perìgeion

un atto di poesia

Andonis Pillàs

 

 

“Grecia” di Herbert List.

 

 

Introduzione e traduzione di Crescenzio Sangiglio

Andonis Pillàs è forse il più lirico dei poeti ciprioti contemporanei, una vena lirica di grande spontaneità, davvero propria di un carattere mite per natura, filosoficamente sereno e dischiuso con generosa apertura sentimentale sopra tutto alle tormentose vicissitudini umane.
Senza minimamente esagerare, non pochi dei suoi “frammenti” potrebbero con facilità accostarsi a quelli degli antichi lirici greci: testimonianza di una poesia di rarefatta sensibilità, chiara nella lettera e luminosa nel pensiero.
Alcuni esempi ci persuaderanno:

Era buono
fino a poc’anzi.

Nell’ombra di un uccellino
un insetto si riposa.

Il pelago vasto rimbomba
oltre l’ombra tremante
della tua assenza.

Ciò che vidi era la tua mano:
del tuo cuore mi parli
ma non lo vedo.

Di fronte ai mari sonori
orecchie-conchiglie accanto all’onda
risuonano.

La brocca vuota
sull’oscuro davanzale
e più in su il corno della luna.

È evidente in Pillàs l’esperienza e la maestria nella creazione di immagini, sopra tutto del mondo della natura, inesauribile, certamente, ma anche foriero di felici invenzioni della iconopea del poeta.
Ovviamente l’ assenso ad un fecondo naturalismo comporta non pochi e non minori turbamenti esistenziali, ritorni di memoria di epoche innocenti, meditazioni sulla realtà umana fino ad una sincera vocazione di salmodici inneggiamenti alla inconfutabile immanenza del divino:

La Tua presenza l’istante eterna
e i secoli azzera.

Oh! nostalgia di Dio
mentre albeggia.

Star con te, Signore,
come il fiore
nel suo calice.

Nel sole risplende il Tuo amore
e nel mio povero cuore.

Entro questa cornice demiurgica e lungo tutta la sua opera (notevolissima, ricca di 23 raccolte di versi), dal 1973 in poi, Pillàs ha sempre evitato, o piuttosto consapevolmente ha ignorato, ogni possibile allettamento surrealista, una pratica, questa, invece in verità mai abbandonata e piuttosto costante presso la maggior parte degli autori odierni. Pertanto, il suo racconto poetico si evolve piano, discorsivo, accessibile nei minimi particolari, anni luce lontano da contorsionismi verbali ed astrusità dialettiche.
Realizza egli in tal modo nella sua pienezza la propria tematica estetica, il colore e il suono del suo discorso lirico dando corposità alla sensazione della parola che indissolubilmente si fonde con il suo significato.
Di sicuro tutta la produzione poetica di Andonis Pillàs trova le proprie origini e si adagia nell’imprescindibile vissuto, quotidiano e a lungo raggio, carico non solo di incidenti esperienziali eventi, ma anche e sopra tutto di spermatici simbolismi e polisemantiche virtualità che definiscono le molte significazioni della vita e registrano la consistenza e la densità dei sentimenti.
Il lirismo di solito va di pari passo con l’elegia, senza con ciò voler alludere a ormai superati dolciastri romanticismi. Nei Frammenti Pillàs filosofeggia l’elegia, ne trae nelle maniere doriche l’armonia dell’anima, trova brevi ma fulminanti accenti di verità: insomma, alla fine adombra consolanti perennità spirituali.
Sono, questi, di certo “frammenti”, nella brevità della loro espressione letterale. Nondimeno posseggono l’icastica forza del lampo e il compatto senso del “compiuto”.
E non v’è dubbio che, leggendoli, non mancherà, anzi sarà del tutto evidente il contenuto di una nuova ricchezza ricevuta nella pernsiero e nell’intelletto: in sostanza, un’ altra visione, una rinnovata sensibilità verso ciò che è vita, amore, speranza e bontà acquisiti nell’accativante attrazione della poesia.

 

 

Da “Frammenti”

1.
Alla fin dei conti
è due punti la morte.

2.
Luce possente dell’amore
a dolorarti le viscere.

3.
Piccoli dèi sotto gli alberi
cantavano la quiete coi loro pifferi:
in un silenzio senza tempo, nell’ampia ombra
andava Egli lentamente.

