perìgeion

un atto di poesia

Fernando Lena, La profezia dei voli

 

nando

 

A una bestia ciò che preme

è sfamarsi masticare bene

non quella catena che lo aiuta

a rimanere incivile

feroce quanto basta

per ricreare la paura dell’anarchia.

A un ragazzo depresso invece

basta una carezza

per sfamarlo di speranza

– belle parole fuoriescono

dalla bocca del primario

mentre la telecamera

strizza l’ attimo

in cui si commuove.

Intanto il buio più in là nelle celle

deturpa lo sguardo di Dio.

La pianta di questo lager

è una bugia millimetrata.

 

“Divine era d’acqua limpida.

Nel grande caffè dai vetri abbassati,

con le tende tirate sulle loro bacchette cave,

sovraffollato e sommerso dal fumo,

recò la freschezza dello scandalo.”

Jean Genet

 

di Antonio Devicienti e Nino Iacovella

Ci sono libri, come La profezia dei voli di Fernando Lena, che alla prima lettura ti lasciano senza fiato. Si, ti mettono alle corde, quando cedi e abbassi la guardia, e a quel punto li senti forte i pugni della vita. Colpi diretti, presi in faccia, perché la poesia quando è così vera, e bella, stordisce.

La profezia dei voli parla di un viaggio al termine della notte all’interno della tossicodipendenza che il caso ha voluto, nella vita dell’autore, accostare ad una parallela esperienza manicomiale.

È strutturato in quattro sezioni, le cui prime due, le principali, raccolgono le poesie-memorie del periodo di giacenza (nell’arco di un anno: tra il1991 c il 1992) nell’ex manicomio di Aversa dove, per motivi diversi dalla schizofrenia, l’autore è stato in stretta convivenza con i malati di mente in quanto ospite, nella stessa sede, di una comunità di recupero per tossicodipendenti.

In questo libro vi è la riedizione de La quiete dei respiri fondati, prima sezione che fu libro di esordio di Fernando Lena, che aggiunge così, per completarla, la sezione Quasi uno sproloquio.

Le altre due sezioni sono Sette giorni per amarti andata e ritorno e La profezia dei voli: la prima è un poemetto d’amore che lega la vicenda amorosa di un incontro con la bellezza struggente del paesaggio siciliano della costa Iblea; la seconda invece è formata da testi dedicati alle tele del pittore Piero Guccione, già pubblicati nel 2004.

Ma il fuoco del libro è all’interno delle prime due sezioni, che probabilmente rappresentano, per la finalità artistica dell’autore, ciò che Calvino descrisse dello “status creativo” degli scrittori: “Forse, in fondo, il primo libro è il solo che conta, forse bisognerebbe scrivere quello e basta, il grande strappo lo dài solo in quel momento, loccasione di esprimerti si presenta solo una volta, il nodo che porti dentro o lo sciogli quella volta o mai più.”.

La strutturazione poematica delle sezioni, il tono lirico e cupo dei versi che si addentrano sino al midollo della dipendenza, la distorsione visiva delle allucinazioni che precipitano dirette sul foglio, le urla, l’amore famelico e disperato consumato per allontanare momentaneamente il dolore e l’alienazione, ne fanno di questo libro quanto di più vicino all’intensità lirica di autori del calibro di Jean Genet e Antonin Artaud, di quest’ultimo soprattutto per l’originalità del suo “diarismo allucinato”.

All’interno delle due “sezioni tossico-psichiatriche” il poeta usa sia un io lirico classico, sia un io che dà voce alle singole vicende personali di chi è sprofondato ancora più in basso del “poeta narrante”. Qui Fernando Lena usa i nomi propri e il corsivo per avvisare il lettore dello spostamento dell’inquadratura poetica, quando si entra all’interno di un’anima caduta a terra con le ali sporche di dolore e menzogna. Un esempio in questo testo di una bellezza commovente:

Neppure una parola,

sono ormai cinque anni che Lisa

ha smesso di dirci

quello che la schizofrenia

mette in bocca a donne

fragili come lei.

Il suo tacito presente

fai fatica a comprenderlo

appena sai che è stata

in adolescenza un tenore,

se poi trema quando la musica

dei miei sguardi sfiora

i suoi ricordi … allora capisci

come mantenere l’ equilibrio

sul rasoio della creatività

diventa a volte una ferita corale.

