perìgeion

un atto di poesia

WLuca Ormelli, inediti

 

ormelli

 

GANGBANG

 

Protetti dietro uno schermo piatto
tra le corsie di un supermercato
spendiamo grigiore a denti stretti
traboccanti
desiderio in stanze vuote,
ferite dal lampeggiare muto
delle ambulanze.

 

***

 

La vecchiaia è una coperta
piagata di urina. E sarebbe già buona sorte.
Da baciarsi le mani. Dritto & rovescio.
Il minimo che ti può capitare è un cancro.
Di lavorare in ufficio fino alla nausea.
Parlate pure di negri e vegani. Di economia.
Io alla morte ho dato la vita.

 

***

 

Oggi qualcuno è morto.
I fili del tram tagliano la città.
Nessun cielo vi si appende,
nessun Dio da bestemmiare.
Solo questo trascinarsi di giorno
in giorno, senza più fiato.

 

***

 

La lucertola si aggrappa al sole
il suo gelo è dentro, è lì
che si spezza qualcosa
quando sei solo.

 

***

 

E non parlatemi
di poesia civile,
di impegno:
sono fin troppo
occupato a fare
giorno, a tirare
le cuoia.

 

***

 

Quando un poeta scrive
è sempre crudele di una crudeltà
che conquista.
Il poeta è un terrorista impunito
che si fa saltare i nervi
al chiaro di luna.

 

***

 

Questa realtà o un’altra differenza.
La realtà è una finzione necessaria.
Altroché ontologie, metafisiche o classifiche
di gradimento buone soltanto per i quotidiani
e le puttane che ancheggiano in Tv.
Bastasse la sertralina a ridare un senso.
A dare realtà alla vita.
Ma la vita è roba per giovani,
e la realtà un lungo addio da separati in casa.

 

***

 

Vedo lontano un riquadro di cielo,
azzurrato tra monitor e luci al neon.
Il sole sembra fermarsi oltre il vetro,
incerto se sciogliersi o tramontare.
La morte cerebrale che invade l’ufficio
è inalterabile anche dalla primavera.
Un automa in piedi accanto ad una scrivania,
gli occhi allucinati di bytes, mi chiama “collega”.

 

***

 

Potrei essere davvero
felice
non con voi
né tra di voi
ma contro di voi
ancora
più lontano
da Dio.

 

***

 

Pensano alle piastrelle loro
al barbecue in pietra
sul prato ben rasato
il sabato pomeriggio
all’Esselunga
per farsi le scarpe
come Dio comanda
da buoni vicini
io penso ai cazzi miei
a non lasciarmi dietro
nulla
d’intentato.

 

***

 

Sono le mattine come questa
che ti fanno odiare il mondo
che vorresti spaccare la testa
a qualche vecchia pensionata
e sentirti un po’ Raskolnikov.

 

 

Luca Ormelli, nato a Padova nel 1974. Ha studiato filosofia con Franco Volpi. Inedito.

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3 commenti su “WLuca Ormelli, inediti

  1. Carla Bariffi
    06/07/2017

    notevoli. mi piace la punteggiatura che sottolinea la sentenza e mi piace il disincantato sguardo interiore proiettato sulla società.
    riflettono il concetto di verità per cui la poesia deve esistere.

    Liked by 1 persona

  2. Massimiliano
    08/07/2017

    Da qualche parte ho parlato di “produzione di massa del dolore” e questo mi pare un caso. Di pari passo va anche la produzione di massa di rabbia prima, voglia di sparare poi e in ultimo voglia di sparire. Soprattutto quando vedi che la massa (del primo mondo) non sembra per nulla addolorata ma contenta, solo di esistere, ontologicamente, senza nutrire alcun sospetto. Belli questi testi per la forza denudatrice della realtà che hanno.

    Liked by 1 persona

  3. vengodalmare
    13/08/2017

    rabbia e tristezza per un mondo che va in malora, per le vite sprecate di molti di noi; che belli questi versi!

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Questa voce è stata pubblicata il 05/07/2017 da in ospiti, poesia italiana.
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