4.
Nell’amore
sia pure ultimo.

5.
Tanto tuo e tanto estraneo
ora che tutto è divenuto
passato.

6.
Canto profondo, tormentoso
primaverile
dentro l’assenza.

7.
Arriva il momento
quando ciò che amasti da terra
straniera ti giunge.

8.
Per quale memoria primordiale, orribile
piangono i bambini alla vista del sangue?

9.
Giungono da migliaia di strade
note e ignote
i passi degli assenti.

10.
S’è fermato il sole:
non voleva partire
sopra quell’albero dove
bambini giocavano.

11.
La confessione della sconfitta
spesso la maggior vittoria.

12.
Mentre la mano tendevi sapevi
che qualcuno, di nascosto o apertamente,
te l’ avrebbe morsicata.

13.
Giustiziato
Era ancora buio:
– perché gli hanno bendato gli occhi?

14.
Lingua comune, al di là della lingua
hanno la musica e l’amore.

15.
Come da anni immensurabili stavo qui
pronto per la partenza.

16.
Verde oscuro silenzio:
succhia la tua memoria
erba insaziabile.

17.
Beccucchiando un raggio di sole
canta l’uccello.

18.
Profonda serenità a Dio ti conduce.

19.
Mucche al fiume a dissetarsi
in coppe lunari.

20.
Deserto del cielo
nelle profondità della morte.

21.
Solitario se ne andò nel tramonto
– pastore delle prime stelle.

22.
Accanto all’amore sempre
nascosto il tradimento.

23.
In quest’angolo qui piccino
tra il sì e il no.

24.
Anche stasera il sole quanto
ci ha sottratto e se n’è andato!

25.
Stanze chiuse che affondano
con le vecchie fotografie.

26.
Incessanti svolazzando
gli uccelli spartiscono il cielo.

27.
Eternità
– profonda ferita dell’effimero.

28.
In un momento non sospetto intonerà
la sveglia il trombettiere.

29.
Lode silenziosa di vespro bizantino
freme il ciclamino della roccia.

30.
Questa luce
che in un senso diverso ritorna
dentro il rumore del tempo e
la memoria degli assenti.

31.
Anche se partiti i nostri cari
crederesti che dovunque ti aspettino.

32.
E il crepuscolo sempre lì
dove una lacrima vidi fiorire.

33.
Vecchie lune
misurano i passi degli assenti.

34.
Un altro, un vento di allora
al volgere del giorno.

35.
Nel fiume tenebroso
la luna rotola brocca d’oblìo.

36.
La sera della tua partenza divenuta
pesante e come sempiterna.

37.
Lacrima di altri tempi,
fiamma remota di cara dimora
trémula la stella vespertina.

38.
Sempre greve lo spuntar del giorno
nello sguardo estremo
dei giustiziati.

39.
Entrando nella poesia
le parole risplendono di nuovo.

40.
Su tante rovine di versi
e di sentimenti
questa poesiola si posa.

41.
Quante appropriazioni indebite
e quante ricettazioni
signor guardiano della creazione?

42.
La festa non durò a lungo,
tutto fu dato a condizioni.

43.
Uccelli
Nell’ora della spiensieratezza canora
molto meglio il cacciator prende la mira.

44.
Colui che meno pianse
era il più dolente.

45.
Ti sfiorò la tristezza come
ramo che sta per fiorire.

46.
Cuore, come concederti
senza diventare a pezzi?

47.
Giacché tante volte
il nostro volto abbiamo tradito,
nuove, più tenebrose turcocrazie
ci sono toccate.

48.
Tremava una stella accanto alla siepe:
fondeva il suo splendore
con la voce del grillo.

49.
Pallide luci fuori dalle case
e secolare solitudine dentro.

50.
La nuvola passando sulle tombe
vi lasciò un angelo triste.

51.
È entrata in casa la primavera
a ravvivare i vecchi specchi.

52.
Sera di primavera:
soffia fino alle stelle.

53.
Respiro di piccolo uccello
accanto alla luna d’oro.

54.
Ciò che amammo non ha età.
Vi esistiamo
vestiti della nostra nudità.

55.
Il colore della sera sul vetro
e una zàgara.

56.
La porta un vento antico dischiude
piccoli fuochi tremolano, dita ténere
sopra la neve diffonde la luna
la sua oscura cenere.

57.
Con due raggi di sole, madre,
impasti il nostro pane.

58.
Anche questa giornata è trascorsa
è rimasta
come una lettera mai nei
secoli recapitata.

59.
Strepivano i cembali
e il sole taceva
lungo il tempo.

 

 

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