perìgeion

un atto di poesia

Marco Ercolani riflette sulla “Seconda voce” di Gabriela Fantato

 

 

Werner Pawlok: Havana

 

 

Il corsivo è mio – scrive Nina Berberova nella sua celebre autobiografia. E Gabriela Fantato, nel suo nuovo libro, La seconda voce (Transeuropa, 2018), ci offre una poesia traversata da continui corsivi drammatici, da un fluttuare tempestoso e caleidoscopico di voci. I temi spaziano dall’autobiografia alla cronaca quotidiana al mito, ma domina sempre, come ricorda Laura Liberale nella prefazione, “il valore sacro della parola poetica” nel riscattare destini di esseri soppressi, sommersi, tragicamente marginali. Aprendo e scorrendo il libro si è colpiti dalla semplicità potente delle sequenze (“Quando tutto sgretola, la forma / oscilla nel ricordo, si fa linea, / trasforma la tavola e il pane”) e da un tono costante di invocazione-riflessione, da cui tutti i poemi-monologhi del libro sembrano pervasi. L’autrice non evita di essere presente con la sua umanità di donna e poeta, e spesso diventa le figure di cui narra il destino, assumendo in sé le loro voci con una dolente, appassionata identificazione psichica e poetica. È il caso di Natasha Kamusch (rapita bambina nel 1998 e segregata e violentata per otto anni) nel poemetto Prigioniera d’amore (“La ragazza sta in bilico sopra i coltelli di ogni giorno”) e di Marina Cvetaeva in La seconda voce (il titolo del poema è il titolo stesso del libro) nel dialogo fra le Ombre e Marina (“La difesa si è fatta barriera, hai la porta chiusa e / nella casa i muri crescono da dentro. / Un angolo esatto ti copre le spalle da tutti gli sguardi / La casa senza finestra, il buio dentro il giorno, / nella persiana chiusa avevi deciso di restare” //“Sottilissima la terra che amavo / si è ristretta, non so più camminare. / La stanza è uno spazio assediato, / le facce sono lo specchio concavo di me”).
Fantato insegue il difficile equilibrio di “essere” chi non è più restituendogli voce con la sua parola poetica. «Ogni cosa, e persona, sono percepite dall’autrice come propria sostanza vitale», scrive Elio Grasso, cogliendo questa tensione metamorfica che il linguaggio poetico veicola sulla pagina con ardore (“I viventi possono scambiarsi tutto, / non l’esistenza, non la morte segnata al calendario, / destino d’arenaria e le serpi che salgono”). E sempre è il corpo umano vivo che porta con sé un’idea di febbrile salvezza: (“Mi addormento, allungo le radici, / i miei capelli salvano la cantilena della specie / – un’alleanza tra terra e cielo / la terra ha una voce di strati, / linee su linee, una geometria che stupisce, / devo aspettare, è fatica il confine”)
Gabriela, attraverso l’uso frequente e drammatizzato di tondo e corsivo, ci guida nel suo libro come dentro un palcoscenico di voci dove le angosce della mente e del mondo si accordano o si oppongono, appaiono e spariscono. Le diverse sezioni del volume (Calendario della sparizione, La casa svanita, La voce nel bianco, Vite rubate, La seconda voce) riportano, in epigrafe, i versi dei poeti prediletti che accompagnano il viaggio. Le parole della sua Antigone apocrifa, nel poemetto Antigone, ancora, dicono: “Morta, io non voglio ancora / passare il confine, non so l’ultimo addio. / Non conosco ancora l’attimo in cui / tutto torna e si fa uguale: vita e morte”. Il poemetto è dedicato, nell’attualità, a Hina Saleem, pakistana, condannata a morte dalla sua famiglia per avere amato un uomo italiano. La radice del mito entra qui nella sostanza dolente delle cose, nell’interminabile addio alla vita che certi destini suggellano, volenti o nolenti, condannando noi vivi a un oscuro senso di colpa. Il poeta lascia scorrere le parole come su un nastro, mentale e fisico insieme, (“Domani sarà un sasso, il ramo / e la radice a dire di me”) che il lettore ha il compito di svolgere e riavvolgere, custodendolo come sacro nel suo immaginario, come magica, reale promessa: “Saremo liberi un giorno, dentro / la pagina mai scritta, tra le sue dita / sottili come granelli, come l’acqua / che va al largo…”

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 16/06/2018 da in ospiti, poesia italiana, recensioni con tag , , , .
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