perìgeion

un atto di poesia

Luce che nutre

 

musique-de-chambre

 

di Marco Ercolani

 

“Saltavi come ad impazzire perché il dolore
compie nella pazza l’unica via possibile
passa lasciando il suo giudizio come una frusta
quando sbatte il filo di corda contro l’orbita…

Quel gesto d’un fiato era la tua biografia
Il tuo testamento l’arte di morire”

 

Questo libro di Alfonso Ravazzano (Luce che nutre, Puntoacapo Editrice, 2016) appare vent’anni dopo la plaquette A Luca e il volume d’esordio Cantilena inesorabile. Il percorso del poeta era già tracciato fin dagli anni Novanta, ma oggi la maturità stilistica e le ossessioni dell’autore fanno, di questa nuova raccolta, una cronaca fisica del dolore, dove alle immagini scorticate del corpo fa da contrappunto una delicata intensità metafisica.
L’idea di esplorare la fisicità quotidiana, spesso legata a lutto e dolore, con parole neutre, mai ridondanti, spesso spoglie e grezze (oggetti, bottone, cotone, armadi, cassetti) apre inconsueti spazi di vertigine per il lettore:

«Al terzo bicchiere presi coraggio
atterrando nel vuoto nudo del nulla
annaspavo disordinato e cattivo
senza ombra e pazienza tremavo

il segno del mio passaggio era
l’impronta di un topo sbucato
dalla fessura del muro tracciava
Il mio sguardo in un luogo non luogo»

Oppure:

«Precipitare è un lavoro scrupoloso
disegna il tessuto vegetale dell’aria
riveste l’estensione dello spazio
in piccole maniacali alterazioni del tempo»

Il timbro di Ravazzano è un dire sottovoce, una musique de chambre che cela, ma più spesso rivela, il vigore della pulsione espressiva:

«La tua anima è uno sforzo
che ringrazio quando sgorga nudo
e torna a generarmi ancora.
La tua anima è uno sforzo
disegnato, da colorare come viene
senza imbarazzo».

L’uniformità metrica di questa poesia è una scelta stilistica che permette ai contenuti, spesso visionari, di emergere nitidamente, senza eccessivi clamori o artifici linguistici. Mauro Ferrari, nella postfazione, sottolinea “la peculiare concretezza” della poesia di Ravazzano e la sua capacità di coniugare “la minuta e sensuale osservazione con quella metaforicità insita nel mondo ma che solo l’artista sa cogliere”.
Ascoltiamo questa descrizione marina:

«Il cigolio dell’onda mobile
sui sassi a filo d’ombra
l’infinito piacere della sabbia
che diventa bocca, rete di spago

nella genetica del colore
si nasconde il segreto
delle farfalle»

In questi versi minuziosi alcune immagini sono fissate dallo sguardo e descritte. Non accade altro. Ma la vivacità metaforica del poeta conferisce alle immagini una loro costante ulteriorità, che impedisce al lettore di essere appagato dal solo piacere del senso o del suono. C’è una ferita aperta, un precipizio: una sabbia che diventa bocca, dei sassi sull’orlo della notte, il segreto delle farfalle. Ma tutto è detto con tranquillità, come sfiorando appena la lingua.

“La vibrazione di un
sentimento inespresso
è chiusa nel suo
nascondiglio”.

Alfonso Ravazzano, con attento pudore stilistico, scrive come se le sue poesie vigilassero sempre su qualcosa di terribile, sentinelle di una forza inespressa e magmatica, che da tempo pervade i suoi strumenti poetici.

 

 

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Un commento su “Luce che nutre

  1. pagale63alessandra
    13/01/2017

    Una poesia quasi thriller , di “vertigine e misura”, per citare un noto titolo di MArco Ercolani, che qui commenta con la consueta acutezza e profondità. E, di conseguenza, una poesia densa di maestria modulata e trattenuta – versi che esondano spesso dal rigo, componimenti che sembrano sempre un po “eccessivi” per la pagina. Un enjambement continuo e dinamico, incarnato nel tessuto poetico, a far da contraltare alla strozzatura del canto. Ho questo bel libro sul mio comodino, da settimane, e non smetto di aprirlo. Oggi è il compleanno di Alfonso Ravazzano: auguri, caro poeta!

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