perìgeion

un atto di poesia

Wunderkammer 1

 

 

Joseph Cornell: “Medici Slot-Machine: Object, 1942”.

 

 

di Antonio Devicienti

 

 

Maria Attanasio (da Amnesia del movimento delle nuvole, La Vita Felice, Milano, 2003, pag. 88).

Esiste testimonianza tangibile nella vasta zona compresa tra Tusa, Castel di Tusa, Santo Stefano di Camastra, Mistretta e Castel di Lucio in provincia di Messina di un’avventura dello spirito voluta e realizzata da quella moderna figura di mecenate degli artisti che è Antonio Presti: partendo dalla convinzione che la bellezza vada ricercata e condivisa, egli ha invitato e sostenuto alcuni artisti di livello internazionale affinché realizzassero nel suo albergo-atelier a Castel di Tusa e lungo il corso di un torrente stagionale opere che scaturissero liberamente dal loro estro creativo. È nata così Fiumara d’Arte che, nello scabro e bellissimo paesaggio tra le Madonie e il mare, si profila come un dono di opere realizzate all’interno di tale paesaggio per il godimento gratuito (e voglio sottolinearlo: gratuito) di chiunque si trovi a passare da lì o vi giunga apposta. L’idea di Antonio Presti ha trovato notevoli opposizioni da parte delle amministrazioni locali, ivi compresa un’accusa di abuso edilizio strumentale e dimostratasi infondata, ma che ha spinto Presti a profondere altrove le sue energie. Maria Attanasio dedica all’amico una lirica breve e intensissima, di scrittura davvero elegante:

Un rullo di tamburi
(ad Antonio Presti)

Un rullo di tamburi l’ha svegliato
dalle buie cavità del Settecento
Cagliostro col suo corteo di figuranti
– saltimbanchi poeti giocolieri i giullari
dell’alto medioevo col campanello
della pazzia – accende il porfido
nello scantinato del secolo che muore
l’oro sepolto la barca capovolta
per traghettare, insieme, la notte
ricomporre
l’incoerente brusio in bianca conoscenza.

Antonio Presti è qui Cagliostro, intellettuale-mago anticonformista risvegliatosi “dalle buie cavità del Settecento” nello “scantinato del secolo che muore” (il Ventesimo) dove accende tre elementi: il porfido, l’oro sepolto, la barca capovolta. La Sicilia è terra di cavità e scantinati, basti rammentare la necropoli di Pantalica e le catacombe dei Cappuccini a Palermo, la grotta dell’Addaura e le latomie di Siracusa; il porfido è il marmo purpureo dei re (è di rosso porfido il sarcofago di Federico II di Svevia nella Cattedrale di Palermo e rosso-porpora era la camera nella quale, a Costantinopoli, venivano partoriti i futuri imperatori bizantini); l’oro sepolto e la barca capovolta si riferiscono al laico rito in seguito al quale, in una stanza scavata nella roccia sotto il letto del torrente Romei, fu murata la barca capovolta del maestro giapponese Hidetoshi Nagasawa: la stanza verrà riaperta dopo un secolo da quella data. Ecco: un’era come la nostra, tendente allo spreco e all’effimero cerca di consegnare a un tempo, a “un’altra storia, forse più giusta” (Attanasio nella nota al testo) un segno di durata nella bellezza, un messaggio di sapienziale, ma non arrogante meditazione. Tutte le opere di Fiumara d’Arte sono meditazione e atto gratuito di bellezza e in una zona sfigurata dall’orribile autostrada che l’attraversa: dal Labirinto d’Arianna di Italo Lanfredini alla Porta sul Mare di Tano Festa, per citarne soltanto due, si è cercata una riconciliazione del fare umano con il paesaggio naturale, recuperando all’azione artistica il suo intrinseco valore di dialogo con l’ambiente.

E la Sicilia è anche terra di antichissime rotte navali, per cui la barca capovolta, la cui chiglia naviga un tempo a venire, ricorda l’attraversamento di acque infere, il suo oro sia l’obolo da pagare a Caronte che l’incorruttibilità del nobile metallo (la bellezza che sa traversare indenne il tempo?) Ecco: la bellezza e le tracce della cultura umana che attraversano il tempo sono uno dei temi conduttori di Codice siciliano di Stefano D’Arrigo, il cui poemetto d’apertura canta proprio la migrazione dei Siciliani non solo verso le miniere di carbone del Belgio, ma anche, se non soprattutto, traverso le ere; una lucreziana concezione dell’esistenza umana quale intelligenza che si aggrega all’atto della nascita per poi riaggregarsi sotto altre forme dopo la morte fisica informa di sé la poesia (e la narrativa) di Giuseppe Bonaviri. Chiave di volta dell’intera composizione di Maria Attanasio è forse proprio quel “ricomporre”, quel voler ridare vita, affrontato e vinto “l’incoerente brusio” (probabilmente la bruttezza sia estetica che etica contro cui da sempre Antonio Presti conduce la sua battaglia) alla “bianca conoscenza” che tanto ricorda l’albedo dell’arte alchemica, cioè la sublimazione della materia, avendo nella sfida all’Orca orcinusa di d’arrighiana memoria e nella ricerca-viaggio che spesso i personaggi bonaviriani affrontano per ritrovare (sotto mutata forma) gli scomparsi, un possibile riferimento.

 

 

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2 commenti su “Wunderkammer 1

  1. Fiammetta Giugni
    15/03/2017

    Di Antonio Presti hanno parlato benissimo oggi a Radio 3.

    Liked by 1 persona

  2. glasmundo
    16/03/2017

    Grazie, Antonio, per questo bel post. E all’autrice Maria Attanasio per la poesia.

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