perìgeion

un atto di poesia

Lucianna Argentino, Le stanze inquiete

 

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di Francesco Tomada

 

Mi sono imposto di non utilizzare troppe parole per dire qualcosa di Le stanze inquiete di Lucianna Argentino (La Vita Felice); l’ho fatto perché la migliore presentazione possibile della raccolta è stata scritta dall’autrice stessa, nel brano Appunti per una est-etica del lavoro, di cui proponiamo in seguito un estratto; però mi sento in dovere di esporre alcune brevi e schematiche considerazioni perché credo che siano dovute tanto alla limpidezza del percorso artistico di Lucianna Argentino, quanto al valore di questo libro.

Allora la prima cosa che sottolineo è che Le stanze inquiete è più di una raccolta di poesia. Si tratta piuttosto di un percorso di anni nel raccogliere voci sguardi gesti alla cassa di un supermercato, sforzandosi poi di dare dignità, attenzione, critiche alle persone che di solito passano davanti agli occhi senza lasciare alcuna traccia. Alla base di questo lavoro c’è dunque un intento non soltanto condivisibile, ma eticamente degno, e cioè quello di riportare al centro di tutto l’umanità con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, con tutti i suoi volti ed i suoi nomi.

Il secondo aspetto che risulta evidente è che questo libro richiede tempo perché lo merita. Si tratta di una raccolta corposa che va vissuta e compresa nel suo insieme, e che reclama attenzione. Poi però ripaga la cura con gli interessi, dischiudendo un patrimonio spirituale prezioso fatto di gioie e dolori, e di una scrittura non sempre poeticamente “corretta” – ed anche coraggiosamente differente da quella a cui l’autrice aveva abituato – ma straordinariamente riuscita nell’aderire a ciò che racconta, e dunque capace di aprirsi a pagine di splendida poesia.

La poesia, ecco: spesso sento dire che uno dei motivi fondamentali del fare poesia è quello di costituire una testimonianza. Allora Le stanze inquiete è un libro importante perché è esso stesso un atto di testimonianza, e Lucianna Argentino dimostra come sia possibile costruire un linguaggio personale a tal punto da poterlo mettere a disposizione di chi, per sfortuna o incapacità, non è mai riuscito a trovarne uno proprio.

 

***

 

Appunti per una est-etica del lavoro

 

«In ciò che riguarda le cose umane, non ridere, non piangere, non indignarsi, ma capire».

Baruch Spinoza

«L’attenzione creatrice consiste nel fare realmente attenzione a ciò che non esiste».

Simone Weil

 

Ho scritto questo libro perché non volevo andasse perduto quanto vissuto durante lunghi undici anni alla cassa di un supermercato. Soprattutto non volevo andasse perduta la memoria, seppur minima, di alcune delle persone con cui sono venuta in contatto. Un contatto vero, umano, che è andato oltre i gesti e le parole che il mio angusto ruolo richiedevano. Poi c’erano i foglietti di carta che affollavano le tasche del mio camice e la penna sempre a portata di mano per rispondere alla mia vocazione alla poesia. «Non soltanto l’uomo sappia quello che fa, ma se possibile ne percepisca l’uso, percepisca la natura da lui modificata». Sono parole di Simone Weil che auspicava un’etica del lavoro in cui la comprensione del proprio operare e il senso dell’utilità dessero all’uomo il «sentimento del cuore». Sentimento che, tra gli altri, mi ha sempre sostenuta e in particolare in quegli anni, facendo sì che le centinaia di persone che ogni giorno mi passavano davanti non si trasformassero in una massa informe e indistinta, ma ognuno mantenesse la propria identità perché anch’io mantenessi la mia. E’ stato un dirci umano, un reciproco riconoscerci nell’umanità, nella fraternità che ci rende uguali al di là di tutti i dati contingenti che ci definiscono.

[…]

 

***

 

Sto qui senza vocazione, ma ogni giorno rispondo,

ogni giorno, pellegrina dell’umano, vado di volto in volto,

piegata al sì dagli occhi e quando l’anima stanca

cede al disamore li faccio tornare bambini,

li riconsegno all’infanzia o a Dio,

così mi stanno dentro per amore e non per dovere.

 

***

 

(Alcuni)

 

Vibrano piano, stanno in me

come un granello di sabbia

nell’ingranaggio di un orologio,

anime al macero, anime asfittiche

di case da tempo chiuse.

Si portano dentro un dio abortito.

 

***

 

(Altri)

 

Vibrano forte, stanno in me

come la mano di un padre

che ti spinge sull’altalena,

anime ariose, anime senza età.

Li abita un dio partorito ogni giorno.

 

***

 

Annaspa nel dolore questo tempo sfiancato

quando Anna mi dice oggi è una giornata no

e mi risale in gola e s’annoda la volta in cui mi raccontò

che il marito non esce più di casa,

che passano notti insonni da quella sera di gennaio

in cui gli ammazzarono il figlio, carabiniere,

a Bologna, quartiere Pilastro.

 

***

 

Gli odori mi commuovono, mi raccontano vite

diversamente vissute. Stimolano le ciglia olfattive

calcano emozioni, sorprendono la memoria,

o nauseano l’amigdala ma sempre scavano nicchie di pietà.

Poi c’è Silvia che spruzza del deodorante

dopo che una barbona è passata alla sua cassa.

 

***

 

Meglio di così non si può! esclama soddisfatta la donna,

dandomi gli spicci esatti al centesimo.