Il poeta sa mettere in moto un coerente ed originale meccanismo metaforico, attraverso il quale procede con una tessitura narrativa che mantiene sempre viva l’attenzione al testo; l’originalità di questa scrittura e delle sue figure retoriche, sempre in controllo ma anche sempre spiazzanti, non è mai esposta al rischio “del fuori binario” analogico. C’è sempre una grande e lineare coesione in questa sequenza di poesie che unisce i destini come in una Spoon River di chi è ancora costretto a vivere e vede costruirsi da vivo, attraverso la poesia, il proprio epitaffio.

Per questo La profezia dei voli è un libro memorabile, come lo sono tutti i libri scritti sull’orlo del precipizio. E non c’è nulla di più potente e veritiero della poesia quando è il “poeta” a mettersi in gioco all’interno della sua vita e della sua opera. Ed è proprio per questo che Fernando Lena, nel suo percorso all’inferno di andata e ritorno, ci lascia questa testimonianza di versi toccanti, indimenticabili.

di Nino Iacovella

 

Un’altra lite

lascia una cicatrice

sui canti incerti

delle sirene.

Fulminea l’autoambulanza

invade la stagione

dei deliri. Foglie, lattine

la pelle di Lara

sulla terra pronta

a ricevere le sillabe

dell’adulterio

– scrivimi quello che vuoi

dice al mostro … mentre lui

per amarla preferisce

il suo sangue all’inchiostro

poi l’ orrore si narra da sé

con parole che fluiscono

come un elettroshoch.

*

Una carezza di nicotina,

una manciata di passi,

il sole che si riflette addosso,

la luna che piscia penombre:

ecco la libertà

si ciba di questi frammenti

fatali per ogni creatura

che pensa …

Poi i colori inseguono

i vostri giorni grigi

colpa dell’ anestesia

che piega le pupille

all’imprevedibilità

delle nuvole.

 

*

Ma esiste anche un versante per dir così “lirico” nel libro, in cui il linguaggio e il pensiero si manifestano tramite una tensione non più agonica o volta a dire il dolore e a ribellarvisi, ma desiderosa di cantare l’amore e la bellezza, quest’ultima riconosciuta sia nel paesaggio siciliano che nella pittura di Piero Guccione – è l’ultima, eponima sezione del libro che, sotto il titolo generale appunto della “Profezia dei voli” ha come sottotitolo “intorno al giardino 2004” e che Gabriella Montanari, nella sua ineccepibile prefazione, definisce “un finale orgasmico con tubetti spremuti fino all’ultima goccia di cyan o di cadmio e metafore raschiate da chissà quali sinapsi”. In questi testi, infatti, Lena mette in atto una sorta di ékphrasis della pittura di Piero Guccione distanziandosi in tal modo dall’incandescenza del sentire e inseguendo, nella scrittura, la luminosità e la spazialità vastissima tipica del maestro siciliano; dal poemetto propongo qui due passaggi:

(da L’ombra della sera)

Trasversale si pronuncia l’azzurro

sui parametri del mare,

riannoda nel buio la distanza dei padri

in un gomitolo di voce

sospesa nel martirio

come un angelo ad ogni svolta:

qui nessuna traversata

distingue la memoria con il cuore

soltanto lo spettacolo delle onde

regge il teatro della finta armonia.

*

Le nostre case sono ancora

geometrie di discordia,

tracciano lingue incerte

quando l’amore finisce nel ciclo

del tuo silenzio obelisco:

poi esili abitudini su un quaderno di pareti

vengono divise dal gioco dei profumi

dalla china e da una lettera di digiuno

quando esplode una fame di partenze:

Amsterdam un rocambolesco atterraggio

sui ponti dell’ego, poi la distanza.

Questa profezia dei voli adesso

è inchiostro che s’allaccia al vuoto

confessione di una goccia

partorita da nuvole sagge (pagg. 104, 105).

Si tratta di versi attraversati da metafore che scaturiscono dalla “fame di partenze”, dal nascere medesimo della scrittura poetica (“inchiostro che s’allaccia al vuoto”); e il mare, con ineguagliata maestria più volte dipinto da Guccione, appare nei versi di Lena, ai miei occhi, figurazione della poesia:

(da I colori del mare)

Questo mediterraneo è ancora rumore aperto

affluente di domande franate

nel sottile dissenso o una linea

di terra occupata dal ricordo

di una guerra senza fiato

riservata alla profondità delle tenebre

come ultima risorsa tra la roccia insidiosa

e quella capacità di rovistare

dentro la preistoria in cerca di un accenno

come in un respiro omesso

quasi reo confesso

da un polmone oceanico, imparziale (pag. 107).

