perìgeion

un atto di poesia

Fernando Lena, Black Sicily (inediti)

lena

BLACK SICILY

I

E’ un modo

per rimanere senza nostalgia

quello di pensarti

non andato via.

Ora la tv ha solo un utente

quando invece eravamo in due

con il rogo nel buio della sigaretta,

la caduta della cenere

nell’impero delle notizie.

II

Il neon senza le zanzare quest’anno

illumina una estate anomala

come quando hai scoperto

che a pungermi non avevo più voglia:

pensavo che il sangue

ne avesse così abbastanza

da pretendere dal cuore

un’altra forma di precipizio.

III

Al bar consigliano

una rivoluzione lampo:

due tre scioperi

o una totale estraneità

sulle tasse da pagare,

e poi intanto…in tanti

pagano il sacrosanto “pizzo”

come se il tempo non avesse insegnato

che il crimine non è un cane

cui basta accarezzarlo

per renderlo mansueto.

Ormai tutto qui

non smette di mordere

dal sole afoso

al male che si sposa

di prima mattina

con il cappuccino

e poi a volte ti chiedi

perché sono partito

senza andare mai via.

IV

In giorni in cui il sole

non perde un solo colpo di calore

vai qualche ora nel giornalaio amico

mentre difronte spacciano la vita

con occhiate di narici infuocate,

a pochi metri alla sala scommesse

giocare è partecipare a quell’idea

del voler sopravvivere

puntando tutto sulla disperazione,

Carlo invece parla di scontri,

delle arance lasciate a marcire

per importare il gusto della truffa

da qualche paese amico,

così lui li legge tra le righe

le nostre ossessioni,

tra la carta e l’elaborazione del lutto

nessuno capisce nessuno

e io sono uno di quei tanti

chiuso nella valigia

per un viaggio trasversale

mentre con la pelle e il passo

il corpo è solo una reazione

al vuoto che si stratifica.

V

Nel mutismo domestico nella quiete

pensandosi inascoltata e sola

ridà fiato a quei redivivi.

V. Sereni: da Giovanna e i Beatles

Un paese è questo in cui vivo,

ormai da quasi sempre,

che calpesta i suoi scarafaggi barocchi

da prima che i Beatles

iniziassero ad illudere

intere generazioni sdolcinando

che l’amore fosse equilibrio perfetto,

un capogiro di farfalle nel ventre

ti sarai accorta

che proprio lì dentro

un’altra vita pagherà il peso

di questo tempo morto.

VI

(memorie di un killer)

Ci vuole un polso fermo

e la rabbia in tutte le direzioni del cuore

per guardarti onnipotente

davanti al fiato colpito

e così lo sparo e il fischio

come un piccolo rumore

di bare celesti.

VII

Il funerale di un ex barbone

dentro una chiesa desolata

non toglie a Cristo

lo sguardo mezzo vuoto del calice

e pensare che di sbronze

durante una vita ne prendi e abbastanza

ed è così poi che li risputi

con una preghiera senza utenti

nel bene e nel male

come le sere d’agosto

con una puttana

e il suo algoritmo

di falsi gemiti.

VIII

Un giorno rimetti la patente nel buio

d’un cassetto, è quella di tuo padre

che ormai non andrà oltre

il tuo chiamare invano la rabbia

che non hai saputo urlargli.

Ora la casa è ferma

al codice dello spaesamento,

i quadri storditi,

l’equilibrio della luce

a gattoni sulle pagine gialle

eppure i gatti parlano un’altra lingua

e non graffiano nemmeno il cuore.

Il battito? All’improvviso è granitico

e così lo rimetti come il posacenere

nel cimitero asmatico delle cicche.

Quale profilo migliore

ho conosciuto di noi che non fosse

disperazione e incanto,

ma infondo se resisto

è per l’etica del sangue.

IX

Il dolore qui è traccia, tumulto

se lo guardi in uno dei tanti funerali

contemplati dallo scirocco.

Con il nero che si stringe

alla mancanza di un colore opportuno

si appare anche più leggeri,

incredibilmente snelliti dalla costanza

di dover amare per essere riamati.

L’ho capito dopo la tua morte

che il silenzio è il pensiero

da cui scegli la parola addio

Fernando Lena è nato a Comiso in Sicilia nel 1969 dove da un po’ di anni vive e lavora. È diplomato all’istituto d’Arte. Ha pubblicato diversi libri di poesia, il primo risale al 1995 con il titolo “E Vola Via”, edizioni Libro Italiano. Dopo un silenzio di quasi dieci anni ha pubblicato una piccola suite ispirata da otto tele del pittore Piero Guccione edita dalla Archilibri di Comiso e successivamente, sempre con lo stesso editore, una raccolta dal titolo “Nel Rigore Di Una Memoria Infetta”. Del 2014, per i Quaderni Dell’Ussero, è “La Quiete Dei Respiri Fondati”, edizioni Puntoacapo. “Fuori dal Mazzo”, libro d’arte, Edizioni fuori commercio, dell’anno 2016. Suoi testi e recensioni sono ospitati in diversi blog e riviste di poesia. Partecipa spesso in festival dove la contaminazione poetica si incontra con altre discipline artistiche.

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4 commenti su “Fernando Lena, Black Sicily (inediti)

  1. christiantito
    11/12/2017

    Sempre poesia viva e abrasiva quella di Fernando. Un grande piacere ogni volta leggerlo. Grazie.

    Piace a 1 persona

  2. francescotomada
    13/12/2017

    Fernando è una delle penne che preferisco in assoluto, senza troppi giri di parole.
    Sono molto curioso della direzione che si intuisce chiara in questi testi, che sposta lo sguardo verso l’esterno e lo fa con una profondità assoluta. E raccontare gli altri, in una situazione così difficile, senza cadere nella retorica o nel pietismo è dono di pochi(ssimi).

    Francesco

    Piace a 2 people

    • fernando
      14/12/2017

      Caro Francesco le tue parole sono sempre importanti per me in particolar modo per la stima che nutro nei tuoi confronti, quindi grazie di cuore!

      Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 11/12/2017 da in ospiti, poesia italiana con tag .
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