perìgeion

un atto di poesia

Racconti e poesie di Andrea Folco Lasdo

 

Di Amara

 

Andrea F. Lasdo parla ai nostri occhi, i suoi racconti e le sue poesie sono immagini in movimento che arrivano limpide grazie all’uso delle parole per me notevole, chiaro e musicale, diretto e delicato. Sono immagini dove, con molta probabilità, possiamo riconoscere qualcuno, o noi stessi, o qualcosa che non ci appartiene strettamente, ma che, in qualche luogo della memoria, possiamo recuperare, o che, comunque, sappiamo esistere ed essere vera.
Uno sguardo compassionevole, alla pari, sulla condizione umana, un atto poetico che diventa tale, nel non indorare  una sola pillola

 

 

Dick

Avevamo un cane da caccia. Muscoloso e veloce, la coda mozzata, il pelame color del frumento
Il cane si ammalò. Malattia dei topi dissero.
Tutte le bestie ammalate avevano qualcosa a che fare con i topi.
Se ne stava col muso nei sassi. Gli occhi allargati, tondi e lucidi come due biglie di vetro scheggiato che rotolavano fra le ortiche e il vitigno, dietro quel sentiero di polvere bianca.
Respirava facendo un verso roco e poi si sgonfiava, come un sacchetto di carta bagnata. Dalla bocca nera una stretta lama di canini gialli e quel rivolo scuro, serpeggiava sulla terra.
– Va a chiamare Bruno – mi disse il nonno.
Bruno arrivò la sera.
Lo guardai camminare lento sul viale, col suo grosso fucile a tracolla sotto un cielo verniciato di rosso.
Per un bicchiere di quello buono e due fette di salame, Bruno avrebbe fatto saltare la testa al mio cane.
La morte non venne né in pace né in guerra. Una banale faccenda pratica. E io che ne sapevo di faccende pratiche. Io che palleggiavo con un mondo di cuoio e scalavo le vette del faggio.
Bruno appoggiò le canne sul collo di Dick.
Io mi voltai.
Lo sparo partì come uno schiaffo di piombo, rimbalzando sul cortile e poi sul vialetto e ancora più in là, sopra i tetti delle case.
Così, come un rintocco di campana sulla piazza addormentata.
Come una cosa già passata.

 

 

Solitudini

A Mario hanno cavato un polmone. Se l’era mangiato l’amianto quando lavorava giù al petrolchimico. Adesso quando sghignazza, dalla gola gli esce il latrato d’una cagna tisica. Da anni mi ripete la stessa storia:
” Un giorno ammazzerò mia moglie, quella vecchia scrofa che mi fruga l’anima col grugno “.
Felice arriva, con quella camminata zoppa e la schiena curva da un lato. Capisco che non ha un centesimo, ordino un altro Fernet.
Felice vive in una stanza pagata dal Comune, quattro metri per quattro. Una finestrella che guarda sulla porcilaia. Si è giocato la vita in groppa ai suoi cavalli perdenti, e si è giocato il ginocchio destro per un debito saldato dalla rivoltella.
Oggi c’è il sole, lì fuori, stravaccato sui sanpietrini.
Una mosca mi saltella sulla barba. Un cinese sfama il videopoker a bocconi di spiccioli. L’orologio alla parete segna la stessa ora di ieri notte, quando ci hanno chiuso le spine e buttati in strada.
Ogni tanto passa qualcuno. Gente di fuori. Adesso entra una ragazza. Piccola e magra con un corpo ben fatto, sotto una testa di capelli neri avvolti in un viso dalla pelle chiara. Un viso come la luna piena dentro un bicchiere di vino scuro. Parla al barista, chiede informazioni, forse sorride. I suoi occhi lampeggiano, hanno il colore del rame. Occhi che nascondono gatti. Consuma il suo caffè macchiato con calma.
Poi schiaccia qualche tasto sul cellulare, sbuffa, gira i tacchi e se ne va.
Una schiena dritta, un piccolo culo che ci ride in faccia.
La guardo andare via. La guarda Mario, la guarda Felice.
La guardiamo tutti quanti, come si guarda qualcosa che ti è sfuggito dalle mani e il vento passando, se l’è messo in una tasca.

