perìgeion

un atto di poesia

Uccidersi

 

Banksy: no future girl balloon.

 

 

di Massimiliano Damaggio

 

Mi viene il dubbio che una società che non mi permette di disporre della mia propria vita, e quindi, se ne ho voglia, di uccidermi, non lo faccia tanto per un principio moralistico. Mi viene il dubbio che m’impedisca di uccidermi almeno per tre motivi: deve rinunciare a un elemento produttivo; perde contribuente; deve riconoscere d’aver fallito.

Leggo su un giornale la frase: “Il desiderio di morte non può essere un diritto garantito dalla legge”.

Perché?

La legge è razionale, atea, o dovrebbe esserlo. Lo è quando dice che la vita è un diritto, la vita d’ognuno è la forma più alta della sua propria libertà. Ma il contrario, la morte, è guarda caso anche il contrario della libertà.

Mi viene il dubbio che questo atteggiamento dittatoriale da Stato Libero di Bananas manchi di un’attenta analisi dei propri errori, e sottostia invece a una logica economica. Tanto deludente è il mondo parallelo alla vita che abbiamo costruito, così banalmente osceno, che la cosa non mi meraviglia per niente. Io è da anni che fumo, e nessuno me lo vieta, con il preciso intento di ammalarmi e di non farmi curare. In questo modo, disporrò della mia libertà fino in fondo. Non mi farò curare perché, lo ripeto, il nostro mondo è parallelo alla vita, che è bellissima e che noi non possiamo in alcun modo vivere:

Viviamo in un mondo contro la vita. La vera vita. Che è fatta di esultanza, libertà e fulgore animale. Centomila anni luce oltre l’utilità, che la mistica immigrante del lavoro coltiva in noi, fiori perversi del giardino del diavolo, nome che diamo a tutte le forze che ci allontanano dalla nostra felicità, come io o come tribù,scrive Paulo Leminski.

La legge. È attraversata da minime correnti emozionali che portano a galla i pesciolini sconfitti del sentimento. La costituzione americana parla di felicità quando nessuno sa cosa sia. Non c’è da sorprendersi, solo solamente americani. Nonostante la vita sia d’un colore indefinibile, ci piace essere netti e precisi su argomenti di questo genere: La morte è cattiva perché è la fine della vita, che è buona.

Sbaglio a dire vita come sbaglio a chiamare pizza le porcate di D.omino, che sforna simulazioni della pizza. Noi sforniamo simulazioni della vita, che è altrove, repetita juvant, meravigliosa e altra, a noi del tutto sconosciuta. In realtà, esistiamo. Ma la legge la chiama vita. Anch’io per convenzione la chiamerò così. La chiama vita e la crede tale, e quando uno dei vivi vuole uccidersi perché non la reputa vita, la legge è sconfitta. La società, l’economia, il mondo degli uomini, l’impero dei preti e dei medici: sconfitti. Tutto il loro intento (facciamo finta di crederci) stava nell’inseguire una vita migliore e la felicità per i propri componenti. Non ci sono riusciti. Hanno fallito. Quindi la libertà di uccidersi è negata e si è costretti ad apprezzare fino in fondo la vita imposta come vita. Noi stessi simuliamo fino alla fine mentre, forse, imploriamo di nascosto che l’aereo precipiti e non se ne parli più.

Mi viene il dubbio che per la società perdere molti contribuenti che hanno una voglia matta di uccidersi sia davvero un bel problema, e non solo economico e produttivo ma anche filosofico, perché chi aspira a questa libertà negata è insieme a tutti gli altri impegnati a costruire la vita e la felicità del mondo umano. Come dire che se voglio vincere la partita non mi conviene che il centravanti o il portiere si buttino sotto un treno. L’unica consolazione che mi rimane è pensare che, almeno in questo caso, tutti siamo necessarii, anche se per costruire una simulazione e quindi un mondo parallelo, splendidamente finto.

Non m’interessa essere necessario, né a me stesso né ad altri. Nemmeno a chi amo. Essere necessarii mi sembra un’altra limitazione della libertà personale. Si dice spesso: “Nessuno è necessario, tutti sono sostituibili”. Balle. Tutti siamo necessarii alla costruzione della simulazione. Appena uno non lo è più, viene emarginato. Oppure prende da solo la decisione di isolarsi o uccidersi, avendo ben capito che non ha senso essere necessarii per una tale scemenza. Di conseguenza, la società deve riconoscere d’aver fallito. Di conseguenza, nessuno può smettere di essere necessario.

