di cittadini

ha portato una petizione

al Parlamento.

5 novembre 1989

___________________

Il 3 novembre 1989, una settimana prima delle dimissioni di Todor Živkov, che fu espulso dalla presidenza e dal Partito Comunista Bulgaro di cui era stato a capo dal 4 marzo 1954 al 10 novembre 1989, Ecoglasnost – un’associazione e movimento civile e politico bulgaro formatosi nell’aprile 1989, dove figuravo fra i primi iscritti, portò una petizione nel Parlamento contro due progetti catastrofici per l’ecologia bulgara. Migliaia di firme vennero raccolte al “Cristal” – nel giardino di fronte al Club Militare. Ci fu un intervento della milizia, con un arresto e pestaggi vari, anche se nel frattempo a Sofia si teneva un Forum Internazione Ecologico in cui erano presenti giornalisti occidentali. Per la presentazione della petizione il 3 novembre si riunirono circa cinquemila persone di fronte alla Cattedrale S. Aleksander Nevski. La petizione fu portata passando dall’entrata posteriore del Parlamento. Il giorno seguente, il 4 novembre, nel giornale“Rabotnicesko delo”, nella penultima pagina (l’ultima pagina era quella più letta) venne pubblicato un laconico annuncio: “Ieri un gruppo di cittadini ha presentato una petizione all’Assemblea Nazionale”. Non venne precisato il numero di persone che componevano quel gruppo, né di che cosa trattasse la petizione. Scrissi questa poesia il giorno seguente.

 

***

 

Novorossijsk

 

Un mare del Sud

e alberi bianchi

di polvere di cemento.

Blocchi di cemento armato

resi verdastri dall’umidità.

Novorossijsk è orgogliosa

del monumento ai suoi morti

in uno sbarco senza senso.

Novorossijsk somiglia a

quella rugosa giovane vedova

dalle calze bucate,

in vestaglia e ciabatte.

 

Cammina orgogliosa

fissando i turisti.

Sa che non è bello fare pena.

E non vuole far pena!

Semplicemente

vuole imbarazzare.

URSS, 1988

 

***

 

Danza dai Balcani

Noi siamo i soldati bulgari del Re Samuel

accecati per ordine dell’imperatore bizantino Basilio.

Siamo quindicimila uomini

e di noi solo uno su dieci

ha un unico occhio per guidarci.

Ci teniamo per mano, camminiamo e inciampiamo

nella luce e nel buio del tramonto.

Continuiamo la nostra danza

da orizzonte a orizzonte.

Gente!

 

Tornati dal campo arrivammo

dal nostro re Samuel.

Lui ci vide.

E morì per un attacco di cuore.

Ma noi non lo vedemmo

e non morimmo.

 

Continuiamo ancora la nostra danza

scalzi nelle foreste selvagge

facciamo piccoli passi sulla brace dei fuochi nei campi

scivoliamo sul ghiaccio dei laghi

sotto le fredde sagome delle costellazioni

balliamo verso il nuovo millennio.

 

E tutto quello che possiamo vedere

del nostro futuro

è il nostro passato.

2000

 

***

 

Perché il mondo esista

 

Dio dice.

L’oracolo di Delfi predice.

Cartesio intuisce.

Dante stupisce.

La Tua ombra punisce.

 

***

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: