perìgeion

un atto di poesia

Marginalità della poesia, poesia marginale

Victor

di Nino Iacovella

Ogni volta che si parla di poesia contemporanea, in Italia, ci si interroga sullo stato di salute di un genere letterario da tempo marginalizzato. Una marginalizzazione che ha in sé una contraddizione: un sempre più numeroso gruppo di autori al quale corrisponde un sempre più scarso pubblico di lettori.

Una “divaricazione” che minaccia la capacità di sopravvivenza della poesia nella sua forma canonica di prodotto editoriale. La mancanza di un pubblico numericamente significativo ha comportato anche una marginalizzazione della critica militante, sempre più rara, sempre meno necessaria. D’altronde che senso avrebbe il lavoro di “filtro”, la valutazione delle opere, quando un pubblico vero e proprio non c’è. Il pubblico “marginale” della poesia contemporanea è in realtà un pubblico altamente specializzato composto quasi esclusivamente dai (pochi) stessi poeti.

Il discorso sulla marginalità della poesia investe, naturalmente, la condizione di marginalità degli autori. Zanzotto in una intervista televisiva affermava: “Il poeta è sempre una figura marginale e nello stesso tempo emarginata. Ora se noi volessimo trasformare il poeta in elemento definito, il poeta in elemento definito nel quadro sociale e storico, noi verremo a togliere alla poesia la sua prima caratteristica, quella di essere un momento ‘in fuga’, ma fuga che arricchisce e approfondisce.”

Lo stesso Montale descrisse la crisi della poesia lirica novecentesca attraverso il discorso del 1974 per il premio Nobel: “Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione. Il tempo si fa più veloce, opere di pochi anni fa sembrano datate e il bisogno che l’artista ha di farsi ascoltare prima o poi diventa bisogno spasmodico dell’attuale, dell’immediato. Di qui l’arte nuova del nostro tempo che è lo spettacolo, un’esibizione non necessariamente teatrale a cui concorrono i rudimenti di ogni arte e che opera una sorta di massaggio psichico sullo spettatore o ascoltatore o lettore che sia.” Oggigiorno, anche se in un testo breve, è difficile conciliare la profondità e la riflessione quando attorno abbiamo un mondo che va veloce, non si sofferma, preda di una comunicazione sempre più multisensoriale, dominata dagli effetti speciali. Di conseguenza la poesia tradizionale rimane sotto scacco. E se reagisce allo scacco, all’isolamento, lo fa contaminandosi con nuove forme espressive che non sempre ne salvaguardano le proprie peculiarità.

Sembra che tutto remi contro la poesia. Persino la scuola, la formazione letteraria istituzionale, non contribuisce alla causa. Nonostante la massiccia somministrazione di poesia dei programmi ministeriali (quasi come fosse un vero e proprio accanimento terapeutico), gli studenti non si tramuteranno quasi mai né in poeti né in lettori. Probabilmente l’insegnamento scolastico, così com’è (Todorov ne parla nel saggio La letteratura in pericolo), uccide la passione per il genere.

Un maestro come Borges affermava: “Ogni volta che mi sono immerso nei testi di estetica, ho avuto la sgradevole impressione di leggere le opere di astronomi che non avessero mai osservato le stelle. Voglio dire che si trattava di scritti sulla poesia come se la poesia fosse un dovere, e non quella che realmente è: una passione e una gioia.” Parole semplici e precise quelle di Borges: poesia, passione, gioia.

Tuttavia, nella realtà della nostra poesia, già marginalizzata di per sé, non sono mancati segnali di speranza proprio da autori al suo interno definiti marginali. Un nucleo di poeti che hanno proposto (o riproposto) oltre all’originalità dello stile, anche un’autenticità profonda, immune da certa retorica letteraria. Un gruppo di autori che ha nei nomi di Eros Alesi, Victor Cavallo, Luigi Di Ruscio ed Emanuel Carnevali la più significativa rappresentanza. Alcuni di essi sono veri e propri autori di culto. Tra questi non escluderei Simone Cattaneo che, pur non essendo un marginale canonico, alla marginalità si è ispirato. Attingendo al degrado sociale e morale italiano, in una rara “mimesi lirica” con i suoi personaggi borderline, Cattaneo ha scritto testi memorabili che sono andati ben al di là degli standard della nostra tradizione letteraria, forse a tal punto da averne pagato, nell’isolamento e nella mancanza di riconoscimenti, conseguenze fatali.

Nei fenomeni naturali la marginalizzazione è l’anticamera dell’estinzione. Si potrebbe ipotizzare che la poesia tradizionale sia destinata, proprio per questo, a scomparire. Ma non è così. Perché vi è una “soglia di resistenza” costituita da poeti e cultori del genere che alimentano continuamente l’interscambio tra scrittura e lettura di testi poetici. Per questi la poesia è l’argine principale all’effimero, alla superficia­lità degli ammiccamenti di massa. Anche se in posizione minoritaria, la poesia vive e vivrà sempre della passione di chi la frequenta.

 

Testo introduttivo al volume antologico “Passione poesia”.

Foto di Victor Cavallo

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11 commenti su “Marginalità della poesia, poesia marginale

  1. iole
    20/01/2018

    Fino a che anche un solo Nino ci pungolerà le spalle, lo schietto e marcato margine spiccherà la sua inconfondibile presenza obbligandoci a darci modo di goderne. Grazie.

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  2. amara
    21/01/2018

    è bello rileggere queste parole

    Piace a 2 people

  3. Giorgio Galli
    22/01/2018

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:

    Un maestro come Borges affermava: “Ogni volta che mi sono immerso nei testi di estetica, ho avuto la sgradevole impressione di leggere le opere di astronomi che non avessero mai osservato le stelle. Voglio dire che si trattava di scritti sulla poesia come se la poesia fosse un dovere, e non quella che realmente è: una passione e una gioia.” Parole semplici e precise quelle di Borges: poesia, passione, gioia.

    Piace a 3 people

  4. manuel cohen
    03/02/2018

    Poesia marginale e marginalità della Poesia” è il titolo di un bellissimo convegno fatto qualche decennio fa all’Università di Urbino

    Piace a 1 persona

  5. francescotomada
    03/02/2018

    Un caro saluto a Manuel. Bello risentirti.

    Francesco

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  6. manuel cohen
    04/02/2018

    ciao caro

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    • ninoiacovella
      04/02/2018

      Mi fa piacere che ci sia stato un convegno diversi anni fa su questi temi.
      Ciao Manuel e grazie del passaggio su Perigeion.
      Nino

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  7. almerighi
    10/06/2018

    non importa tanto il personaggio, ma la buona poesia: i poeti che citi da Di Ruscio a Carnevali a Cattaneo ne hanno fatta tanta e davvero ragguardevole, è compito e battaglia della poesia restarsene ai margini perché un poeta col collare non è un poeta, ma un servo

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    • manuel cohen
      11/06/2018

      credo che bisogna essere consapevoli della marginalità in cui si opera. Oggi piu’ che mai tra barbari e sgomitanti piccoli lacchè in cerca di visibilità….

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  8. ninoiacovella
    11/06/2018

    La buona poesia, alla fine, rimarrà. Rimarrà dopo di noi. A partire dal momento dell’ultimo e definitivo aggiornamento di una biografia.

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