perìgeion

un atto di poesia

Quattro poesie inedite di Luisa Fernanda Trujillo Amaya presentate e tradotte da Emilio Coco

 

 

Luisa Fernanda Trujillo Amaya

 

 

Il caro Massimiliano Damaggio fa pervenire a Perìgeion quattro poesie inedite di Luisa Fernanda Trujillo Amaya curate e tradotte da Emilio Coco; ringrazio sia Emilio che Massimiliano per il bellissimo dono, ringrazio i moltissimi lettori che anche quest’anno hanno voluto apprezzare le nostre proposte e attendiamo un numero ancora maggiore di lettori appassionati nell’anno che sta per iniziare. (A. D.)

 

Luisa Fernanda Trujillo Amaya (Bogotà, 1960) è poeta e docente universitaria. Insegna Creazione Letteraria all’Università Centrale di Bogotá. Ha scritto tre libri di poesia: De soslayo, prendada, pubblicato dalla “Fundación Palabra a Tiempo” nel 2010; Trazo en sesgo la noche, uscito nella Collana “Un libro por centavos” dell’Università Externado de Colombia nel 2012 e En tierra, el pájaro olvida cantar (tradotto in italiano da Emilio Coco, con il titolo A terra, l’uccello dimentica di cantare, Raffaelli Editore, Rimini, 2016). Poeta invitata al Festival Internazionale di Poesia di Bogotá nel 2013 e al Festival Internazionale di Poesia PoeMaRío Barranquilla, nel 2014 e nel 2015. Sue poesie sono state tradotte in inglese, francese e italiano e sono apparse in riviste e magazine in Colombia, Messico, Spagna, Italia e Bolivia. Figura in antologie pubblicate in Spagna, Italia e Colombia. Lungi da ogni sospetto di retorica, di invenzione e di rielaborazione esclusivamente tecnicistica, le poesie di Luisa Fernanda Trujillo Amaya hanno il vibrare di un’alacre e istintiva schiettezza, di un’intensità intesa non soltanto come tensione di un mondo sentimentale e pudicamente erotico che in queste pagine prende figura, luce e colore, ma anche come resa di stile, come strenua e certa conquista dell’arte.
Emilio  Coco

 

1.
Mis dedos
torpes lápices en la búsqueda de un contorno que los guíe
Inquietos posan en la palma de sus manos
Fingen equilibro desde el mástil
A la vista un paisaje de invierno se apaga en nuestros labios
torpes labios guardianes de una lengua
que ahonda en su boca los más recónditos lugares
Aguda y fina se desliza en la humedad cóncava y oscura
donde la luz filtra el silencio y acompasa el aire contenido
Somos uno
Un solo cuerpo de bocas que salivan
De lenguas que se abrazan en la soledad de una caverna
Cómplices de un instante que empuja a cruzar límites
Fuera de él, fuera de mi
un foco callejero nos alumbra
Tal vez no hemos llegado tarde a escena

1.
Le mie dita
goffe matite alla ricerca di un contorno che le guidi
inquiete si posano sulla palma delle sue mani
Fingono equilibrio dall’albero maestro
Alla vista un paesaggio d’inverno si spegne sulle nostre labbra
torpide labbra custodi di una lingua
che affonda nella sua bocca i più reconditi luoghi
Acuta e fine scivola nell’umidità concava e buia
dove la luce filtra il silenzio e cadenza l’aria contenuta
Siamo uno
Un solo corpo di bocche che salivano
Di lingue che si abbracciano nella solitudine di una caverna
Complici di un istante che spinge a varcare limiti
Fuori di lui, fuori di me
un faro stradale ci illumina
Forse non siamo arrivati tardi sulla scena

 

2.
Qué sería de él
si en vez de la hierba
lamiera su mano la lengua de las ranas
Descubriría otro canto
una lengua indescifrable
Me hablaría desde el silencio de su boca
Intentaría seguir la danza de sus labios
El granizo cubre su pecho
Se posa en sus labios como perlas
La lluvia lava el canto de las ranas
Su nombre se desgonza en la flor de agapanto
Empaña su rostro el cristal de la ventana
En mí, su voz
al otro lado de la línea telefónica

2.
Che ne sarebbe di lui
se invece dell’erba
lambisse la sua mano la lingua delle rane
Scoprirebbe un altro canto
una lingua indecifrabile
Mi parlerebbe dal silenzio della sua bocca
Cercherei di seguire la danza delle sue labbra
La grandine gli copre il petto
Si posa sulle sue labbra come perle
La pioggia lava il canto delle rane
Il suo nome si scardina nel fiore di agapanto
Appanna il suo volto il vetro della finestra
In me, la sua voce
dall’altro lato della linea telefonica

 

3.
Volver a casa
A la costumbre de un plato puesto a tiempo sobre la mesa
De los olores cálidos de invierno que invaden la cocina
De una cama que guarda la marca de mi cuerpo en las sábanas tendidas
De un sillón que mece la ausencia de mis manos cuando acomodo la vida entre mis huesos
Arquitectura hecha de barro y hierba fresca
Volver a casa después de horas de vuelo sobre un océano de distancias no medidas
De caminar aceras, mirar vitrinas
De salobre brisa adherida a las pestañas
Una voz se repite en el saludo en el reclamo
Cálido tono de añoranza y extrañeza
Música tejida a mano, día por día
y un cuerpo de pan humedecido, en el recuerdo

3.
Tornare a casa
All’abitudine di un piatto messo in tempo sulla tavola
Degli odori caldi d’inverno che invadono la cucina
Di un letto che custodisce l’impronta del mio corpo nelle lenzuola stese
Di una poltrona che dondola l’assenza delle mie mani quando sistemo la vita tra le mie ossa
Architettura fatta di fango ed erba fresca
Tornare a casa dopo ore di volo su un oceano di distanze non misurate
Di aver percorso marciapiedi, di aver guardato vetrine
Di una salmastra brezza appiccicata alle ciglia
Una voce si ripete nel saluto nel richiamo
Caldo tono di rimpianto e di stupore
Musica tessuta a mano, giorno dopo giorno
e un corpo di pane inumidito nel ricordo

 

4.
¿Qué quieres que te diga?
Que repaso mis labios al recordar los suyos
puestos, entreabiertos, con el espacio justo entre sus dientes
para hundirme en la profundidad de su garganta
¡Qué pequeña mi lengua!
¡Qué infinita su boca!
En un lugar de la nostalgia mi lengua guarda el atributo del lengüeteo de la iguana
Podría destilar la savia de su boca
No se me escaparía ni un ápice de la humedad vertida por la comisura de sus labios
Descubriría las rutas que custodia su garganta

4.
Che vuoi che ti dica?
Che ripasso le mie labbra ricordando le sue
messe, socchiuse, con lo spazio giusto tra i suoi denti
per immergermi nella profondità della sua gola
Com’è piccola la mia lingua!
Come è infinita la sua bocca!
In un luogo della nostalgia la mia lingua conserva l’attributo di quella guizzante dell’iguana
Potrei distillare la linfa della sua bocca
Non mi sfuggirebbe neanche una briciola dell’umidità versata dalla commessura delle sue labbra
Scoprirei la rotta che custodisce la sua gola

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: