perìgeion

un atto di poesia

Passione Poesia – Simone Cattaneo

 

di Fabrizio Bianchi

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Stanotte di fronte al televisore spento
mi sono messo a ballare con una canna da pesca
un lento tragico e romantico, ho spostato i mobili
del soggiorno e al centro del pavimento ho ammucchiato quotidiani vecchi, cartoni di latte e qualche
fazzoletto sporco. Poi ho dato fuoco a tutto
e mi sembrava di partecipare a uno di quei veri balli studenteschi pieni di gioia e speranza nella vodka
con un chiasso infernale che mi riempiva le orecchie con il rumore del mare.
Spento il fuoco, qualche ombra fiera e dura
incisa sulle mura, la canna da pesca incrinata
sono rimasto a suonare su una tastiera sgraziata
chissà poi cosa
aspettando di riprendere fiato
e ho pensato di uscire all’aria aperta ma chiudendo
gli occhi il rosso del fuoco divideva ancora
il mio pavimento e non colava a picco,
rimaneva fisso lì a marchiare il territorio
in attesa di tutta la mia miseria.

da Nome e soprannome, Atelier, Borgomanero (NO), 2001

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Vivo o morto. Comunque scomodo

Scriveva sul Riformista Flavio Santi, con il poeta di Saronno ancora in vita: “Simone Cattaneo in Inghilterra o in America sarebbe una star, un poeta conteso tra reading e salotti buoni, programmi tivù e seminari universitari. Che è quello che succede ai suoi colleghi Simon Armitage, Paul Muldoon e soci. Cattaneo fa una poesia al vetriolo, […] amatissima all’estero.” E ancora: “Una volta ho fatto uno scherzo tremendo a un critico: gli ho passato un gruzzolo di poesie di Cattaneo spacciandole per primizie di Armitage. Non vi dico l’entusiasmo dell’illustre studioso per quegli “inediti”…”

Proposto da Giuliano Ladolfi nell’antologia L’opera comune, alla fine del 1999, e pubblicato nella collana Atelier diretta da Marco Merlin con Nome e soprannome nel 2001, e poi con Made in Italy, la sua seconda e ultima raccolta, nel 2008, Simone Cattaneo ha subito suscitato

ammirazione incondizionata o altrettanto incondizionate prese di distanza, distinguo, stroncature mascherate da benevola accettazione (interessanti, molto forti, questi versi non versi, questa non-poesia). Se le reazioni al primo libro avvenivano ancora in un ambito letterario, è con la pubblicazione del secondo che avviene la spaccatura: da quel momento in poi, il giudizio su Cattaneo diventa subito moralistico, più che etico. Non è più tanto la rottura del codice elegante della poesia a scandalizzare, quanto il contenuto, le storie di quotidiano e abissale degrado che i suoi testi descrivono con molta crudezza, a renderle per i più inaccettabili. Come se l’immedesimazione poetica dell’autore con il protagonista parlante che si cala nel pensiero e nelle azioni molto borderline di vite tragiche e derelitte fosse un’assunzione di immoralità, anziché una denuncia di una società questa sì immorale e corrotta. E corruttrice per chi ci vive dentro. Senza più etica.

La poesia qui proposta è esemplare del primo ‘momento’ dell’iter poetico di Cattaneo. Citata più volte ad attestazione del suo maledettismo (il più delle volte definito bukowskiano, ma che può essere meglio definito artaudiano, almeno nella prima raccolta, molto più legato alla crudeltà – eterorivolta e auto inflitta – che spontaneista o naif), viene spesso riproposta sul web. Come altre poesie molto più crude (Hanno infilato il cane in una pentola d’acqua bollente / alla povera Rosaria Ceriani detta Sarina in arte Zaira […] / Per questo ha girato l’occhio e se ne è andata, / hanno ucciso l’unico essere vivente a cui non l’aveva ancora data. / Si è impiccata giù alla caldaia con un guinzaglio di cuoio / fra gli avanzi di un frigorifero e un divano rotto.) tratte da Made in Italy e dal postumo Peace & Love. Alcune di queste (Le ragazze più belle ballano al centro della discoteca / con un crocefisso appeso all’elastico alto delle mutandine, a riprova / del loro amore acceso verso dio e il cazzo, […] o anche: Arrivano stranieri bramosi di niente dagli altri continenti / mi auguro non si integrino ma sgozzino i nostri ragazzi / violentino le nostre donne chiuse in chiese, palestre e discoteche / mi ammazzino per primo, sarà un piacere […]) sono state anche di recente proposte sul web a detrazione del poeta, accostandole (spero per errore, anche se comunque davvero imperdonabile) con istantanee di vita notturna milanese a base di sbronze e donne seminude relative al suo purtroppo omonimo e ben vivo DJ, evidentemente protagonista della movida più esagitata. La tentazione maramaldesca nel giudizio letterario (?) post-mortem è anch’essa molto viva. Un articolo presente in rete ha come titolo Simone Cattaneo per certi versi poeta e in chiusura riporta: “Poi dopo la morte si finisce più o meno tutti sotto formalina e sugli altari, e anche i più analfabeti diventano Letterati.”