Si noti la costruzione della lirica, costituita da un unico movimento ritmato soltanto dagli accenti e dal cambio di verso fino alla virgola, breve pausa prima della conclusione – e si noti come lo stesso testo non descriva, bensì rimandi, puntuale, alla pittura del maestro di Scicli, ma accampandosi, nello stesso tempo, come testo autonomo intorno alla poesia “rumore aperto”, “affluente di domande franate”, “linea / di terra occupata dal ricordo”, derivante “da un polmone oceanico, imparziale”: è in questo modo che il poeta di Comiso evita l’ovvietà e le insidie di una “poesia intorno alla poesia”, lasciando (apparentemente) libero corso agli accostamenti dei concetti e alle immagini, in realtà controllando ogni passaggio della composizione e ottenendo un effetto di naturalezza espressiva perfettamente parallela ai dipinti di soggetto marino di Guccione i quali non sono dipinti di genere o mimesi naturalistica, ma ricerca in ambito visivo di un senso dell’esistere e del fare arte.

E a seguire ecco un testo del 2015:

L’Attesa

(per gli 80 anni di Piero Guccione)

Non come adesso l’attesa

avrà azzurri più affollati

di quattro parole

respirate da uno sguardo,

e forse a volte si cede

si rimane a metà

come i tubetti

nell’opera più inquieta,

così la materia prende gli occhi

Dio l’altra metà dei segni

tutti uguali all’apparenza

immobili, finalmente l’unica macchia

che un sogno di anni

copre con una prolifica verità.

Forse l’amore

è la pennellata più inscalfibile:

(non come adesso

conoscere la grandezza di un maestro

è ascoltarne il batticuore) (pag. 113).

L’omaggio, commosso, in realtà si dilata da, appunto, omaggio (rivolto all’anziano pittore) a conferma di un comune sentire tra poeta e pittore – l’arte è un atto d’amore; il suo contemplare il mondo è coglierne il continuo moto; e la poesia si volge al maestro pittore, all’uomo pittore, a quel suo “batticuore”, ne assorbe la pittura contemplante, all’apparenza realistica ma che, in verità, vuole raggiungere dimensioni meta-fisiche (proprio nell’accezione letterale dell’andare oltre l’apparenza dei fenomeni fisici, dell’accedere agli spazi “dietro” l’immagine); c’è una distanza di temi e di scelte stilistiche tra la prima sezione del libro e quest’ultima; quest’ultima, lo ripetiamo, è cronologicamente anteriore, ma mi sento di poter affermare che in Fernando Lena i due momenti non si escludono, ma si integrano, ché in entrambi è presente una forte attitudine alla metafora e al linguaggio immaginifico, scevro da voli pindarici e da astruse elucubrazioni, sia chiaro, ma radicato nell’energia che può scaturire da certi accostamenti linguistici e visivi, consapevole del fatto che il linguaggio poetico è altro rispetto a quello in prosa proprio perché trova una delle sue ragioni d’essere nella concentrazione dell’espressione e nell’urto emotivo che sa in tal modo provocare, nell’impiego analogico della lingua, nel reinventarla e rinnovarla nelle sue possibilità espressive.

di Antonio Devicienti

nanduccio

La profezia dei voli, Edizioni Archilibri, 2016, Ragusa

Fernando Lena è nato a Comiso in Sicilia nel 1969 dove da un po’ di anni vive e lavora. È diplomato all’istituto d’Arte. Ha pubblicato diversi libri di poesia, il primo risale al 1995 con il titolo “E Vola Via”, edizioni Libro Italiano. Dopo un silenzio di quasi dieci anni ha pubblicato una piccola suite ispirata da otto tele del pittore Piero Guccione edita dalla Archilibri di Comiso e successivamente, sempre con lo stesso editore, una raccolta dal titolo “Nel Rigore Di Una Memoria Infetta”. Del 2014, per i Quaderni Dell’Ussero, è “La Quiete Dei Respiri Fondati”, edizioni Puntoacapo. “Fuori dal Mazzo”, libro d’arte, Edizioni fuori commercio, dell’anno 2016. Suoi testi e recensioni sono ospitati in diversi blog e riviste di poesia. Partecipa spesso in festival dove la contaminazione poetica si incontra con altre discipline artistiche.

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2 commenti su “Fernando Lena, La profezia dei voli

  1. francescotomada
    28/04/2017

    Una bellissima lettura doppia per un libro da consigliare a tutti per comprendere quanto può dire oggi la poesia, quando è poesia vera.

    Francesco

    Liked by 1 persona

  2. Massimiliano
    26/05/2017

    Sono d’accordo con Francesco. Almeno per quello che leggo qui. Complimembri.

    Liked by 2 people

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Questa voce è stata pubblicata il 27/04/2017 da in Senza categoria.
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