perìgeion

un atto di poesia

Giovanni D.

 

Di Amara

 

Una scrittura originale e spesso onirica, a volte semplice e chiara, altre più segreta, ma  sempre   in grado di darsi. I suoi testi sembrano spesso muovere da riflessioni autobiografiche  capaci, però,  di racchiudere qualcosa di riconoscibile a molti e nello scrivere mantiene una forma di ingenuità che è caratteristica in questo autore totalmente inedito e molto appartato.

Anche Giovanni D., come altri che ho presentato, dello scrivere conosce solo l’urgenza senza calcolo, solo il piacere. Lo propongo alla vostra lettura.

Fumo

 

Immagino di ricordare quando sono nato.
Tutti chiedevano del sole e lui comparve
come fosse un tipo di vento.
Venivano a vedere uno scheletro ricoperto
di carne sottile e lo guardavano da un vetro.
Lo spettacolino si muoveva piano,
e fuori tutti chiedevano dell’autunno e lui
comparve come fosse un tipo di inverno.
Vidi il Mondo schiacciato dal mio piede
quando dissi per la prima volta il mio nome.

Più tardi, passò così tanto tempo che il fuoco
diventò freddo e le gambe di acciaio.
Tutti chiedevano di me e del mio piccolo
corpo, ma io ero soltanto un albero
e lo confesso, vidi la bilancia pendere per sempre
dalla parte dell’insopportabile.
Lo spettacolino, intanto, si muoveva in mezzo alle stagioni
e le cose mi passavano dentro senza uscire
mai più. Immagino di ricordare quando è stato.
Adesso, la bolla che mi ospita è diventata
una casa rossa e gialla dove colleziono
tutto il sangue che ho visto.
Tutti chiedono di quella volta quando
ci divertimmo così tanto che vivere sembrò
davvero un gioco. Nessuno risponde.

Io fumo, faccio finta di non sentire.

 

Baby love

 

Non mi ci vedo
a spingere un passeggino.
Non mi ci vedo più.
Casomai mi viene da
pensare: perché non esistono
i passeggini per adulti?
Mi farei portare in centro
spinto da una bellissima signora,
veleggiando tra i caffè,
chiedendo sempre e solo
di te.

.
Posto di blocco in salotto

 

Ricordi quella maledetta stagione,
quando si scoprivano i nomi delle piante
e domandavi cose senza impegno?
Ah! Che senso di nera scossa senza appello.
Vedere lontano, sentire la fine del senzapensiero,
dal divano.

E che sapore poco dolce quello dell’uva,
se il vino serve ad inventarmi un posto dal nulla
dove rincontrarti e dirti “ma dove sei stata?”
E che sapore poco amaro quello del tuo labbro inferiore,
se il labbro è così buono da prestarsi
a un’interpretazione.

E mai risponde l’amore a una domanda.

 

Una questione di tempo

 

Passo la vita
ad aver paura di cose
che poi non accadono
mai.
Probabilmente
anche voi,
se solo foste me.
Probabilmente
è solo una questione
di tempo.

Passo la vita
come un albero
o una rana,
assente ingiustificato,
e sotto sotto felice.

Le parole
ci allontanano,
e io ho le prove.

 

James Dean

 

Quella sensazione di mancanza
mi perseguita da quando ero molto giovane,
quella indecisione del cuore
tra il sale dell’avventura e la paura del buio.
Come quando avevo quindici anni
e alla sera, la domenica, non avevo ancora fatto
la lezione.
Non sapevo se ridere o piangere,
se il peso senza senso della colpa
fosse davvero reale.
Mi sentivo un eroe il lunedì mattina,
regolarmente impreparato
e pettinato come James Dean.

Entravo in classe che mi tremavano le gambe.
Ed ero vivo.

 

Poesia ingenua

 

Non lo so, di odio e di dolore,
quanto amore posso trattenere.
So di potertelo poi ridare sotto forma
di pipistrello, quando dormi o quando
un secolo è passato già.
Sembra che la vita sia una cosa
da non tenersi dentro, che se lo fai
marcisce e muori un po’.
Come essere in dolce attesa
di se stessi, sempre, e mai
un nome o una soluzione
hanno il sapore dolce della certezza.

Non lo so, di odio e di amore,
quanto dolore posso trattenere.
So di potertelo poi ridare
sotto forma di barzelletta.
Sembra la vita una strada diritta
di cui vedi la fine fin troppo bene.
Sembra che se vai piano durerà
di più, ma è falso, è un’invenzione
per non impazzire, chiamata
tempo.

 

La stella nera

 

La stella nera
adesso è un’ombra
e paralizza tutto come
un quadro.
Di questa stanza resterà
una rovina, un dolce ricordo
di dolore e riconoscenza,
di eterna corrispondenza.

La stella nera
adesso è la tua mano
sensibile.
Tornerà a truccare il presente
e a fare piroette.
Già la vedo.
Tu ricordala e pensa che è Dio
Lascia questo cielo teso
e sorridi muovendo i capelli.
Non dimenticare mai,
quanto sono vivi,
quanto sono belli.

 

America

 

La mia donna è un cervo
sulla punta dei vènti.
Finge una mossa all’infinito,
non sa che cosa è per sempre
un nodo.

La mia donna è una giacca appesa
senza il chiodo.
D’eleganza leggera,
mai vera.

 

Senza titolo

 

C’è questo bivio immaginario,
e ci sono io che non so dove andare.
In questo tempo sospeso,
che è reale, ma allo stesso tempo fasullo,
guardo una vetrina del centro
e nel riflesso del vetro vi vedo passare,
mano nella mano della morte.
Lanciarmi sguardi di paura, implorare
un aiuto, che forse è a sua volta un riflesso.
Il mio silenzio.
Stiamo comodi dentro il mondo fatto
a spigoli, stiamo bene senza una vera posa.
E poi c’è questo bivio immaginario,
e ci sono io che non so dove andare.

 

 

♦♦♦

 

Giovanni D. è nato a Firenze, vive a Pisa e ha 40 anni. Intorno ai vent’anni scopre ed inizia ad ascoltare i cantautori italiani. È così che si avvicina alla scrittura, iniziando, quasi per divertimento, a comporre qualche testo di canzone. Successivamente si dedica alla lettura di molti poeti, si innamora della poesia e non la lascia più. Scrive, da allora, poesie, ma preferisce chiamarle “cose”.

[foto gentilmente fornitaci dall’A.]

 

 

 

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Informazioni su amara

Il dubbio è uno dei nomi dell'intelligenza (J. L. Borges)

7 commenti su “Giovanni D.

  1. lievito1
    15/02/2018

    se chiedessi chi sia, se possa avere un suo libro, se esiste, grazie infinite

    Piace a 3 people

  2. iole
    16/02/2018

    una scrittura carica di ascolto e furore e grazia.
    di quelle che se ne stanno lì, nell’angolo, bellissime lucciole senza saperlo.

    Piace a 2 people

  3. ninoiacovella
    17/02/2018

    Amara, non sbagli un colpo…

    Piace a 1 persona

  4. anna salvini
    20/02/2018

    la vera poesia, quella che – quando la leggi – ti mette all’angolo…

    grazie

    Piace a 1 persona

  5. lapoetessarossa
    15/03/2018

    In questi versi si sente una nostalgia inusuale, almeno così è per me. Ci sono poesie così, che ti arrivano immediatamente, che si incastrano perfette, che non hai bisogno di pensarci una seconda volta.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 15/02/2018 da in ospiti, poesia, poesia italiana con tag .
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