Cattaneo spiega bene nell’unica videointervista che ci è rimasta di una tv locale, la sua scelta, la sua necessità di eliminare dalla propria scrittura ogni sfumatura tradizionalmente retorica, di essere sempre più asciutto, sempre meno lirico. “E allora ho deciso che non sarei morto soffocato dalle parole” cita questo suo verso Roberto Roversi nella presentazione che gli ha scritto nell’antologia Dieci poeti italiani (a cura di Maurizio Clementi, Pendragon, Bologna, 2002). Ladolfi, presentando l’autore nell’antologia L’opera comune (Atelier, Borgomanero, 1999), ne sottolinea invece il bisogno profondo di autenticità, di fondatezza anche nel campo religioso, certamente presente nella sua prima produzione, ricollegandone l’essenzialità stilistica alla lezione del primo Magrelli e all’opera di De Angelis. E, avendo seguito da vicino la sua formazione letteraria (era nella redazione di Atelier), alla letteratura russa di inizio secolo, in particolare ad Osip Mandel’štam e al movimento acmeista, citati questi direttamente anche nella sua predetta videointervista, insieme al diarismo violento e diretto di Anne Sexton, da lui particolarmente amata.

Stefano Guglielmin, appena appreso del suo suicidio, ha scritto nel suo litblog Blanc de ta Nuque: “mi preme sottolineare il valore di questo poeta che ha preso corpo e voce dell’altro inavvicinabile, dell’appestato che finalmente dice tutta la violenza implicita nel profano contemporaneo, così come Cristo l’ha rivelata a proposito del sacro. L’umanesimo […] e tutto il suo apparato valoriale diventa fasullo: la trasmutazione nietzschiana qui diventa biografia e pratica poetica, un grido […] in conflitto con la solidarietà ottimista, incapace di vedere il tragico che pervade la Storia e che in Cattaneo vira talvolta […] nel cinismo più insopportabile”. Come quando scrive forse la sua più famosa cartolina dall’inferno: Non mi importa niente dei bambini del Burkina Faso che muoiono di fame […] / voglio solo salute, soldi e belle fighe. Il testo che più di tutti gli è costato l’ostracismo dalla piccola, risibile comunità dei poeti ancora arroccati sulla torre d’avorio. Simone Cattaneo ha pubblicato in vita meno di 100 poesie: per l’esattezza 36 in Nome e soprannome e 37 in Made in Italy. Ma, davvero infingitore come tutti i veri poeti, ci ha lasciato un’opera coesa e coerente, una testimonianza unica di totale immedesimazione nella disperante/disperata disillusione contemporanea.

Fabrizio Bianchi

Simone Cattaneo (Saronno VA 1974 – 2009). Sue poesie sono state pubblicate su Atelier, La clessidra, Hebenon, Poesia, Letture, Graphie, Tratti e Clandestino. È stato incluso nel testo curato da Giuliano Ladolfi, L’opera comune. Antologia di poeti nati negli anni settanta, Atelier, Borgomanero (NO), 1999. Suoi testi, con una presentazione di Roberto Roversi, sono presenti nell’antologia Dieci poeti italiani, Pendragon, Bologna, 2002, a cura di Maurizio Clementi. È stato incluso in Lavori di scavo. Antologia dei poeti nati negli anni ‘70, Antologia web di Railibro, 2004, e in 100 Poesie di odio e di invettiva a cura di Antonio Veneziani, Coniglio Editore, Roma, 2007. Il suo primo libro di poesia, Nome e soprannome, è stato edito nel 2001 dalle Edizioni Atelier. Lo stesso editore ha pubblicato nel 2008 Made in Italy, il suo secondo ed ultimo libro. Nel 2012, per le edizioni Il Ponte del Sale, Rovigo, è uscito, postumo, Peace & Love, che ripropone i testi pubblicati nelle sue due raccolte, più 34 inediti.

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Un commento su “Passione Poesia – Simone Cattaneo

  1. almerighi
    26/01/2017

    grazie per averlo ricordato

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Questa voce è stata pubblicata il 23/01/2017 da in poesia italiana con tag , , .
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