Eppure, meglio di così si potrebbe

se ci sporgessimo oltre le nostre verità stanziali,

le nostre arrese convinzioni e riconoscessimo

altri possibili mondi oltre i nostri abulici abiti.

Meglio di così si potrebbe

se ce ne stessimo gli uni davanti agli altri

a guardarci in volto, abbracciati allo stupore necessario

per accoglierci dentro quel provvido mistero

che fa della vita un cammino.

 

***

 

Mia Gentilissima Adorata Luciana non guardare al riguardo delle mie condizioni Economiche al cui mi trovo non farmi una colpa perché mia non è sono costretto qui a Roma a fare il Mendicante e non è una vergogna: la vera vergogna è quella in cui una persona fa del male e pensa al male altrui perché si sente un essere superiore o importante, in tutto questo io non mi sento come voi anzi sono un essere più superiore di tutti voi al plurale così nessuno ha niente da ridire. Mettiti a provare nei miei panni e nei panni di tutti i poveri e disgraziati come me che non hanno una colpa propria come la pensano i Malvagi e Maligni perché costoro sappia che non sono essere umanoidi ma Animali al punto da farmi rivoltare lo stomaco sotto e sopra per me questo è molto ripugnante anche per gli altri che la pensano come me sempre sul piano divino per chi è afflitto di questo le persone dovrebbero piangere per loro e per me invece di godere e disprezzare per chi si trova buttato sul lastrico senza saperlo e senza volerlo qui a Roma sanno dire solo è una tua scelta di vita: la scelta di vita come la chiamano qui la fanno solo i ricchi e non i poveri costretti ad Elemosinare per colpa della Società e dei Genitori questi esseri sono ingrati verso coloro che soffrono come me anche noi abbiamo diritto avere una donna è tutto quello che ci occorre.

 

***

 

Gli occhi di Marilena pieni di rabbia,

– sguardo da Erinni – da quando il marito

dopo ventiquattro anni di matrimonio

ha lasciato lei e i loro due figli, per un’altra donna.

Storia vecchia, ma l’inganno grida nelle viscere

e Marilena aspetta, non sa dirsi cosa,

s’oscura nell’attesa e mi ricorda un’altra

arrabbiata per la morte del padre

ma solo perché avrebbe voluto ucciderlo lei stessa.

 

***

 

Perché è nato così?

chiede la bambina alla nonna

vedendo un giovane mendicante storpio

accovacciato vicino all’uscita.

Già, perché sono nata così mi chiedo io

che da tempo tento di rispondere a cosa sia la vita,

a cosa significhi amarla,

che provo a farne un grazie stordito ma vivo,

a farmi sponda accogliente

per sfidare occhi anchilosati,

per lastricare fisionomie impervie.

Le due si allontanano, attraversano il parcheggio

tenendosi per mano, portando via la risposta

che non ho sentito. Come ognuno porta con sé

il vagito della nascita senza sapere quale parola

in esso si nasconda o ne sia l’eco.

O se sia il sì alla chiamata della vita,

quel sollecito al difficile compito

di morire migliori di come si è nati.

 

***

 

 

 

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8 commenti su “Lucianna Argentino, Le stanze inquiete

  1. luciannaargentino
    11/04/2017

    Ringrazio con gratitudine Francesco Tomada per la sua nota introduttiva che pur breve riesce a dare pienamente il senso del mio libro e aggiunge preziose considerazioni a quanto ho espresso nell’introduzione. Lo ringrazio anche per aver riportato la lettera di Mimì, alias Domenico, un barbone che per placare un poco la sua solitudine me ne scriveva tante su fogli di quaderno che ancora conservo.

    Liked by 2 people

  2. francescosassetto
    11/04/2017

    Splendida questa raccolta di poesie, complimenti all’autrice! (ed all’ottima, sintetica ma efficacissima presentazione di Tomada). Ammiro la capacità, rara e notevole, di Lucianna di restituire, in versi seccamente scanditi, per squarci fulminei ed essenziali, il fondo di queste vite, spesso offese o deluse, quasi sempre malinconiche e pensose. Non una galleria di “ritratti”, pur taglienti e densamente umani, ma un vasto orizzonte di realtà di esistenze dove stiamo un po’ tutti. E questa poesia, così vera e disarmata, parla davvero a tutti di tutti. Grazie Lucianna e grazie a Francesco. Bravissimi.

    Liked by 4 people

  3. Massimiliano
    13/04/2017

    Ciao, Lucianna. Un abbraccio.

    Liked by 1 persona

    • luciannaargentino
      30/04/2017

      Ciao Massimiliano, come stai?

      Mi piace

      • Massimiliano
        02/05/2017

        Ciao, Lucianna. Si campa.

        Mi piace

  4. ninoiacovella
    13/04/2017

    Nella poesia di Lucianna c’è sempre la vita. E non mi sembra cosa da poco. Grazie a Francesco per questa recensione, e a Lucianna perché sa del legame forte che ci unisce.
    Nino

    Liked by 2 people

  5. luciannaargentino
    30/04/2017

    Grazie Francesco Sassetto, sai è attraverso le vite degli altri (a volte direi che basta il loro volto) che riconosciamo la nostra e capita che in certi particolari momenti il bisogno che abbiamo degli altri si fa più pressante… accogliere per sentirsi accolti.
    Grazie anche a Nino, amico speciale.

    Liked by 1 persona

  6. Carla Bariffi
    11/05/2017

    a leggere queste poesie mi sento fiera di amare la poesia.
    Complimenti di cuore a Lucianna!

    Liked by 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 11/04/2017 da in poesia, recensioni, scritture con tag , , .
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