perìgeion

un atto di poesia

Giancarlo Baroni, I merli del giardino di San Paolo

Parma, 6/07/2017: PARMIGIANI - Giancarlo Baroni - poeta

a cura di Roberto R. Corsi

Su quest’opera del parmense Giancarlo Baroni, riveduta e ampliata rispetto alla prima edizione Mobydick del 2009, potrebbero pesare i pregiudizi verso una disposizione catalogatrice, quindi “dotta”, abbastanza lontana dai trend poetici attuali. Qualcuno potrebbe persino evocare a mo’ di stigma Mario Samigli, ossia il protagonista (autobiografico) del romanzo breve Una burla riuscita, ove Italo Svevo “deride” (con umanissima autoironia) il dilettantismo letterario immaginando che questo si esprima, in Samigli appunto, attraverso un logorante continuum di favole con protagonisti i passerotti. Che sono, per coincidenza, proprio la prima specie aviaria che qui incontriamo (cfr. Il peso dei vostri corpi). Fortunatamente l’identificazione, come ogni stigma, apparirebbe ben presto grossolana: rispetto alle ingenue prove dell’antieroe sveviano, la raccolta di Baroni è provvidamente pluridimensionale, ma soprattutto sostituisce al meccanismo della favola (imitazione moralistica) quello più moderno della riflessione esistenziale aperta e del dialogo tra sordi, facendo sì che uomini e uccelli si trovino a osservarsi e rivolgersi gli uni agli altri, ma ovviamente senza risposta (o, se preferite, fuori da ogni surrealismo Aristofaneo). L’escamotage, lo switch, l’interruttore di passaggio tra un mondo e l’altro, tra un linguaggio e l’altro, sta nel carattere a stampa via via usato: tondo per gli umani, corsivo per i pennuti.

Proprio le poesie rivolte alla reciproca condizione appaiono le più felici, anche se costituiscono solo uno dei registri della raccolta. Il “catalogo aviario” occupa soprattutto le pagine iniziali, mentre al centro si situa la componente storica e toponomastica del libro. Con un duplice aggancio: gli spazi verdi del monastero cittadino sconsacrato di San Paolo, in cui vivono i merli, danno lo spunto per il riferimento alla famosa Camera della Badessa, splendidamente affrescata dal Correggio sul mito di Diana e Atteone; parallelamente, l’episodio storico dell’assedio di Parma (1247-1248) per opera di Federico II di Svevia si salda alla circostanza che proprio il coltissimo re soprannominato stupor mundi fosse l’autore del De arte venandi cum avibus, forse il trattato più importante della scienza ornitologica pre-moderna. Ma, a parte l’espediente del far dialogare i merli tra loro sulle specie del trattato, confermo come queste parti mi appaiano più didascaliche e scevre d’intuizione rispetto alle riuscite prove in cui il poeta, per voce umana o verso di uccello, si abbandona alla riflessione esistenziale “pura” (o incorniciata d’invenzione, come nel caso del “salto di specie” di Icaro).

***

da PRESAGI

Ingenuamente tentate di indovinare
dai nostri voli il vostro futuro
i progetti di chi ci sovrasta.
Vi illudiamo di essere coinvolti
in quello che non sappiamo.

**

da VOI UCCELLI

Volate da parecchio senza sapere perché
in terra ce lo chiediamo da mille anni.
Voi continuate a farlo e basta
come noi quando sfrecciamo sui treni.

*

Crediamo dall’alto si veda
chiara la verità. Scegliete
di appannarvi tuttavia la vista
giocando a chi vola più veloce.

**

da UNA GEOGRAFIA CELESTE

Il reticolo celeste definisce
una geografia inconsueta.
All’apparenza rette lanciate a perdita,
parallele ideali, spigoli levigati
e volumi squadrati e rarefatti. Ma dietro
una caterva di curve e deviazioni,
non un labirinto
ma una geometria di scarti
di gallerie sbocciate su radure
di crocevia e di fughe.
La morte qui non saprà scovarti.

**

ICARO

Icaro era un uccello predatore
che fece del sole la questione principale
il bottino da conquistare, credeva contenesse
più preziosi di quelli trasportati
dai galeoni spagnoli. Del primo insuccesso

addebitò la colpa soprattutto
alle scarse esperienze, a tecniche inefficaci.
Incoraggiato da calcoli alchimistici
prevedeva di scoprire nella stella
la pietra per la quale si trasformano

i metalli in oro. In seguito alla disgrazia
il padre Dedalo, e antico antenato,
per espiare i vizi familiari
confinò le vostre esplorazioni
negli spazi dove abitate.

**

IL FAGIANO BRUNO

Ieri lungo il torrente innevato
camminava un fagiano colorato di bruno.
Attorno al greto assolato nessuno
solo il freddo specchiarsi dell’ansa

il cercarsi testardo dei rovi
l’improvviso svelarsi di nuovi segnali di vita.
Una trama di passi uguali una scia inconcludente,
un lento avvicinarsi al niente.

**

da LE COSE

Bisogna prendere distanza dalle cose
allontanarsene. Non oltre gli uccelli
né sotto agli uomini,
amando invece questi
quanto più si è capaci di afferrare
i segreti dei primi.
Parti perciò trascurando
le voci che promettono
di farti troppo dissimile da entrambi.

___

Giancarlo BARONI, I merli del giardino di San Paolo e altri uccelli (nuova edizione ampliata), contributi di P. L. Bacchini e F. Azzali, illustrazioni di V. Bellosi e A. Zannoni, Parma: Grafiche STEP, 2016, pp. 77.
La foto è di Edoardo Fornaciari, ci è stata gentilmente fornita dall’A. ed è di sua proprietà.

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Informazioni su Roberto R. Corsi

Nato circa mezzo secolo fa, vivo tra Firenze e la Versilia. La mia raccolta a stampa più recente è intitolata "Cinquantaseicozze" (Italic, 2015). Miei scritti letterari e critici sono comparsi in antologie, libri d'arte, riviste cartacee, portali web. Dal febbraio 2016 sono conredattore del blog collettivo Perìgeion. Oltre ai recapiti della mia pagina gravatar, mi trovi come @rrcorsi su Instagram / Telegram / Medium

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Questa voce è stata pubblicata il 10/04/2018 da in poesia, poesia italiana con tag , .
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