perìgeion

un atto di poesia

Daria De Pellegrini, sei poesie da “Spigoli vivi”

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a cura di Roberto R. Corsi

Sesta uscita della nuova collana di InternoPoesia.com, l’opera prima in lingua di Daria De Pellegrini colpisce per maturità stilistica ed equilibrio tra componente lirica ed esterna. Con cornice grigia e polpa-ossimoro tra distacco e pena (suggerita anche dalla sinestesia del titolo), le sezioni del libro affrontano il sentimento della caducità nelle cose, nel corpo, nelle relazioni e infine nell’alter ego materno inghiottito dalla malattia cognitiva.
In una delle liriche scelte, quella che chiude la prima sezione, intravedo il senso della raccolta: i tigli abbattuti, con umani scricchiolii d’ossa, tra ospizio e “i condomini” (con un’assenza di accentazione forse involontaria ma stuzzicante) sono metafora del precipitare, senza più cuscinetti, dalla pienezza della propria vita in una dimensione esistenziale caudale, contrassegnata da diminuzione e rinuncia. E vista come onnipresente. Se qualcosa ancora nasce, come la pianta di plastica nella poesia d’apertura, lo fa con un codice immiscibile col nostro; il resto è vano, anche se in qualche modo stupefacente e vitale, “chiedere sale passati i cent’anni”.
Equilibrio mirabile, scrivevo: lo slancio lirico costantemente controllato, circoscritto dal costante e preventivo sguardo alla natura o all’umanità, mai esondante in autocommiserazione; così come, su un piano più formale, la presenza limitata di calembour («tra l’incuria e il martello», p. 19) o figure retoriche («le piante grasse / crescono magre», p. 54) che mai stuccano in una raccolta certo dolorosa ma dai toni sempre dimessi.
Due osservazioni personali a chiusura. La terza sezione, eponima e “dedicata a se stessa” attraverso la madre, non può non rimandarmi, pur nella forte diversità stilistica, al fragile incanto dei Corpi vecchi di Gabriella Maleti – anche lei coinvolta in un gioco di specchi contrapposti tra la sorte degli anziani e la propria. Infine, l’immagine che ho più vivida è quella della lumaca, l’animaletto che compare due volte nella raccolta: prima in un’invenzione poetica tra memoria alimentare e identificazione (p. 49: «c’era viva una casa / e in cucina qualcosa bolliva. Lumaca / lessata vorrei tornare in conchiglia), poi nell’immagine di chiusura, come evanescente traccia sul selciato.

***
non ha pudore senza neve dicembre
e con il sorriso dei suoi ultimi denti
ti offre marciume negli orti, recinti divelti,
incarognita e secca l’erba non falciata,
gatti sull’asfalto, cartacce alla fermata
dell’autobus, cornacchie vocianti a sventrare
gli ultimi cachi, cartelli su cui da tempo
è sbiadita la speranza del vendesi/affittasi,
e un ometto col fiasco, tra i nani davanti
alla casa già verde di muschio di un tale
che i vicini dicevano inutile e nessuno
ha cercato. Attecchisce questo dicembre
sul tuo fondo più molle e ti fa statuina
di quel suo vasto presepio, assenti la neve
la natività e la misericordia.

*
stanno tagliando
i tigli tra l’ospizio
e i condomini –
crepitio come di ossa
i rami secchi al suolo.

*
si ritrovarono all’imboccatura
della triste prospettiva
e in quel loro abbracciarsi
fu subito evidente che non c’erano
riserve di carità né amore
per affrontarla insieme.

*
tra un pasto e l’altro tiene
in tasca un pezzo di pane
che è cibo e memoria di cibo
e tormentandolo in punta di dita
sente quanto poco ci vuole
per fare di sé becchime da uccelli.

*
quale che prima sia stata la vita
qui è residuo tra le lame affilate
del passaverdura. Immangiabile,
eppure qualcuno la dura, e passati
i cent’anni ancora chiede del sale.

*
di notte la fasciano stretta
come una volta i bambini
che le gambe e i pensieri
non crescessero storti,
e fatta pesce di vasca aspetta
con fiducia
che cali il livello dell’acqua.

preda d’Alzheimer anche le piazze
hanno perduto memoria.
Panche di marmo e fioriere
segnano in cerchio il bersaglio
al cui centro verde di alghe
e mezza seccata
subisce sputi la vasca dei pesci.

_____
Daria DE PELLEGRINI, Spigoli vivi, Latiano (BR): Interno Libri, 2017, pp. 71
La foto è di Walter Bernardi, ci è stata concessa gentilmente da Daria ed è di sua proprietà

 

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Informazioni su Roberto R. Corsi

Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Scrivo per lo più [di] poesia e di musica classica, arte, cultura. I mostly write [about] poetry and about classical music, art, culture.

3 commenti su “Daria De Pellegrini, sei poesie da “Spigoli vivi”

  1. ninoiacovella
    10/07/2017

    Poesia che ho apprezzato molto. Molta misura, molta precisione, belle immagini. Una bella scoperta. Grazie. Nino

    Liked by 1 persona

  2. Pingback: Daria De Pellegrini, sei poesie da “Spigoli vivi” (su Perìgeion) | Roberto R. Corsi

  3. anna salvini
    01/09/2017

    Mi è piaciuto molto il libro di Daria… l’ho riletto con calma in questi giorni di vacanza ed ho apprezzato ancora di più la sua scrittura asciutta, essenziale che racconta il dolore senza mai piangersi addosso. Mi è scaturito un senso di vicinanza e affetto che non mi è mai capitato con nessun autore…

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Questa voce è stata pubblicata il 10/07/2017 da in poesia, poesia italiana con tag .
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