 

 

UN SOLO ISTANTE

 

Mio padre si è fatto vecchio
spinge in avanti un tosaerba
cerca la parola mancante
nei suoi cruciverba.

Mia madre è diventata piccola
gioca coi figli dei figli
scende le scale contando i respiri
di tanto in tanto, parla a un Dio insonne
per scagionare i miei sbagli.

Il mio cane
dal muso grigio e canini smussati
sbuca solo per un boccone
e una fetta di sole,
ha smesso da tempo di corrermi incontro.

E’ successo che ho visto le ore
camminare svelte
sotto la pelle dei giorni,
i giorni cambiare colore
farsi neve, prati, stagione,
migliaia di cieli soffiar via le notti
e gonfiare gli anni
per farsi vite intere.

E queste vite cresciute
sbattute
rovesciate e invecchiate
non so come
durare un solo istante.

 

 

MARIA NEL VUOTO

 

Tutti quei castelli in aria
ti sono crollati sulla testa
Maria alla finestra
Maria a cavalcioni
Maria in frantumi.

Con quel tuffo al cuore
e mille spruzzi nel cemento
sei caduta sulla schiena
d’una morte repentina
Maria nel vuoto
Maria la suicida.

Ed è un brutto vederti
adesso
aperta e spalancata
come le braccia di una stella rossa
Maria sprofondata
con la carne in una pozza
Maria sbocciata
come una rosa in strada

sotto un morbido sole
di sorrisi a primavera.

 

 

L’UOMO DELLA POMPA DI BENZINA

 

Mia moglie ha un cancro al seno
mi dice l’uomo della pompa di benzina
Le hanno tagliato una tetta
da qui a qui

– vedo la sua mano scendere
un coltello sporco di grasso –

Ci pensi?
La sua grossa e bianca tetta
dentro il secchio della carne guasta
Tutti i suoi abiti da sera
in un sacco di plastica
Dove si trova?
La parola giusta al momento giusto
che di giusto qui
ci rimane ben poco.

“Mi spiace amico
fammi 20 euro di benzina”

Lui infila la pistola nel bocchettone
io guardo una nuvola grigia
che barcolla in cielo
Sua moglie da qualche parte
piange in uno specchio.
” Forse stasera pioverà “.

Qualcuno ha tagliato via
le parole da dire.

 

§

 

Andre Folco Lasdo Castelfranco veneto, 6 maggio 1975. Lavora nel campo della comunicazione visiva. Ha collaborato con il movimento artistico NucleoNegazioni: ha partecipato alla raccolta poetica: “Le Negazioni 36 pezzi” edito da Nulla Die. (2013), all’antologia di racconti: “Nagasaki Luna Park” Edizioni La Gru (2013), è presente in “I ragazzi non vogliono smettere” Matisklo edizioni, “Un niente per due” poesie per un San Valentino cannibale Matisklo edizioni. e “Circo Escher” – Racconti di omicidi seriali – (2014)

 

 

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Informazioni su amara

Il dubbio è uno dei nomi dell'intelligenza (J. L. Borges)

3 commenti su “Racconti e poesie di Andrea Folco Lasdo

  1. francescotomada
    28/06/2017

    Una bellissima scoperta.
    Quanta forza in questi testi.
    Francesco

    Liked by 5 people

  2. ninoiacovella
    28/06/2017

    Ne parlai tempo fa con Amara. Le dissi:” Hai un particolare talento nello scovare chi fa arte nella poesia (quindi i poeti veri)”.
    Non ci ha messo molto tempo per regalarci questa perla.
    Grazie.
    Nino

    Liked by 1 persona

  3. christiantito
    28/06/2017

    Grazie Amara! D’accordissimo con Francesco e Nino…
    Sono scoperte realmente entusiamanti.

    Liked by 2 people

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Questa voce è stata pubblicata il 28/06/2017 da in ospiti, poesia, poesia italiana, prosa con tag , , .
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