Ogni tanto vado in montagna perché mi sembra di trovarci la vita. La vita è dove il nostro intento di costruire la vita non è arrivato. Dove siamo solo di passaggio. Vado in montagna e spero che mi morda una vipera. Una volta avevo paura di venire morso da una vipera perché probabilmente sarei morto. Ricordo che alcuni portavano con sé il siero e le siringhe. Ora so che mi siederei e attenderei sul prato, con la faccia in pieno sole, l’effetto del veleno. Ammesso e non concesso che la quantità sia tale da portare alla morte. Dipende da quanto ne è entrato in circolazione. A volte vengono solo gran febbroni e delirii ma alla fine ci si salva. Ora questo salvarsi lo vedo come il suo opposto. Questo essere salvi dalla morte non è altro che l’essere costretti a continuare ad esistere. Tanti anni fa scrissi: “Esistere non è vivere ma è già qualcosa”. Come se fosse un gradino in più, un avvicinarsi, come essere sulla buona strada. Ora non la penso più così. Esistere è una cosa e vivere un’altra. Noi esistiamo, siamo qui, vuotiamo i supermercati e sterminiamo i maiali. Ora penso che esistere sia terribile e che noi esistiamo soltanto.

Queste poche righe sono alcuni limitati pensierini del tutto personali sul perché, almeno per me, si dovrebbe avere diritto a disporre della propria vita. Un semplice fatto di autodeterminazione personale. Perché anche ieri mi sono sentito stanco, e offeso, di leggere in internet stupidate del tipo: “La libertà di morire è davvero libertà”? Fortunatamente un lettore ha poi lasciato questo commento:

Pur essendo cattolico, la vedo in modo leggermente diverso. Se ognuno è liberissimo di credere che la vita non sia un dono di Dio, è innegabile invece che essa sia un dono dell’Uomo. È la società in cui vivi, l’umanità di cui fai parte che ti ha donato la vita e ti ha permesso di diventare ciò che sei.
La questione controversa del suicidio (perché questo è se si include qualsiasi causa che faccia “star male”), per come la vedo io, non è nel punto di vista comprensibilissimo ed insindacabile di chi vuol farla finita. Ma piuttosto nella umanità di tutti noi, di chi rimane, della nostra società. Dopo aver donato la vita, ce ne siamo disinteressati al punto da render preferibile la morte.

 

Ecco alcuni link utili per un approfondimento:

Libera uscita

Exit-Italia

Associazione Luca Coscioni

 

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9 commenti su “Uccidersi

  1. tramedipensieri
    29/05/2017

    Un interessante commento .che condivido
    …così come l’articolo

    Liked by 1 persona

  2. Marilena
    29/05/2017

    Mai come in questo momento articolo fu più appropriato,
    Lo stato di Bananas non ci lascia libertà di decidere della nostra morte perché siamo business, soprattutto se bisognosi di cure, tu che vuoi morire subito sei nella colonna delle perdite e non …umanamente parlando.

    Quando vai in montagna dimmelo, aspettiamo insieme le vipere 🙂

    Liked by 1 persona

  3. christiantito
    29/05/2017

    La lucida radicalità di Damaggio. Ci mancava. Ci sarebbe da aprire un dibattito gigantesco. Quindi vado a dormire… Ma ti dico grazie 😉

    Liked by 2 people

  4. Massimiliano
    30/05/2017

    Non serve a niente. Non serve a niente. Solo lottano per l’alloro.

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  5. Antonio Devicienti
    31/05/2017

    In questi mesi l’ Italia mi appare desolante e non vedo possibilità che diventi un Paese in cui l’ essere umano venga rispettato e difeso.
    Riflettere su certi temi è obbligatorio e urgente, ma c ‘ è uno sterile deserto intorno.

    Liked by 1 persona

  6. Massimiliano
    31/05/2017

    La richiesta per il progetto di legge è stato presentata nel dicembre 2012, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. E’ possibile che siano passati cinque anni? Quante persone sono morte in questi cinque anni? Assumersi la responsabilità morale verso il prossimo è una cosa che in questo paese, come in molti altri, non viene presa in considerazione. Fino a che si sta bene, non si pensa. Non si pensa agli altri. Ma un giorno, presto o tardi, la malattia raggiungerà ognuno di noi. Allora diremo: E’ una vergogna. E’ una vergogna solo quando capita a noi-

    Liked by 1 persona

  7. Giorgio Galli
    09/06/2017

    Riflessione lacerante. Grazie.

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Questa voce è stata pubblicata il 29/05/2017 da in Senza categoria con tag , , , , , .
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